Il tempo di uno scatto, una mostra fotografica

No, vabbé. Sono queste le mostre che mi ci immergo. Fotografia, tempi passati, Italia in bianco e nero e una speranza: resistere, resistere, resistere. La Casa del Cinema di Roma dal 29 agosto al 9 settembre  ospita la rassegna, a ingresso libero, Il tempo di uno scatto: ’58-’68-’78, una mostra fotografica curata da Made in Tomorrow e Marcello Geppetti Media Company.

Si tratta di un percorso che ci traghetta attraverso tre decenni di storia italiana “rivisti” con gli occhi e i racconti di chi c’era e ne ha vissuto in prima persona i cambiamenti, i tumulti, le svolte storiche. Il cinema è sempre grande protagonista e interprete di queste vicende e mutamenti sociali e culturali, e Marcello Geppetti, autore degli scatti in mostra, ne ha saputo intepretare diversi aspetti. Tutti questi avvenimenti sono infatti rimasti ben impressi sulla pellicola di Geppetti, oltre che nei titoli in prima pagina dei giornali e nei manifesti che riempivano le città.

Cronologicamente si parte dal 1958, anno di rinascita e desideri. Roma ospita il più grande fenomeno di costume del Novecento, la Dolce Vita. Ma la luce di tutti quei riflettori finirà per accecare i Sessanta. Dal ’62 in poi, infatti, l’entusiasmo si spegne e si accendono i tumulti nei cuori dei più giovani.

Non basteranno le danze scatenate nel neonato Piper (1965) di Via Tagliamento a placarli. Arriverà quel 1 marzo 1968, con i suoi scontri a Valle Giulia, a cambiare le carte in tavola e a relegare in secondo piano la leggerezza del periodo precedente.

Gli scontri di Valle Giulia, piccola digressione personale che spero mi perdonerete, venivano ampiamente “dibattuti” nelle riunioni di redazione di cui vi ho accennato nel post sul conte del pensiero forte. Fece scalpore, in quell’anno, la realizzazione di una “rivoluzionaria” e momentanea alleanza tra opposti estremismi in funzione antisistema.

Anche se si trattò di una faccenda mitizzata su cui il sistema “giocò” ampiamente perché a scontrarsi furono giovani da una parte e giovani e meno giovani delle Forze dell’ordine dall’altra. Sicuramente, però, dal punto di vista simbolico fu un fatto enorme e spesso in riunione quando di fronte a certi racconti rimanevo molto critico, ribadivo alcune convinzioni di oggi: occhio, che il sistema, soprattutto quello che fa capo a certi poteri e che imbavaglia quasi tutta l’informazione, agisce in maniera da distogliere l’attenzione dai fatti per consegnarci alle vicende.

Come accade oggi, siamo passati dalla Strategia della tensione alla strategia della disattenzione o della disinformazione. Per tornare alla mostra, arriviamo al decennio del 1978. Si apre così una delle finestre più buie della storia del nostro Paese, quella degli “Anni di piombo”. Un climax di violenze che culminerà nel 9 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta. Uno spartiacque incolmabile, ancora oggi pieno di interrogativi. Tutto da leggere, soprattutto fotograficamente.

Caso

CASA DEL CINEMA
Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale
INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1
INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it
INGRESSO GRATUITO

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Sere d’estate romane, immersi nella storia

Se c’è ancora qualcosa che rende questa città magica, è la luce dei tramonti. Quella luce avvolgente che ha fatto innamorare artisti, filosofi, storici e poeti di ogni genere.

La sera poi in estate? Magia, nonostante il degrado e l’immondizia che trasborda ad ogni angolo. Roma è tutta una suburra, è vero. Però palpita della sua eternità. Come una signora immortale, malinconia e disgustata della sua sfiorita potenza.

Ebbene, Roma la amo. Anche se la abbandonerei per andare a vivere altrove, questo è noto. Però, sul sito Scrittore in Viaggio, vi racconto del fascino che può esserci nel raccontare la storia attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (eccovi il link https://www.scrittoreinviaggio.com/viaggi-nellantica-roma/).

Viaggi nell’antica Roma vi riporta al Foro di Cesare e al Foro di Augusto, alla grandezza del passato, espressa in forma multimediale.


Con le luci delle serate estive romane a farvi da mantello. Non vi sarà difficile vedere aggirarsi tra le rovine di tanta grandezza, un “classicista sovversivo” dallo sguardo estatico immerso in tanta estetica immortalità. Facendosi anche lui immortale, respirando l’odore umido dei secoli e di ciò che è stato.

 

Ininterrottamente

Ininterrotti sono i dialoghi.

Tra il cielo e l’immota eternità.

E’ nel silenzio, che la parola si fa pietra.

Di rivelazione, sussurrando sogni.

Qui, si, proprio qui.

A San Galgano.

Dove il cammino diventa volo.

Testimoniando vita, sgranando essenza.

 

 

Classicista sovversivo, sempre

Amo definirmi asceta ed esteta ma anche classicista sovversivo. Una testimonianza. Sono una contraddizione in cerca di coerenza e non sempre è facile. Mi appesantisco da solo e a volte sono stanco di me.

Per risollevarmi, allora, e soprattutto per non tediarvi, parlo d’altro. Tipo arte, mostre, eventi. E mi piace segnalarvi le news più recenti. Come questa, di cui mi è giunta notizia in questi giorni, relativa a Winckelmann, in fondatore dell’archeologia moderna.

La mostra “Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento”, ai Musei Capitolini in programma sino al 22 aprile 2018 punta a celebrare gli importanti anniversari winckelmanniani del 2017 (300 anni dalla nascita) e del 2018 (250 anni dalla morte) e si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft di Stendal, dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma e dai Musei Vaticani.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata di Eloisa Dodero e Claudio Parisi Presicce, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, la mostra ha una duplice finalità: la prima, offrire ai visitatori il racconto degli anni cruciali che hanno portato, nel dicembre del 1733, all’istituzione del Museo Capitolino, il primo museo pubblico d’Europa, destinato non solo alla conservazione ma anche alla promozione della “magnificenza e splendor di Roma”; la seconda, presentare le sculture capitoline sotto una luce diversa, ovvero attraverso le intuizioni, spesso geniali, del grande Winckelmann.

Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il Tesoro delle antichità di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera”.

