Sere d’estate romane, immersi nella storia

Se c’è ancora qualcosa che rende questa città magica, è la luce dei tramonti. Quella luce avvolgente che ha fatto innamorare artisti, filosofi, storici e poeti di ogni genere.

La sera poi in estate? Magia, nonostante il degrado e l’immondizia che trasborda ad ogni angolo. Roma è tutta una suburra, è vero. Però palpita della sua eternità. Come una signora immortale, malinconia e disgustata della sua sfiorita potenza.

Ebbene, Roma la amo. Anche se la abbandonerei per andare a vivere altrove, questo è noto. Però, sul sito Scrittore in Viaggio, vi racconto del fascino che può esserci nel raccontare la storia attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (eccovi il link https://www.scrittoreinviaggio.com/viaggi-nellantica-roma/).

Viaggi nell’antica Roma vi riporta al Foro di Cesare e al Foro di Augusto, alla grandezza del passato, espressa in forma multimediale.


Con le luci delle serate estive romane a farvi da mantello. Non vi sarà difficile vedere aggirarsi tra le rovine di tanta grandezza, un “classicista sovversivo” dallo sguardo estatico immerso in tanta estetica immortalità. Facendosi anche lui immortale, respirando l’odore umido dei secoli e di ciò che è stato.

 

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MalincoMia

Non c’è niente da fare. Ci sono giorni in cui Giuseppe Berto a scrivere di certe cose, in confronto a me, sarebbe un “dilettante”. Scherzando, sdrammatizzo.

Si, perché in certi giorni, soprattutto nei “famigerati” passaggi di stagione, quella sfacciata elegante signora che da sempre mi tiene compagnia, MalincoMia, questo il suo austero ed elegante nome, mi parla, parla, parla continuamente. Non mi lascia tregua.

Come stamattina. Mi ritrovo in macchina, non al posto di guida. Non ho granché voglia di parlare e ascolto musica. Danno in radio Logical Song dei Supertramp.

Ora, circostanza vorrebbe che se la sfacciata signora non mi fosse sempre accanto, io mi godessi la musica e il sole di aprile che sembra giugno. No, figurati. Che mi va a sbuffare nell’orecchio donna malincoMia mentre ascolto i Supertramp?

La sua idea di paradiso anzi la mia. Cioé? Chiedo io a lei anzi a me? Il paradiso per me è quando le canzoni belle non segnano più il tempo che passa e che non esiste.

Il paradiso è quando nessuna cosa muore, il paradiso è laddove la stragrande maggioranza delle persone che non sopporto, praticamente 8 su 10, improvvisamente mi diventano simpatiche.

Il paradiso è quando non sento più addosso questo tempo che scorre, è quando ascolto un brano degli anni Ottanta e non mi sembra ieri e il mio ieri appena 30 anni fa, è quando questo senso di fragilità di caducità e impotenza se ne va.

E’ quando non mi devo più separare dalle cose che amo, nemmeno un attimo, è quando saprò che tutte le cose che amo rimarranno sempre con me, è quando rivedrò anche chi non vedo più, il paradiso è quando vedrò giustizia e tenerezza, compassione e sentimento, vero, non buonismo alla vaselina priogioniero della commedia tragica.

Il paradiso è quando il tempo non finisce e nessuno se ne va, quando solo lei, MalincoMia, sorridendo mi saluta e dice: ora me ne vado io, non ha più senso che io rimanga qui perché vita è per l’eternità.

Dreamers, mostra fotografica dei ricordi

I racconti per immagini sono quelli che preferisco. Leggere in forma di “visione” significa immergersi nel flusso del tempo. Anche quando, soprattutto nel caso di chi soffre di una purulenza dell’anima che si chiama nostalgia come me, questo scorrere del tempo si risolve in un inevitabile confronto col presente.

E rischi l’incazzatura cronica abbinata alla misantropia militante.  Vabbé consoliamoci col classico banal-spot che “ogni epoca ha le sue”, ma quando c’è una mostra fotografica su qualche decennietto fa, mi viene il groppo in gola. Nemmeno vedessi i carabinieri che a Sigonella accerchiano gli americani e fanno vade via el cu.

Si, mi viene il groppo.  Non solo perché all’epoca avevo quattro anni ma anche perché tutto mi sembrava un romanzo ancora da leggere. Abbiamo davvero spesso di sognare tante le fregnacce che ci hanno propinato? Forse si. Ma noi nostalgici e sconclusionati idealisti a queste fregnacce rispondiamo con la speranza. Che prima o poi la vita faccia verità e intanto ce la godiamo coi ricordi. Alla faccia dei fregnacciari. Che forse pure a loro viene il groppo a vedere certe immagini. Eccole le immagini, quelle di questa mostra: “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”, a cura di AGI Agenzia Italia, nata da un’idea di Riccardo Luna.

