Uscita fotografica via Appia e Parco della Caffarella

Domenica scorsa, uscita fotografica con un gruppo che mi piace particolarmente frequentare, io che non amo le combriccole.

Con l’associazione delle Libellule Azzurre, gestita da due ragazze veramente in gamba, si passano giornate di trekking fotografico veramente ineteressanti.

Eccone un sunto: via Appia e parco della Caffarella in una tiepida giornata di marzo. What else?

Scatti effettuati con Nikon D7100, obiettivi Nikon, Sigma (28-105 mm, tele 70-300 mm e grandangolo 10-24 mm).

 

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Un legame con la memoria

Un senso oscuro e pagano della memoria dove si animano anche le ombre. Se un legame non si fonda su qualcosa che lo oltrepassa, è destinato a deperire. L’amore non è che una discesa nel corpo o un’ascesa nell’anima. C’è gloria nell’effimero, dopo un passaggio tra le ombre. Mentre l’uragano del respiro amplifica l’essenziale.

Il nulla

Camminando tempo fa. In Toscana, San Quirico d’Orcia, posto di taumaturgiche evasioni dove mi lancio appena posso. Al pari di un turista affetto da sindrome di transumanza esistenziale. Entro nel palazzo del Comune. Situazione che adoro. Nessuno intorno a me.

Una piccola mostra di disegni “manuscritti” di bambini, dalle loro piccole laboriose dita, ingentilisce la monumentale e avvolgente spettralità delle stanze. Il mio passo è lieve. Attraversa le cornici che delimitano gli spazi, oltrepassa i perimetri come cicli di vite.

Mi inebrio di questa solitudine, di questa meditazione militante e mi torna in mente Nicolas Gomez Davila: il nulla è l’ombra di Dio. In questo nulla mi ritrovo. Il meglio e il tutto. Esco. Non incontrando nessuno. Ancora nessuno. Piove leggermente. Spettrale anche all’esterno.

Eppure mi sento in compagnia e mentre mi allontano dialogo. Il nulla si ricolma. Il meglio e il tutto. Lascio dietro di me il palazzo. Incontro un cane che mi sorride. Camminiamo insieme. Non c’è altro, non ho bisogno di altro.

Un cuore a strappo

Sono.

Un cuore a strappo,

un palpito col detonatore.

Sono di me.

Un pastore di momenti,

un errante coi ricordi,

un trapezista sulla cenere,

uno smisurato aperto

che straccia tasche alle virtù.

Separo e stringo,

disbrigo e custodisco,

Mattini.

Ubriachi d’ali e di cieli,

sussulti e sipari.

Mentro conto.

Tempo e sentimenti.

 

Ininterrottamente

Ininterrotti sono i dialoghi.

Tra il cielo e l’immota eternità.

E’ nel silenzio, che la parola si fa pietra.

Di rivelazione, sussurrando sogni.

Qui, si, proprio qui.

A San Galgano.

Dove il cammino diventa volo.

Testimoniando vita, sgranando essenza.

 

 

Il mio percorso

Il mio percorso è lastricato

di speranza accese,

talvolta indomite, mai spente,

di amici in viaggio,

che non vedo più,

ma sento,

palpitare nella brina delle stelle.

Di amori,

è fatto il mio percorso,

di consolazioni e misericordie,

a tratti,

su squassate vite,

che fanno grucce

con le ossa e coi rimpianti.

Raccatto frane, sterpi

ma non mi scanno negli intoppi.

Ho imparato che dai rombi degli aculei,

trasformo il trascendente in cibo,

in canto,

in un radioso seme

depositato al caldo.

In attesa di nuove e sfolgoranti primavere.