È il 7 dicembre del 1755 ed è con queste parole che Johann Joachim Winckelmann, giunto a Roma da appena tre settimane grazie a una borsa di studio conferita dal principe Elettore di Sassonia, descrive a un amico la sua prima visita al Museo Capitolino, il primo museo pubblico d’Europa, luogo in cui il vitale rapporto con l’Antico può essere coltivato in assoluta libertà, “von Morgen bis in den Abend” (dalla mattina alla sera).

Nei tredici anni successivi, fino alla tragica morte avvenuta a Trieste l’8 giugno del 1768, Winckelmann, nato a Stendal il 9 dicembre del 1717 in una famiglia molto modesta, definisce i contenuti fondamentali del Neoclassicismo tardo-settecentesco e getta le basi teoriche dell’archeologia moderna, dando vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica e stilistica delle opere antiche fondato sull’osservazione diretta dei manufatti e l’attenta lettura delle fonti letterarie.

Novello Colombo”, “scopritore di una terra a lungo presagita, menzionata e discussa, e lo si può ben dire, un tempo conosciuta e poi nuovamente perduta”. Così Johann Wolfgang Goethe esprime l’impatto rivoluzionario dell’opera di Winckelmann, e in particolare della Storia dell’Arte nell’Antichità pubblicata a Dresda nel 1764.

Arricchita da una selezione di 124 opere, il Tesoro di Antichità si sviluppa in tre sedi diverse nell’ottica di una “mostra diffusa”: le Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale del Palazzo Nuovo.

Le Sale Caffarelli, sede centrale dell’evento, ospitano documenti originali, volumi, disegni, incisioni, dipinti, sculture antiche e moderne, in grado di narrare i primi anni di vita del Museo Capitolino, dall’importante premessa costituita dall’allestimento del portico della Roma Cesi nel cortile del Palazzo dei Conservatori, all’acquisto di 416 sculture da parte di Clemente XII (r. 1730-1740) della collezione del cardinale Alessandro Albani nel dicembre del 1733, vero e proprio atto di fondazione del Museo, fino alla pubblicazione tra il 1741 e il 1755 del primo catalogo illustrato delle sculture capitoline, destinato a diffondere in Europa la conoscenza di un patrimonio inestimabile.

Sculture antiche delle Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, un tempo esposte nel Palazzo Albani alle Quattro Fontane, tornano a Roma per ricongiungersi, dopo quasi trecento anni, con le opere della stessa collezione confluite nel Museo Capitolino. Vedute e preziosi disegni a sanguigna realizzati dall’artista francese Hubert Robert (1733-1808) e oggi divisi tra i musei di Valence e Valenciennes e il Getty Museum di Los Angeles, documentano la Piazza del Campidoglio e i palazzi capitolini nella seconda metà del ’700.

Ritratti di Pompeo Batoni (1708-1787) dal Museo del Prado e dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini danno un volto ai papi e alle personalità che hanno contributo all’affermazione del Museo Capitolino come centro di elaborazione culturale della Roma del tempo.

La sezione espositiva di Palazzo Caffarelli si chiude con la presentazione di alcuni aspetti del soggiorno di Winckelmann a Roma: i luoghi in cui abita, le ville, i palazzi e le biblioteche che frequenta, i personaggi che fanno parte del suo entourage; uno “spazio immersivo”, in cui sono impiegate tecnologie di realtà virtuale, offre la possibilità di approfondire alcuni passaggi della Storia dell’Arte attraverso una selezione di sculture capitoline e riprese esclusive realizzate a Villa Albani Torlonia.

Nelle Stanze terrene di sinistra del Palazzo Nuovo, reintegrate nel percorso del Museo e riaperte al pubblico per la prima volta dopo alcuni anni, sono ricreati allestimenti espositivi ormai perduti: sculture oggi conservate nei depositi dei Musei Capitolini e della Centrale Montemartini, consentono una suggestiva immersione nella realtà settecentesca del Museo.

Un bellissimo tripode in marmo da Villa d’Este, un tempo importante elemento dell’arredo dell’atrio del Palazzo Nuovo e dal 1797 al Louvre, ritorna ai Musei Capitolini per essere esposto nel Salone e tornare a dialogare con una statua di Atena un tempo collocata di fronte a lui nell’atrio del palazzo, come rivela il raffinato disegno di Hubert Robert.

La ricostruzione analogica nelle Stanze terrene è accompagnata da ricostruzioni 3D delle sale del Museo che hanno subito i cambiamenti più significativi dagli anni del soggiorno di Winckelmann a Roma.

Nelle magnifiche sale che ospitano da quasi trecento anni la collezione permanente del Palazzo Nuovo, infine, è stato predisposto un percorso di visita speciale, dedicato al grande studioso tedesco: 30 sculture sono lette attraverso gli occhi di Winckelmann con l’obiettivo di evidenziare l’influenza esercitata dalla Storia dell’Arte e dai Monumenti Antichi Inediti – l’opera italiana di Winckelmann pubblicata nel 1767 – sull’interpretazione e la valutazione stilistica dei capolavori capitolini.

Negli anni in cui Winckelmann rivoluziona il modo di studiare le testimonianze del mondo antico dando inizio alla moderna archeologia, il modello di museo pubblico rappresentato dal Museo Capitolino si diffonde rapidamente in tutta Europa, segnando la nascita di modalità del tutto nuove di fruizione dei beni artistici: un Tesoro di Antichità non più concepito come proprietà esclusiva di pochi, ma come luogo destinato all’avanzamento culturale della società.

Classicista sovversivo, sempre.

Perché oggi, in tempi di “straccionismo televisivo” e di gusti improbabili, amare il passato, è parecchio “rivoluzionario”.

Hasta la Victoria, siempre, classicisti sovversivi.

 INFO

Dove Musei Capitolini

Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale del Palazzo Nuovo

Piazza del Campidoglio – Roma

 

Quando 7 dicembre 2017 – 22 aprile 2018

Inaugurazione: 6 dicembre 2017 ore 18.00

 

Orari

 

Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

 

Biglietti Intero: € 15 biglietto integrato Mostra + Museo (comprensivo della tassa del turismo per i non residenti a Roma)

Ridotto: € 13 biglietto integrato Mostra + Museo (comprensivo della tassa del turismo per i non residenti a Roma)

Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

 

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

 

A cura di Eloisa Dodero e Claudio Parisi Presicce

 

Organizzazione e servizi museali

 

Catalogo

 

Zètema Progetto Cultura

 

 

Gangemi Editore

Info Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

www.museicapitolini.org; www.museiincomune.it

#Winckelmann300

 

Gli “umili eroi”

Mi piacciono le sculture, amo gli animali, penso molte volte alla sofferenza dei soldati italiani in trincea durante la prima guerra mondiale. Ho anche uno stile di vita vagamente “militare”. In senso buono. Cercando di puntare all’essenziale, come un soldato di vecchio stampo. Decoro e alta tenuta.

