Come eravamo, l’Italia in una mostra fotografica

Ecco, neanche a dirlo, proprio in relazione al mio post precedente, ho appena pubblicato un articolo su Scrittore in viaggio.

Racconta di un’Italia che non esiste più e che affascina ancora, pur nelle sue contraddizioni. Una emozionante mostra fotografica: Il sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961, ospitata al Museo di Roma sino al 3 febbraio 2019. Dalla dura ricostruzione del paese dopo la devastazione della seconda guerra mondiale al clamoroso boom economico degli anni Sessanta.

Ce n’è di che riflettere, un percorso particolarmente suggestivo a cui la fotografia conferisce il sigillo dell’unicità. A me vedere certe immagini fa l’effetto di una coperta calda quando hai freddo, di un camino acceso mentre fuori c’è la tormenta.

So che molti rideranno, forse. Ma ho imparato una cosa, anche attraverso certe immagini e certi ricordi. Non mi fermo più, corro verso me stesso, il sogno ci rende indocili. Soprattutto non faccio più soste inutili. Nemmeno col pensiero.

Buona serata.

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Il tempo di uno scatto, una mostra fotografica

No, vabbé. Sono queste le mostre che mi ci immergo. Fotografia, tempi passati, Italia in bianco e nero e una speranza: resistere, resistere, resistere. La Casa del Cinema di Roma dal 29 agosto al 9 settembre  ospita la rassegna, a ingresso libero, Il tempo di uno scatto: ’58-’68-’78, una mostra fotografica curata da Made in Tomorrow e Marcello Geppetti Media Company.

Si tratta di un percorso che ci traghetta attraverso tre decenni di storia italiana “rivisti” con gli occhi e i racconti di chi c’era e ne ha vissuto in prima persona i cambiamenti, i tumulti, le svolte storiche. Il cinema è sempre grande protagonista e interprete di queste vicende e mutamenti sociali e culturali, e Marcello Geppetti, autore degli scatti in mostra, ne ha saputo intepretare diversi aspetti. Tutti questi avvenimenti sono infatti rimasti ben impressi sulla pellicola di Geppetti, oltre che nei titoli in prima pagina dei giornali e nei manifesti che riempivano le città.

Cronologicamente si parte dal 1958, anno di rinascita e desideri. Roma ospita il più grande fenomeno di costume del Novecento, la Dolce Vita. Ma la luce di tutti quei riflettori finirà per accecare i Sessanta. Dal ’62 in poi, infatti, l’entusiasmo si spegne e si accendono i tumulti nei cuori dei più giovani.

Non basteranno le danze scatenate nel neonato Piper (1965) di Via Tagliamento a placarli. Arriverà quel 1 marzo 1968, con i suoi scontri a Valle Giulia, a cambiare le carte in tavola e a relegare in secondo piano la leggerezza del periodo precedente.

Gli scontri di Valle Giulia, piccola digressione personale che spero mi perdonerete, venivano ampiamente “dibattuti” nelle riunioni di redazione di cui vi ho accennato nel post sul conte del pensiero forte. Fece scalpore, in quell’anno, la realizzazione di una “rivoluzionaria” e momentanea alleanza tra opposti estremismi in funzione antisistema.

Anche se si trattò di una faccenda mitizzata su cui il sistema “giocò” ampiamente perché a scontrarsi furono giovani da una parte e giovani e meno giovani delle Forze dell’ordine dall’altra. Sicuramente, però, dal punto di vista simbolico fu un fatto enorme e spesso in riunione quando di fronte a certi racconti rimanevo molto critico, ribadivo alcune convinzioni di oggi: occhio, che il sistema, soprattutto quello che fa capo a certi poteri e che imbavaglia quasi tutta l’informazione, agisce in maniera da distogliere l’attenzione dai fatti per consegnarci alle vicende.

Come accade oggi, siamo passati dalla Strategia della tensione alla strategia della disattenzione o della disinformazione. Per tornare alla mostra, arriviamo al decennio del 1978. Si apre così una delle finestre più buie della storia del nostro Paese, quella degli “Anni di piombo”. Un climax di violenze che culminerà nel 9 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta. Uno spartiacque incolmabile, ancora oggi pieno di interrogativi. Tutto da leggere, soprattutto fotograficamente.

Caso

CASA DEL CINEMA
Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale
INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1
INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it
INGRESSO GRATUITO

Requiem di Mozart per non dimenticare

Mentre il potere mediatico “istituzionale” forza al massimo la sua stretta per dividerci e dirottarci su altro, questa volta lo slogan “per non dimenticare” non appartiene alle solite schiere. O meglio, lo prendo in prestito, non me ne vorranno i “poteri forti” per una bella iniziativa in ricordo del bombardamento di San Lorenzo che avveniva proprio il 19 luglio del 1943.

Giovedì 19 luglio prossimo presso la Basilica di S. Lorenzo in Lucina a Roma, alle ore 21, si terrà un concerto per il 75° anniversario del bombardamento di Roma ad opera degli alleati che provocò circa 3.000 morti e 11.000 feriti.

Per l’occasione verrà eseguito il Requiem di W.A. Mozart diretto dal Maestro Raffaele Napoli la cui attività musicale è basata sui criteri di analisi e la tecnica direttoriale derivanti dalla poetica del grande Maestro rumeno Sergiu Celibidache, del cui lascito spirituale Raffaele Napoli è l’epigono più conosciuto in Italia.

