Un sogno, un ricordo, una speranza

Ci sono notti che vorresti non svegliarti mai. Per continuare a sognare. No, non preoccupatevi. Non scriverò di sogni di gloria, di danaro, tantomeno di sesso. Molto di più.

Dicono in tanti che ho un amore patologico per gli animali. Sorrido e me ne frego. Come di fronte a tante castronerie che sento spesso rifilarti con pretesa di verità. Patologico è non amare, è la “banalità del male” cui soggiace la mente malata per dare sollievo alla propria tristezza e sofferenza. Conscia o inconscia. Chi strumentalizza l’amore, chi lo trasforma in ideologia, chi non ha rispetto. Questo è patologico.

Detto questo voglio solo raccontarvi, così, un attimo, prima che venga inoltrata sera, una cosa che mi ha fatto stare bene tutto il giorno e tutto il giorno mi ha traghettato attraverso il quotidiano col sorriso.

Nonostante difficoltà e giornaliere scoperte di piccole meschinità cui sono avvezzi gli esseri umani, anzi se ne nutrono.

Dicevo di una notte che non avrei mai voluto svegliarmi o meglio prolungare. Ancora una premessa. ad aprile è mancato il mio amato Gastone, uno splendido gatto che mi ha è stato accanto per 15 anni straordinari. Di vero amore e di gioia. Sempre. Senza se e senza ma.

Il vuoto che ha lasciato è stato immenso. L’ho fatto cremare, operazione costosissima, visto che sono in pochissimi a farlo, ed è sempre accanto a me in una meravigliosa scatolina decorata con le sue polveri bianche come fossero sabbia delle isole più incontaminata. Perdonatemi la digressione. Non voglio intristirvi.

Insomma, ho sognato che stanotte Gastone veniva a trovarmi. Il sogno era particolarmente vero e sentivo di averlo accanto a me. Non ero in giro o fuori da letto. Ero a letto, nel sogno, come nella realtà. Vivi, insieme.

Saliva sul letto, camminava intorno a me, mi odorava e si metteva, accucciato tra le mie braccia, per starmi accanto, per sentire il mio corpo.

Era con me, era una sensazione di struggente bellezza. Mi sono alzato e la cosa mi ha fatto stare bene tutto il giorno e anche adesso, un po’ sorrido e un po’, confesso, mi viene anche da deglutire.

Qual’è il senso della vita? Sarà mai davvero possibile che tutto possa finire, tutto ciò che ci ha unito e sollevato, quanto inviatoci dall’alto per aiutarci nel difficile percorso della vita, possa finire in un silenzioso buio di inesistenza?

Mi viene difficile crederlo e lo dico per tutti noi e per tutti colori che pensano a chi non c’è più. Si avvicina il due novembre per me più significativo delle minchiate inventate dal mercato, importate da un paese che non ha conosciuto la civiltà che, tra l’altro, nasconde aspetti per nulla ilari.

Penso a chi non c’è più, penso a chi continuo ad amare tutti i giorni della mia vita, perché sento con me. Forse è proprio questo il senso dell’amore. Darci sollievo anche quando chi ci ha amato sembra sparire dietro la curva, continuando un viaggio diverso dal nostro.

Ecco, immagino Gastone che per un attimo, sentendo il mio infinito amore per lui, abbia voluto abbandonare il suo paradiso, il paradiso di tutti gli animali finalmente liberi, il ponte sull’arcobaleno, per venirmi a trovare a farsi sentire.

Così come a volte mi piace pensare a tutti gli affetti che continuo ad amare da qui. E’ questa forse l’eternità dell’amore. Restare sempre insieme. Nonostante tutto.

Non finire mai. Dentro, nella memoria, nella gioia dei momenti condivisi.

E Gastone, per venirmi a trovare e lasciare per un po’ il ponte dell’arcobaleno dove ora, si, proprio ora, che si fa sera, ma lì la notte non viene mai, per venire da me e lasciare i suoi amici, senza distinzione di razza, lui che stava giocando a correre dietro alle farfalle e a rotolarsi nell’erba, si, deve avermi amato tanto.

E io a lui.

Ora smetto e vi auguro buona serata perché ho come un fastidio in gola…

 

 

 

 

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La vera sfida

La vera sfida è rimanere di buonumore. Non apparire,  o “fottere” con l’aria pur di avere attenzione. No. La vera sfida è avere fiducia, continuare ad avere una smorfia sul viso.