Nella mostra che voglio raccontarvi, troviamo tutto questo. Non a caso uno degli sponsor è LAV, Lega Anti Vivisezione. Mi viene da apprezzarla ancora di più. Perché c’è, finalmente, un pensiero per gli “umili eroi”, quegli amorevoli asini che nel loro silenzioso faticare hanno accompagnato le vicende degli alpini e degli uomini.

Come gli animali fanno ogni giorno. Ancora oggi. Donando gioia alle nostre vite e portando luce sui momenti oscuri. Dovremmo ricordarcelo spesso tutto questo. Per vivere meglio, noi e loro. In armonia.

A proposito: apro una parentesi, lancio un sondaggio. Sono anni che penso di dare una forma ai miei pensieri, scrivendo un libro. Ne scrissi uno molto tempo fa, di quelli autoprodotti, il cui titolo era emblematico: Dell’Immortalità. Sempre cercando un senso.

Oggi la stessa esperienza mi porta a scrivere poesie. Ma il libro ho deciso di scriverlo sugli animali e sui gatti in particolare. Un ringraziamento per tutto quello che sanno dare alla mia vita e per esprimere quello che sento nei loro confronti. Il sondaggio è aperto e ditemi che ne pensate.

Detto questo, ritorno a parlarvi di questa mostra. “Realismo e Poesia. Lo sguardo di Pietro Canonica sulla Prima Guerra Mondiale” è il titolo dell’esposizione con cui si punta a evidenziare, nell’ambito della collezione permanente del museo Pietro Canonica, quelle realizzate in memoria del primo conflitto mondiale.

Il Museo Pietro Canonica è, a Roma, uno dei luoghi privilegiati delle memorie della grande guerra. Ospita una ricca collezione di sculture commemorative della prima guerra mondiale, opera dello scultore Pietro Canonica (1869-1959), e conserva nel suo archivio foto e documenti di grande interesse storico documentario.

Canonica, negli anni Venti e Trenta del Novecento, è stato tra gli artisti più prolifici nella realizzazione di monumenti dedicati ai caduti e le sue opere ornano le piazze e i giardini di molte città italiane.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Bianca Maria Santese e Carla Scicchitano. Ad ingresso gratuito, sarà aperta al pubblico dal 15 novembre 2017 al 7 gennaio 2018.

La mostra raccoglie circa 30 opere, tra bozzetti e modelli in gesso di varie dimensioni, testimonianza dei monumenti all’Artiglieria di Torino, ai caduti di Benevagienna, all’Alpino di Courmayeur, all’Arco della Vittoria di Bolzano, solo per citarne alcuni, mentre nel piazzale antistante il museo sono collocati i monumenti all’Alpino e all’Umile Eroe.

L’esposizione è integrata dalle nuove acquisizioni del museo: due ritratti inediti in bronzo, un tondo a bassorilievo di Canonica e un altro piccolo bassorilievo di Enrico Malvani, generale di Cavalleria nella prima guerra mondiale, scultore e stretto collaboratore di Pietro Canonica, esperto nella modellazione dei cavalli, di cui era un profondo conoscitore.

È inoltre esposto il ricco materiale fotografico d’archivio relativo alle opere e ai modelli conservati nel museo, ma anche foto inviate da molti comuni a testimonianza dei monumenti presenti in tutta Italia.

La cruda realtà della guerra, con il suo carico di sangue e di dolore, 10 milioni di morti, di cui 600 mila italiani, 21 milioni di feriti, la fatica delle marce nei ripidi sentieri alpini innevati, l’amor patrio non declassato ad amor calcistico.

Canonica racconta l’Italia della “Vittoria Mutilata” senza retorica. Il suo sguardo è quello del dolore che si trasforma in poesia. Non è solo retorica, insomma. Faccio un esempio.

Il 4 novembre 1921 a Roma viene tumulata nell’Altare della Patria la salma di un soldato non identificato morto in battaglia durante la prima guerra mondiale. Il famoso Milite Ignoto, la cui storia mi ha sempre attirato. Sin da bambino.

Mi chiedevo chi ci fosse lì, perennemente illuminato dal fuoco e dal picchetto armato di due soldati. Estate, inverno, sempre. A scegliere tra undici caduti senza nome è Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo, madre di Antonio, arruolato nell’esercito austriaco, poi disertore e volontario con l’esercito italiano; caduto e mai ritrovato.

Nel duomo di Aquileia, la Bergamas ha un malore di fronte alla decima bara. Per le autorità militari è un segno inequivocabile. Il milite ignoto viene portato a Roma con un treno speciale, centinaia di migliaia di persone si posizionano lungo la linea ferroviaria per veder passare il convoglio.

Sarà, probabilmente, il più sentito momento di patriottismo e di unità nazionale della sua storia. A Roma la bara viene portata a spalla e inumata da diciotto medaglie d’oro al valor militare.

La storia del Milite Ignoto me ne richiama a mente un’altra di quelle che ho sempre amato per una sua virile poetica. Quella del feretro di Napoleone che torna in patria dopo l’esilio. Pur di guardare il passaggio dell’imperatore lungo la Senna, i suoi veterani si accampano sul greto del fiume. Molti moriranno assiderati nell’attesa dell’ultimo saluto.

L’arte di Canonica ha molto a che fare con queste sensazioni. Accanto al Cavaliere che avanza impavido con sguardo terribile e consapevole, un misto di coraggio e di orrore, marciano anche gli “umili eroi”, gli alpini con i loro fedeli muli, carichi di armi e provviste, protagonisti in prima linea al fronte.

Ai soldati caduti, rappresentati nello scomposto abbandono della morte, Canonica proietta come sfondo il faro di Trieste, città simbolo dell’irredentismo anti austriaco, con il sole nascente, promessa di un nuovo domani.

Una sezione della mostra è, infine, dedicata ai muli, “umili eroi” dei conflitti mondiali, costituita da un’esposizione fotografica dal titolo “Muli e conducenti! Tutti presenti! 1872-1991: il legame tra muli e alpini attraverso 120 anni di storia”.