Protagonisti del concerto il soprano Annalisa Raspagliosi, il mezzosoprano Stefania Colesanti, il tenore Alessandro Fantini, il baritono Alessio Quaresima Escobar, insieme ai cori “Cantar gli Affetti”, “Incanto” e “San Francesco” e all’ Orchestra Filarmonica Città di Roma, insieme al direttore Raffaele Napoli.

Il concerto rappresenta davvero una bella occasione culturale per poter assaporare al meglio l’avvincente prelibatezza della musica unita ai piaceri dello spirito. Non parlo solo da “classicista sovversivo” .

Apprezzo questa iniziativa perché i “liberatori”, in quel caso, volendo colpire il nodo ferroviario, fecero strage di civili. Una storia che non è servità granché a guardare l’attualità. Il sangue sparso fu tanto e ne rimase intrisa anche la tonaca di papa Pio XII, papi d’altri tempi, di quelli che credevano in Dio e anche al suo antagonista.

Trovo poi il requiem di Mozart di una bellezza infinita. Ricordo ancora, alla prima dello straordinario film Amadeus con mio padre, avevo 20 anni, in atteggiamento estatico al cinema Etoile ad ascoltare la musica e sentirsi “trafitti” nella scene finali. Si, con mio padre, ah mio padre. Sospiro e pensiero. Il vuoto che riempie e che rimane. Senza retorica, né illusione. Ma solo realtà, fenomenologia di esistenza.

INFO

Concerto per il 75° anniversario del bombardamento di Roma
Requiem di W.A. Mozart
Roma – 19 luglio 2018 – ore 21:00
Basilica di S. Lorenzo in Lucina
Piazza di S. Lorenzo in Lucina, 16A, Roma
Ingresso: ad offerta libera
Infoline: 335 311328

Orchestra Filarmonica Città di Roma
Direttore: Raffaele Napoli

Solisti
Soprano: Annalisa Raspagliosi
Mezzosoprano: Stefania Colesanti
Tenore: Alessandro Fantini
Baritono: Alessio Quaresima Escobar

Cori
“Cantar gli Affetti”, “Incanto” e “San Francesco”

E aggiungo, per non dimenticare, il mio post di oggi su Facebooo con qualche pillola di riflessione, pensando proprio a come si voglia distogliere l’attenzione dai veri problemi, mettendoci gli uni contro gli altri.

“Le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune”…
Thomas Sankara

“Il globalismo a cui gli Stati devono assoggettarsi, sono fenomeni che inducono all’inesorabile impoverimento materiale e spirituale delle singole popolazioni a vantaggio di pochissimi potentati economici e finanziari.

Condizioni indispensabili per l’avvento di un Super Governo Mondiale, guidato da pochi, che aspiri ad assoggettare un numero sempre maggiore di popoli. Rendendoli, com’è ovvio, gradualmente sudditi, perciò dediti esclusivamente al consumo di merci, sorvegliati dai guardiani della politica attraverso i media più influenti: i fedeli vassalli delle attuali monarchie economico-finanziarie, intente a instaurare un visibilissimo, quanto rapace sistema feudale dell’epoca moderna”…
Rosaria Impenna

“Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti”…
Ernst Junger

 

Raffaele de Vico, architetto e paesaggista

Un tributo della Capitale a uno dei maggiori architetti e paesaggisti del Novecento, Raffaele de Vico (1881-1969). La mostra, curata da Alessandro Cremona, Claudio Crescentini, Donatella Germanò, Sandro Santolini e Simonetta Tozzi, ripercorre la storia del verde pubblico romano nella prima metà del passato secolo. Raffaele de Vico (1881-1969).  Architetto e paesaggista, sarà al Museo di Roma Palazzo Braschi da oggi 16 maggio sino al 30 settembre 2018.

Un “classicista sovversivo” come me non può che trovare questo evento di raro fascino. Non solo per l’oggettiva bellezza di fotografie e dipinti che riportano ad un mondo che non c’è più. Ma perché mi appare sempre straordinario vedere Roma come era. Anzi tutto mi appare straordinario quando mi guardo indietro. Difetti antimoderni, sono io che ne sono ricolmo.

Detto questo, alla mostra troverete quasi 100 opere fra disegni, progetti, fotografie e documenti, di cui alcuni mai esposti prima e/o non esposti da lungo tempo, provenienti dalle collezioni capitoline (Museo di Roma Palazzo Braschi, Galleria d’Arte Moderna e Museo Canonica) e dagli archivi capitolini, con particolare riferimento all’Archivio Storico Capitolino a cui l’anno scorso è stato donato dagli eredi l’archivio personale di Raffaele de Vico.

Attraverso la creatività progettuale di de Vico vengono anche documentate le trasformazioni naturalistiche della città. Da Villa Borghese (per un ventennio a partire dal 1915) al Parco della Rimembranza a Villa Glori (1923-1924), dai progetti per i parchi Flaminio (1924), del Colle Oppio (1926-1927), Testaccio (1931) a quelli di Ostia Antica (1929-1930), di Santa Sabina sull’Aventino (1931), di Castel Fusano (1932-1937) e Cestio (1938).