Un sorriso accennato. Senza disprezzo, né smanie di superiorità. Anche il “riccastrismo” finirà. E’ una legge. Matematica e non. Dimentica Heidegger e il suo “Essere per la morte”  chi si insuperbisce .

Si possiedono fortune. Tocca accorgersene. Esci la mattina. I primi freddi. Un vento di tramontana scuote i tuoi pensieri che rimbombano. Li deglutisco. Dalla calotta cranica passano in un attimo al pericardio.

Mi alzo, un caffé, la vita fluisce. In mezzo al caos e all’orrore. Ma lei c’è. La vita. Presente. Accanto. La notte, il giorno, una vecchia amica. La possiedo e la attraverso. E’ una fortuna.

Me ne accorgo. I passi lungo il perimetro cittadino si fanno lievi. Cammino, un caffé, poi un altro.

La gente, il telefono, le automobili. Certo, preferirei essere in montagna, o forse al mare. Ma sono con lei, la vita, e tanto basta.

Penso a quale mostra potrei visitare, a quale villa poter andare, dove poter camminare. Di sabato o di domenica. Penso anche a tanta gente. Comincia a far freddo.

Molti dormiranno in strada, molti sono intenti a rigirarsi nei letti d’ospedale, intenti a fissare il soffitto, in una prosa sulla loro sorte, altri a combattere. Col dolore e con la fatica. O a cercare lavoro, a fuggire da chissà dove.

Cammino. Immerso in alcuni rivoli di pensiero che traghettano le mie ossa intessute di respiro da una parte all’altra del mio mondo. La mia città, sporca, degradata, una puttana finita in disgrazia ma nei cui occhi brilla ancora il fasto di una gioventù tramutata in eternità.

Nonostante lo scherno. E’ la sofferenza che imprime il calco della dignità. Una puttana, un emarginato, un qualsiasi combattente per la vita è un autentico re.

Ne vedo molti di questi re. Alcuni mi ricordano i soldati sporchi e laceri della Prima guerra mondiale il cui anniversario della vittoria (mutilata) ricorre tra pochi giorni.

Cammino e penso anche alla Grande Guerra, allo straordinario film di Mario Monicelli. Penso ai ragazzi del 1899, al freddo, alla pioggia, al caldo in estate, nelle trincee, penso alla fame, alla sporcizia, ai generali, codardi, alle famiglie che aspettavano il ritorno di questi ragazzi. Mi prende lo struggimento.

Vorrei abbracciarli tutti, andare al Milite Ignoto e non assumere la faccia composta di chi non gliene frega nulla. Solo facciata.  Semplicemente ballare con loro. Come facevano appena trovavano un po’ di divertimento. Nei momenti di tregua.

Dovremmo imparare ad apprezzarli questi momenti di tregua, nella guerra che è la vita.

Sono i pochi momenti in cui ritrovo l’orgoglio di sentirmi italiano, di vedere il tricolore e di esserne fiero. Non per cialtronismo calcistico né per untuosità istituzionale.

Penso all’Osteria Zanin, l’ultimo baluardo mentre gli austriaci erano a 40 chilometri da Venezia, penso ai fuochi delle bombe nella notte, penso a Bordin, a Jacovacci e Busacca che muoiono da eroi, per non rivelare “dove essere ponte di barche”.

Penso alla scena, ad inizio film, dove i soldati stanno per partire per il fronte. Si ride, si scherza, Sordi e Gassman stanno litigando. Non c’è ancora consapevolezza di cosa sarà la guerra.

Accanto al treno in partenza, arriva quello bianco della croce rossa, con morti e feriti. Cala il silenzio. Improvviso, catartico, rivelatore.

Film così non se ne fanno più.

E’ l’Italia che è cambiata. Roma è più suburra, meno vitale. Eppure siamo noi, col nostro cammino che possiamo scegliere. Se essere testimonianza di una memoria tragica, di tutte le tragedie del mondo e ritrovare l’orgoglio si.

Ma soprattutto la forza di lottare e la gioia di capire le infinite possibilità della vita.

Che a molti di quei soldati, a molti altri del passato, a molti altri oggi, in molte parti del mondo, non viene concessa. Perché semplicemente non possono sottrarsi al loro destino.

Mi viene in mente la giovane e bella Asia Ramazan Antar, morta a 22 anni, combattendo nel nord della Siria con le milizie femminili curde Ypj, Yekîneyên Parastina Jin, Unità di protezione delle donne, in opposizione allo Stato Islamico.

Le ho dedicato una poesia Immortale sorriso. La trovate in questo spazio.

