Ancora stragi di elefanti

Oggi ho scritto uno di quegli articoli che mi “accorano. Quando parlo di animali, infatti, per deontologia professionale non posso lasciarmi andare ma è dura. Su Green Planet News ho raccontato della strage di elefanti avvenuta in Botswana che restano l’ultimo rifugio per queste splendide creature. Eppure, nonostante l’immane sforzo di ranger e volontari in funzione antibracconaggio, 87 nostri amici sono rimasti uccisi.

Ho anche citato un volume Sulla pista degli elefanti (Longanesi, 268 pagine, Euro 16,90) dove David Bomben, presidente dell’Associazione Italiana Esperti d’Africa e istruttore capo della Poaching Prevention Academy, un’organizzazione che in Namibia e in altri paesi africani si occupa di addestrare i ranger contro i cacciatori di frodo, riporta la testimonianza della lotta contro il business illegale del bracconaggio che ha fruttato, negli ultimi 6 anni, un introito tra i 10 e i 12 miliardi di dollari.

Leggiamo: “Questa volta siamo arrivati troppo tardi. Il rinoceronte è lì, di fronte a noi, a terra, agonizzante. Il suo corpo massiccio si muove appena. Sul muso, laddove c’era il corno – il suo prezioso corno – ora c’è una ferita sanguinolenta. Per un attimo chiudo gli occhi. Dolore. Tristezza. Rabbia. Cos’avranno usato per strapparglielo via? Mi chiedo. Probabilmente una sega, o forse un panga, il lungo machete dalla lama larga che i bracconieri usano per prendersi quello che è considerato un tesoro”.

Amare fa la differenza. Amare gli animali, poi, ci consegna alla gioia. I loro occhi sono l’antidoto migliore ai vleni del mondo. Difenderli tra le nostre migliori battaglie per dare un senso a questa vita che a volte appare davvero terribile. Proteggerli significa proteggere la nostra stessa vita.

 

 

 

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