Dove ho scoperto l’equilibrio?

Dov’è che ho scoperto l’equilibrio? Molto semplice. Cadendo 9 e rialzandomi 10 volte. Faccio un esempio. Da quando faccio questo lavoro, ossia dar di giornalismo, al netto delle mie capacità, mettendo in tutte le cose tutto me stesso, la fatica è immane.

Soddisfazioni economiche? Irrisorie. Quasi pari a quelle che ho nel vedere i politici a Porta a Porta. Soddisfazioni di gloria? Un’anticchia quando va bene, E sempre a trovarle da solo e contando su me stesso. Onanismo intellettuale, autoerotismo dello scriba, contentezza delle piccole cose. Tornare a casa, a piedi o in moto, guardare l’orizzonte e il sole che se ne va e sapere di aver fatto un buon lavoro. Per dare forma alla realtà.

Che significa? Significa che la maturità deve portarti forza e distacco emotivo sulle cose altrimenti finisce in tragedia.

Altro esempio, ancora più concreto. Ho da poco trovato una collaborazione, retribuzione da cassiere al supermercato part-time ma di cui “sarei” molto contento. Intanto perché vedo una manciata di spiccioli e non sento solo parole. Peraltro spiccioli puntuali che quando la vedo questa puntualità ho le lacrime agli occhi dalla commozione. E poi è, comunque, esperienza, importante e piacevole.

Soprattutto quando penso a dove ho lavorato fino a settembre 2016 che negli ultimi tre anni di contratto, dal 2005 ci lavoravo, i soldi arrivavano con il cucchiaino. Come il sale nelle ricette, quanto basta, un pizzico e non bastava mai. Insomma oggi lavoro part-time da circa un mese e mezzo in un redazione che non brilla per empatia però è lavoro concreto, precarissimo, ma concreto.

Bene. Sono due settimane che subisco stroncature a grappolo. Una dietro l’altra, nemmeno la posta l’ultimo del mese, una fila di calci in culo letterari che avrebbero sfiancato pure il nobile Alighieri e il “volentissimo Alfieri”. Io, pur di legarmi alla sedia come faceva lui, non posso.

Eppure, anche andando avanti a oltranza, non va. Una volta lo stile è parlato, una volta è troppo colto, una volta è troppo cadenzato, una volta su, una volta giù, anzi solo giù. E poi un giorno devo farmi venire le idee, un altro devo chiedere, l’altro ancora devo avere più iniziativa, e poi non va, un po’ sì, un po’ no. Manco l’Italia di bearzot al girone di partenza dei mondiali del 1982. In pratica, pereggio pure col Camerun.

Mi ricorda il film di Verdone Sono pazzo di Iris Blond. Quando lui va cercando “Maria pe’ Roma” ossia Iris Blond e arriva dal padre napoletano che risponde “aehh, a vo fa cullova a trippa. In pratica, detto chiaro, mi pare evidente che non ci stia capendo un beneamato campanaccio.

Ecco allora che ho scoperto l’equilibrio, saggiato la mia forza. Per questo ne parlo con serenità. Ho trovato il giusto distacco emotivo che sulle cose bisogna avere. Altre volte mi sarei messo in discussione, “crocifisso al muro, per essere inchiodati qui, ma è un volo a planare”.

Invece che penso? Intanto che non possiamo piacere a tutti. Che la vita è vincere e fallire, fallire e ancora risorgere. Che un senso alto dello stare al mondo parte da questo: saper di aver fatto tutto per vincere, un “ridotto intellettuale”, una Termopili di noi ansiosi e negati al mondo che però trovano sempre un motivo per dire come disse Dreu la Rochelle di fronte al plotone di esecuzione: dopo tutto che importa? E tiriamo avanti, allora.

Certo non metto in discussione la mia professionalità e non mi faccio venire dubbi: sono improvvisamente diventato una mezza sega? No. Il mio equilibrio mi dice altro. Nel contesto lavorativo che purtroppo sento che sta arrivando al capolinea del suo breve percorso, e lo dico con rammarico perché il lavoro mi piace, semplicemente non sono gradito più di tanto.

E forse, lo dico sorridendo, l’errore non è solo il mio. Di non aver avuto il tempo di capire ciò che nessuno mi ha spiegato, di non aver avuto il tempo di entrare nel meccanismo. Forse è che non hanno capito che una persona come me, se sai aspettare e valorizzarla, dà tutto quello che ha. Sempre. Con attenzione, scrupolo e passione. E questo, oltre a tanta modaiola velocità e capacità di stare al mondo che io non ho indiscutibilmente, è comunque essenziale.

Per contare su un lavoratore onesto e amante di quello che fa, attento, scrupoloso e capace. Se lo sai valorizzare un lavoratore così, fa la tua fortuna. Ecco il mio equilibrio, il mio distacco emotivo. Essere arrivato, nonostante tante difficoltà, a perdere tante volte ma a non farmene più una colpa. Ma soprattutto a non perdere di sperare. Che forse, prima o poi, un po’ di soddisfazione lavorativa ci sarà anche per me.

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