Uscita fotografica via Appia e Parco della Caffarella

Domenica scorsa, uscita fotografica con un gruppo che mi piace particolarmente frequentare, io che non amo le combriccole.

Con l’associazione delle Libellule Azzurre, gestita da due ragazze veramente in gamba, si passano giornate di trekking fotografico veramente ineteressanti.

Eccone un sunto: via Appia e parco della Caffarella in una tiepida giornata di marzo. What else?

Scatti effettuati con Nikon D7100, obiettivi Nikon, Sigma (28-105 mm, tele 70-300 mm e grandangolo 10-24 mm).

 

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Come eravamo, l’Italia in una mostra fotografica

Ecco, neanche a dirlo, proprio in relazione al mio post precedente, ho appena pubblicato un articolo su Scrittore in viaggio.

Racconta di un’Italia che non esiste più e che affascina ancora, pur nelle sue contraddizioni. Una emozionante mostra fotografica: Il sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961, ospitata al Museo di Roma sino al 3 febbraio 2019. Dalla dura ricostruzione del paese dopo la devastazione della seconda guerra mondiale al clamoroso boom economico degli anni Sessanta.

Ce n’è di che riflettere, un percorso particolarmente suggestivo a cui la fotografia conferisce il sigillo dell’unicità. A me vedere certe immagini fa l’effetto di una coperta calda quando hai freddo, di un camino acceso mentre fuori c’è la tormenta.

So che molti rideranno, forse. Ma ho imparato una cosa, anche attraverso certe immagini e certi ricordi. Non mi fermo più, corro verso me stesso, il sogno ci rende indocili. Soprattutto non faccio più soste inutili. Nemmeno col pensiero.

Buona serata.

Buon compleanno Topolino

Buon compleanno Topolino. Si perché, quest’anno compie 90 anni questo arzillo e simpatico saputello. Dico la verità: a me hanno sempre fatto impazzire Paperino e Pippo, dolcissimi eroi della mia giovinezza.

Su Scrittore in viaggio ho pubblicato un articolo che racconta di mostre ed eventi collegati al compleanno di Topolino e anche un mio episodio personale che mi riporta indietro nel tempo e che ha fatto sognare, da quel giorni, come avrei amato scrivere, leggere e disegnare.

Poi su Green Planet News parlo di Photosophia, un bellissimo magazine digitale ideato da Silvio Mencarelli che ho intervistato. Si parla di ambiente, diritti umani, fotografia. passione per il proprio lavoro e descrescita felice. Spartano sono sempre stato. Oggi è quanto mai una necessità.

Se vi fa piacere, dateci una letta.

Buona serata e scusate se sono un po’ più assente.

Destino che si intreccia

Destino che si intreccia

su distanze di correnti,

che so, nell’apertura di una porta,

magari quella giusta,

dove borbottano malcelate forze,

oscure e misteriose,

in attesa di libertà.

Il cuore si scartoccia,

a guardare il mondo,

una vigilanza per dare voce.

È il velame, il segreto circolatorio,

di quei silenzi che fanno mantra,

che sono nudi, sono spellati,

che rimangono tra le unghie

e i monumenti,

all’infinito che parlotta.

Il vacillare era morbido, dolcissimo,

anche navigando

per fessure sui deserti,

in un’aria, di perenne attesa.

Un legame con la memoria

Un senso oscuro e pagano della memoria dove si animano anche le ombre. Se un legame non si fonda su qualcosa che lo oltrepassa, è destinato a deperire. L’amore non è che una discesa nel corpo o un’ascesa nell’anima. C’è gloria nell’effimero, dopo un passaggio tra le ombre. Mentre l’uragano del respiro amplifica l’essenziale.

Seychelles, il racconto su Scrittore in viaggio

Seychelles, potrei definirle La Mia Africa. Si, perché ho provato in maniera travolgente il desiderio di non trnare più indietro due volte nella vita. Quando sono andato in Portogallo e appunto alle meravigliose Seychelles.

In questo link all’articolo che ho appena pubblicato su Scrittore in viaggio  trovate il mio racconto con tante fotografie e qualche spunto di riflessione.

Devo dire che davvero ci vorrebbe ora ancor di più una cura dell’anima, una terapia di straordinaria bellezza e le Seychelles sarebbero in grado di trasportarmi altrove. Ecco il mal d’Africa.