Ideata e curata da Serenella Ferrari con il coordinamento di Susanne E.L. Probst, è organizzata dall’Associazione Amici dell’Arte Felice” di Gorizia in collaborazione con AssociazioneIsonzoGruppo di Ricerca Storica, Gorizia; Associazione Nazionale Alpini, sezione di Gorizia; Associazione Centro per le Ricerche Archeologiche e Storiche del Goriziano”, Gorizia; Lega Anti Vivisezione, Roma.

L’intento è di arricchire il percorso espositivo con materiale che documenti oltre al sacrificio degli uomini anche quello degli animali, silenziose vittime innocenti della Grande Guerra.  

Mi piace. Pensare a uomini e animali che condividono lo stesso destino. Amici, alleati, compagni di percorso. Silenziosi confidenti di tutte le nostre paure, indomabili bellezze in grado di amarci sempre. Nonostante la nostra “dis-umanità”.

INFO

 Mostra                                      Realismo e Poesia.
Lo sguardo di Pietro Canonica sulla Prima Guerra Mondiale

Luogo                                          Museo Pietro Canonica, Viale Pietro Canonica 2,

(Piazza di Siena) Villa Borghese, Roma

Apertura al pubblico           15 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

Orario Museo                         martedì – domenica ore 10.00 – 16.00.

La biglietteria chiude mezz’ora prima; 24 e 31 dicembre 10.00-14.00

Giorni di chiusura: lunedì, 25 dicembre; 1° gennaio

Ingresso gratuito

 Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

A cura di                                       Bianca Maria Santese e Carla Scicchitano

Info Mostra                                Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

http://www.museocanonica.it; Twitter: @museiincomune

www.museiincomune.it

Servizi museali                           Zètema Progetto Cultura

Ricerche Storiche

e Documentazione                   Fabiola Polsinelli

Allestimento                                Paola Marzoli

Sezione Mostra Fotografica               Serenella Ferrari (ideazione e cura)

Muli e Conducenti. Tutti Presenti!       Susanne E.L. Probst (organizzazione e coordinamento)

1872 – 1991. Il legame tra muli e Alpini attraverso 120 anni di storia  

Amici dell’Arte Felice, Gorizia (organizzazione)

In collaborazione con Associazione “Isonzo”, Gruppo di Ricerca Storica, Gorizia; Associazione Nazionale Alpini, sezione di Gorizia; Associazione “Centro per le Ricerche Archeologiche e Storiche del Goriziano”;

Lega AntiVivisezione, Roma (sponsor etico)

 

 

Auguri Nino Migliori

Nino Migliori, la realtà consegnata alla storia.

Oggi questo grande artista, questo fotografo che ha saputo scrivere con la luce pagine di straordinaria intensità sul libro della realtà, compie 91 anni.

Mi piace poterlo festeggiare, potergli fare gli auguri di buon compleanno riproponendovi un articolo che ho scritto qualche tempo fa e di cui vi allego il link al mio sito http://www.scrittoreinviaggio.com.

Ho scoperto Nino Migliori e la bellezza delle sue visioni durante un corso di fotografia dove, per merito di Gilberto Maltinti, ho imparato a fare qualche scatto ma soprattutto a capire cosa davvero significhi scrivere con la luce.

Buona serata

http://www.scrittoreinviaggio.com/nino-migliori-la-realta-consegnata-alla-storia/

Conoscere è partecipare

Conoscere è partecipare.
Roma, i musei, i monumenti, la città attraverso percorsi inediti e approcci insoliti.
Con la ripresa dell’anno scolastico, è stata presentata dal Comune di Roma, la scorsa settimana, la proposta didattica per gli studenti e per gli amanti della cultura e della “conoscenza”.

La nuova offerta per l’anno scolastico 2017/18 – promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e dall’Istituzione Sistema delle Biblioteche Centri Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura – comprende percorsi nei musei, itinerari alla scoperta della città, progetti speciali, laboratori, attività di simulazione e nuove modalità di comunicazione museale per imparare giocando e per rendere studenti e visitatori protagonisti effettivi dell’esperienza vissuta.

L’iniziativa per le scuole è parte integrante del programma “PATRIMONIO IN COMUNE. Conoscere è partecipare” del Comune di Roma.

L’intento? Stimolare alla conoscenza dell’arte e della storia di Roma, in molteplici forme per portare alla formazione ideale di una coscienza la coscienza del patrimonio come bene condiviso e da tutelare. Tutti insieme e appassionatamente.
Tantissimi gli appuntamenti a comporre il vasto programma didattico dell’iniziativa.

Vediamone alcuni:

  • Oltre 200 proposte, articolate per ogni tipo di scuola, sui musei archeologici, d’arte e scientifici e sul territorio per rendere fruibile a chiunque la lettura di un patrimonio culturale, immenso e variegato, come quello della città di Roma.
  • Consultazione on line del catalogo per ricercare facilmente le attività, selezionando tipologia, musei, siti del territorio. Ogni attività è accompagnata dalla relativa scheda didattica. Sperimentazione della pratica delle Visual Thinking Strategies – Strategie di pensiero visuale (VTS) in un progetto pilota, con appuntamenti specifici e in una dinamica di scambio: il museo diventa luogo di accoglienza e partecipazione di piccole comunità di studenti che osservano e si confrontano, attraverso la descrizione dell’arte, sperimentando nuove possibilità di dialogo.
  • Attività sui restauri ultimati e sulle azioni conservative della Sovrintendenza con incontri “dietro le quinte”, per sviluppare una coscienza del patrimonio come bene condiviso e da tutelare. Vengono presentati  temi relativi all’uso pubblico di piazze, monumenti, fontane, con particolare attenzione alle pratiche di manutenzione e salvaguardia (ad esempio Piazza di Spagna o Fontana di Trevi) e all’arte pubblica di nuova realizzazione (Effimere figure. William Kentridge e l’arte urbana di Triumphs and laments).
  • Numerose proposte multidisciplinari, nate dal lavoro “in rete” tra istituzioni diverse: museo/territorio, biblioteche, archivio.

Il catalogo di attività didattiche gratuite (la gratuità è dedicata alle scuole di Roma e Città Metropolitana fino a esaurimento dei posti disponibili, ad eccezione del Museo di Zoologia e del Planetario) prevede iniziative consolidate e nuove proposte, con modalità e strumenti di comunicazione puntualmente diversificati per fasce d’età.

Tra visite alle mostre, percorsi museali guidati, passeggiate botaniche, laboratori, incontri scientifici e ludici gli argomenti spaziano dall’archeologia all’età contemporanea, dall’architettura alla storia, dalla scienza alle tradizioni popolari, dall’arte applicata alla botanica, dalla fotografia all’astronomia.