Così come per i giardini di Villa Caffarelli (1925), Villa Fiorelli (1930-1931) e Villa Paganini (1934) e per il Parco degli Scipioni (1929) e per quello Nemorense (1930); o il particolare progetto per i giardini dell’allora via dell’Impero e di via Alessandrina (1933), da affiancare alle esedre arboree realizzate per la sistemazione di piazza Venezia (1931) oltre al raffinato “giardino-fontana” di Piazza Mazzini (1925-1926), fino ad arrivare al grandioso progetto del parco “dantesco” del Monte Malo (Monte Mario, 1951) e a quelli per i giardini dell’EUR (1955-1961).

E ancora: i progetti per il teatro all’aperto a Villa Celimontana (1926) e per l’ampliamento del Giardino Zoologico (1928) e i lavori di riorganizzazione del vivaio e delle serre di San Sisto Vecchio (1926-1927).

Una lista particolarmente ricca di realizzazioni, che sintetizza la varietà professionale e la competenza operativa di Raffaele de Vico, attraverso documenti visivi dell’epoca. Molto azzeccato è l’abbinamento con i quadri di Carlo Montani (1868-1936), che illustrano molti dei giardini romani dei quali Raffaele de Vico andava curando la sistemazione durante gli anni del Governatorato, attestando l’evoluzione del verde a Roma tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.

L’esposizione presenta una selezione di questi dipinti a olio su tavola conservati nelle raccolte del Museo di Roma che vennero acquistati nel 1936 dallo stesso Governatorato.

La mostra si muove seguendo un tracciato storicizzato, con il preciso obiettivo di immergere le opere e i progetti di de Vico nel contesto di trasformazione – anche sociale – della città nella prima metà del Novecento, facendo emergere in primo piano alcuni suoi luoghi ancora presenti nell’attuale paesaggio urbano.

In contemporanea alla mostra sarà pubblicato un volume di studi e approfondimenti dal titolo “Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un ‘consulente artistico’ per Roma”, a cura di Alessandro Cremona, Claudio Crescentini e Sandro Santolini, secondo volume della collana editoriale “RomArchitettonica. Collana di Studi sugli Architetti del Comune di Roma”.

Raffaele de Vico, abruzzese di nascita, classe 1881,  professore di architettura al Liceo Artistico di via di Ripetta, nel 1915 vince il concorso per “Aiutante tecnico di III classe” al Comune di Roma e contemporaneamente si aggiudica il concorso progettuale per un serbatoio d’acqua a Villa Borghese.

Nel 1923 consegue il diploma di architetto. Per il Comune si occupa prevalentemente di interventi architettonici e decorativi di edilizia pubblica finché, notato dal segretario generale Alberto Mancini per la sua abilità e duttilità nell’affrontare le problematiche estetiche e pratiche del lavoro, nel 1923 è incaricato del progetto e, l’anno successivo, della direzione dei lavori per la realizzazione del Parco della Rimembranza a Villa Glori.

Da quel momento la sua carriera sarà prevalentemente indirizzata alla progettazione del verde, ottenendo il prestigioso incarico di “consulente artistico” per i giardini, ruolo che gli sarà ininterrottamente rinnovato fino al 1953. Nonostante l’oneroso compito, si occuperà anche di allestimenti (Prima mostra italiana di attività municipale a Vercelli, 1924, e Mostra di Floricoltura e del Giardinaggio a Torino, 1928) oltre a partecipare a numerose commissioni municipali sull’estetica e i parchi cittadini indette dal nuovo Governatorato di Roma.

Non mancherà nemmeno di studiare progetti architettonici per monumenti celebrativi, come l’Ossario al Cimitero del Verano (1922-1926), per opere funzionali, come il serbatoio d’acqua in via Eleniana (1933) o per l’adattamento funzionale di antiche emergenze architettoniche, come quello operato per il teatro di Ostia Antica (1926).

Nel 1939 sarà nominato consulente generale per i parchi e giardini dell’E42.  Nel corso della sua quasi cinquantennale carriera conoscerà e collaborerà con i più importanti artefici dell’Italia post-unitaria e fascista, gli architetti Giuseppe Sacconi, Giacomo Boni, Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini, gli scultori Ettore Ferrari, Adolfo e Lorenzo Cozza e Pietro Canonica e il critico d’arte Ugo Ojetti.

Nel 1950 fonderà, assieme ad altri illustri esponenti del paesaggismo italiano, l’Associazione Italiana degli architetti del giardino e del paesaggio, dove, nel 1965 diverrà socio onorario in qualità di «depositario delle nobili tradizioni del nostro paese nella ideazione del giardino come opera d’arte». Muore a Roma il 15 agosto 1969.

INFO
Raffaele de Vico (1881-1969)
Architetto e paesaggista

Dove
Museo di Roma a Palazzo Braschi
Piazza Navona, 2; Piazza San Pantaleo, 10

Biglietti
16 maggio – 30 settembre 2018. Dal martedì alla domenica dalle ore 10 – 19 (la biglietteria chiude alle 18). Giorni di chiusura: lunedì
Residenti: intero € 8,50;  ridotto: € 6,50
Non residenti: intero € 9,50;  ridotto: € 7,50
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.museodiroma.it; www.museiincomune.it

Festival della Lentezza e tempo ben speso

Che bello il ritmo blando ma inesorabile che consente alle cose di crescere secondo la loro natura. Come quando d’estate, alla casa al mare, mi fermavo a sentire i grilli prima di andare a dormire. Immerso nell’odore delle serate di agosto. Per godere di tutto questo, ancora oggi, occorre sapersi fermare, andare lentamente. per questo vi parlo di queste iniziativa che mi piace molto: il Festival della Lentezza.

