Sperare in un mistero

Mi piace sapere, scoprire, approfondire.

Ci sono molte cose su cui è necessario fare luce, su cui “farsi” passione.

Come San Giovanni della Croce, e come sottolinea il filosofo Edgar Morin, ritengo che ci sia “una nube tenebrosa” sui cui non riusciremo mai a fare davvero chiarezza.

Come scrive Edgar Morin nel suo ultimo libro Conoscenza, Ignoranza, Mistero (Raffaello Cortina Editore, Traduzione di Susanna Lazzari, pp 160, euro 12) : “Cosa si conosce, cosa si può conoscere della realtà? La conoscenza, diventata problematica, rende problematica la realtà stessa, che rende altrettanto problematica la mente produttrice della conoscenza…”.

Si tratta, dunque, di una sfida alla certezza proposta dall’arido “scientismo”, una polemica con la pretesa della ragione di sapere ogni cosa.

Interessante quanto afferma Morin a questo proposito: “Einstein si incanta davanti alla ragione superiore che regge l’universo. Ma io la vedo intrisa di follia”.

Come non dargli “ragione” a Morin?

Che continua così: “Giungiamo alla relazione inseparabile e circolare tra realtà, conoscenza, mente e cervello. Scopriamo un ignoto in ciascuno di essi e, cosa paradossale, l’ignoto si trova all’interno di ciò che conosciamo e di chi conosce”.

Faccio ancora più mie queste parole di Morin: “Ciò non ha spento la mia sete di conoscenza ma l’ha intensificata e aumentata allo scopo di tentare di conoscere la conoscenza stessa, le sue possibilità, i suoi limiti… Sento sempre il piacere delle scoperte, delle elucidazioni, nei riguardi sia dell’universo sia della realtà quotidiana. Ciò ha suscitato in me, sempre più fortemente, lo stupore, talvolta la meraviglia, talvolta la vertigine, di essere in vita, di camminare, di stare al sole, di guardare la luna che si leva nel cielo notturno, di contemplare gli ammassi di stelle, minuscoli ai miei occhi, enormi alla mia conoscenza”.

Ecco il punto. Stupore, meraviglia. Di fronte alla vita e a ogni singulto che siamo ancora capaci di provare davanti al giorno che sorge e alla sera che giunge.

Bisogna averne di capacità, di sensibilità, per avere questo stupore davanti al mondo che ci hanno costruito attorno. Quando incrocio lo sguardo di un animale, ascolto un brano di musica che manda segnali alla mia anima, quando stringo la mano di chi amo o bacio e abbraccio chi soffre in un letto di ospedale, mi stupisco dell’essere e del segreto che, saggiamente, ci viene tenuto nascosto.

Aggiunge Morin: “Quando il grande Einstein resta incantato della ragione superiore che regge l’universo, io non posso impedirmi di pensare che questa ragione superiore è tutta intrisa di follia smodata, con le annichilazioni di materia da parte dell’antimateria, le collisioni e le esplosioni di stelle, le ininterrotte disintegrazioni di tutto ciò che è integrato, senza dimenticare i cataclismi che la storia della vita ha conosciuto e, se passiamo all’umano, le estinzioni di civiltà, gli annientamenti culturali e il dilagare di massacri e deliri e crudeltà di ogni sorta”.

Eppure, nonostante i tempi che viviamo, con  i non violenti che inneggiano alle foibe, i giustizieri che sparano sulla folla, i continuamente riveriti che fanno scempio di diciottenni di cui non rimane nemmeno più la sacralità di un corpo, nonostante Francesco che ha svuotato le chiese e la Chiesa di ogni ritualità e speranza “ultraterrena”, continuo a cercare lo stupore e la meraviglia nella vita stessa.

La realtà è che il mondo è un continuo gioco di ordine e caos, un’alternanza di possibilità e impossibilità che non posso che tentare di esperire al meglio, cercando che prima o poi il segreto mi disveli.

Almeno augurarmelo che ci sia un segreto, davvero una intelligenza superiore a farci chiarezza sul perché dell’ingiustizia e dell’orrore del mondo, di certo mondo. C’è un mistero in tutte le cose. Non un algoritmo supremo, versione matematica iperstratta del Dio Creatore, come la definisce Morin.

No, c’è di più. La sensazione che l’irrazionale non sia lo stigma dell’ignoranza sintetizzato dai razionalisti.

C’è qualcosa che sfugge. Il mistero forse si disvela a chi sa guardare nel quotidiano, nella gioia delle piccole cose. Forse.

È forse questo mistero a farci uomini.

Perché, come scriveva Dostoevskij, “L’uomo  è un mistero. Se, per chiarirlo, vi si passa la nostra intera vita, non abbiamo perduto il nostro tempo”.

Come il Principe Katsumoto ricorda nel film L’Ultimo Samurai: “Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse una vita a cercarlo, non sarebbe una vita sprecata”.

Come cercare bellezza e sperare in questo segreto. Di rivelazione e di giustizia per tutti.

 

 

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5 pensieri su “Sperare in un mistero

    • E’ vero carissima. Senza tutto ciò, la vita sarebbe una traversata su un magma privo di ogni consolazione, Per fortuna esiste la bellezza in tutte le sue forme: persone, animali, natura, musica, arte, cultura, fotografia, poesia di vita…

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