Ti veglio

Ti veglio.
Giorno e notte,
te lo impedisco di andare via,
mi basta un fruscio, un sussurro,
e intanto aspetto.

Col silenzio di una tigre e il petto di un castello,
e guardo in faccia chi non spiega,
senza timore, nè poesia.

Mentre accarezzi e cuci, con la tua voce, che resiste,
che continua, la nostra storia, di noi tre,
quella si che non tace come la parola eterna, che rimbomba come un tuono.

Mentre l’Avvento preme,
allo scoperto, senza messaggio, muto.

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Destino che si intreccia

Destino che si intreccia

su distanze di correnti,

che so, nell’apertura di una porta,

magari quella giusta,

dove borbottano malcelate forze,

oscure e misteriose,

in attesa di libertà.

Il cuore si scartoccia,

a guardare il mondo,

una vigilanza per dare voce.

È il velame, il segreto circolatorio,

di quei silenzi che fanno mantra,

che sono nudi, sono spellati,

che rimangono tra le unghie

e i monumenti,

all’infinito che parlotta.

Il vacillare era morbido, dolcissimo,

anche navigando

per fessure sui deserti,

in un’aria, di perenne attesa.

Un gioia di guscio

C’è una gioia di guscio
che sforbicia,
quando l’anima,
ingombra,
di inutile chincaglieria,
attraversa il solido delle cose,
senza farsi strascico.
È quando premo il tempo
sotto il suolo della mia fiducia
e la speranza non decade.
È quando al petto aggancio
i fulmini del mio temporale
e faccio strage
di lampi e tuoni,
ridonadomi all’essenza del paesaggio.
lo sciame delle api, la notte delle lucciole,
la lingua sulla lingua,
mentre sogno
di baci estivi e di carezze sulle guance.
Sono spiccioli, ma monete d’oro,
quando mi avvicino
in millimetri,
all’estasi che preme.
C’è ardore, scavando,
un rosso esclamativo che si accende,
una visione della strada,
in un percorso di silenzi e di parole.
Una grotta, un rifugio, un ristoro,
così, da vivere,
in un’aurora che ti piomba addosso,
tutta d’oro,
quanto la mente tace
e anche gli occhi
si aggrappano
a lembi di mondo.
Il respiro si allarga,
dalle viti sale,
una brace che scioglie,
il digiuno di bellezza.
E allora canti,
a squarciagola,
per seminare rose,
dalla gabbia della mia visione.

Mentre tutto era cielo

Riemergeva così.
Con una fatica esclamativa,
una tessitura in grotta,
silenziosa e sovversiva..
Spostando ai confini del foglio,
parole come carri armati
e obici, da 7 mm,
di ardore scavato.
Diceva:
datemi un tempo pieno
e vi solleverò l’uomo.
Affiorate, svelatevi a voi,
vacillando anche,
in una continenza di porpora.
Seminava le sillabe,
nelle aiuole dei minuti,
accatastati in giorni.
Mentre tutto era cielo,
e gocce affilate,
di stanchezza, serale.
Per far dormire la mente
e le nemiche distanze,
ne colsi appena un ciuffo,
rimanendo aggrappato a una nuvola.

 

Auguri e risvegli

Che ogni giorno sia semplicemente un bel risveglio.

Questo vi auguro.

Ringraziandovi sempre tutti della vostra “amicizia” .

Facendo tesoro di ciò che non muta,

di ceneri e pollini che viaggiano,

nel respiro del deserto,

come le api,

“allegre di non so che dolcezza”.

Tanti auguri di Buona Pasqua.

Continuate a viaggiare con me.

Riemergeva sempre

Riemergeva così.

Con una esclamativa fatica,

una tessitura in grotta, silenziosa e sovversiva.

Spostando ai confini del foglio,

parole,

come carri armati e obici, da 7 mm, di ardore scavato.

Diceva:

datemi un tempo pieno e vi solleverò l’uomo.

Affiorate, svelatevi a voi.

Vacillando, in una continenza di porpora,

seminando le sillabe,

tra le aiuole dei minuti accatastati in giorni,

c’era tutto cielo.

E gocce affilate,

di stanchezza serale.

Per far dormire la mente,

e le nemiche distanze.

Allora senti, Chandra Livia Candiani

“Allora senti
ci sarà un lupo
e sarà bianco
tu sarai bendata
e gli starai in groppa
in piedi
correrete insieme
slacciàti dalla ragione
legittimi alla velocità dell’aria.
Non ci sarà bisogno di fidarsi
avrà fiuto e tu equilibrio.
Dovrai tener caldo alle parole
tenerle in un orto sotto la camicia
a stretto contatto con la pelle.
Bruceranno e graffieranno.
Lasciati bruciare.
Passerete dalle città
non levarti mai la benda
anche quando sentirai chiamare
lusingare invocare resta dritta
in piedi in groppa al lupo.
La memoria è una fabbrica
che non smette mai
fa i turni di notte e non ha festivi.
Il lupo slaccerà i ricordi
uno per uno ne farà
fiocchi di neve.
Il vuoto sarà vasto
e alto e profondo
lo chiamerai carezza.
Allora senti”…

Chandra Livia Candiani
FATTI VIVO, Einaudi 2017