In programma dal 15 al 17 giugno 2018 alla Reggia di Colorno (PR), la manifestazione intende celebrare la 12esima Giornata mondiale della Lentezza, fissata sul calendario il 7 maggio. Gli appuntamenti organizzati sono tanti.

Si parte, appunto, lunedì 7 maggio. Chiunque potrà partecipare donando al prossimo la cosa più importante che possiede: il tempo. Bastano un’ora e un’azione concreta: fare la spesa per il vicino di pianerottolo anziano, accompagnare i bimbi del vicinato a scuola a piedi, mettersi a disposizione di un’associazione di volontariato presente nel territorio.

Quando si sceglie di far bene agli altri, le possibilità si moltiplicano a seconda del contesto. A chi partecipa, il Festival della Lentezza chiede una cronaca simbolica, mettendo a disposizione i propri profili social per comunicare con l’hashtag #donoiltempo: bastano una foto, una frase, un video. Sarà un esperimento di cittadinanza attiva a km zero, una sorta di banca del tempo singola e collettiva.

Nell’epoca del pensiero liquido e del flusso continuo della rete, che ha surclassato quello narcolettico della televisione, abbiamo perso di vista l’importanza della calma e di quel ritmo necessario a coltivare i nostri interessi. A farne le spese sono principalmente i bambini, che di quest’epoca di display ipnotici e multicolore sono figli, inconsapevoli anche solo dell’esistenza di una realtà precedente, dove ogni minuto aveva un valore diverso e il telefono aveva i fili e serviva solo per parlare.

In programma dal 15 al 17 giugno 2018 e incentrata proprio attorno al tema del “coltivare”, in tutte le sue lentissime e possibili accezioni, la quarta edizione del Festival della Lentezza ha allestito un ricco programma di iniziative dedicate ai più piccoli, che sono a conti fatti i veri grandi protagonisti di una rassegna votata a recuperare e valorizzare il fascino discreto ma entusiasmante della pazienza.

A partire dalle 10.00 di sabato 16 giugno, Circolamente conduce nel Giardino il laboratorio per famiglie “Chagall e il seme della meraviglia”, mentre gli appassionati di musica potranno aggiungersi al Coro Shosholoza nel Terzo Cortile della Reggia, per approfondire il tema delle “Biodiversità vocali per un presente di pace”. Se la mattinata prosegue nel segno del finger knitting col laboratorio di riciclo creativo a cura di Nadé, il pomeriggio suona come la chitarra di Antonio Nasone e danza nel Giardino Ducale con “Lo spartito nell’aratro”, performance di Davide Rocchi e Chiara Tondini, prima del misterioso spettacolo serale a cura di Galline Volanti.

La mattina di domenica 17 giugno si apre con “Il Piedibus del Ben Essere”, camminata salutare con partenza dal centro storico di Colorno, alla scoperta delle bellezze del territorio, in collaborazione con Ragioniamo con i piedi. Il Coro delle Mondine coinvolge il pubblico ne “La messa della terra”, fino a quando il laboratorio “Chi ride in giardino?”, a cura di Piccole cose, trascinerà le famiglie in un’esperienza pensata per coltivare l’immaginazione e il gioco. Nel pomeriggio, Alessandra Sbarra conduce in biblioteca “Cerchiamo l’ago nel pagliaio! Laboratorio per bambine e bambini che vogliono diventare pezzi unici!”, così come unico promette di essere “In un granaio…”, spettacolo a cura di Circolarmente, liberamente tratto da “Federico” di Leo Lionni. La Musica in bicicletta di Pedala Piano e l’Ensemble de “Le arpe magiche” diretto da Maria Alice Caradente chiudono lentamente il cerchio verso la conclusione, affidata ancora a Galline Volanti.

Organizzato in collaborazione col Comune di Colorno e con il patrocinio di Mibact, Regione Emilia Romagna, Provincia di Parma, Università dell’autobiografia di Anghiari, Slow Food, Legambiente, Borghi Autentici d’Italia, il Festival potrà contare su media partner come RAI CULTURA, ALTRECONOMIA, Radio Popolare e “Buone notizie. L’impresa del bene”, inserto del Corriere della Sera dedicato al Terzo Settore.

Per informazioni: Festival della Lentezza
Tel. 3346535965
Email: festivalentezza@gmail.com
Sito web: http://lentezza.org

Sere d’estate romane, immersi nella storia

Se c’è ancora qualcosa che rende questa città magica, è la luce dei tramonti. Quella luce avvolgente che ha fatto innamorare artisti, filosofi, storici e poeti di ogni genere.

La sera poi in estate? Magia, nonostante il degrado e l’immondizia che trasborda ad ogni angolo. Roma è tutta una suburra, è vero. Però palpita della sua eternità. Come una signora immortale, malinconia e disgustata della sua sfiorita potenza.

Ebbene, Roma la amo. Anche se la abbandonerei per andare a vivere altrove, questo è noto. Però, sul sito Scrittore in Viaggio, vi racconto del fascino che può esserci nel raccontare la storia attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (eccovi il link https://www.scrittoreinviaggio.com/viaggi-nellantica-roma/).

Viaggi nell’antica Roma vi riporta al Foro di Cesare e al Foro di Augusto, alla grandezza del passato, espressa in forma multimediale.