Ecco, ci vuole un sorriso immortale sorriso.

Per continuare a camminare ed essere autentici. “Diversamente sensibili” per salutare il giorno, consapevoli del mondo e della vita.

Se incontrate i combattenti della sofferenza, i re della suburra, i reietti dal “riccastrismo”, fategli un sorriso.

Farà bene a loro e porterà consapevolezza.

Che dopo tutto, ogni giorno è un altro giorno. Ed è già infinito. Di esserci, resistere e poter fare tante, ma tante cose. E non disperare mai.

Terapie dell’anima… e del corpo

Amo l’arte, la musica, la fotografia, camminare, andare in motocicletta, scrivere e leggere. Sento già palesarsi all’orizzonte un solenne chissenefrega. Però, in questo modo, voglio introdurvi alla lettura della mia intervista pubblicata sul nostro Green Planet Edizioni. Ve la propongo sperando di non annoiarvi.

Ho provato a capire da uno psicologo, Giancarlo Santoni, presidente della SIPEA, Società italiana di psicoterapia, educazione arteterapie on lus, cosa davvero fa bene ad anima e corpo.

Si parla di arte, di bambini, di bullismo e dipendenze da internet.

Arte, musica, fotografia, natura, movimento, scrivere e leggere, o, semplicemente, staccare da tutto e non fare niente, sono forme di meditazione, per me. Nutrimenti essenziali con cui la mia anima prende ristoro e il mio corpo si ravviva.

Davvero, come amo ripetere, e perdonatemi la frase che riporto spesso, se la bellezza non salverà il mondo, salverà almeno me, dal mondo.

Ecco il valore dell’arte e di tutto ciò che è bellezza. Una terapia attraverso cui sopravvivere e mettersi in fuga dall’orrore. Quello che morde, certi giorni e che, si ritira solo, alzando gli occhi al cielo e respirando vita.

Buona lettura e buona serata.

https://www.greenplanetedizioni.com/arte-benessere-ne-parliamo-giancarlo-santoni/

Totò Genio, la mostra a Roma sullo straordinario artista

Il legame con Totò è ininterrotto. Mi ha fatto compagnia molte volte. Mi riporta ai momenti migliori con mio padre. Al cinema, di domenica, nelle piccole sale d’Essai, a casa, io e lui, a ridere sulle battute immortali del principe “malincomico”.

Come vi ho raccontato tempo fa, Totò mi ha spianato la strada per diventare giornalista professionista. Ho superato brillantemente lo scritto grazie ad un tema che riguardava proprio la sua arte nel cinquantenario della morte.

E cosi sono arrivato a destinazione attraverso un destino chiamato Totò.

Ho scritto questo articolo di cui vi allego il link http://www.scrittoreinviaggio.com/toto-genio-principe-malincomico/ che vi riporta al mio sito perché da pochi giorni è stata inaugurata a Roma la splendida mostra Totò Genio.

Attraverso uno straordinario contributo fotografico, con disegni e documenti particolarmente rari, viene ripercorsa la vita di un “immenso” artista, anche amante degli animali, un dettaglio importante che me lo fa amare ancora di più, nel cinquantenario della sua morte.

Totò aiutaci e, da lassù, spernacchia tutti i “caporali” che la vita ce la ammorbano e appesantiscono. Intanto noi continueremo a ridere pensando a te.

Il realismo quasi metafisico di Francesco Trombadori

L’essenziale verità delle cose e il realismo “quasi” metafisico di Francesco Trombadori in una mostra in programma alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma

La pittura di Francesco Trombadori mi riporta, per certi versi, all’enigma del realismo metafisico di Giorgio De Chirico che adoro. Alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma è in programma, sino all’11 febbraio del 2018, l’esposizione ” L’essenziale verità delle cose”.

Moderna non è certo l’arte perché rispecchia il nostro tempo, che allora si tratterebbe di una questione di moda e formale. L’arte, moderna come anche antica, è solo quella che riesce ad esprimere l’essenziale verità delle cose con profonda umanità e spiritualità”.

Dalle parole del pittore, particolarmente centrate, prende nome l’antologica che raccoglie sessanta tele, dipinte tra il 1915 e il 1961, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private di tutta Italia, venticinque disegni, libri, cataloghi di mostre e articoli di giornale provenienti dall’Archivio dell’artista, custodito nel suo studio a Villa Strohl-Fern.

