Mentre tutto era cielo

Riemergeva così.
Con una fatica esclamativa,
una tessitura in grotta,
silenziosa e sovversiva..
Spostando ai confini del foglio,
parole come carri armati
e obici, da 7 mm,
di ardore scavato.
Diceva:
datemi un tempo pieno
e vi solleverò l’uomo.
Affiorate, svelatevi a voi,
vacillando anche,
in una continenza di porpora.
Seminava le sillabe,
nelle aiuole dei minuti,
accatastati in giorni.
Mentre tutto era cielo,
e gocce affilate,
di stanchezza, serale.
Per far dormire la mente
e le nemiche distanze,
ne colsi appena un ciuffo,
rimanendo aggrappato a una nuvola.

 

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Viaggi d’altri tempi

Mi piace spaziare. Fedele alla mia dicotomia o forse potremmo chiamarlo, simpaticamente “disturbo pentapolare dell’asceta-esteta”, io che oggi di automobili mi importa quanto del calcio, vi voglio parlare di un mito autentico, di una macchina che ha fatto storia e che per la sua bellezza è stata apprezzata ovunque: l’Alfa Romeo Giulia GT Junior.

Per quegli anni, viaggiare con questa splendida vettura, era salire sulle ali del vento. Oggi ci passeggerei come quando cammino. Per sentirmi me stesso. Come quando salivo su quella di mio nonno e, bambino, provavo una emozione che provavo solo poche altre volte: quando salivo sulla Giulia di mio padre.

Nel 1996 appare un articolo di Carlo Di Giusto sulla rivista Ruote Classiche che inizia cosi: “Si può restare indifferenti di fronte ad una macchina di buona famiglia (Alfa Romeo), che ha il nome dolce di una donna (Giulia), che esprime sportività (GT) e gioventù (junior) e che rivela anche un basso impegno economico (1300)?” No, non si può restare indifferenti.

La GT Junior 1300 vede la sua nascita nel 1966, dopo l’esordio della Giulia Sprint GT e della sua versione cabriolet GTC, per attirare i giovani verso una macchina sportiva ma dai costi contenuti. Possiamo distinguere quattro serie della GT Junior : la prima (1966-1969), la seconda (1969-1971), la terza (1971-1974) e la quarta e ultima (1974-1976).

La carrozzeria, firmata da Giorgetto Giugiaro per conto della Bertone, copriva il pianale, con un passo accorciato da 251 a 235 centimetri rispetto alla Giulia Berlina. Il design è ancora oggi a vederlo di una emozionante bellezza, quello di una elegante e allungata coupé sportiva 2+2.

Il curioso scalino anteriore che caratterizzava tutte le versioni prodotte fino al 1968 e parte di quelle prodotte fino al 1971 era dovuto ad un ripensamento tra l’approvazione del disegno e la messa in produzione dell’auto. Originariamente, infatti, doveva essere una presa d’aria poi abolita per contenere i costi.

Finirà per caratterizzarla in modo unico, diventando una delle vetture più ambite del periodo che ancora oggi sul mondo vintage affascina e arriva a costi impensabili. Vengono prodotte diverse versioni: Sprint GT, GT Junior, GT Veloce e GTC “(Gran Turismo Cabriolet)” con motori 1300, 1600, 1750 e 2000. La GT Junior, quella più nota e apprezzata, monta il motore 1291 cc della Giulietta e rispetto alla Giulia Sprint GT non ha il servofreno.

La vettura costa al pubblico 1.792.800 lire su strada e la tassa di circolazione annuale è di 32.155 lire con la possibilità di nuove forme di pagamento rateale che confermano la volontà dei vertici Alfa Romeo di farne un sogno possibile per molti ragazzi. Sul finire del 1967 l’Alfa Romeo corregge alcune delle mancanze della GT Junior 1300, dotandola di servofreno e del nuovo volante di alluminio a due razze di nuovo disegno.

Nel 1969 le vetture (che persero il nome Giulia per chiamarsi semplicemente GT 1300 Junior) pur mantenendo lo “scalino”, vennero dotate di servofreno e di una nuova plancia (simile a quella della GT 1750 Veloce). Questa versione è conosciuta come Seconda Serie.

Nel 1971, la 1750 GT Veloce viene sostituita dalla 2000 Gran Turismo veloce. Nel 1973 tutte le GT si uniformano esteticamente alla versione GT 2000 Veloce introdotta nel 1971. Anche le GT 1300 Junior e le GT 1600 Junior adotta la stessa mascherina cromata a quattro fari, con interni e plancia uguali.

Nel 1971 le GT Junior adottano il frontale ridisegnato senza lo scalino con parafanghi posteriori più alti che la fanno essere molto simile i modelli 1750 GT Veloce e alla GT 2000 Veloce. Le Junior mantengono però i fari singoli e non doppi sul frontale con una mascherina diversa. Accanto al motore 1300 da 89 cavalli fa il suo esordio il propulsore 1600 da 109 cavalli.

