Ho un angolino

 

 

Ho un angolino misterioso

dove tolgo buccia, spello,

la polpa dei miei timori,

affaccendati,

dove, senza spade,

raddrizzo l’abisso che respira,

l’ingarbugliata sfera che titilla,

di scoperchi e cinghie.

Poi mi vedo,

dopo un po’,

col sole in spalla

e il vento trapezista,

sulle rughe del mio volto stanco e penso,

c’è trasparenza, c’è senso, c’è riflesso,

nel palmo delle cose,

nelle erbe dei frattali.

Dalla porta semichiusa,

i grandi occhi delle ombre,

fanno laboriose trame,

danno il ritmo,

alle tessiture,

fondendo notti e lampi,

con le saggezze di tutti i giorni,

di ogni passo che ricuce,

la memoria,

di un quotidiano,

come tanti,

come tutti,

d’immortale pace,

sulle chiome,

delle acque torbide,

e della polvere,

ogni tanto.

catene1

 

Venezia

 

 

 

C’è domanda

C’è domanda,

in un grumo che palpita,

c’è fiamma,

tra l’eterno e il sudore di un’ala stanca.

C’è l’odore, lo scricchiolìo,

dei secoli,

in un passo di danza,

che calpesta i palmizi,

dell’umana pazienza,

su silenzi di divinità

Vaticano 20 - 1 aprile 2017

Vaticano 19 - 1 parile 2017

Vaticano 19 - 1 aprile 2017

 

Scrittore in viaggio

Mi trovo bene con voi. Vi ringrazio della partecipazione e dell’interesse con cui seguite i miei tentativi fotografici, poetici e di scrittura.
Per questo ho deciso di dare una veste nuova al blog. Non sono informatico ma avvezzo a fare molte cose da solo.
Ci proverò, non garantendo i risultati. Spero vi piaccia e ve ne spiego alcuni punti.
Ho iniziato nominando questo spazio DDM Photographer, acronimo del mio nome e cognome abbinato alla parola che si collega ad una delle mie passioni più intense, la fotografia.

Avendo più chiara la mia visione, passo dopo passo, ho cambiato nome e per l’ultima volta, lo cambierò oggi, pur mantenendo la stessa vecchia url per non perdere il contatto con voi.
Il nome del blog sarà Scrittore in viaggio, per passione e praticità.

Ve ne spiego il perché.

Esiste già il mio spazio statico o meglio il mio sito http://www.scrittoreinviaggio.com dove inserisco, con meno frequenza, contenuti simili o uguali al mio blog. Tengo questo spazio per una resa estetica diversa ma preferisco il blog dove il confronto con voi è diretto, interattivo, quasi “dal vivo”.
Un sito è “propaganda” e servizio, nei casi migliori. Se non ne ricavi soldi, è poco più che inutile.

Il blog è diverso. Ci si parla ogni tanto, ci si “relaziona”, insomma, si riesce ad avere quel “quid” che fa la differenza rispetto all’utilitarismo im-probabile di un guadagno o al silenzio statico di un sito.

Scrittore in viaggio è il nome del mio sito che vi invito a visitare con tanto di pagina Facebook correlata a cui potete lasciare il like, sempre se trovate i miei contenuti “degni” della vostra attenzione.
Mi è sembrato, quindi, più coerente e più immediato, dare al blog e alla nuova veste grafica, il nome di un sito che ho, a cui è abbinata la mia pagina Facebook.

Ed eccoci a Scrittore in viaggio.
Scrittore perché avrei voluto farlo per lavoro, perché ho sempre scritto e “urlato nel silenzio”, come ricorda Marguerite Duras. Scrivo da sempre.
Ricordo che scrissi in 1° media la sceneggiatura di uno spettacolo a scuola e ne ricavai consensi rilevanti. Ricordo alle elementari che la mia maestra, Aster Damiani, indimenticabile, leggeva le mie poesie, fissate sul quaderno, che parlavano di animali e del mio amore per loro e ne rimaneva incantata.