María Zambrano nel volume Dire luce. Scritti sulla pittura, a cura di Carmen Del Valle, Milano, Rizzoli, 2013 (BUR), si interroga sul significato dell’arte, in un itinerario artistico e spirituale. E’ la ricerca di una profondità che sintetizza in questo modo:“guardare un’immagine partecipando al suo incantesimo, a ciò che viene rivelato dalla sua magia invisibile”.

Ecco, la Roma dipinta da Trombadori, le sue donne, gli angoli della casa, i monumenti, il taglio del colore, mi riconducono a quella magia invisibile che è l’incanto della bellezza.

C’è magia invisibile, c’è mistero, c’è metafisica solitudine, in questa mostra, c’è l’essenziale verità di tutte le cose.

Se vi fa piacere, leggete l’approfondimento al link che vi allego

http://www.scrittoreinviaggio.com/lessenziale-verita-delle-cose/

 

La tenerezza ambigua di Lana Del Rey

Lana Del Rey e la sua “voglia di vivere”. Nei due brani proposti, una sintesi della sensualità dell’artista di origine scozzese e di tutta la sua “disperante” ambigua tenerezza

Se la sensualità e la voce hanno un nome, Lana Del Rey in Lust For Life, riesce ad incarnare da molto vicino questa idea del dinamismo dei sensi. Come con la sua Love che abbino assieme a Lust For Life. Il testo di questa canzone parla chiaro. Voglia di vivere.

Mi piace come modula la voce, mi piace l’andamento sinuoso e rallentato che impone alla melodia. Un incedere fermo ma rilassato, consapevole di una direzione. L’album Lust For Life è uscito nel mese di luglio. Il brano che dà il nome all’intera raccolta ha avuto oltre 6 milioni di visualizzazioni in meno di 24 ore.

Timida e provocante, dolce, enigmatica e ribelle, la cantante e modella, di origine scozzese, ha il fascino delle tenerezza ambigua e “disperante”, delle ricerca esistenziale che si ritrova. Qualche volta. Con lo stigma della malinconia. Mi ricorda i quadri di Hopper.

“Scrivo di notte, all’aperto, con molto rumore, la tivù accesa e la radio che suona. Fumando e bevendo caffè”, ha detto. Improponibile. Ascoltare insieme musica e tv, però alcuni risultati riescono a “comunicare”. E tanto basta.

In un articolo uscito su Grazia, sono state pubblicate alcune sue citazioni che riescono ad identificarla molto bene. Leggiamo:

Timida “Salire su un palco davanti a 5 mila persone è la parte che mi piace meno del mio lavoro. Adoro scrivere e produrre musica, non tutto quello che viene dopo la realizzazione, per promuovere un album”.

Permalosa, ma reattiva “Non reagisco bene alle critiche. Se è stato scritto qualcosa di negativo su di me e lo vengo a sapere, ci resto male. Ma cerco di far sì che le critiche non compromettano la mia creatività”.

Una star con i piedi per terra “In famiglia mi sono formata con radici solide e profonde. La normalità e l’anonimato sono essenziali per la mia creatività. Anche vivere con i miei fratelli, mi aiuta a tenere i piedi per terra”.

Eccentrica, ma con la testa sulle spalle  “Mi definisco eccentrica psicologicamente, perché la mia vita è passata attraverso varie incarnazioni. Ma non sono provocatoria: sotto sotto sono una tradizionalista”.

Una bella persona “Non voglio ispirare gli altri. Ma ci tengo a essere una bella persona. Che per me significa essere paziente con quelli a cui voglio bene, generosa e che cerca la serenità”.

La serenità per Lana Del Rey “Sono serena, ma sono anni che non mi sento in pace. Forse perché musicalmente la mia tribù non l’ho ancora trovata. Gente a cui voler bene e con la quale spartire un senso di cameratismo. Forse la mia è un’aspirazione romantica, ma penso a Bob Dylan negli anni 60, quando arrivò nel Greenwich Village e trovò la sua “comune” di musica folk emergente”.

Una star d’altri tempi “Ho sempre sognato di far parte di una scena di musicisti d’alta classe, di fondare una comunità intorno a me, così come si usava fare negli anni sessanta, quando si fece avanti un concetto di libertà così nuovo da generare passioni profonde. Molto più eccitanti delle libertà di cui godiamo ora”.

Influenze musicali “In un programma radio della BBC ha detto «Mi piacciono solo i maestri di ogni genere. Bob Dylan è la mia costante. Amo i Nirvana, Courtney Love, i Beach Boys, Pet Sounds e i lavori solisti di Dennis Wilson. E ancora Amy Winehouse, Antony and the Johnsons, Billie Holiday, Britney Spears, Bruce Springsteen, Elvis Presley, Eminem, Frank Sinatra, Janis Joplin, Nina Simone”.