Con le luci delle serate estive romane a farvi da mantello. Non vi sarà difficile vedere aggirarsi tra le rovine di tanta grandezza, un “classicista sovversivo” dallo sguardo estatico immerso in tanta estetica immortalità. Facendosi anche lui immortale, respirando l’odore umido dei secoli e di ciò che è stato.

 

Dreamers, mostra fotografica dei ricordi

I racconti per immagini sono quelli che preferisco. Leggere in forma di “visione” significa immergersi nel flusso del tempo. Anche quando, soprattutto nel caso di chi soffre di una purulenza dell’anima che si chiama nostalgia come me, questo scorrere del tempo si risolve in un inevitabile confronto col presente.

E rischi l’incazzatura cronica abbinata alla misantropia militante.  Vabbé consoliamoci col classico banal-spot che “ogni epoca ha le sue”, ma quando c’è una mostra fotografica su qualche decennietto fa, mi viene il groppo in gola. Nemmeno vedessi i carabinieri che a Sigonella accerchiano gli americani e fanno vade via el cu.

Si, mi viene il groppo.  Non solo perché all’epoca avevo quattro anni ma anche perché tutto mi sembrava un romanzo ancora da leggere. Abbiamo davvero spesso di sognare tante le fregnacce che ci hanno propinato? Forse si. Ma noi nostalgici e sconclusionati idealisti a queste fregnacce rispondiamo con la speranza. Che prima o poi la vita faccia verità e intanto ce la godiamo coi ricordi. Alla faccia dei fregnacciari. Che forse pure a loro viene il groppo a vedere certe immagini. Eccole le immagini, quelle di questa mostra: “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”, a cura di AGI Agenzia Italia, nata da un’idea di Riccardo Luna.

DREAMERS 1968 AP ANSA Il reverendo Ralph Abernathy a destra il vescovo Julian Smith a sinistra con Martin Luther King durante una marcia per i diritti civili a Memphis 28 marzo

In occasione del 50° anniversario del 1968, AGI Agenzia Italia ricostruisce l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando questa interessante mostra fotografica e multimediale che sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018.

L’iniziativa nasce da un’idea di Riccardo Luna, direttore AGI, ed è curata a quattro mani con Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia. La mostra ripercorre l’Italia di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quella storia. Come scrive Riccardo Luna nel testo del catalogo dell’esposizione: “Questa non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo. Quello che ci ha colpito costruendo questa mostra, sfogliando le migliaia di foto che decine di agenzie e archivi ci hanno messo a disposizione con una generosità davvero stupefacente, come se tutti sentissero il dovere di contribuire alla ricostruzione di una storia che riguarda i nostri figli molto più che i nostri genitori; quello che ci ha colpito sono gli sguardi dei protagonisti, l’energia dei loro gesti, le parole nuove che usavano”.

DREAMERS 1968, AP/ANSA, Un sospetto Viet Cong viene giustiziato per strada da Nguyen Ngoc Loan capo della Polizia Nazionale vietnamita a Saigon, 1 febbraio

Da qui, AGI ha ricreato un archivio storico quanto più completo del ’68 attraverso le immagini simbolo dell’epoca. Non solo occupazioni e studenti, ma anche e soprattutto la dolce vita, la vittoria dei campionati europei di calcio e le altre imprese sportive, il cinema, la vita quotidiana, la musica, la tecnologia e la moda.

Un viaggio nel tempo fra 171 immagini, tra le quali più di 60 inedite; 19 archivi setacciati in Italia e all’estero; 15 filmati originali che ricostruiscono più di 210 minuti della nostra storia di cui 12 minuti inediti; 40 prime pagine di quotidiani e riviste riprese dalle più importanti testate nazionali; e inoltre una ricercata selezione di memorabilia: un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, la Coppa originale vinta dalla Nazionale italiana ai Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich durante la finale con la Jugoslavia, la fiaccola delle Olimpiadi di Città del Messico.

DREAMERS 1968, AGI, Giacinto Facchetti capitano della Nazionale alza la coppa dei campionati europei vinti a Roma contro la Jugoslavia, 10 agosto

Tutti questi temi vengono raccontati attraverso la cronaca, gli usi, i costumi e le tradizioni in diverse sezioni tematiche, dando vita e facendo immergere il pubblico in questo lungo e intenso racconto nell’Italia del ’68.

Ad accogliere i visitatori ci saranno i grandi “sognatori del futuro”; attraverso le figure e le parole di Martin Luther King e Bob Kennedy il pubblico sarà guidato all’interno della cronaca internazionale del ’68: dalla guerra del Vietnam alla segregazione razziale negli USA, dalla presidenza di Nixon alla fine della Primavera di Praga, dalla Grecia dei colonnelli al maggio francese, si ripercorreranno alcuni degli eventi che hanno influenzato e cambiato le sorti della storia del mondo.

DREAMERS 1968, CAMERA PRESS/CONTRASTO, soldati sovietici cercano di conquistare la sede della radio cecoslovacca, 21 agosto

Le occupazioni, le contestazioni e le rivolte studentesche saranno invece i temi affrontati nella sala “Il movimento fra occupazioni e tazebao – Valle Giulia”; in particolare saranno ripercorsi i tragici scontri tra studenti e forze dell’ordine avvenuti nella famosa “Battaglia di Valle Giulia” (Roma, 1 marzo 1968) e sarà, inoltre, riportato un ciclostile originale dell’epoca, per rievocare i momenti della ribellione per mezzo della stampa di volantini e giornaletti universitari. Figura chiave dei movimenti del ’68 che viene messa in evidenza in questa sezione è Pier Paolo Pasolini con il testo “Vi odio cari studenti” e la poesia “Il PCI ai giovani”.

