Animali, sfatiamo qualche mito

Gli animali sono individui, ognuno con personalità, sentimenti, cuore, mente e un gran desiderio di vivere. Carl Safina lo spiega nel suo volume Al di là delle parole, Cosa provano e cosa pensano gli animali (Adelphi, Collana Animalia, pp. 687, Euro 34). Chi li ama gli animali sa di cosa sono capaci e che importante presenza riescano ad essere nella vita di ciascuno col mondo che riescono a portare e a comunicare.

Carl Safina racconta in maniera documentata e poetica questo splendido mondo. Racconta degli elefanti africani, dei lupi di Yellowstone e delle orche del pacifico nord-occidentale, in un viaggio avventuroso che svela le meraviglie del mondo animale, di cui noi “bipedi” siamo parte, perché viviamo tutti sotto uno stesso cielo. Checché ne pensi Sua Banalità. Non si dovrebbe infatti incentivare un pensiero di superiorità verso l’essere umano ma cercare una convivenza armonica e pacifica con gli animali come con l’ambiente ma questa è un’altra storia.

Del volume di Safina mi ha molto affascinato la parte dedicata ai lupi. Da amante della cultura “pellerossa” e di tutte le storie legate a quel mondo, il lupo ha esercitato in me uno straordinario fascino. Ricordo che, prima che me la “zotttassero,” sulla mia esausta R4 di 16 anni troneggiava un adesivo del Wwf che recitava, con un lupo come immagine preponderante, un motto Sioux, “con tutte le cose e tuttgli esseri saremo fratelli”.

Dunque, sento più “consanguineità” con gli animali, molto spesso più che con gli umani. E Come dice Conrad nel suo mitico Cuore di Tenebra: ho bisogno di una solitudine selvaggia dimenticata da Dio. O forse di un paradiso popolato esclusivamente da animali.

Tornando al lupo, mi ha sempre affascinato la loro complessa struttura organizzativa: sanno chi sono, chi sono i loro familiari, amici e nemici, provano sentimenti, ambizioni, elaborano strategie e alleanze, lasciandosi definire delle loro relazioni.

Però il mito da sfatare è quello del maschio dominante. Gli scienziati hanno spesso trascurato invece le intelligenze femminili anche negli animali. Anche tra i lupi. Il “capo” infatti non è un “coatto”, aggressivo e stalker, non è un violento ma colui che si prende cura degli altri.

Non è il lupo simbolo del demonio di cui Hitler si sente incarnazione. No, direi proprio di no, sono balle per giustificare nell’umano le proprie azioni. Come accade con Cappuccetto Rosso. La metafora del male è l’animale quando invece, nella realtà, il male, è colui che uccide per divertimento e crudeltà.

Ricordo ancora, quando andavo in Abruzzo, nel Parco Nazionale a fotografarli, una scena. Siamo in inverno. Un lupo maestoso. lo guardo a distanza, veglia su di un’altura, silenzioso e fiero, mentre il “branco”, parola che Safina non ama perché associa a retorica e ferocia, se ne sta disteso tranquillamente sotto alcuni alberi. Forse a vegliare è proprio una femmina, una “lupa” come quella di Roma che allatta e fonda la storia del mondo.

A prendere infatti la maggior parte delle decisioni, dove andare, come e quando cacciare, dove fare la tana, sono proprio le femmine tra i lupi e femmine dalla spiccata personalità. Come ricorda Anna Mannucci in un articolo apparso sul Corriere della Sera tempo fa: “La vita sociale dei lupi è complessa, richiede abilità cognitive e politiche, lealtà e assistenza reciproca, e ruoli differenziati, per esempio sono pochi quelli che vanno a caccia ma che poi sempre condividono la preda. Anche tra loro, ovviamente, ci sono quelli che non si comportano bene e tra sorelle ci può essere competitività anche feroce. I lupi del parco di Yellowstone, un francobollo lo definisce Safina rispetto al territorio precedentemente abitato e percorso da questa specie, sono stati portati dal Canada in tempi recenti, perché quelli originari, circa un milione di individui, erano stati sterminati dagli uomini. Uccidere e far soffrire gli animali è sempre stata una nostra caratteristica”.