DREAMERS 1968 AP ANSA Il reverendo Ralph Abernathy a destra il vescovo Julian Smith a sinistra con Martin Luther King durante una marcia per i diritti civili a Memphis 28 marzo

In occasione del 50° anniversario del 1968, AGI Agenzia Italia ricostruisce l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando questa interessante mostra fotografica e multimediale che sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018.

L’iniziativa nasce da un’idea di Riccardo Luna, direttore AGI, ed è curata a quattro mani con Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia. La mostra ripercorre l’Italia di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quella storia. Come scrive Riccardo Luna nel testo del catalogo dell’esposizione: “Questa non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo. Quello che ci ha colpito costruendo questa mostra, sfogliando le migliaia di foto che decine di agenzie e archivi ci hanno messo a disposizione con una generosità davvero stupefacente, come se tutti sentissero il dovere di contribuire alla ricostruzione di una storia che riguarda i nostri figli molto più che i nostri genitori; quello che ci ha colpito sono gli sguardi dei protagonisti, l’energia dei loro gesti, le parole nuove che usavano”.

DREAMERS 1968, AP/ANSA, Un sospetto Viet Cong viene giustiziato per strada da Nguyen Ngoc Loan capo della Polizia Nazionale vietnamita a Saigon, 1 febbraio

Da qui, AGI ha ricreato un archivio storico quanto più completo del ’68 attraverso le immagini simbolo dell’epoca. Non solo occupazioni e studenti, ma anche e soprattutto la dolce vita, la vittoria dei campionati europei di calcio e le altre imprese sportive, il cinema, la vita quotidiana, la musica, la tecnologia e la moda.

Un viaggio nel tempo fra 171 immagini, tra le quali più di 60 inedite; 19 archivi setacciati in Italia e all’estero; 15 filmati originali che ricostruiscono più di 210 minuti della nostra storia di cui 12 minuti inediti; 40 prime pagine di quotidiani e riviste riprese dalle più importanti testate nazionali; e inoltre una ricercata selezione di memorabilia: un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, la Coppa originale vinta dalla Nazionale italiana ai Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich durante la finale con la Jugoslavia, la fiaccola delle Olimpiadi di Città del Messico.

DREAMERS 1968, AGI, Giacinto Facchetti capitano della Nazionale alza la coppa dei campionati europei vinti a Roma contro la Jugoslavia, 10 agosto

Tutti questi temi vengono raccontati attraverso la cronaca, gli usi, i costumi e le tradizioni in diverse sezioni tematiche, dando vita e facendo immergere il pubblico in questo lungo e intenso racconto nell’Italia del ’68.

Ad accogliere i visitatori ci saranno i grandi “sognatori del futuro”; attraverso le figure e le parole di Martin Luther King e Bob Kennedy il pubblico sarà guidato all’interno della cronaca internazionale del ’68: dalla guerra del Vietnam alla segregazione razziale negli USA, dalla presidenza di Nixon alla fine della Primavera di Praga, dalla Grecia dei colonnelli al maggio francese, si ripercorreranno alcuni degli eventi che hanno influenzato e cambiato le sorti della storia del mondo.

DREAMERS 1968, CAMERA PRESS/CONTRASTO, soldati sovietici cercano di conquistare la sede della radio cecoslovacca, 21 agosto

Le occupazioni, le contestazioni e le rivolte studentesche saranno invece i temi affrontati nella sala “Il movimento fra occupazioni e tazebao – Valle Giulia”; in particolare saranno ripercorsi i tragici scontri tra studenti e forze dell’ordine avvenuti nella famosa “Battaglia di Valle Giulia” (Roma, 1 marzo 1968) e sarà, inoltre, riportato un ciclostile originale dell’epoca, per rievocare i momenti della ribellione per mezzo della stampa di volantini e giornaletti universitari. Figura chiave dei movimenti del ’68 che viene messa in evidenza in questa sezione è Pier Paolo Pasolini con il testo “Vi odio cari studenti” e la poesia “Il PCI ai giovani”.