La sigla Veloce infatti caratterizzerà le vetture più potenti come la gamma 1750 e la 2000, conosciuta come la Terza Serie.

A differenziarle sono i fari posteriori più piccoli. L’aumento di cilindrata da 1779 a 1962 cc per 150 cavalli di potenza viene accompagnata da numerose novità estetiche come la nuova mascherina anteriore cromata, le luci posteriori maggiorate comprendenti le luci retromarcia, nuova strumentazione e consolle centrale raggruppata in stile “quadrifoglio” davanti al volante.

Il propulsore monta due carburatori sportivi doppio corpo ( Solex o Dell’Orto) con trasmissione del differenziale Torsen autobloccante al 25% Tra gli accessori disponibili su richiesta aria condizionata, cerchi in lega di magnesio tipo Millerighe (Campagnolo o Cromodora), vernice metallizzata e vetri atermici. La velocità massima arriva a 195 Km/H.

La vettura fu molto amata negli Stati Uniti tanto è vero che la rivista “Hot Rod” nel mese di ottobre 1980 la descrisse come “the only european car able to be called muscle car”.

La 2000 GT veloce coupé fu prodotta fino 1976 in quasi 38.000 unità di cui circa 6.500 vendute in America. L’Alfa Romeo, a conferma di quest’attenzione per il mercato americano, produrrà, nel 1970, la potentissima Montreal con motore a 8 cilindri, il sogno proibito di molti appassionati e di cui ci racconteremo in seguito.

Scusate se vi ho annoiato ma era un po’ che volevo ricordare certi miti.

 

 

Happy World Oceans Day

La natura è una delle mie passioni, scrivere di ambiente è il mio modo di fare qualcosa per la natura che amo. Raramente mi sento bene come quando passeggio in un bosco, su una spiaggia solitaria, nuoto in un’acqua limpida o salgo in vetta a una montagna.

Uno dei ricordi più belli che ho con mio padre è quando rimanevamo soli al tramonto a farci il bagno al mare d’estate quando ormai si rimaneva in pochi sulla spiaggia. In silenzio e in assorta meditazione su fluire degli attimi.

Oggi è la Giornata dedicata al mate e agli oceani, World Oceans Day. Il tema di questìanno è la lotta alla plastica che sta invadendo il pianeta come un tentacolare Leviatano.

Su Green Planet News ho pubblicato questo articolo di cui vi segnalo il link: https://www.greenplanetnews.it/salviamo-gli-oceani-dalla-plastica/.

Buona giornata e soprattutto Happy World Oceans Day.

Ho incontrato la speranza

Vorrei parlare di una piccola cosa, di una piccola insignificante giornata che, però, racchiude tutto. Mi piace soffermarmi su qualcosa di positivo se lo scorgo intorno a me.

Ve lo dice uno che non sopporta la massa, che definire schivo è puro eufemismo, che quando non gira bene guarda il mondo e lo ritieni troppo affollato di “bipedi parlanti”, tanto per esser chiari e per non alimentare buonismi fuorvianti.

In questi giorni, anzi meglio, di questi tempi Mamma Terra non se la passa benissimo. Tra psicolabili che inneggiano a Dio pensando di compiacerlo ammazzando così, qualcuno a casa, come io sfoglio un giornale, democrazie totalitarie che impongono il “proprio ordine” mondiale col sangue e reflussi gastroesofagei derivanti dalla politica, c’è ampiamente di che deprimersi.

Ma non voglio cedere e pensare solo a siffatto genere “bipedumano”. Questa mattina qualche riscontro positivo, semplice, di quelli che pone la linea: da una parte i santi, dall’altra i criminali, in mezzo ci siamo tutti noi. Con le nostre debolezze, la nostra dignità, la nostra disperata ricerca di un senso.

Mi muovo in direzione INPGI, ho qualce problema di contributi arretrati da pagare. Devo andare per chiedere rateizzazione adeguata. Altrimenti è il mio default, altro che spread e minchiate simili.

Qui si tratta della gloriosa economia domestica come la si definiva in tempi non sospetti. Ebbene, mi muovo. La giornata è radiosa. Il solito movimento. Chi corre, chi strombazza col clacson. Ha il ditino facile. Forse a porselo altrove, troverebbe sollievo, penso in un lampo. Insomma, vita quotidiana.

In mezzo al caos, con la “monnezza” che “irraggia” la pur sempre belle Capitale, nonostante tutto, assisto alla prima scena di ordinaria bellezza.