DREAMERS 1968, ADRIANO MORDENTI AGF, Il terremoto del Belice macerie delle case distrutte, 20 gennaio

L’esposizione proseguirà nella sala “Le due Italie: dal Belice al Piper”, nella quale saranno contrapposte le immagini delle “due Italie” che hanno, entrambe, cambiato il futuro del nostro Paese. Da un lato si vedrà l’Italia della gente comune e delle famiglie, con uno sguardo particolare al violento terremoto che colpì la Valle del Belice nella Sicilia Occidentale.

DREAMERS 1968, AGI, Riunione alla sede dell’Agis di attrici, attori, registi e produttori per la fondazione dell’accademia cinematografica, 1 novembre

Si racconterà il Piper Club di Roma, punto d’incontro di alcune famose celebrities nazionali e internazionali come l’attore Sean Connery, il cantante Adriano Celentano, il regista Federico Fellini, l’attore Alberto Sordi, l’attrice Anna Magnani, il cantante Massimo Ranieri, il regista e attore Vittorio Gassman, il cantante Domenico Modugno.

DREAMERS 1968, AGI, Conferenza stampa Adriano Celentano per il film “Serafino” con la moglie Claudia Mori, 1 ottobre

Un’altra sezione sarà dedicata alla musica italiana e internazionale e alle grandi imprese sportive del ‘68, come ad esempio la vittoria ai Campionati Europei della Nazionale Italiana a Roma contro la Jugoslavia; in questa sezione il pubblico potrà ammirare dal vivo, grazie al supporto della FIGC – Federazione Italiano Giuoco Calcio, della Fondazione Museo del Calcio e del CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, la Coppa dei Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich e la Fiaccola delle Olimpiadi del 1968.

Proseguendo nel percorso, nel porticato del Museo, i visitatori saranno catapultati in un ambiente sonoro immersi nelle voci del 1968: dalle urla degli studenti nei cortei ai discorsi dei politici, i suoni e le parole dei personaggi di quell’epoca accompagneranno il pubblico alla riscoperta di quegli anni.

Anche l’innovazione tecnologica avrà il suo spazio all’interno della mostra. Sarà presente, infatti, una sezione dedicata al grande fermento tecnologico del 1968 che culminerà con lo sbarco sulla luna di Neil Armstrong del 1969.

Al termine del percorso fotografico, all’interno dell’Auditorium del Museo, i visitatori potranno vivere una esperienza immersiva; sarà infatti riprodotto scenograficamente l’ambiente di un’aula universitaria occupata all’interno della quale il pubblico avrà la possibilità di visionare cinegiornali dell’epoca e documenti originali ceduti da AAMOOD e RAI – RAI TECHE.

La mostra è inoltre arricchita da un vasto repertorio di materiali d’epoca, tra cui le prime pagine dei quotidiani e delle riviste, il famoso Jukebox, e alcune magliette autografate dei giocatori che hanno vinto l’Europeo.

L’esposizione proporrà inoltre un confronto tra la comunicazione giovanile del ’68, fatta di tazebao, assemblee e giornaletti scolastici, e quella contemporanea caratterizzata dall’utilizzo dei social media, delle web radio e dei blog universitari: attraverso le immagini si racconterà come i giovani del ’68 comunicavano con quegli strumenti; in quest’ambito saranno coinvolti direttamente realtà giovanili come il magazine universitario “Scomodo”, Radioimmaginaria, il primo e unico network radiofonico in Europa creato, diretto e condotto da adolescenti, e VoiceBookRadio, webradio gestita interamente dagli studenti di varie scuole secondarie di Roma che sarà anche uno dei media partner della mostra.

DREAMERS 1968, AFP, il leader studentesco francese Daniel Cohn Bendt e manifestanti tedeschi tengono una protesta al confine franco tedesco, 25 maggio

Nell’ambito della mostra il pubblico stesso sarà coinvolto in prima persona attraverso un’attività social per condividere la foto preferita del ’68, inviandola ad AGI utilizzando l’hashtag #ilmio68; le foto inviate saranno proiettate a turno su un monitor a fine mostra, nel quale si snoderà così un racconto parallelo, un mosaico di storie di quell’anno che crescerà nel corso dei mesi.

Oltre all’esposizione, l’iniziativa prevede l’organizzazione di un ciclo di eventi e incontri estivi, che si svolgeranno nel Chiostro del Museo, dedicati ai principali momenti musicali, sportivi, politici, culturali e cinematografici che hanno caratterizzato l’Italia nel 1968 con l’obiettivo di coinvolgere un vasto pubblico e il maggior numero di scuole.

Obiettivo primario dell’iniziativa è far sì che ciascuno studente, grazie soprattutto alla partecipazione diretta alle proiezioni cinematografiche, ai dibattiti sulla politica, ai concerti musicali nonché ad altre iniziative tematiche, possa conoscere e vivere più da vicino un anno e, soprattutto, un Paese sino ad oggi studiato solamente sui libri di storia.

Attraverso il MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca verranno coinvolte direttamente le scuole medie e superiori con l’organizzazione di visite guidate mirate agli studenti.