Provo da decenni a scrivere, facendo il giornalista, in un paese dove la creatività e la cultura sono considerate zero. Come potrebbe essere d’altra parte se qui, più che altrove, la politica si è ridotta a consorteria ruffiana, corruzione, fuffa e slogan? Non parliamo del lavoro che all’articolo 36 della Costituzione viene abbinato a criteri di sufficienza e proporzionalità. I Padri Costituenti, c’è da giurarlo, saranno parecchio storti. Il mestiere di scrittore e quello di giornalista è qualcosa che si riesce a fare come quello dell’attore, se non sfondi e se non hai i giusti contatti e anche, perché no, un colpo di buona sorte. Mi tornano in mente le parole di Lina Wertmuller: puoi fare l’attore se hai un tetto sulla testa e un piatto di minestra assicurati, altrimenti meglio cambiare lavoro. Idem per lo scrittore e per il giornalista. E anche per il musicista e qualsiasi mestiere che si possa definire artistico e culturale.

Scrivo da una vita. Fino ad ora, garantendomi con un tetto sulla testa e un piatto di minestra. Nulla di più. Tra migliaia di difficoltà, districandomi tra chi, a 53 anni, vorrebbe ancora farmi lavorare gratis perché se già scrivere è talmente bello, che vuoi pure essere pagato?

E allora, minestra e tetto ok ma per scrivere gratis, c’è il mio blog. Dove racconti di ciò che ti fa vivere, di ciò che ami, di ciò che ti fa pensare, dove parli con chi nella scrittura ritrova sé stesso e ritrovi molti altri con le stesse, identiche palpitazioni, idee a parte. Il blog come il tuo giornale perché questo è, per tutti, come linguaggio, come idea, come grande possibilità di esprimersi.

E mi faccio scrittore, anche se ho sempre scritto non frequentando le alte vette del successo, della popolarità e dei danari capaci di farti avere qualcosa in più.

Ma sono spartano di mio. Il lusso mi piace ma il mio è un lusso inarrivabile, da Ancién Régime. Insomma o con amore o niente. Al lusso da riccastro preferisco un francescanesimo “militante” e “antiborghese”.
Alla parola scrittore ho abbinato in viaggio non perché ami particolarmente la transumanza turistica. Tutt’altro. Così come non amo il mare perché è il mare. Non lo amo perché non ho mai amato le folle. Ma il mare in solitudine è il silenzio del paradiso.
In viaggio mi significa molto, dunque. Le mie passioni, il camminare e l’andare in moto, attività splendidamente solitarie, da compiersi al massimo in due.
In viaggio sono io molte volte con i miei pensieri, quando dialogo con chi non c’è più, in viaggio sono io con il mio corpo attraverso gli strati del mondo.

Ecco spiegato il perché di Scrittore in Viaggio. Per continuare a parlare con voi di poesia, fotografia, cultura, attualità, musica, cinema, libri e di tutto ciò che è capace di sollevarci e stare meglio. Quando il silenzio si fa grido di battaglia di fronte alle ingiustizie del mondo.

Vi ringrazio di avermi seguito sino ad oggi e spero che continuerete a farlo.
E vi chiedo scusa in anticipo se ci saranno eventuali disagi per la lettura.
Vi lascio i riferimenti per la pagina Facebook e del sito

Facebook: https://www.facebook.com/scrittoreinviaggio/

http://www.scrittoreinviaggio.com

Ma continuate, se volete, per confrontarci, a seguirmi qui.

Vi abbraccio tutti.

Daniele

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Anima, sii come la montagna

Anima, sii come la montagna

“Anima, sii come la montagna:
che quando tutta la valle
è un grande lago di viola
e i tocchi delle campane vi affiorano
come bianche ninfee di suono,
lei sola, in alto, si tende
ad un muto colloquio col sole”.

“Molto in alto e molto lontano nel cielo, invisibile per eccesso di luce, si erge la punta estrema del Monte Analogo. Là, sulla vetta più aguzza più sottile, solo, sta colui che riempie tutti gli spazi. Lassù, nell’aria più fine dove tutto gela, solo, sussiste il cristallo dell’ultima stabilità. Lassù, nel pieno fuoco del cielo, dove tutto arde, solo, sussiste il perpetuo incandescente. Là, al centro di tutto, sta colui che vede ogni cosa compiuta nel suo inizio e nella sua fine”.