DREAMERS 1968, ADRIANO MORDENTI AGF, Il terremoto del Belice macerie delle case distrutte, 20 gennaio

L’esposizione proseguirà nella sala “Le due Italie: dal Belice al Piper”, nella quale saranno contrapposte le immagini delle “due Italie” che hanno, entrambe, cambiato il futuro del nostro Paese. Da un lato si vedrà l’Italia della gente comune e delle famiglie, con uno sguardo particolare al violento terremoto che colpì la Valle del Belice nella Sicilia Occidentale.

DREAMERS 1968, AGI, Riunione alla sede dell’Agis di attrici, attori, registi e produttori per la fondazione dell’accademia cinematografica, 1 novembre

Si racconterà il Piper Club di Roma, punto d’incontro di alcune famose celebrities nazionali e internazionali come l’attore Sean Connery, il cantante Adriano Celentano, il regista Federico Fellini, l’attore Alberto Sordi, l’attrice Anna Magnani, il cantante Massimo Ranieri, il regista e attore Vittorio Gassman, il cantante Domenico Modugno.

DREAMERS 1968, AGI, Conferenza stampa Adriano Celentano per il film “Serafino” con la moglie Claudia Mori, 1 ottobre

Un’altra sezione sarà dedicata alla musica italiana e internazionale e alle grandi imprese sportive del ‘68, come ad esempio la vittoria ai Campionati Europei della Nazionale Italiana a Roma contro la Jugoslavia; in questa sezione il pubblico potrà ammirare dal vivo, grazie al supporto della FIGC – Federazione Italiano Giuoco Calcio, della Fondazione Museo del Calcio e del CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, la Coppa dei Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich e la Fiaccola delle Olimpiadi del 1968.

Proseguendo nel percorso, nel porticato del Museo, i visitatori saranno catapultati in un ambiente sonoro immersi nelle voci del 1968: dalle urla degli studenti nei cortei ai discorsi dei politici, i suoni e le parole dei personaggi di quell’epoca accompagneranno il pubblico alla riscoperta di quegli anni.

Anche l’innovazione tecnologica avrà il suo spazio all’interno della mostra. Sarà presente, infatti, una sezione dedicata al grande fermento tecnologico del 1968 che culminerà con lo sbarco sulla luna di Neil Armstrong del 1969.

Al termine del percorso fotografico, all’interno dell’Auditorium del Museo, i visitatori potranno vivere una esperienza immersiva; sarà infatti riprodotto scenograficamente l’ambiente di un’aula universitaria occupata all’interno della quale il pubblico avrà la possibilità di visionare cinegiornali dell’epoca e documenti originali ceduti da AAMOOD e RAI – RAI TECHE.

La mostra è inoltre arricchita da un vasto repertorio di materiali d’epoca, tra cui le prime pagine dei quotidiani e delle riviste, il famoso Jukebox, e alcune magliette autografate dei giocatori che hanno vinto l’Europeo.

L’esposizione proporrà inoltre un confronto tra la comunicazione giovanile del ’68, fatta di tazebao, assemblee e giornaletti scolastici, e quella contemporanea caratterizzata dall’utilizzo dei social media, delle web radio e dei blog universitari: attraverso le immagini si racconterà come i giovani del ’68 comunicavano con quegli strumenti; in quest’ambito saranno coinvolti direttamente realtà giovanili come il magazine universitario “Scomodo”, Radioimmaginaria, il primo e unico network radiofonico in Europa creato, diretto e condotto da adolescenti, e VoiceBookRadio, webradio gestita interamente dagli studenti di varie scuole secondarie di Roma che sarà anche uno dei media partner della mostra.

DREAMERS 1968, AFP, il leader studentesco francese Daniel Cohn Bendt e manifestanti tedeschi tengono una protesta al confine franco tedesco, 25 maggio

Nell’ambito della mostra il pubblico stesso sarà coinvolto in prima persona attraverso un’attività social per condividere la foto preferita del ’68, inviandola ad AGI utilizzando l’hashtag #ilmio68; le foto inviate saranno proiettate a turno su un monitor a fine mostra, nel quale si snoderà così un racconto parallelo, un mosaico di storie di quell’anno che crescerà nel corso dei mesi.

Oltre all’esposizione, l’iniziativa prevede l’organizzazione di un ciclo di eventi e incontri estivi, che si svolgeranno nel Chiostro del Museo, dedicati ai principali momenti musicali, sportivi, politici, culturali e cinematografici che hanno caratterizzato l’Italia nel 1968 con l’obiettivo di coinvolgere un vasto pubblico e il maggior numero di scuole.