Incrocio un branco di ragazzi. Una baby gang? No, una wonderful gang. Sono insieme, parlano, si confronto, dibattono con interesse di come sarà la giornata. Hanno il soffio dell’entusiasmo della vita davanti. Fin qui, tutto normale. Sono belli, molto belli. Così li trovo. Non sono una gang, sono una squadra, fanno gruppo.

Insieme a loro c’è un ragazzo, con un giovane coetaneo. Bastone e occhiali scuri. Non vede. E’ cieco, parola desueta, non vedente, più buonista. La realtà non cambia. I suoi occhi sono in silenzio. Lui percepisce e parla, sorride.

E’ uno di loro. Loro lo proteggono. Attraversano davanti a me e una ragazza lo tiene amorevole per il braccio. Lui sorride. “Sente” cose belle attorno a lui. Guarda anche senza vedere. Integrazione, amore, c’è qualcosa per cui Dio sorride a vedere le persone. Che non si uccidono agitando il suo nome.

Passata questa scena, cosette molto più “piccine” che però sintetizzano la quotidianità che fa piacere. Arrivo all’INPGI e un impiegato risolve il mio problema in pochissimo tempo con disponibilità e gentilezza. Da encomio. Gentile anche il vigilantes all’ingresso.

Esco continuando la mia giornata di piccoli incontri, di quelli che fanno bene, così, semplicemente camminando e andando incontro alla giornata. Attraverso Villa Borghese. Qualche coppietta sulle panchine, atmosfera rilassata.

Un chiosco. Mi fermo per un caffé. Sono 3 indiani a gestirlo. Gentilezza e buon caffé. Penso alle sciocchezze di chi parla credendo che il problema sia la religione o il colore della pelle o, peggio mi sento, la diversità del sesso o i propri gusti sessuali. Il problema è il cuore, la disponibilità d’animo. Una grazia trasversale che il Dio dell’Amore a volte manda per sollevarci da numerose pene e parecchi cattivi esempi.

Ecco, concludo. Nulla di trascendentale, forse, ho visto oggi. Anzi no. Ho visto la la rivoluzione: il potere della gentilezza e dell’amore, una trasgressione autentica in una società cinica dove la quotidianità e quella descritta da Frankie HI NRG: “Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile. La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere
E non far partecipare nessun altro. Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro, niente scrupoli o rispetto verso i propri simili. Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili”. Il potere della gentilezza e dell’amore. Così bello a vedersi, così forte da costituire la speranza di un mondo diverso. Dove, nelle piccole cose, palpitano cuori e anime davvero “sovversivi”. le giornate belle sono anche queste.

Quotidiana straordinarietà

Stamattina c’è un andirivieni. La nostra food blogger parteciperà con una delle sue ricette alla stesura di un libro pubblicato da una famosa azienda di settore. Green Planet News, il nostro piccolo ma comtattivo magazine, ne è orgoglioso.

Si prepara il set e come quando c’è molto movimento mi prendono le fregole. Lascio qualche disposizione. Per il resto la nostra food blogger si coordina benissimo da sola. Esco mentre si allestisce la scena, si fanno prove di scatto. Saluto e sono in giro. In cerca di notizie.

Il sole fiammeggia come un abbraccio appassionato. Ti sfiora il volto in un sensuale e orgiastico viluppo di quotidiana straordinarietà. Attraverso Roma. Passo a Palazzo Wedekind dove ho lavorato al Tempo per quale anno. Montecitorio e la casta se la ingarbugliano. Nulla di nuovo. Vado oltre e cammin facendo arrivo al roseto comunale.

Qualche foto. Mi ubriaco di colori e profumi. È l’estasi dello sguardo. Ecco la notizia. La vita è bella, in un giorno qualsiasi di maggio. Nonostante le sue asprezze. Sorrido a chi incontro. Ognuno sta combattendo la sua battaglia. Sii gentile, mi dico.

Chi nel privilegio, chi nell’indigenza, ognuno è li. Alle prese con la vita. Certo il privilegio aiuta. Per questo serve giustizia sociale. Per aiutare colui la cui lotta è ancora più dura. Ma lo spettacolo è lì. Stracciare ogni risentimento e procedere con pazienza. Ecco la notizia. Essere generosi porta ricchezza.

Torno e mi metto al computer. A scrivere. Come sempre. Il set è completato. In redazione più calma. Le dita ticchettano sui tasti. Guardo fuori e scrivo. Di una giornata di straordinaria quotidianità. E dentro di me penso come il simpatico Forrest, Forrest Guuump: ora sono un po’ stanchino. Ma camminando ho vissuto ore dorate.

L’amore per il bosco, da mangiare

Oggi ho pubblicato su Green Planet News l’intervista a Francesca Della Giovampaola che è autrice del blog dedicato alla permacultura, all’ambiente e alla sostenibilità che si chiama Il Bosco di Ogigia.