INFO
Titolo mostra Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo
Luogo Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b
Apertura al pubblico 5 maggio – 2 settembre 2018
Orario Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00
La biglietteria chiude un‘ora prima
Giorni di chiusura: lunedì, 1 maggio
Biglietti Tariffe non residenti: Intero: € 6,00; Ridotto: € 5,00. Tariffe residenti: Intero: € 5,00; Ridotto: € 4,00
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Salvo integrazione se presente altra mostra
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
A cura di AGI Agenzia Italia
Con il patrocinio di MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Con il contributo di Intesa Sampaolo
Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00), http://www.museodiromaintrastevere.it; http://www.museiincomune.it;

Earth Day 2018: ambiente, futuro e prospettive

Il 21 aprile si darà il via alla cinque giorni di kermesse del Villaggio per la Terra, l’Earth Day che a Villa Borghese a Roma, concentra le sue iniziative.

Ho intervistato per Green Planet News il presidente dell’Earth Day Italia, Pierluigi Sassi (eccovi il link che vi rimanda all’articolo https://www.greenplanetnews.it/earth-day-economia-sociale-e-ambiente/).

Mi ha colpito particolarmente quanto mi ha detto relativamente alla volontà di realizzare un modello di economia sociale, di finanza etica che crei delle aree di rispetto all’interno delle quali le persone possano essere supportate e non divorate dalle multinazionali. Per una autentica “custodia del creato” a cui possiamo e dobbiamo contribuire tutti.

Poi tante altre riflessioni su ambiente, acqua, su come sarà questo Earth Day 2018.
Buon sabato e buona lettura.

Beat Generation in immagini

Inaugurata oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma la mostra fotografica e documentaria Beat Generation. Ginsberg, Corso, Ferlinghetti. Viaggio in Italia, a cura di Enzo Eric Toccaceli, autore di numerosi libri e “frequentatore” di personaggi come John Cage, Julian Beck, Judith Malina, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Anne Waldman, John Giorno, Ed Sanders.

L’esposizione, in programma sino al prossimo 2 aprile, ripercorre i momenti più significativi della Beat Generation  con circa 200 fotografie in bianco e nero realizzate dallo stesso curatore, tutte inedite e
tutte acquisite dalla Galleria Nazionale.

Allen Ginsberg e Fernanda Pivano, Milano, 1996

Le fotografie, accompagnate da un apparato di circa 600 documenti (prime edizioni, vinili, manifesti, inviti, locandine, ritagli stampa), descrivono gli ultimi viaggi in Italia di tre dei più importanti esponenti della Beat Generation, che si recarono in Italia diverse volte in occasione di incontri e performance: Allen Ginsberg, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti, il più longevo dei tre artisti, ormai quasi centenario.

Gregory Corso: “Gregory slept here in 1958”, Colosseo, Roma, 1997

In un arco di tempo che prende avvio dalla fine degli anni Settanta per arrivare sino
agli anni più recenti, Enzo Eric Toccaceli ha seguito e fotografato Ginsberg, Corso e
Ferlinghetti in tutte le loro peregrinazioni nelle grandi città e capitali dell’arte: da Milano a Venezia, Roma, Firenze, per giungere fino allo Stretto di Messina.

Gregory Corso al Foro Romano, Roma, 1997

Si tratta, dunque, di una sorta di moderno grand tour espresso e sintetizzato con immagini, documenti, manifesti, articoli e diverse rarità e curiosità, in un percorso capace di “mescolare” arte, cronaca e storia.

Lawrence Ferlinghetti (ripreso di spalle) alla sua mostra “60 ANNI DI PITTURA” “Museo di Roma in Trastevere”, Roma, 2010

L’idea della mostra ha preso avvio nel 2017, nel ricordo di Allen Ginsberg, a venti anni dalla sua morte e nel solco delle celebrazioni per il centenario della nascita di Fernanda Pivano, amica e traduttrice dei tre poeti, la prima a parlare in Italia della Beat Generation e a farla conoscere in tutte le sue svariate sfaccettature ad un ampio pubblico di tutte le età.

Lawrence Ferlinghetti, performance al “Teatro India” Roma, 2008

Alla presentazione della mostra alla stampa sono intervenuti Mita Medici, Maria Anita
Stefanelli e Carlo Massarini  che hanno condiviso con il pubblico presente i ricordi, la poesia e la conoscenza della Beat Generation, attraverso testimonianze e letture dei tre personaggi.

Penso a Jack Kerouac, per me uno dei simboli principali del movimento poetico, artistico e letterario che nasce in America alla fine degli anni Cinquanta e mi vengono in mente queste parole, più belle di tante altre spesso citate: “A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione”.

Confusione, però, la vita, tutta da sperimentare.

INFO

In programma sino al 2 aprile 2018
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma

Orari di apertura
Dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30
ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura

Biglietti
intero: € 10,00
ridotto: € 5,00
T + 39 06 32298221

lagallerianazionale.com
#LaGalleriaNazionale
#BeatLikeClick

 

Accademie al femminile

Sarà perché ho sempre avuto più amicizie al femminile, sarà che vedo la capacità di lottare delle donne, sarà che vedo mia zia che supporta gli altri in un momento in cui dovrebbero essere gli altri a sostenere lei, sarà che le mie filosofe e poetesse più amate sono donne, insomma, questa mi sembra veramente una bella idea.