Del suo stile musicale “Una sorta di Hollywood sadcore, un genere di alternative rock caratterizzato da testi cupi, melodie malinconiche e tempi più lenti». Agli esordi, quando ancora si faceva chiamare Lizzy Grant, Lana Del Rey definì la sua musica glam metal hawaiano“.

Paturnie da star “Non amo i giornalisti perché mi fanno sempre le solite domande sulla mia vita sentimentale, i miei presunti desideri di morte, il mio lato oscuro”.

Delle citazioni che Grazia riporta mi ha colpito particolarmente quella che dice “una relazione è l’estensione di un processo creativo. Accadono eventi importanti, grandi avventure o grandi cadute”. Eventi e cadute non sono sempre grandi perché ognuno di noivive il mondo con la propria sensibilità. Però, è vero, relazione dovrebbe essere l’estensione di un processo creativo. E aggiungo di consapevolezza. Come la vita.

Buon ascolto e buona serata.

 

 

Testo tradotto Lust For Life

Sali sull’H
Della scritta di Hollywood, sì
In questi momenti rubati
Il mondo è mio (fallo, fallo)
Non c’è nessuno qui
Solo noi insieme (silenzio, fai silenzio)
Tienimi al caldo
Come fosse luglio per sempre

Perché siamo i padroni del nostro destino
Siamo i capitani delle nostre anime
Non c’è modo per noi di venire via
Perché ragazzo siamo preziosi, ragazzo siamo preziosi
Ed ero tipo…

Togli, togli
Togli tutti i vestiti
Togli, togli
Togli tutti i vestiti
Togli, togli
Togli tutti i tuoi vestiti
Dicono che solo i buoni muoiono giovani
Questo non è giusto
Perché ci stiamo divertendo troppo
Troppo divertendo stanotte, sì

E una voglia di vivere e una gioia di vivere
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
Ci tiene vivi, ci tiene in vita

Poi, balliamo sulla H
Del segno di Hollywood, sì
Finché non abbiamo più fiato
Devo ballare fino a morire (duwop, duwop)
Il mio ragazzo è tornato
Ed è più divertente che mai (shuwop, shuwop)
Non c’è più notte
Un cielo blu per sempre

Perché siamo i padroni del nostro destino
Siamo i capitani delle nostre anime
Non c’è modo per noi di venire via
Perché ragazzo siamo preziosi, ragazzo siamo preziosi
Ed ero tipo…

Togli, togli
Togli tutti i vestiti
Togli, togli
Togli tutti i vestiti
Togli, togli
Togli tutti i tuoi vestiti
Dicono che solo i buoni muoiono giovani
Questo non è giusto
Perché ci stiamo divertendo troppo
Troppo divertendo stanotte, sì

E una voglia di vivere e una gioia di vivere
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
Ci tiene vivi, ci tiene in vita

Il mio ragazzo è tornato
Ed è più divertente che mai
Non c’è più notte
Un cielo blu per sempre
Ti ho detto due volte
Nella nostra lettera d’amore
Non c’è nessuno stop adesso
Semafori verdi per sempre
Ed ero tipo…

Togli, togli
Togli tutti i vestiti
Togli, togli
Togli tutti i vestiti
Togli, togli
Togli tutti i tuoi vestiti

E una voglia di vivere e una gioia di vivere
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
E una voglia di vivere e una gioia di vivere
Ci tiene vivi, ci tiene in vita
Ci tiene vivi, ci tiene in vita

Testo tradotto Love

Guardatevi, ragazzi, con la vostra musica vintage
che esce dai satelliti in viaggio
Siete parte del passato, ma ora siete il futuro
I segnali di navigazione possono essere confusi

E’ quanto basta per farvi sentire pazzi, pazzi, pazzi
A volte, è appena sufficiente per farvi sentire pazzi

Tenetevi pronti, vestiti di tutto punto
Per andare da nessuna parte, in particolare,
Ritorno al lavoro o al negozio di caffè
Non importa perché è abbastanza
Per essere giovani e innamorati
Per essere giovani e innamorati

Guardatevi ragazzi, sapete di essere i più cool
Il mondo è vostro e non potete dire di no
Visto così tanto, potreste essere malinconici
Ma questo non significa che possiate maltrattare

