Bellissime e coraggiosissime

Scrivevo l’altro giorno della triste realtà dell’Africa del bracconaggio. Ora però voglio raccontarvi anche di chi si immola in questa lotta, di quegli esseri umani di cui Francesco Guccini cantava “gli eroi son tutti giovani e belli”, di quelle persone che fanno la differenza nel mondo e che ci consegnano ancora alla speranza di un mondo migliore.

Sono le squadre che il bracconaggio lo combattono, squadre a cui, da poco,  si stanno aggiungendo gruppi composti da sole donne. Le prime sono state le Black Mambas del Sudafrica, adesso si sono aggiunte anche le donne del team Akashinga dello Zimbabwe a cui la Bbc ha recentemente dedicato un ampio servizio. I dati dimostrano che sono loro a salvare più animali rispetto ai colleghi maschi. Un coraggio incredibile.

La spiegazione proposta dall’International Anti-Poaching Federation è che le donne sono più brave perché “meno suscettibili alla corruzione, lavorano di più, non si ubriacano, mostrano livelli maggiori di onestà e orgoglio e considerano moltissimo il loro ruolo e l’opportunità che è stata loro data”.

Queste donne sono particolarmente importanti dunque per gli animali e per le loro comunità. In Africa una donna con un salario spende tre volte di più dei suoi guadagni nella sua comunità locale rispetto ad un uomo con un salario equivalente.

Come riportato in un articolo della Stampa: “In questo momento, in cui la caccia per trofei (molto praticata dagli occidentali che pagano per andare a caccia) sta diminuendo e quindi le comunità perdono una delle loro principali fondi di reddito, il fatto che un cittadino spenda il proprio stipendio localmente significa che l’economia della comunità può continuare a funzionare. Proprio l’innescarsi di questo circolo virtuoso, inoltre, fa sì che la comunità stessa inizi a rivoltarsi contro i cacciatori di frodo, visto che proprio la protezione degli animali è fonte di guadagno”.

A coordinare il gruppo Akashinga è Damien Mander ex militare nell’esercito australiano. L’uomo, dopo aver svolto 12 missioni in Afghanistan, ha lasciato l’esercito e, dopo essere entrato in contatto con la triste realtà del bracconaggio che frutta circa 200 miliardi di dollari l’anno, ha deciso di passare all’azione.

Ossia, mettere a frutto il suo addestramento militare per insegnare a una equipe antibracconaggio come proteggere gli animali: ha venuto tutto ciò che possedeva, fondato la International Anti Poachinf Federation e iniziato i suoi corsi con la gente del posto.

Le donne hanno rappresentato essere la vera svolta. Girando per i villaggi, si è reso conto di come le donne fossero marginalizzate. Ha così iniziato a reclutare donne abbandonate, vittime di abusi, vedove, orfane, prostitute e madri single, “donne che non erano vittime delle circostanze, ma vittime degli uomini”, ha spiegato.

Le donne hanno affrontato un addestramento uguale a quello degli uomini, comprese 72 ore di bootcamp, ma solo 3 donne su 37 hanno lasciato: una percentuale molto inferiore a quella degli uomini.

“Hanno imparato l’etica della conservazione, come si preserva una scena del crimine, come si gestisce una crisi. Hanno studiato come si affrontano creature pericolose, l’utilizzo di armi da fuoco, il primo soccorso, i diritti umani, le tecniche di leadership e di perlustrazione, perquisizione e arresto, e il combattimento a mani nude”, ha spiegato Damien.

Da quando è iniziato il programma, nel 2017, le Akashinga – che significa “le coraggiose” in lingua locale – hanno portato a termine 60 arresti. Le donne controllano più di 850 mila acri nella zona del basso Zambesi e sono “più efficaci di qualsiasi altro gruppo abbia visto”, ha ricordato Damien sempre su La Stampa. Damien ha inoltre sottolineato anche come le donne non solo facciano più arresti ma siano anche più brave nel gestire situazioni potenzialmente violente.

“Non mi interessa se abiti nel mio stesso villaggio o sei il mio vicino di casa, se sei un bracconiere, se fai del male agli animali, io ti prendo e ti arresto”, ha detto Vimbai, una delle donne che fanno parte della squadra Akashinga.

L‘obiettivo attuale del programma è il reclutamento di 2mila donne per la realizzazione di una rete di protezione che possa arrivare a coprire 30 milioni di acri di territorio africano entro il 2030. Damien però ha chiarito anche un altro obiettivo: “Una soluzione di lungo termine prevede che si convincano i cuori e le menti delle comunità, e il modo più efficace per farlo è attraverso le donne”.

Grazie Damien, grazie alle Akashinga, donne coraggiose di cui tutti abbiamo bisogno per un mondo migliore. Soprattutto gli animali.

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