L’argomento della permacultura e del “bosco tutto da mangiare” come lei lo ha definito, anzi più precisamente Food Forest, mi ha veramente colpito e incuriosito.

Facendo questo lavoro, come almeno io ancora lo intendo, ovvero, girando in lungo e in largo, consumando suole di scarpe e occhi al pc per scovare notizie interessanti, si fanno incontri interessanti. E poi, non c’è niente da fare. Una cosa è il pc, una cosa è parlarsi direttamente.

Come amava dire un mio vecchio direttore del quotidiano Il Tempo, che ogni volta nelle riunioni era un amabile tormentone, “se vedi qualcosa direttamente, puoi già scrivere venti righe”. Leonida Fazi si chiamava, irriducibile combattente su molti fronti. Questa passione me l’ha trasmessa. Oggi questo lavoro è cambiato. In mezzo a tanto cinismo, c’è ancora chi, come questa ragazza, blogger e giornalista, che cerca di tradurre in pratica i suoi principi, diffondendo interesse e amore per l’ambiente e la natura.

Come piace a me. Che ancora credo in una forma dello scrivere, non oso chiarmlo giornalismo, che possa dare voce alle cose belle e a qualcosa che ancora possa significare giustizia sociale, bellezza, condivisione, solidarietà, amore per la natura e per il creato. Nonostante tutto, nonostante tutti.

 

 

Le meravigliose Egadi e una storia di speranza

Cari amici, voglio segnalarvi due dei miei ultimi articoli di cui vi allego i link:

Sicilia e le Egadi, natura e tradizione

Agricoltura, la sfida di Simonetta e Cosimo

Nel primo articolo, su Scrittore In Viaggio, vi racconto della meravigliosa Sicilia e delle Isole Egadi e delle Eolie, paesaggi dell’anima che mi sono rimasti dentro. Ogni volta che desidero inebriarmi di vita, ripenso a certi profumi e e a certi tramonti estivi “spazzamalinconia” che costituiscono l’essenza di paesaggi indimenticabili. E tutto si riaccende di luce.

Nel secondo pezzo, pubblicato ieri su Green Planet News, ho intervistato due giovani che hanno mollato tutto per tentare una sfida che è una scommessa per la vita: lavorare la terra.

Non come dicono i politici di turno, sbandierando statistiche “acchiappavoti”. Come quando parlano di ripresa. No, questi giovani sono parte di quel popolo che, in primis la sinistra, ha dimenticato per occuparsi di banche e grandi capitali. Questi giovani hanno deciso di lavorare la terra perché hanno passione. Sono una speranza per il futuro che può far riflettere molti.

Spero che vi possano interessare e buona giornata.

 

Vacanza in Sardegna? Un salto in paradiso

Oggi su Green Planet News si parla di Sardegna. (https://www.greenplanetnews.it/turismo-in-sardegna-universo-che-avvolge/).

Amo da tempo immemore questa straordinaria terra che resiste orgogliosa al pensiero liquido, con le sue tradizioni e i propri costumi. Non vorrei esagerare a dire che sono sardo nell’anima, come riesco a sentirmi abruzzese e siciliano, sotto molti aspetti.

Il mio sogno è viverci in Sardegna come in Pportogallo. E chissà che un giorno non riesca a farlo. Per ora, mi accontento di scriverne. Se vi fa piacere, leggete l’articolo , sul piano triennale del turismo in sSrdegna e sul come organizzare l’estate con un piano strategico personale.

Buona giornata amici.

 

 

Sere d’estate romane, immersi nella storia

Se c’è ancora qualcosa che rende questa città magica, è la luce dei tramonti. Quella luce avvolgente che ha fatto innamorare artisti, filosofi, storici e poeti di ogni genere.

La sera poi in estate? Magia, nonostante il degrado e l’immondizia che trasborda ad ogni angolo. Roma è tutta una suburra, è vero. Però palpita della sua eternità. Come una signora immortale, malinconia e disgustata della sua sfiorita potenza.

Ebbene, Roma la amo. Anche se la abbandonerei per andare a vivere altrove, questo è noto. Però, sul sito Scrittore in Viaggio, vi racconto del fascino che può esserci nel raccontare la storia attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (eccovi il link https://www.scrittoreinviaggio.com/viaggi-nellantica-roma/).

Viaggi nell’antica Roma vi riporta al Foro di Cesare e al Foro di Augusto, alla grandezza del passato, espressa in forma multimediale.


Con le luci delle serate estive romane a farvi da mantello. Non vi sarà difficile vedere aggirarsi tra le rovine di tanta grandezza, un “classicista sovversivo” dallo sguardo estatico immerso in tanta estetica immortalità. Facendosi anche lui immortale, respirando l’odore umido dei secoli e di ciò che è stato.