Obiettivo primario dell’iniziativa è far sì che ciascuno studente, grazie soprattutto alla partecipazione diretta alle proiezioni cinematografiche, ai dibattiti sulla politica, ai concerti musicali nonché ad altre iniziative tematiche, possa conoscere e vivere più da vicino un anno e, soprattutto, un Paese sino ad oggi studiato solamente sui libri di storia.

Attraverso il MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca verranno coinvolte direttamente le scuole medie e superiori con l’organizzazione di visite guidate mirate agli studenti.

INFO
Titolo mostra Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo
Luogo Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b
Apertura al pubblico 5 maggio – 2 settembre 2018
Orario Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00
La biglietteria chiude un‘ora prima
Giorni di chiusura: lunedì, 1 maggio
Biglietti Tariffe non residenti: Intero: € 6,00; Ridotto: € 5,00. Tariffe residenti: Intero: € 5,00; Ridotto: € 4,00
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Salvo integrazione se presente altra mostra
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
A cura di AGI Agenzia Italia
Con il patrocinio di MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Con il contributo di Intesa Sampaolo
Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00), http://www.museodiromaintrastevere.it; http://www.museiincomune.it;

A piedi per Roma

Ho inaugurato oggi una nuova categoria su Scrittore in Viaggio. La nuova sezione è dedicata al trekking e ai cammini cittadini.

Ho cominciato dalla mia città, Roma, proponendovi una passeggiata tra Aventino, Parco degli Aranci, Roseto comunale e chiese di zona.

Adoro camminare, un atto che trovo straordinariamente rivoluzionario nel mondo “liquido” che viviamo. Ve ne racconterò di cammini e se vi capitasse di venire a Roma, ditemelo che vi accompagnerò volentieri per un walking toour fotografico insieme, come questo di cui vi allego il link (https://www.scrittoreinviaggio.com/roma-a-piedi-bellezza-e-benessere/)

Buona serata e sempre Ultreya Y Suseya.

 

Dove ho scoperto l’equilibrio?

Dov’è che ho scoperto l’equilibrio? Molto semplice. Cadendo 9 e rialzandomi 10 volte. Faccio un esempio. Da quando faccio questo lavoro, ossia dar di giornalismo, al netto delle mie capacità, mettendo in tutte le cose tutto me stesso, la fatica è immane.

Soddisfazioni economiche? Irrisorie. Quasi pari a quelle che ho nel vedere i politici a Porta a Porta. Soddisfazioni di gloria? Un’anticchia quando va bene, E sempre a trovarle da solo e contando su me stesso. Onanismo intellettuale, autoerotismo dello scriba, contentezza delle piccole cose. Tornare a casa, a piedi o in moto, guardare l’orizzonte e il sole che se ne va e sapere di aver fatto un buon lavoro. Per dare forma alla realtà.

Che significa? Significa che la maturità deve portarti forza e distacco emotivo sulle cose altrimenti finisce in tragedia.

Altro esempio, ancora più concreto. Ho da poco trovato una collaborazione, retribuzione da cassiere al supermercato part-time ma di cui “sarei” molto contento. Intanto perché vedo una manciata di spiccioli e non sento solo parole. Peraltro spiccioli puntuali che quando la vedo questa puntualità ho le lacrime agli occhi dalla commozione. E poi è, comunque, esperienza, importante e piacevole.

Soprattutto quando penso a dove ho lavorato fino a settembre 2016 che negli ultimi tre anni di contratto, dal 2005 ci lavoravo, i soldi arrivavano con il cucchiaino. Come il sale nelle ricette, quanto basta, un pizzico e non bastava mai. Insomma oggi lavoro part-time da circa un mese e mezzo in un redazione che non brilla per empatia però è lavoro concreto, precarissimo, ma concreto.

Bene. Sono due settimane che subisco stroncature a grappolo. Una dietro l’altra, nemmeno la posta l’ultimo del mese, una fila di calci in culo letterari che avrebbero sfiancato pure il nobile Alighieri e il “volentissimo Alfieri”. Io, pur di legarmi alla sedia come faceva lui, non posso.

Eppure, anche andando avanti a oltranza, non va. Una volta lo stile è parlato, una volta è troppo colto, una volta è troppo cadenzato, una volta su, una volta giù, anzi solo giù. E poi un giorno devo farmi venire le idee, un altro devo chiedere, l’altro ancora devo avere più iniziativa, e poi non va, un po’ sì, un po’ no. Manco l’Italia di bearzot al girone di partenza dei mondiali del 1982. In pratica, pereggio pure col Camerun.