 Nello specifico:

  • Percorsi nei Musei, incontri guidati, diversificati tra loro, realizzati in maniera interattiva, con lo scopo di conoscere i capolavori e le collezioni archeologiche, e destinati anche alla conoscenza del patrimonio naturalistico. Tra gli altri: “Una città tanti racconti: le origini di Roma narrate per immagini” ai Musei Capitolini; “Il Museo rispecchia la città. Trova la storia che più ti piace” al Museo di Roma; “Un viaggio nella Roma del Novecento tra arte e musica” alla Galleria d’Arte Moderna.
  • Roma Museo Diffuso, itinerari alla scoperta della città antica, della città moderna, delle ville nobiliari, dei giardini e delle passeggiate pubbliche, per imparare a guardare e a “leggere” il patrimonio anche nella quotidianità. Tra i monumenti da poco restaurati e aperti al pubblico, la visita al Circo Massimo.
  • Conoscere attraverso il fare”, laboratori per osservare, manipolare e creare, per vivere l’archeologia e l’arte oltre la mostra e attraverso l’opera, puntando sul binomio apprendimento/gioco. Tra minilab, attività di simulazione, sperimentali e cooperative learning, il ricchissimo programma, al Museo Civico di Zoologia, permette a bambini e ai ragazzi di conoscere e sperimentare la natura.
  • Visite e laboratori per bambini e famiglie condotti da artisti e da curatori in occasione delle principali esposizioni allestite nei Musei civici (tra le altre: “Hokusai. Sulle orme del Maestro”; “Piranesi. La fabbrica dell’utopia”; “Paesaggi urbani nella Roma del Novecento di Francesco Trombadori”; “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”).
  • Osservare, comprendere, comunicare attraverso l’arte. Studenti al museo con le Visual Thinking Strategies, lettura di opere in cinque sedi del sistema dei Musei Civici (Musei Capitolini, Museo Napoleonico, Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, Galleria d’Arte Moderna e Museo di Roma). Studenti grandi e piccoli vengono incoraggiati a usare le capacità di osservazione e riflessione, confrontandosi in gruppo e vivendo il museo come luogo di accoglienza e di dialogo.
  • Un libro aperto sulla storia, percorsi tematici per una lettura della città nella storia, concepiti come cicli cronologici, articolati in percorsi tra museo e territorio. “Roma antica”, “Roma medievale”, “Roma moderna”, “Roma nell’800” e “Roma nel ’900”: storia e memoria si dispiegano come un libro di immagini, percezioni ed emozioni sui temi affrontati in classe.
  • Tra luoghi e carte, itinerario integrato tra territorio e Archivio Capitolino, itinerari per avvicinarsi alla storia della città e alla ricerca d’archivio.
  • Leggere la città, una mattinata alla scoperta del museo o del territorio e una sosta in biblioteca per ritrovare gli argomenti della visita attraverso la lettura.
  • Speciale Scienza, incontri integrati, in classe e al Museo di Zoologia, per affrontare insieme le più diverse tematiche scientifiche mentre i grandi temi dello spazio, del tempo, dell’origine dei pianeti e delle stelle sono approfonditi attraverso gli spettacoli astronomici, le conferenze e le osservazioni di Roma Planetario (attività a pagamento).
  • La Biblioteca va al Museo, dedicato a piccoli e giovani studenti per avvicinarsi al museo e alla lettura attraverso la ‘mobilità’ dei libri e della cultura.

La Sovrintendenza ha attivato anche Progetti Alternanza Scuola Lavoro, per la promozione di uno scambio ideale tra istituzioni – Sovrintendenza e Scuola – e tra persone: studenti, docenti e curatori. Da un lato, gli studenti sperimentano professionalità legate ai settori dei beni culturali, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio di Roma Capitale, dall’altro, la Sovrintendenza ascolterà un contributo di idee sul patrimonio comune e su come comunicarlo. 

Tutta l’attività didattica si incentra sui temi e sugli argomenti più vari: dalla botanica all’arte contemporanea, dalle arti applicate alla scienza e all’archeologia.

  • Oltre alle attività e grandi iniziative consolidate della tradizione (“Educare alle mostre, Educare alla città”, “Weekend al Museo”, “Notte dei Musei”, “Giornata europea del Patrimonio”, “Zoohalloween”, “Biennale Arteinsieme”), sono diverse le nuove proposte in atto o programmate per il prossimo anno: Il patrimonio di tutti. Roma fuoridentro le mura, Archeologia del regime, Invito a casa del Cardinale, Cultura della salvaguardia, Lezioni-spettacolo in collaborazione con il Teatro di Roma, Laboratori di psicologia dell’arte, MIX – Incontriamoci al Museo.
  • Diversi eventi speciali per ogni fascia d’età;
  • servizi e progetti all’insegna dell’accessibilità, con l’intento di realizzare musei “aperti” a tutti, abbattendo le barriere architettoniche e sensoriali.

Nel dettaglio:

  • Educare alle mostre, Educare alla città (settima edizione – a partire da ottobre 2017).

Un laboratorio per conoscere e approfondire argomenti su Roma a 360 gradi. Dedicato prevalentemente a docenti e studenti universitari ma aperto a tutti, il programma, in vari incontri gratuiti, da ottobre a maggio, approfondisce con sguardi diversi e interdisciplinari temi relativi alle collezioni museali, alle mostre e aspetti rilevanti della storia della città, tra cui cambiamenti urbanistici, sociali e culturali, con particolare attenzione ad aspetti meno conosciuti: temi e luoghi della scienza e della storia delle donne per delineare, da punti di vista non usuali, una mappa della città nell’età moderna e contemporanea.

Il servizio formativo/informativo, concepito come lavoro in rete tra alcune delle istituzioni culturali di Roma, porta il pubblico a contatto con luoghi diversi della città: la rete del Sistema Musei Civici e gli spazi monumentali della Sovrintendenza, il circuito delle biblioteche comunali, l’Archivio Storico Capitolino, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, la sede dell’ex-Mattatoio del Dipartimento di Architettura di Roma Tre, l’Accademia di Belle Arti e la sede dell’Istituto Luce nel Teatro dei Dioscuri al Quirinale.

Gli incontri gratuiti sono curati da docenti universitari, studiosi, archeologi e storici dell’arte della Sovrintendenza, curatori di mostre.