Ritrovarsi in un paradiso terrestre possibile e lasciarsi alle spalle tutto, ogni impegno, ogni induzione alla mancanza di libertà, qualsiasi fisima e un mondo occidentale sempre più difficile da gestire e da comprendere.

A riguardo, tra qualche giorno scriverò una riflessione. Ma per ora, se ne avete voglia, un po’ di Seychelles tra Praslin, La Digue, Anse Lazio e tanta indimenticabile natura. Che altro aggiungere quando si ha tutto a portata di mano, quando si muovono passi in un sogno e non c’è altro che luce?

 

Tornare “viaggiatori”, con un libro “Oltre è un Cielo in più”

Ammetto che ogni volta che si tratta di prenderei l’aereo, preferirei quasi uscire a cena con Orfini e la Boschi. Dico quasi perché la vita è bella e prima del suicidio ce ne corre. Però quando ho letto di un volume, Oltre e un cielo in più, che racconta la storia di un viaggio lungo 10mila chilometri senza aerei per arrivare dall’Isola di Skye in Scozia sino al Giappone, beh, mi sono detto, ho ancora qualche speranza. Sia di viaggiare sia di non dover attraversare conventicole sgradite. Mi sono messo sulle tracce dell’autore e, dopo averlo “scovato, l’ho intervistato.

In questo link di Green Planet News che vi riporta all’articolo potrete leggere alcune curiosità oltre a vedere le foto che narrano in forma di visione, parte della splendida traversata effettuata da Luca Sciortino, questo il nome dell’autore del volume che è giornalista, scrittore, viaggiatore, filosofo e pure fotografo.

L’ho trovato molto simile a Bruce Chatwin nella sua visione del mondo ma soprattutto in quella voglia di “essere altrove” a 47 anni. D’altra parte questa “alternativa nomade”, questa “anatomia dell’irrequietezza” di cui Chatwin ci narra portandoci a viaggiare con la mente e a dilettarci con la fantasia, ah la fantasia, è proprio l’essenza di partire, lasciandosi tutto il resto alle spalle.

Quante volte, rapiti dai nostri sogni, siamo arrivati alla sommità di un desiderio come questo? Perché ho in uggia, ma non da ora, da decenni, la globalizzazione? Perché vorrebbe toglierci il gusto di essere viaggiatori per trasformarci in turisti di massa, in schiere di consumatori compulsivi dall’occhio spento.

Ricordo la sensazione di stupore e di meraviglia quando in R4 GTL giravo per l’Europa e, oltrepassando ogni frontiera di paese diversa, mi coglieva la sensazione dell’esotico anche a Bressanone. Oggi invece l’esotico si è trasformato in “esostico”, tutto uguale e pesante come un caterpillar, incomprensibile come l’euro, un volume come questo ci riconsegna al piacere di tornare un po’ viaggiatori.

Questa è e sarà sempre la nostra resistenza.
Buona lettura.

 

Il tempo di uno scatto, una mostra fotografica

No, vabbé. Sono queste le mostre che mi ci immergo. Fotografia, tempi passati, Italia in bianco e nero e una speranza: resistere, resistere, resistere. La Casa del Cinema di Roma dal 29 agosto al 9 settembre  ospita la rassegna, a ingresso libero, Il tempo di uno scatto: ’58-’68-’78, una mostra fotografica curata da Made in Tomorrow e Marcello Geppetti Media Company.

Si tratta di un percorso che ci traghetta attraverso tre decenni di storia italiana “rivisti” con gli occhi e i racconti di chi c’era e ne ha vissuto in prima persona i cambiamenti, i tumulti, le svolte storiche. Il cinema è sempre grande protagonista e interprete di queste vicende e mutamenti sociali e culturali, e Marcello Geppetti, autore degli scatti in mostra, ne ha saputo intepretare diversi aspetti. Tutti questi avvenimenti sono infatti rimasti ben impressi sulla pellicola di Geppetti, oltre che nei titoli in prima pagina dei giornali e nei manifesti che riempivano le città.