Tempo d’estate, tempo di montagna, per molti di noi, più che di mare. E non stiamo a sintetizzare le differenza tra una visione del mondo e un’altra. Certo è che la bellissima poesia di Antonia Pozzi prima e la successiva citazione del volume di Rene Daumal, Il monte analogo, libro fondamento dei miei approcci giovanili al sapere, esprimono in tutta la loro fulgida “sideralità”, il senso dell’elevazione che la montagna rappresenta con i suoi silenzi e le sue asperità prima di giungere al risultato. A storie, avventure ed “emozioni verticali” è dedicato il festival Cervino Cinemountain che, giunto alla ventesima edizione, si svolgerà dal 5 al 14 agosto tra Cervinia e Valtournanche, portandoci in viaggio nei territori dell’avventura e dell’immaginazione.
Alpinisti alle prese con nuove sfide, artisti dell’arrampicata, funamboli delle pareti, pastori solitari alle pendici dei monti, esploratori del possibile e dell’impossibile, comunità e popoli delle vette: sono loro, con i loro racconti,  i protagonisti  del festival internazionale di film di montagna più alto d’Europa. Annunciati ieri i primi importanti ospiti del Cervino Cine Mountain Festival, nel segno dell’ebbrezza delle vette: Hervé Barmasse e Alain Robert, l’”Uomo Ragno”. Per quanto riguarda le pellicole, invece, saranno 11 le opere già vincitrici dei più prestigiosi festival internazionali che si contenderanno il Grand Prix des Festivals – Conseil della Vallée, l’equivalente di un “Oscar” per i film di montagna.

I protagonisti

Hervé Barmasse è tra i massimi interpreti mondiali dell’alpinismo, reduce, con il tedesco David Göttler, dalla scalata della parete Sud Ovest dello Shisha Pangma (8.024 metri). Un’impresa realizzata in stile alpino, seguendo un’etica alpinistica rigorosa sulle orme di figure leggendarie come Bonatti e Messner. Barmasse racconterà il “suo” Cervino, una montagna che considera come il suo nume tutelare, l’“unità di misura” dell’avventura e simbolo del rapporto tra l’uomo – con i suoi limiti – e la natura estrema.

Hervé Barmasse

Hervé Barmasse

Confermata anche la presenza di Alain Robert, più conosciuto come l’homme araigné, the French Spiderman. Alain presenterà il film che gli ha dedicato il regista William Japhet, L’Homme Araigné, del 2016, e parteciperà allo spettacolo finale, Vertigo, uno show originale e inedito che chiude il sipario della manifestazione. Oltre ad Alain Robert, partecipano, guidati dal regista Gianluca Rossi, Arcangela Redoglia, Anicet Leone, Andrea Damarco, Boylerz e Andrea Carlotto. Danza verticale, musica, mappature aeree, teatro e luci: Vertigo racconta attraverso un linguaggio multiforme la verticalità che contraddistingue sia la montagna che la città, la bellezza racchiusa nell’eterna ricerca di un equilibrio sempre messo alla prova, il richiamo potente del vuoto e dell’altitudine.

Alain Robert

Alain Robert

I film

Aspettando la chiusura delle iscrizioni, è già nota la rosa dei film in concorso per il Grand Prix des Festivals – Conseil della Vallée: tutti sono stati premiati dai festival più prestigiosi, membri dell’International Alliance for Mountain Film, di cui il Cervino CineMountain è socio fondatore. La montagna è raccontata in tutte le sue innumerevoli declinazioni: etnografiche, sociali, ambientali, antropologiche, naturalistiche, spirituali, sportive. In programma, le imprese dei protagonisti dell’alpinismo mondiale tra successi e fallimenti (A Line Across the Sky, di Josh Lowell
 e Peter Mortimer,  Citadel, di Alastair Lee, l’italiano Verso l’ignoto di Federico Santini);  le storie di chi, spesso nell’ombra, lavora “dietro le quinte” delle grandi imprese (Freedom Under Load di Pavol Barabas, K2 and the invisible footmen di Iara Lee, Sherpa di Jennifer Peedom); la montagna vissuta quotidianamente, con duro lavoro solitario e minuzioso, fra tradizione e modernità, luoghi remoti e incontaminati e cambiamenti climatici (La bergère des glaces, di Stanzin Dorjai Gya e Christiane Mordelet, Samuel in the Clouds di Pieter Van Eecke); le sfide visionarie a una natura impossibile da ammaestrare (The Accord, di RC Cone); la montagna narrata nei suoi aspetti sociali e culturali (Urmila, my memory is my power, di Susan Gluth); la natura straordinaria e misteriosa alle pendici dell’Himalaya (Mistery Monkeys of Shangri-La, di Mark Fletcher).