  • Il patrimonio di tutti. Roma fuoridentro le mura: una serie di “appuntamenti al museo” fuori dagli schemi, finalizzati a creare un rapporto specifico tra istituzioni, coinvolgendo associazioni, comunità e persone. Quindici Municipi per Ventuno Musei si mettono in gioco per ridefinire le proprie identità e riscoprire l’appartenenza condivisa del patrimonio (a partire da gennaio 2018);
  • Roma Museo Diffuso: programma articolato in diverse iniziative per conoscere la città, i monumenti, le testimonianze artistiche e culturali meno note, disseminate sul territorio.
  • Archeologia in Comune: visite per conoscere la città antica, con aperture straordinarie di siti e monumenti e con uno sguardo agli interventi di restauro;
  • Archeologia del Regime: conferenze/incontri in siti/monumenti;
  • Traiano nei luoghi di Traiano: in occasione delle celebrazioni per i 1900 anni della morte di Traiano e in relazione alla mostra presso i Mercati di Traiano (dal 29 novembre), sono in calendario visite negli edifici e monumenti da lui costruiti o restaurati, o comunque realizzati durante il suo regno;
  • Invito a Casa del Cardinale: aperture straordinarie della Casina del cardinal Bessarione, uno dei luoghi più significativi della Roma quattrocentesca;
  • Le sculture di Villa Borghese. Un deposito aperto: appuntamenti periodici al Museo Pietro Canonica per approfondire la storia delle statue che decoravano originariamente la Villa;
  • Cultura della salvaguardia: visite ai restauri e agli scavi in corso o ai monumenti appena restaurati, “Passeggiate scientifiche”, a cura del Museo Civico di Zoologia: tante iniziative con l’obiettivo di comunicare i lavori della Sovrintendenza e sviluppare ulteriormente la partecipazione al patrimonio e alla cura dei beni comuni, sensibilizzando  i cittadini alla partecipazione e alla salvaguardia attiva del patrimonio artistico, naturalistico e ambientale della città.
  • Occasioni speciali per conoscere l’arte e vivere la città, all’insegna della partecipazione, della solidarietà e del gioco. In calendario:
  • Giornate Europee del PatrimonioCultura e Natura” (23/24 settembre);
  • Giornata Nazionale delle Famiglie al MuseoF@Mu2017, una giornata all’insegna dell’arte e del divertimento in famiglia (8 ottobre);
  • ZooHalloween, una serata da brividi al Museo di Zoologia (31 ottobre);
  • Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre);
  • Vacanze di Natale – Musei in Gioco, per imparare giocando in famiglia sotto le feste;
  • Giornata mondiale del malatoArte in corsia”, un’alternativa culturale, e insieme ludica, offerta ai degenti di alcuni nosocomi romani (11 febbraio);
  • 21 aprile, 2771 Natale di Roma, la festa della città si snoda attraverso tre diverse iniziative. Sono rivolti a tutti i cittadini gli appuntamenti per costruire insieme conoscenze ed esperienze attraverso le Visual Thinking Strategies, ospitati in simultanea in alcuni musei e sul territorio. Tornano poi la tradizionale Maratona di lettura di sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (20 aprile), un omaggio della città al suo massimo poeta, e gli incontri di Roma vuol dire… per raccontare opere, monumenti e luoghi della città;
  • Appia day (maggio);
  • Notte dei Musei (penultimo sabato di maggio);
  • Giornata Mondiale del Rifugiato, per far conoscere le esperienze condotte da alcune associazioni in alcuni musei su progetti speciali (20 giugno);
  • Week end al museo, iniziative per le famiglie al Museo di Zoologia (Scienza divertente, Passeggiate scientifiche, Scienza in Famiglia, ScienzOfficina).
  • Mostre e non solo: oltre alle visite in occasione delle principali esposizioni allestite nei Musei Civici e ai laboratori per bambini e famiglie condotti da artisti e da curatori, sono proposte anche Lezioni-spettacolo in collaborazione con il Teatro di Roma, per le scuole e il pubblico. Un’esperienza multisensoriale che coinvolge il visitatore suscitando emozioni, stimolando l’immaginazione e rendendo vicine e attuali biografie antiche.
  • Il museo: un’esperienza per tutti, iniziative all’insegna dell’accessibilità museale, come:
  • Musei da toccare, visite tattili sensoriali in numerosi spazi del Sistema Musei Civici;
  • Art for the blind – Ara Pacis, progetto sperimentale unico nel suo genere nato e pensato per il Museo dell’Ara Pacis da e per i non vedenti;
  • Visite per persone con disabilità mentali;
  • Arteinsieme Biennale 2019, manifestazione Biennale Arteinsieme-cultura e culture senza barriere.
  • Progetti del Servizio Civile: iniziative specifiche dedicate all’accessibilità fisica e/o sensoriale nonché all’inclusione, per agevolare la piena fruizione del patrimonio da parte di tutti. Tra i tanti: Ore 10, Lezione di Arteterapia, per utenti con disabilità intellettiva e relazionale; Un colore, mille colori, per gli studenti, finalizzato a favorire l’inclusione; Un ricordo, la nostra storia, per gli ospiti dei Centri per la Terza Età; Il museo va in periferia, per gli studenti; Il Patrimonio Silenzioso, per non udenti; MO.VE., per turisti brasiliani, cinesi, russi.
  • Approcci diversi per la conoscenza e l’osservazione dell’opera d’arte, in attività innovative come Viaggi di psicoanalisi dell’arte, realizzati in stretta collaborazione tra curatori e specialisti del settore (medici psichiatri) o nelle sperimentazioni di laboratori di psicologia dell’arte, come La Psiche alata. Tra memoria, percezione e immaginazione, un laboratorio integrato per il pubblico (vedenti e non) per sperimentare modi nuovi di esprimersi graficamente.
  • MIX – Incontriamoci al Museo: un nuovo contenitore di eventi, sviluppato in 7 percorsi. Gli appuntamenti spaziano dall’arte contemporanea, all’illustrazione e al fumetto, dalla letteratura ai laboratori, dalle visite guidate tematiche e animate alle conferenze. Anche questo progetto è stato ideato con l’intento di rendere gli spazi museali un luogo di incontro e partecipazione attiva, attrarre target diversi di pubblico (adolescenti, giovani, famiglie, anziani, cittadini stranieri residenti a Roma) per far conoscere loro gli spazi e farli vivere con modalità inconsuete.
  • RomaPlanetario: il nuovo Planetario di Roma presso l’Ex Dogana offre un’esperienza totale e vertiginosa, con una rinnovata tecnologia di proiezione. In programma attività didattiche/divulgative rivolte ai cittadini grandi e piccoli, come osservazioni del cielo al telescopio, eventi artistici, concerti, copertura in diretta di fenomeni astronomici rilevanti, conferenze, corsi di astronomia.