Cronologicamente si parte dal 1958, anno di rinascita e desideri. Roma ospita il più grande fenomeno di costume del Novecento, la Dolce Vita. Ma la luce di tutti quei riflettori finirà per accecare i Sessanta. Dal ’62 in poi, infatti, l’entusiasmo si spegne e si accendono i tumulti nei cuori dei più giovani.

Non basteranno le danze scatenate nel neonato Piper (1965) di Via Tagliamento a placarli. Arriverà quel 1 marzo 1968, con i suoi scontri a Valle Giulia, a cambiare le carte in tavola e a relegare in secondo piano la leggerezza del periodo precedente.

Gli scontri di Valle Giulia, piccola digressione personale che spero mi perdonerete, venivano ampiamente “dibattuti” nelle riunioni di redazione di cui vi ho accennato nel post sul conte del pensiero forte. Fece scalpore, in quell’anno, la realizzazione di una “rivoluzionaria” e momentanea alleanza tra opposti estremismi in funzione antisistema.

Anche se si trattò di una faccenda mitizzata su cui il sistema “giocò” ampiamente perché a scontrarsi furono giovani da una parte e giovani e meno giovani delle Forze dell’ordine dall’altra. Sicuramente, però, dal punto di vista simbolico fu un fatto enorme e spesso in riunione quando di fronte a certi racconti rimanevo molto critico, ribadivo alcune convinzioni di oggi: occhio, che il sistema, soprattutto quello che fa capo a certi poteri e che imbavaglia quasi tutta l’informazione, agisce in maniera da distogliere l’attenzione dai fatti per consegnarci alle vicende.

Come accade oggi, siamo passati dalla Strategia della tensione alla strategia della disattenzione o della disinformazione. Per tornare alla mostra, arriviamo al decennio del 1978. Si apre così una delle finestre più buie della storia del nostro Paese, quella degli “Anni di piombo”. Un climax di violenze che culminerà nel 9 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta. Uno spartiacque incolmabile, ancora oggi pieno di interrogativi. Tutto da leggere, soprattutto fotograficamente.

Caso

CASA DEL CINEMA
Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale
INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1
INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it
INGRESSO GRATUITO

La mia Puglia, il racconto su Scrittore In Viaggio

Ho appena pubblicato su Scrittore in Viaggio il racconto della mia settimana estiva in Puglia.

Più che di una scoperta, si è trattato di una conferma. La mia prima uscita di casa, vacanza intesa senza passarla con i genitori alla casa al mare, fu a 18 anni, erano altri tempi.

Andai con alcuni amici e amiche della classe del Liceo Classico dove ero “maturato”, fuggendo da Roma per “veleggiare” in quel di Rodi Garganico di cui ricordo poco a nulla.

Solo la bellezza della gioventù e la sensazione di libertà. Se libertà poteva chiamarsi alloggiare in un campeggio affollato, con le file al bagno e il caldo torrido. però, dormivo in tenda con Federica e la sera ci addormentavamo ascoltando i Pink Floyd dal Walkman.

E tanto bastava. Anche se al mattino, si emeegeva presto dalla Ferrino. Pena l’esser liquefatti o inceneriti dall’effetto serra. Qui si è trattato di altro. Viaggio, bellezza e consapevolezza.

Vi abbraccio e, se volete, buona lettura.

Luci e ombre

Il 3 luglio si inaugura una mostra al palazzo della Cassazione. In questo link che ci riporta all’articolo che ho pubblicato su Green Planet News trovate tutte le informazioni.

Luci e ombre il titolo di questa intensa esposizione fotografica. Sono questi i progetti a cui mi piace dare particolarmente voce. La mostra mette insieme gli scatti realizzati dai detenuti del carcere di Avezzano. Non è la “solita” denuncia sulle condizioni carcerarie.

Qui la parola che fa da sfondo alla rassegna è speranza. Parlando anche con la curatrice del progetto, Cristina Mura, è emerso proprio questo. La volontà di realizzare un percorso, un possibilità per chi ha sbagliato di trovare ancora fiducia, di credere nella vita.

Senza abbandonarsi al cinismo della “banalità del male”. E le lacrime di alcuni di questi detenuti alla presentazione del progetto di fronte ai loro lavori sono forse la migliore speranza di redenzione a cui possa consegnarci la terapia dell’arte e del ritrovarsi “uomini tra gli uomini”.

Buona lettura e buona domenica.