Oppure quanto scrive lo stesso Safina nel libro: “Non è poi così assurdo che una creatura violenta come un lupo possa autoaddomesticarsi tramutandosi nel nostro compagno più amato. Loro potrebbero dire qualcosa di simile su di noi. Nella forma del loro avatar, i lupi si mescolanmo agli esseri umani grazie alla loro fine perrcezione innata della vita all’interno e all’esterno del gruppo. Un lupo sa chi proteggere e chi attaccare e come difendere qualcuno fino alla morte”.

Interessante anche quello che la stessa “collega” scrive a proposito dell’orca che assolutamente non è da considerarsi assassina come certe scempiaggini da Hollywood hanno saputo creare nell’immaginario collettivo: ” La terza scena che Safina ci presenta è il mondo marino delle orche e di altri cetacei, un ambiente acquatico dove risuonano i tanti segnali acustici di questi animali, che ancora non capiamo abbastanza. Anch’essi perseguitati, uccisi o catturati per essere portati nei grotteschi parchi acquatici. Eppure anch’essi mantengono la curiosità e la simpatia verso questi strani esseri a due zampe e nessuna orca in libertà, nonostante l’aggettivo assassina che le è stato appioppato, ha mai ucciso un umano. Questo è un dato molto interessante e incomprensibile: nonostante tutto molti, troppi, animali continuano a essere amichevoli e leali con la specie più distruttiva e feroce che esista. Gli antichi aneddoti sui delfini che salvano persone in difficoltà sono confermati”.

Che dire poi degli elefanti? Amano stare in compagnia, vivono in famiglie “ampie” dove insieme proteggono i più piccoli e al cui vertice, spesso, la guida è affidata ad una “matriarca”. Pensate che la femmina è anche depositaria di “identità”, trasmettendo storia e cultura del gruppo.

L’approfondita ricerca di Safina porta ad un assioma: negare mente, sentimenti, personalità agli animali è stato a lungo un dogma pseudo-scientifico, che però ha autorizzato l’abuso più sfrenato e crudele. Non siamo affatto speciali, insomma, anzi, in molti casi, siamo più che infami.

La ricerca della differenza a tutti i costi, noi superiori e loro inferiori, ha sempre ossessionato molta parte della scienza e degli scienziati che si sono basati su ricerche stereotipate che hanno dato vita a infiniti luoghi comuni, alimentando indifferenza e “freddezza”.

La banalità del male, anzi l’ossessione di superiorità e di stare nel giusto. Leggiamo ancora quanto sottolineato dalla Mannucci: “Su questo Safina porta innumerevoli informazioni e storie, perché anche le vicende personali e alcune tradizioni popolari hanno un loro senso, e arriva a dire: una delle caratteristiche che ci rendono umani è il forte annienta il debole, pure all’interno della nostra specie, si pensi alle «tribù primitive» sterminate. Dice Safina: Siamo tutti polvere di stelle; figli della stessa terra, individui collegati da reti di affetti e intensa comunicazione, ben al di là delle parole”.

Siamo polvere, dunque, come i nostri migliori amici. A tutti spessa la stessa sorte. rendersene conto, magari, può significare sviluppare quell’importante senso di empatia che conduce al sentimento di fratellanza con tutti. Non a caso sul braccio ho tatuato uno dei simboli del Bushido, antico codice Sanmurai, che significa compassione.

E quando si pretende di essere superiori, di pensa di essere il vertice, mentre tutti ci ammaliamo e subiamo la stessa sorte, compassione sì mi viene, anche per l’animale peggiore. Quello a due zampe. Con buona pace di Sua Banalità. Soprattutto per evitare lìincubo dei potenti: “che un giorno il gregge si trasformi in branco”, provando l’istinto di libertà.

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