Una rissa tra colori per un filo di pietà

L’Iddio dei fiori

non è che un battito.

Alla gola e al petto,

una fiala di morfina

sulla schiera delle anime,

mentre fruscia,

in una parola d’ombra

ogni mondo che sboccia.

Annunci

Una gioia a condono

Trapunte di fiori su ossa sudate,
senza parole.
Aperto spazio,
addossato all’infinito saldo orizzonte.
Una specie d’incauto bagliore,
aspettando niente.
Come quando piove,
gioia, a condono, in una liberante meta.

Mi impegno

Mi impegno.
A fare del profumo e del colore, una gioiosa essenza. Per l’attimo che incontro.

Passeggiando nell’erba.

Deglutisco ombre, bevo petali. A sorsate.
È sempre bene onorare e proteggere il bene che abbiamo conquistato e saputo cogliere.

Mi impegno.
A ricordarmi di non dimenticare.

A fare di inquietudine, rivoluzione e catarsi di me.
Ci sono parole che sono fiori, il riparo da una improvvisa calura estiva, essenzialità delle piccole ma gioiose cose.

Il mio elenco: natura, profumi, silenzi, musica, leggere, scrivere, il buon vino, le amicizie autentiche, l’amore per le cose che vedo davanti a me, accanto a me, carezzare il mio gattino, ascoltarne le fusa di notte quando si accuccia tra le mie braccia, relazionalità “sana”, stare bene con me, tra un giorno e l’altro.

A costruire un sentiero, orlato di fiori dove anche la polvere porti dritta alla serenità.
Mi impegno.
A fare di vita, colore.
A fare di caos, una danza.

Fino a che giunga l’aurora e mi avvolga l’ora blu.

Scheggia

Come fa il delirio
quando accoglie e oltraggia
tra sbattute sponde
il passato che raggruma,
intento ai manti floreali
cerco scampo
accarezzando
respiri senza verbo
di occhi in amorosi musi.
Divento, poi,
scheggia che s’invola
nel tramonto col sapore di un pompelmo rosa
in attesa delle briciole del giorno.
Sarà forse la mia, una cupa storia
come tante
di groppi e graffi
su vetri infranti e lattonerie di crosta,
forse scialba o sonnolenta.
Ma non mi importa.
Ho la visione di un assolato campo
con lampi d’igniti dardi
in cui c’è traccia
di improvvisi scatti
tra memorie e spilli
e luminose sorti

 

E’ una gibigianna, in briciole

E’ nel sole del mattino
che si nasconde un principio
di stracciata eternità.
Nell’aria fredda
che cospira
sui digrigni delle ombre.
È una cromatica congiura
che slaccia i vessilli
con sembianze d’illimitato.
La fine e l’inizio.
Grovigli inconsapevoli
conferiscono
metafisiche solitarie
a strade quotidiane
affollate di respiri.
Mentre scorrono nuvole,
su secoli di pietra.
È una gibigianna,
in briciole.

 

Quando

Quando mi fissa un fiore,

o un impastato vento,

bevo stelle,

nell’abitacolo dei rampicanti.

Senza eccessi.

Però immagino.

E se ne vanno uncini e graffi,

nomi e assilli.

Come un cartoccio di paradiso

che disnebbia

le vele del silenzio, il roveto che sforbicia e, qualche volta,

dilania pure.

Non è diabolico un abisso,

o un buco troppo vuoto.

E’ quel grumo arrotolato

sulla chiglia delle speranze.

Si fa sera ogni volta,

ma talvolta è notte, notte fonda,

mentre aspetti

che dal calore di quei chicchi,

crepi e squarci una forza

di vegliante,

una sonda sui bastioni

che si faccia canto,

secco, potente,

di vita densa,

di gioia vera,

tra sillabate vene e nessuna increspatura.

 

castelluccio8-luglio2016

 

Grazie, semplicemente grazie

castelluccio9-luglio2016 (FILEminimizer)

Con questa foto scattata a luglio dello scorso anno durante la fioritura della piana di Castelluccio voglio semplicemente dire grazie a tutti.

Siete in 100 a seguirmi , per la precisione 101, e per me che sono solitario e tendenzialmente “appartato” è un risultato.

Avere il piacere di dialogare e leggervi è un motivo di interesse costante che mi porta ad essere ancora più consapevole che c’è un utilizzo del virtuale, direi, “virtuoso”.

Vi ringrazio ancora, di leggermi e di “sopportarmi”, così, per quello che sono, 🙂 e vi faccio ancora tantissimi auguri di Buona Pasqua.

E che Castelluccio torni ad essere il prima possibile più viva che mai.

Daniele

 

Chiarità che cerca quiete

La chiarezza non è mai saccente. Anzi più si fa chiarezza e più la luce si adombra. Come cominciasse a riposare. In un attimo di dis-tensione. Sorridendo di tanta certezza, dei possessori di verità che artigliano dogmi ma che, come noi, infondo, cercano speranze. Ed ognuno, in questa battaglia, mostra quello che è. Sempre. Di nuda essenza. Anche dando poliformi immagini. Talvolta la vita assume prismatiche sembianze ma poi parla e genera altra vita. Per fortuna. E magari ci si incontra, di nuovo o per la prima volta, su questa strada. Alla ricerca di una possibile verità. I dubbiosi, sempre sorridendo, i dogmatici, finalmente, cominciando a sorridere. Di se stessi e di quelle certezze vane che la vita ha dolcemente o dolorosamente preso a schiaffi. E, forse, in una ascesi di sentimentalismi e parole, si intravede un bagliore, un barlume che scanna i molti indugi. Un passo avanti nella definizione di questa meravigliosa possibilità che si chiama vita.

Disteso su chiarità
che cerca quiete,
danzo solitario tra stelle mute.
Agogno essere essenza
di me, in fusione di te.
Una tigre sbadiglia,
in prossimità degli altipiani.
Pervade la forma,
mentre spira,
un garbino umido,
che oltrepassa invisibili porte,
dentro scorza di mondo.
Sbriciolo fulmini,
per fare del vuoto,
non smarrimento,
ma l’umile amico
in un cammino di luce lavata.
Vorrei possedere visioni, trionfanti.
A volte capita,
ma quante disfatte…

© Daniele Del Moro 2016

Parco delle Mimose 1 - 3 aprile 2017 (FILEminimizer)