Non è la solita propaganda elettorale delle quote rosa, “acchiappavoti” e “acchiappaclik”.

Qui si tratta di tradurre l’esperienza delle donne in qualcosa di concreto.

Nascono le Accademie della Maestria femminile, un modo nuovo di intendere la formazione, con lo scopo di offrire esperienze e pratiche delle donne di tutto il mondo.

Le Accademie della Maestria femminile sono un progetto voluto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e dalla Fondazione Scuola Alta Formazione Donne di Governo, in collaborazione con Aspasia di Mileto Associazione per la Consulenza Filosofica di Trasformazione.

Le Accademie della maestria femminile assumono la novità del protagonismo femminile non solo da un punto di vista numerico, ma anche qualitativo. Le Accademie propongono un percorso di formazione di volta in volta adattabile e flessibile a seconda del territorio e dei singoli contesti che ne chiederanno la realizzazione: dai soggetti pubblici e privati, alle istituzioni, alle aziende sanitarie, agli istituti scolastici, ai centri nevralgici della cultura, gruppi informali, imprese sociali.

La scelta del termine “Maestria” indica che la formazione, oltre a chiamare in causa le attività di pensiero e conoscenza, pone l’accento sulla pratica e il saper fare, laddove i saperi femminili hanno il loro peso.

Le Accademie saranno quindi luoghi di riferimento nazionali che si propongono di coordinare esperienze di formazione e di ricerca in ambiti in cui la sapienza e l’esperienza femminili sono decisive per il cambiamento.

Le Accademie offrono un percorso che è allo stesso tempo di trasformazione, ripensamento e approfondimento, ma anche di guida per tutti coloro che desiderano inserirsi in un contesto lavorativo per la prima volta, oppure semplicemente desiderano riconsiderare la propria esperienza dalle origini, evitando schemi già codificati e standardizzati, nella consapevolezza della propria differenza.

Le 10 Accademie saranno tutte ospitate negli spazi della Galleria Nazionale, che si pone quindi come riferimento in Italia per l’avvio di questo progetto, confermandosi come un luogo innovativo di ricerca e di formazione, in uno spirito di servizio e di accoglienza.

Tutte le Accademie proposte in questa sede saranno aperte gratuitamente a chiunque, dai 14 anni in su, voglia partecipare.

L’Open Day

La formazione proposta dalle Accademie della maestria femminile si articola in moduli tematici, alcuni dei quali verranno presentati il 30 gennaio presso la Galleria Nazionale dalle ore 15.00 fino alle ore 17.30.

In questa occasione sarà possibile partecipare ad un saggio di quella che sarà l’offerta formativa delle Accademie attraverso tre momenti di 30 minuti ciascuno, dedicati ad altrettante tematiche presentate nel programma. A seguire, si terrà una visita guidata nel Museo, quale sperimentazione itinerante dell’Accademia delle Arti.

15.00 – 15.30, Sandra Morano presenterà l’Accademia Le mediche

15.30 – 16.00, Letizia Paolozzi presenterà l’Accademia Del prendersi cura

16.00 – 16.30, Anna Maria Piussi presenterà l’Accademia Del fare scuola

16.30 – 18.00, Carla Subrizi presenterà l’Accademia Delle Arti con la visita guidata

Il tipo di percorso proposto dalle Accademie vuole produrre una trasformazione soggettiva per radicarsi nella propria differenza, attraverso lo studio e la discussione di testi, esperienze, pratiche, saperi e sapienze delle donne nella storia e nel presente, fino a costituire un laboratorio permanente di incontro e registrazione storica di esperienze e pratiche di donne di tutto il mondo.

La Galleria attiverà nel corso dei prossimi mesi le seguenti Accademie:

Del Fare Scuola
Del Mettere al Mondo
Del Prendersi Cura
Della Sessualità e del Discorso Amoroso
Delle Arti
Le Donne Pensano
Le Mediche
Delle Pratiche Politiche nelle Amministrazioni Locali
Della Spiritualità
Del Lavoro delle Donne

Biografie

Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
Annarosa Buttarelli è filosofa, autrice di numerosi saggi e componente della comunità filosofica Diotima. È ideatrice e coordinatrice del progetto delle Accademie della Maestria femminile.
Luana Zanella è presidente di Comitato Promotore di Scuola Alta Formazione Donne di Governo.
Nadia Lucchesi è insegnante di filosofia e autrice di saggi di teologia femminile.
Sandra Morano è specialista in Ostetricia e Ginecologia, ideatrice della prima casa di maternità intra-ospedaliera a Genova.
Letizia Paolozzi è giornalista, scrittrice e responsabile con Alberto Leiss, Bia Sarasini e Monica Luongo della rivista online DeA, www.donnealtri.it.
Anna Maria Piussi è stata docente di Pedagogia all’Università di Verona, componente della Comunità Diotima. È una delle ideatrici della Pedagogia della Differenza Sessuale.
Carla Subrizi insegna Storia dell’Arte Contemporanea alla Sapienza Università di Roma. È presidente della Fondazione Baruchello.
Tiziana Vettor è docente dell’Università degli studi di Milano-Bicocca presso il Dipartimento dei Sistemi giuridici, dove insegna Diritto del Lavoro.

Info
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – 00197 Roma

Accademie della Maestria femminile | Scuola di Alta Formazione Donne di Governo
accademie@scuolaperdonnedigoverno.it | accademie.maestria@gmail.com
Tel. 045 803 9092