Aldo Moro: la Guerra Fredda in Italia, un libro

Sono passati 40 anni. Pochi giorni fa, il 9 maggio, l’anniversario. Quaranta anni da quando il corpo dell’onorevole Aldo Moro viene fatto ritrovare dalle Brigate Rosse all’interno del bagaglio della Renault 4 rossa in via Caetani, in zona strategica e mediatica tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure, rispettivamente sedi dei due partiti di potere più rappresentativi dell’Italia di quel momento: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista.

In pochi hanno sottolineato che il luogo del ritrovamento è però esattamente all’ingresso di Palazzo Caetani, sede del Centro Studi Americani, una struttura che si occupa di promuovere e valorizzare i rapporti tra Italia e Stati Uniti. Riusciamo a comprendere meglio il significato di questo messaggio leggendo l’ultimo libro del giornalista e scrittore Pino Nazio, dal titolo (Edizioni Ponte Sisto) presentato il 9 a Narni nel corso di un seminario del Laboratorio di Criminologia dell’Università di Perugia.

“Aldo Moro: la Guerra Fredda in Italia

Nazio propone però – dati alla mano – quella che è una lettura abbastanza “dominante”, almeno a mio avviso: Moro viene ucciso perché vuole aprire la strada al “compromesso storico” con i comunisti. Questa è cosa nota. La notizia più interessante è secondo me che Moro viene fatto trovare di fronte alla sede del Centro Studi Americani.

Che sia stato ucciso per impedire il compromesso storico ormai, quasi quasi, pure i partecipanti del grande Fratello lo sanno. Ovviamente non voglio dire che il libro di Nazio non sia interessante, anzi.  Però sarebbe interessante approfondire, ad esempio, alcuni lati della vicenda. Come il significato della svolta militare delle Brigate Rosse con l’ingresso di Moretti e della piena inutilità di una strage pianificata per lanciare un avvertimento preciso.

Moro, fin dal dopoguerra, è un lungimirante interprete della politica nazionale. Vuole l’ingresso del Pci nell’area di governo e per questa ragione viene eliminato. Che il compito di ucciderlo sia ricaduto sulle Br non è determinante, quello che è fondamentale è il motivo per cui lo statista sarebbe comunque dovuto morire. Il libro ripercorre la stagione delle stragi e della strategia della tensione, degli attentati e del terrorismo rosso e nero, restituendo un quadro unitario e chiaro di quello che è successo.

Un modo per scoprire i retroscena di avvenimenti drammatici, solo apparentemente senza colpevoli. Si parte dalla strage di Portella della Ginestra, passando per quella di Piazza Fontana, fino all’attentato al treno Italicus su cui Moro avrebbe dovuto viaggiare e poi, per un contrattempo, scendere all’improvviso. Si parla della salma di Mussolini, trafugata dalla sua originaria sepoltura, e dell’attentato a Togliatti, dei numerosi tentativi di colpo di Stato e della loggia massonica P2 di Licio Gelli, degli apparati di sicurezza che invece di difendere la Repubblica, lavoravano per le potenze straniere. Una storia comunque interessante che si legge in maniera scorrevole come un romanzo avvincente, se non fosse che ha lasciato una lunga scia di sangue di migliaia di innocenti.

Esiste un filo sottile”, scrive Pino Nazio, “invisibile come un fiume sotterraneo, che lega tanti avvenimenti oscuri del dopoguerra”. La prefazione del libro l’ha scritta David Sassoli, profondo conoscitore dell’opera di Moro.

“L’Italia non era un paese qualsiasi dell’Europa occidentale”, scrive il vicepresidente del Parlamento Europeo, “ma una vera e propria frontiera… Come in ogni frontiera la sfera politica e quella militare non ammettevano vistose dissonanze”.  La morte di Moro ha contribuito a rendere – ancora oggi – il nostro Paese più debole e incerto. Se fosse oggi l’Italia una frontiera sarebbe una ricchezza. Perché a ben guardare, forse, oggi è diventata terra di nessuno.

 

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