 Calendario delle attività e aggiornamenti sono consultabili on line www.sovraintendenzaroma.itwww.museiincomuneroma.it 
scuole.museiincomuneroma.it
@educaroma

INFO
Tel. 060608 (tutti i giorni, ore 9.00-19.00)

 

E’ una gibigianna, in briciole

E’ nel sole del mattino
che si nasconde un principio
di stracciata eternità.
Nell’aria fredda
che cospira
sui digrigni delle ombre.
È una cromatica congiura
che slaccia i vessilli
con sembianze d’illimitato.
La fine e l’inizio.
Grovigli inconsapevoli
conferiscono
metafisiche solitarie
a strade quotidiane
affollate di respiri.
Mentre scorrono nuvole,
su secoli di pietra.
È una gibigianna,
in briciole.

 

Crisalide di Eugenio Montale

Mi si confà la malinconica essenza di Eugenio Montale.

Ogni poesia riesce a fare luce, fenomenologia piena su questo nostro umano percorso. Eugenio Montale è il ruggito dello struggimento nella bellezza fragile della consapevolezza del limite, è una carezza sulle piaghe del tempo.

Anche quando affonda le mani nel suo scorrimento inesorabile.

Ogni volta è il groppo in gola, la lacrima che scintilla di un bagliore che trapassa dal cristallo su cui si staglia il cammino della vita.

Non riesco ogni volta a non amarlo Montale, a non rimpiangere che mi manca un certo essere, una determinata epoca in cui nessuno poteva essere Montale. Forse.

Ma provare a cercare la sua mano, la sua parola, si.

Ed era già testimonianza di tutto un mondo che Montale stesso vedeva tramontare prima di impelagarci in una stracciata felicità, “ingrommata” di sorrisi e perdite. Di quel tempo a cui lui ha saputo dare senso.

E che valorizza, il mio di tempo, quando smetto di attraversare il flusso di molte cose inutili e mi distendo su pagine e struggimenti.

Per questo vi propongo la meravigliosa Crisalide tratta dalla raccolta Ossi di Seppia, pubblicata per la prima volta nel 1925 dall’editore e amico Piero Gobetti.

Il tono è negativo, esistenzialista, profondamente “palpitante”. Bellezza e consapevolezza.

Di dare al tempo il valore che merita. E di concederlo a chi sa guardare a infiniti bagliori.

Anche quando il sole tramonta per risorgere ad ogni possibile alba.

L’albero verdecupo
si stria di giallo tenero e s’ingromma.
Vibra nell’aria una pietà per l’avide
radici, per le tumide cortecce.
Son vostre queste piante
scarse che si rinnovano
all’alito d’Aprile, umide e liete.
Per me che vi contemplo da quest’ombra,
altro cespo riverdica, e voi siete.

Ogni attimo vi porta nuove fronde
e il suo sbigottimento avanza ogni altra
gioia fugace; viene a impetuose onde
la vita a questo estremo angolo d’orto.
Lo sguardo ora vi cade su le zolle;
una risacca di memorie giunge
al vostro cuore e quasi lo sommerge.
Lunge risuona un grido: ecco precipita
il tempo, spare con risucchi rapidi
tra i sassi, ogni ricordo è spento; ed io
dall’oscuro mio canto mi protendo
a codesto solare avvenimento.

Voi non pensate ciò che vi rapiva
come oggi, allora, il tacito compagno
che un meriggio lontano vi portava.
Siete voi la mia preda, che m’offrite
un’ora breve di tremore umano.
Perderne, non vorrei neppure un attimo:
è questa la mia parte, ogni altra è vana.
La mia ricchezza è questo sbattimento
che vi trapassa e il viso
in alto vi rivolge; questo lento
giro d’occhi che ormai sanno vedere.

Così va la certezza d’un momento
con uno sventolio di tende e di alberi
tra le case; ma l’ombra non dissolve
che vi reclama, opaca. M’apparite
allora, come me, nel limbo squallido
delle monche esistenze; e anche la vostra
rinascita è uno sterile segreto,
un prodigio fallito come tutti
quelli che ci fioriscono d’accanto.

E il flutto che si scopre oltre le sbarre
come ci parla a volte di salvezza;
come può sorgere agile
l’illusione, e sciogliere i suoi fumi.
Vanno a spire sul mare, ora si fondono
sull’orizzonte in foggia di golette.
Spicca una d’esse un volo senza rombo,
l’acque di piombo come alcione profugo
rade. Il sole s’immerge nelle nubi,
l’ora di febbre, trepida, si chiude.
Un glorioso affanno senza strepiti
ci batte in gola: nel meriggio afoso
spunta la barca di salvezza, è giunta:
vedila che sciaborda tra le secche,
esprime un suo burchiello che si volge
al docile frangente – e là ci attende.

Ah crisalide, com’è amara questa
tortura senza nome che ci volve
e ci porta lontani – e poi non restano
neppure le nostre orme sulla polvere;
e noi andremo innanzi senza smuovere
un sasso solo della gran muraglia;
e forse tutto è fisso, tutto è scritto,
e non vedremo sorgere per via
la libertà, il miracolo,
il fatto che non era necessario!

Nell’onda e nell’azzurro non è scia.
Sono mutati i segni della proda
dianzi raccolta come un dolce grembo.
Il silenzio ci chiude nel suo lembo
e le labbra non s’aprono per dire
il patto ch’io vorrei
stringere col destino: di scontare
la vostra gioia con la mia condanna.
È il voto che mi nasce ancora in petto,
poi finirà ogni moto. Penso allora
alle tacite offerte che sostengono
le case dei viventi; al cuore che abdica
perché rida un fanciullo inconsapevole;
al taglio netto che recide, al rogo
morente che s’avviva
d’un arido paletto, e ferve trepido.

L’estetica dell’azione

Yukio Mishima mi è sempre piaciuto. In alcune cose di più, in altre meno. Ma la sua estetica dell’azione, tipico tratto rituale della cultura giapponese, mi affascina. Come prendere il té, che adoro, con gesti che affondano il piacere del momento in un tentativo di dare ordine al “divenire”, al fluttuante che preme. Il té irrompe nel caos intimando quiete. Per il té bisogna dominare la fretta e farsi “convitati di pietra”.