Pensandoci bene

Contro ogni frivolezza sperperatrice di ogni autentica energia, “la montagna insegna il silenzio, disabitua dalla chiacchiera, dalla parola inutile, dalle inutili, esuberanti effusioni” scrive il scrive il politicamente scorrettissimo Julius Evola nel volume “Meditazioni delle vette”, un libro capace di stupire per chi è abituato a vedere questo pensatore schiacciato agli angoli delle etichette del tradizionalismo e dell’esoterismo.

Anima, sii come la montagna

Anima, sii come la montagna

Ma la frase di Evola che meglio si adatta a certi ghiacciati silenzi, ricolmi di luce è questa: “Io ne ebbi abbastanza, smisi e me ne andai in alta montagna”. Viene proprio da essere da essere vette silenti, convitati di pietra, sergenti della neve, tante volte, a camminare nel mondo. E ogni tanto, partecipare a qualche evento interessante. Come il Cervino Cinemountain. Ma solo dopo aver conquistato il punto più azzurro e soprattutto più alto, “molto in alto e molto lontano nel cielo, invisibile per eccesso di luce”.

Il mio pezzo scritto oggi per Green Planet Agency, http://www.greenplanetagency.com

 

La lancinanza

 

Mi fido di me,

di ciò che sono

e che sono diventato

anche quando,

rimango la sciocca parte

di una commedia infranta.

Offro il silenzio,

e la mia storia

alla polvere del tempo,

e mi accorgo

quando sto bene al battito

come un lupo nella tana.

Se c’è il vuoto che ruggisce

o la tempia che si sfalda,

solo il guscio

dei miei pensieri,

mi rilancia

nel cipiglio di una gioia senza senso.

E si fa festa,

perché mi ospito, mi abbraccio,

tra l’incidenza di un ciocco che si accende,

con gli alari,

nella luce, tra vita e solitudine graffiata.

Vedo mio padre coi suoi sorrisi lievi,

vedo l’amore mio venirmi incontro,,

vedo me che vedo loro e tanto basta.

E’ la distanza

che a volte fa una guerra candida.,

in un cielo che sussurra, piano piano,

pensa a te e al tuo sogno di mondo.

Senza appigli,

c’è la breccia delle parole incenerite,

e del sangue,

che batte, forte, sulla pelle,

per non farmi male,

quando, intrappolato, nel ghiaccio di una scrocchiata strada,

il ricordo oscilla, tra il sorriso e la lancinanza,

Nel cammino, separato da ciò che non comprendo,

e che non mi sbenda,

alloggia un grido,

che sfida il cielo, in una notte scalza,

la lancinanza.

fiamme

Aprite gli occhi e sognate

Vi propongo il mio articolo appena scritto per Green Planet Agency (www.greenplanetagency.com).

Aprite gli occhi e sognate.
Con il mondo fiabesco e onirico dell’arte visiva di Bimba Landmann.
Se la poesia serve a immaginare, l’arte grafica, il disegno, la pittura, come la musica, riescono a rendere visibile il sentimento poetico. L’immaginazione creatrice diviene il tramite tra il reale e l’irreale, facendo del velo di Maya, un soprabito chic. Il senso illusorio del mondo si solleva perché nel disegno poetico, nella raffigurazione il cui il colore è metafora e supporto del cammino esistenziale, c’è il tempo che non passa. E tocchi il colore, ti immergi nella fantasia che prende forma e vita. Rimaniamo bambini a vedere certi mondi grafici, certi quadri. Per questo amo i fumetti e ho sempre adorato i disegni dei bambini, che, mentre disegnano, rimangono immersi, assorti e concentrati, nel loro stigma di ricerca dei primi perché. Senza distrazione alcuna. Forse, anche per questo, adoro Chagall, Van Gogh e tutto il colore che mi riporta ad un certo tipo di mondo. Come quello dell’artista illustratrice Bimba Landmann a cui il Museo Carlo Bilotti ha dedicato, la mostra, in programma fino al prossimo 4 giugno presso l’Aranciera di Villa Borghese a Roma, Bimba Landmann. Cultura visiva e immaginario fantastico.