Sebbene sia quanto basta per farvi sentire pazzi, pazzi, pazzi
A volte, è appena sufficiente per farvi sentire pazzi

Tenetevi pronti, vestiti di tutto punto
Per andare da nessuna parte, in particolare,
Ritorno al lavoro o al negozio di caffè
Non importa perché è abbastanza
Per essere giovani e innamorati
Per essere giovani e innamorati

(Ah ah)
Non ti preoccupare, baby
(Ah ah)
Non ti preoccupare, baby
E’ quanto basta per farvi sentire pazzi, pazzi, pazzi
A volte, è appena sufficiente per farvi sentire pazzi

Mi preparo, mi vesto a tutto punto
Per andare da nessuna parte, in particolare,
Non importa se non sono abbastanza
Per le cose future che accadranno
Perché io sono giovane e innamorato
Sono giovane e innamorato

 

La catarsi dell’estasi

Ad ogni tramonto, personalmente, è un trapasso. Mi piace quanto dice Kundera: “La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina”. Si, anche la ghigliottina.

Perché il tramonto solleva dalle fatiche dal giorno. La morsa del quotidiano si allenta. Sono cieli screziati, sono il potere salvifico che placa ogni rabbia. Ogni parola si tramita in sospiro. E’ la catarsi dell’estasi, l’irruzione improvvisa sul reale dell’irreale.

Al tramonto la percezione si fa più attenta. Forse ha ragione qualcuno che afferma: la malinconia del tramonto è perché i due mondi si toccano. A me piace pensarla così. La terra sospende il suo battito. C’è qualcuno, è l’incontro con braccia aperte. Invisibili. Solitudini che si colmano.

Nel silenzio, ascolto le voci. Sussurrano, sono dolci presenze, c’è metanoia su qualsiasi accadimento. Lo “sento” questo mondo altro. Mani che si stringono, sorrisi che ci avvolgono.

E’ la vita che si sfuma, il palpito striato che irraggia se stesso fino a morirne. Del suo stesso bagliore. “E’ il cuore della terra, trafitto da un raggio di sole“. E tutto si allenta. “Vado cercando una morte di luce che mi consumi” scrive Garcia Lorca.

L’incantesimo che non si spezza: l’infinito non più transeunte che si rivela. Sfiorarsi nell’attimo, l’orgasmo dell’essere, per sempre. Che ritorna al suo limite. Sapendo che esiste. Speranza e rivelazione.

Buona serata.

 

 

La “fumettistica” bellezza dell’arte di Hokusai

Il Giappone mi affascina per molteplici aspetti. Come lo spirito dell’antica etica samurai di cui porto un simbolo tatuato sul braccio: l’ideogramma, lo stigma della compassione verso tutti gli esseri, uno dei sette concetti del Bushido di cui tornerò a parlarvi con un approfondimento degno.

Del Giappone parlo nel link che vi segnalo.
Vi riporta al mio sito http://www.scrittoreinviaggio.com di cui potete vedere la pagina Facebook nella colonna a destra. Il sito è forse più curato dal punto di vista grafico ma meno interattivo e più statico. Per questo mi piace meno.

Qui, tra di noi, in questo spazio, nel blog,  “interagisco” con voi e con le vostre riflessioni, nel sito, scaglio un sasso nel mare.

Sperando di non dispiacervi, vi allegherò ogni tanto qualche link che vi riporterà ai due spazi che curo, sia Green Planet Edizioni che Scrittore in viaggio, il sito.

Ho pensato di agire in questo modo per non proporvi duplicati che potrebbero annoiarvi anzi cercando ogni volta di differenziare e presentarvi nuove letture. Se possibile, interessanti.

Nel link, vi racconto della mostra dedicata al maestro Katsushika Hokusai, rappresentante dell’ukiyoe, che deve la sua principale popolarità alla Grande Onda e alle vedute del Monte Fuji.

Un artista che influenzò gli artisti parigini di fine Ottocento, i protagonisti del Japonisme e che da oggi sino al prossimo 14 gennaio 2018 sarà possibile ammirare al Museo dell’Ara Pacis di Roma.

Il mondo “fluttuante” e “fumettistico” di Hokusai con le sue donne di piacere avvolte nei kimono multicolore e i suoi straordinari paesaggi continua a farmi sognare.

Buona lettura e buona serata.

http://www.scrittoreinviaggio.com/in-mostra-il-mondo-fluttuante-di-hokusai/

Il fascino fumettistico di Hokusai

Il fascino fumettistico di Hokusai