E’ un rito. Più della messa moderna che comunica poco, molto poco. Di Mishima, apprezzo la metafisica samurai, l’ascesi capace di fondersi con la sensibilità per generare i disincantanti tentacoli dell’irrazionalità.

“Se il sonno della ragione genera mostri”, Mishima se ne frega ed esprime se stesso e quello che è. Divorato dalla passione, dal demone che si porta dentro cui soggiace, amandolo in un amplesso eroico “antimondano”.

E l’estetica rimane. Anche nella violenza dell’ultimo atto in cui si squarcia il ventre, facendo seppuku, il 25 novembre del 1970 per protestare contro la svendita dei valori tradizionali giapponesi all’America. E ancora non è la sTrumpalata America del 2017.

A 45 anni, assieme ai quattro più fidati membri del Tate no Kai, occupa l’ufficio del generale Mashita dell’esercito di autodifesa. Dal balcone dell’ufficio, di fronte a un migliaio di uomini del reggimento di fanteria, oltre che a giornali e televisioni, tiene il suo ultimo discorso:  “Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo”.

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Si fa violenza, una violenza inutile perché rimarrà solo la testimonianza del gesto e sarebbe stato meglio averlo ancora come poeta, drammaturgo, saggista, regista e scrittore ma rimane elegante anche nella violenza perché, appunto, predilige il senso estetico dell’azione. Scrive: “Coloro che sono nati con il lieto auspicio degli dei, hanno il dovere di morire in bellezza, senza disperdere i doni ricevuti”.
Ripenso al principe Katsumoto del film L’Ultimo Samurai e alla raffinata interpretazione di Ken Watanabe e rivedo Yukio Mishima, paragonato spesso a D’Annunzio, ipnotico portatore di un bruciante magma che palpita dolcezza, passione, dolore, poesia, desiderio, elevazione, vita.
Rivedo Mishima nell’Ultimo Samurai, perché questo è stato e perché la frase “il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse una vita a cercarlo non sarebbe una vita sprecata” poteva dirla lui, passeggiando tra i ciliegi in fiore, parlando con distacco e gesti lenti, cadenzati, rituali.

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Solo un esteta come lui poteva amare i gatti. Mi piacciono le foto che ritraggono Mishima sorridente in compagnia dei suoi gatti. Nelle sue contraddizioni, rimane sempre sospeso come Icaro, tra la morte e l’ascesa, nel volo e nella caduta. Con lui, o l’assoluto o niente. Balugina di Sole e di Acciaio, il titolo del volume da cui questa poesia è tratta e che vi propongo perché da sola vale tutto il libro, appunto, Sole e Acciaio (Guanda Editore, Collana Le Fenici tascabili, 96 pp,  €10).
Una poesia che, nella simbologia di Icaro, ci riporta a tutto il senso di tutta la fragilità e caducità dell’uomo, costretto ad attraversare, ogni giorno, il tema complesso della sua esistenza. Mishima è graffiato di rabbia e sputi ma rimane “apollineo” anche quando, come Icaro, sa di avvicinarsi troppo al sole, di farsi lui stesso plotone di esecuzione. Ma non si sfalda.
Il dubbio stesso appartiene alla bellezza del percorso, nonostante le fondamenta dell’anima a volte sprofondino nella disperazione. Il dubbio genera tutte le eterne possibilità del volo. Nell’illusione, un principio di realtà. Trapassando l’azzurro.
Rimane il limite che molto spesso oggi si dimentica. Questo si che genera mostri. Il desiderio onnipotente di essere tutto. Storditi dal superfluo, trascuriamo l’essenziale. La sua ultima frase, estrema contraddizione del suicidio rituale, sarà una testimonianza della struggente impossibilità di farsi immortali: “La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre”. 

Icaro

Appartengo, fin dal principio, al cielo?
Se non v’appartengo, perché
mi ha fissato così, per un attimo,
con il suo sguardo infinitamente azzurro,
e mi ha attirato lassù, con la mia mente,
in alto, sempre più in alto,
e senza tregua mi seduce e mi trascina
verso altezze remote all’umano?
L’equilibrio severamente studiato,
il volo razionalmente calcolato,
nessuna anomalia sarebbe possibile:
perché dunque la brama di salire nel cielo
è così simile, in sé, alla follia?
Niente mi può appagare,
subito mi tedia qualsiasi novita’ terrestre.
Più in alto, più in alto, instabilmente
vengo trascinato sempre più vicino al fulgore del sole.
Perché la sorgente di luce della ragione mi brucia,
perché la sorgente di luce della ragione mi annienta?
Sotto di me, in lontananza, villaggi e fiumi sinuosi
assai più tollerabili appaiono di quando sono vicini.
Perché mi perdonano, mi approvano, mi invitano,
suggerendo che da così lontano
potrei anche amare l’umano
sebbene un simile amore non possa essere la mia meta?
E, se anche lo fosse, non avrei forse ragione
di appartenere fin dal principio al cielo?
Mai ho invidiato la libertà degli uccelli,
mai ho desiderato l’indolenza della natura,
incitato solo dal misterioso struggimento
a salire, ad avvicinarmi,
ad immergermi nell’azzurro del cielo.
Così contrario alle gioie organiche,
così lontano dai piaceri di uno spirito superiore.
Più in alto, più in alto,
irretito, forse, dalla lusinga e dalla vertigine delle ali di cera?
E dunque, Se dal principio appartenessi alla terra?
E perché la terra, se così non fosse,
provocherebbe con tanta rapidità la mia caduta
senza concedermi il tempo di pensare o di sentire?
Perché la terra così morbida e languida,
mi ha accolto con l’urto della lamina d’acciaio?
La tenera terra si è trasformata in acciaio
solo per mostrarmi la mia fragilità,
affinché la natura mi mostrasse
che la caduta è molto più naturale del volo,
molto più naturale di quella misteriosa passione?
L’azzurro del cielo è un’illusione
prodotta dall’ebbrezza bruciante ed effimera
delle ali di cera, e tutto, fin dal principio
fu escogitato dalla terra, a cui io appartengo.
O forse il cielo, segretamente, favorì il piano
per colpirmi con la sua punizione?
Per punirmi della colpa
di non credere che esista un io,
o di credere troppo nel mio io,
di volere impazientemente conoscere a chi io appar­tenga,
o di presumere di sapere tutto
e di tentare di volare lontano,
verso l’ignoto,
o verso il conosciuto,
sempre verso il punto di un azzurro simbolo?

icaro-post