Locandina_BimbaA4_Web-copiaL’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Emanuela Mastria, servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra sintetizza, attraverso le affascinanti immagini dell’artista, un percorso creativo in grado di coinvolgere, soprattutto i bambini. La magia delle immagini dipinte dall’artista è un invito a lasciarsi trasportare in volo dalla fantasia e dal cromatismo gioioso, in un pellegrinaggio quasi “siderale”, attraverso oltremondi fantastici e visionari, ricolmi di riferimenti visivi importanti capaci di rifarsi ai grandi capolavori dell’arte. Di arte, di colore, di gioia, di dolcissimi pianeti, alieni da fisime dis-umane, abbiamo, oggi, un tale bisogno che il mondo visivo realizzato da Bimba Landmann contribuisce non poco a sollevare, per un istante, lo spirito oppresso. Come ogni volta riesce a fare, grazie a Dio, uno spruzzo di autentica bellezza. L’illustrazione è il tramite, dunque, per approdare, molto meglio di Capitan Uncino e, senza nemmeno dirlo, di capitan Findus, a luoghi lontani, sconosciuti e fantastici, a chissà quale asteroide dove, forse, incontreremo Il Piccolo Principe. I libri di Bimba Landmann sono stati tradotti in più di venti lingue, il suo lavoro è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

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Tra le opere esposte, anche le illustrazioni di libri come Un bambino di nome Giotto, Quel genio di Leonardo, Come sono diventato Marc Chagall. Oltre alle tavole originali, sono in mostra anche i libri stampati e alcuni schizzi, che evidenziano la complessità del progetto che sottende la realizzazione di un libro illustrato. Il percorso espositivo non segue un criterio cronologico, ma mette in relazione i diversi linguaggi utilizzati dall’artista attraverso tre aree tematiche: l’immaginario fantastico, il mondo epico e mitologico, la storia dell’arte. Durante l’inaugurazione, che si è tenuta il 20 aprile, molto avvolgente la performance di Bimba Landmann che, ispirandosi alla musica, ha dipinto e animato, in tempo reale, le immagini proiettate su uno schermo. Tra il materiale audiovisivo fruibile dedicato agli spettacoli musicali: Viaggio nella notte blu, realizzato con Elisabetta Garilli al Teatro Ristori di Verona nel novembre 2013 e L’unicorno dal corno d’oro, realizzato con Tony Carnevale e Stefania Graziani a McArthurGlen Castel Romano Designer Outlet nel luglio 2016.

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“Illustrare un libro è come aprire una porta ed entrare dentro un mondo. Devo immaginare tutto di questo mondo: i personaggi, il clima, i colori, l’atmosfera.” Con queste parole Bimba Landmann descrive il suo lavoro. Ce lo racconta in questa breve intervista.

fotografia Stefano Giorgi

Bimba, come ha capito che l’arte del disegno sarebbe diventato il suo affascinante lavoro?

In un “bigliettino” esposto al Museo Carlo Bilotti, ho raccontato proprio questo.
All’interno della mostra ho inserito molti di questi “bigliettini” che a volte fungono da didascalie, però più intimi e personali, come fossero pagine di un diario. A volte sono citazioni artisti, a volte piccoli racconti miei, a volte citazioni prese dai libri realizzati con i disegni esposti al museo. Il mio lavoro era il mio sogno da bambina perché adoravo disegnare. Nel bigliettino in mostra ho scritto così: Ho deciso di diventare una illustratrice quando ero bambina. Ero andata con la scuola a visitare il museo di San Marco a Firenze e davanti ai libri miniati rimasi folgorata: l’oro, il blu oltremare, la carta antica. E poi le celle dipinte dal Beato Angelico. Andai dalla maestra e le dissi: ecco cosa farò da grande. Lei rise e mi spiegò che quello era un mestiere molto antico, che non si faceva più. Eppure io continuai a riempire piccoli quaderni con storie, disegni e schizzi. E così continuo anche oggi questa avventura.

A cosa si ispira per mettere in movimento la sua fervida creatività?