Mi ricorda il film di Verdone Sono pazzo di Iris Blond. Quando lui va cercando “Maria pe’ Roma” ossia Iris Blond e arriva dal padre napoletano che risponde “aehh, a vo fa cullova a trippa. In pratica, detto chiaro, mi pare evidente che non ci stia capendo un beneamato campanaccio.

Ecco allora che ho scoperto l’equilibrio, saggiato la mia forza. Per questo ne parlo con serenità. Ho trovato il giusto distacco emotivo che sulle cose bisogna avere. Altre volte mi sarei messo in discussione, “crocifisso al muro, per essere inchiodati qui, ma è un volo a planare”.

Invece che penso? Intanto che non possiamo piacere a tutti. Che la vita è vincere e fallire, fallire e ancora risorgere. Che un senso alto dello stare al mondo parte da questo: saper di aver fatto tutto per vincere, un “ridotto intellettuale”, una Termopili di noi ansiosi e negati al mondo che però trovano sempre un motivo per dire come disse Dreu la Rochelle di fronte al plotone di esecuzione: dopo tutto che importa? E tiriamo avanti, allora.

Certo non metto in discussione la mia professionalità e non mi faccio venire dubbi: sono improvvisamente diventato una mezza sega? No. Il mio equilibrio mi dice altro. Nel contesto lavorativo che purtroppo sento che sta arrivando al capolinea del suo breve percorso, e lo dico con rammarico perché il lavoro mi piace, semplicemente non sono gradito più di tanto.

E forse, lo dico sorridendo, l’errore non è solo il mio. Di non aver avuto il tempo di capire ciò che nessuno mi ha spiegato, di non aver avuto il tempo di entrare nel meccanismo. Forse è che non hanno capito che una persona come me, se sai aspettare e valorizzarla, dà tutto quello che ha. Sempre. Con attenzione, scrupolo e passione. E questo, oltre a tanta modaiola velocità e capacità di stare al mondo che io non ho indiscutibilmente, è comunque essenziale.

Per contare su un lavoratore onesto e amante di quello che fa, attento, scrupoloso e capace. Se lo sai valorizzare un lavoratore così, fa la tua fortuna. Ecco il mio equilibrio, il mio distacco emotivo. Essere arrivato, nonostante tante difficoltà, a perdere tante volte ma a non farmene più una colpa. Ma soprattutto a non perdere di sperare. Che forse, prima o poi, un po’ di soddisfazione lavorativa ci sarà anche per me.

Un sogno chiamato Portogallo

Che questa Italia mi attiri sempre meno, non è un mistero. Il desiderio di trasformare il mistero in realtà, il sogno in vita, così, facendo ciao ciao con la manina al Bel (una volta) Paese, insomma, la tentazione di mollarla questa Italia, europeinomane e politicamente “agghiacciante”, la sento da tempo. Per questo ho fatto questa intervista per Green Planet News di cui vi giro il link https://www.greenplanetnews.it/portogallo-da-visitare-anzi-da-viverci/

Ho intervistato questa giovane che si chiama Maddalena Di Santo. Ha lasciato l’Italia ed è andata in un paese che ha premiato la sua creativa genialità: il Portogallo. Con la sua attività, Trasferirsi in Portogallo (www.trasferirsinportogallo.com), supporta chiunque decida di lasciare l’Italia e vivere col viso rivolto all’Atlantico.

Al di là del sentito dire, qui, la possibilità di viverci bene, in Portogallo, c’è realmente. Soprattutto per i pensionati. Il Portogallo non è l’Australia che per rimanerci tutta la vita devi essere, praticamente, australiano. No, il Portogallo è fascinoso e accogliente. Come ho potuto constatare nel mio viaggio estivo dello scorso anno.  E poi, dettaglio non indifferente, non pare di stare in Europa. Maddalena mi ha raccontato parecchie cose che mi invogliano sempre di più a tornare a vivere come si faceva un tempo. Perché il Portogallo, ricorda un po’ l’Italia che non c’è più. Spensierata, meno torva, più sicura, il Bel Paese, davvero. Non una marca di formaggio.

Auguri e risvegli

Che ogni giorno sia semplicemente un bel risveglio.

Questo vi auguro.

Ringraziandovi sempre tutti della vostra “amicizia” .

Facendo tesoro di ciò che non muta,

di ceneri e pollini che viaggiano,

nel respiro del deserto,

come le api,

“allegre di non so che dolcezza”.

Tanti auguri di Buona Pasqua.

Continuate a viaggiare con me.