Mi ispiro a tutto ciò che amo. L’arte, la pittura, la musica, ma anche la bellezza della natura. A volte mi domando da dove provenga la creatività e non mi so dare risposta.
Per me è come un fiume che a volte straripa e mi regale perle. Chissà. Forse è proprio così, la creatività non è merito nostro. E’ qualcosa dentro all’uomo. Dentro al suo dna c’è il bisogno di creare, il bisogno di fare, di riconoscere e di vedere la bellezza.

Quali sono le sue passioni?

La mia più grande passione è il mio lavoro. Che si sviluppa in molte forme.
Amo fare libri per bambini, raccontare la vita di grandi uomini e artisti, come Giotto, Leonardo da Vinci, Marc Chagall, San Francesco d’Assisi. Ma anche illustrare e creare fiabe per sognare e per fare andare lontano oltre l’orizzonte l’immaginazione.
Amo creare spettacoli musicali dal vivo, è molto potente questo scambio di emozioni con il pubblico. L’ultimo spettacolo “Ad occhi chiusi” è stato realizzato proprio in occasione dell’inaugurazione della mostra al Museo Carlo Bilotti. Una specie di tributo alla fantasia.
Poi ci sono i laboratori d’arte con i bambini che sono meravigliosi. I bambini sono artisti e con loro c’è uno scambio fortissimo. Imparo sempre molto da loro.
Parallelamente ho anche lavorato in carcere più volte, sempre facendo dei laboratori artistici. Anche questa esperienza è stata per me molto intensa. Ho visto coi miei occhi che l’arte è in grado di portare umanità e poesia anche in un luogo pesante e cupo come quello del carcere. L’arte è una specie di miracolo che riesce a tirare fuori la parte migliore dell’uomo.

I suoi prossimi lavori?

A breve uscirà un libro natalizio.
E ho molti progetti di libri ancora in costruzione, sono nella fase più creativa, quella della semina. Vedremo quale dei semi che sto piantando germoglierà! Vorrei dedicarmi anche all’animazione. E alla realizzazione di quadri su misura, creando un luogo magico apposta per ogni persona, in base alla propria storia personale.

Lei è abituata a scrivere storie con le immagini, disegnando la fantasia. Mi racconti qualche storia che invece le è capitata nella realizzazione del suo lavoro.

Sono piccole storie ma che per me hanno avuto un impatto importante.
Al Museo Carlo Bilotti mentre dipingevo dal vivo “Ad occhi chiusi” due bambine si sono messe a disegnare. Era impossibile fermarle. A tutti i costi hanno voluto finire il loro disegno per poi regalarmelo. Ora li custodisco gelosamente.
All’interno del carcere, un altro ricordo. Mentre io e i detenuti di Opera dipingevamo “la stanza delle farfalle” si avvicina un uomo con la mano chiusa e mi dice: guarda. Apre le sue mani ed esce volando una farfalla vera.
Con l’architetto Maurizio Giovannoni, altra storia, abbiamo realizzato la “Dreamroom”
la stanza dei sogni. Alla parete un grandissimo wallpaper fatto su misura per il cliente. Una notte ho sognato che questo wallpaper si animava, una cosa davvero magica.
E infine, con la curatrice della mostra al Museo Carlo Bilotti Emanuela Mastria abbiamo deciso di inserire il libro delle dediche. Consiglio di visitare anche quello! Ci sono disegni e messaggi bellissimi!

Se volete ammirare altre opere potete visitare il sito dell’artista:
http://www.bimbalandmann.com

La mia camera da letto - Bimba Landmann

Il Regno della carta - Bimba Landmann

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Informazioni:
Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia, Roma
Fino al 4 Giugno 2017
INGRESSO GRATUITO
Aprile – Maggio
Da martedì a venerdì ore 10.00 – 16.00
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
Giugno
Da martedì a venerdì ore 13.00 – 19.00
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
Ingresso consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura
Info 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.museocarlobilotti.it, www.museiincomune.it, www.zetema.it
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Biografia Bimba Landmann
Bimba Selvaggia Landmann
nasce a Milano il 22 agosto 1968. I nonni paterni, originari della Lettonia, decidono di trasferirsi a Milano in seguito alla Rivoluzione russa.
Dopo il Liceo Artistico, nel 1988, Landmann si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove studia Pittura con Luciano Fabro che sarà una figura di riferimento significativa per il suo percorso artistico.
In quegli stessi anni si occupa d’illustrazione, frequenta la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e inizia una costante e fertile collaborazione con Ginevra Viscardi di ARKA Edizioni che si conferma nel corso degli anni attraverso la pubblicazione della maggior parte dei suoi libri.
A Bologna, allo stand della Bohem Press, incontra Štěpán Zavřel, maestro di illustrazione di libri per l’infanzia e direttore artistico di quella casa editrice. L’artista boemo sarà un punto di riferimento costante per Bimba Landmann, decisivo per la scelta di dedicare la sua ricerca e produzione artistica quasi interamente all’illustrazione.
Dopo questo primo incontro, Landmann studia illustrazione con Zavřel a Sàrmede nell’estate del 1991. In seguito è ospite nella sua casa dove dipinge un affresco nella zona esterna, in collaborazione con altri allievi.
Nel 1994 viene pubblicato il libro d’esordio Miriam sucht Weihnachten in sola lingua tedesca con la casa editrice Patmos.
Nel 1997 Un bambino di nome Giotto, pubblicato da ARKA, ha un grande successo tra i lettori e viene pubblicato in più di venti lingue. In seguito al libro su Giotto, ARKA dedica un’intera collana ai libri sugli artisti.
Tra le case editrici italiane che pubblicano i libri di Landmann ricordiamo: Carthusia, San Paolo e Pulcinoelefante. I libri dell’artista, oltre ad essere pubblicati in Italia, sono tradotti in tutto il mondo.
Dal 1995 espone, con frequenza quasi annuale, alla Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’infanzia “Le immagini della fantasia” fondata da Štěpán Zavřel e allestita in molti paesi del mondo oltre alla sede storica di Sàrmede.
Nel 1996 dipinge il primo trompe-l’oeil presso ARKA Edizioni al quale, nel 2009, segue un secondo dipinto ispirato a Venezia.
Nel 2003 dipinge un trittico su legno per il Chihiro Art Museum in Azumino, in Giappone, che entra a far parte della collezione permanente del museo. Il trittico  è dipinto con l’antica tecnica della tempera all’uovo ed è ispirato al libro Un bambino di nome Giotto. Dal 2009 collabora con Elisabetta Garilli, direttrice d’orchestra e compositrice. Insieme portano in scena numerosi spettacoli musicali, come “Viaggio nella notte blu” e “OPV Families & Kids”, in cui Landmann, ispirandosi alla musica, dipinge e anima in tempo reale, le immagini proiettate su uno schermo.
Nel 2013 crea un’immagine per “La stanza dei sogni” nell’appartamento privato di Juhana Torkki a Turku, in Finlandia. Un acquarello di grande formato, viene trasformato in un wallpaper da Maurizio Giovannoni, l’architetto che ha progettato l’appartamento in ogni suo aspetto e ha scelto di coinvolgere l’artista dopo aver visto il libro Come sono diventato Marc Chagall.
Nel 2016, a McArthurGlen Castel Romano Designer Outlet, Bimba Landmann realizza il concerto d’immagini e suoni “L’unicorno dal corno d’oro” in collaborazione con Tony Carnevale e Stefania Graziani.

unicorno 19-20

 

Preghiera

Dammi un cuore di pane,

una mano,

un pò di istanti

che frantumino queste ore del terrore.

Dammi un filo d’erba,

fresca fresca,

di mattina,

un fiore

un po’ di nutrimento,

un sudario sacro,

per questo sangue bimbo e grande, di innocenti,

che attraversa il cunicolo di una bestemmia,

stretta in gola.

Dammi un aeropago,

che si faccia vivo, tra spalle e cielo,

e porti all’odio e alla follia, non ravvedimento

ma vita, sotto pelle, in un pugno d’anni.

Dammi questa tua parola,

un suono,

che mi dica,

siamo io e te,

non due mondi ma uno solo,

io vengo si dall’altro,

ma porto il palpito,

di un cuore che non muore,

un battito,

di palpebre, d’amore.

Fai che ogni tanto,

il tocco di ciò non vediamo,

porti, nei secoli dei secoli,

un pò di vastità, di te,

di impazzita e forsennata pace.

Senza navigare morte o nenie alla deriva.

Ma pace e silenzio

del tuo oltremoto mondo

CASTELLUCCIO1-luglio2016