Il momento d’oro della canapa

È il momento d’oro della canapa. In soli tre anni le superfici agricole dedicate a questa coltivazione hanno registrato un segno +200%

Gli utilizzi sono davvero numerosi. Andiamo dall’impiego come combustibile sino al campo alimentare, farmaceutico, tessile, cartario, per arrivare alla bioedilizia con un potenziale economico già di per sé altissimo che con l’introduzione della nuova legge darà aumentare ancora di più. Negli ultimi tre anni, la coltivazione della canapa è passata dai 950 ai 3.000 ettari.

Per la canapa, senza esagerare, possiamo parlare, insomma, di una nuova età dell’oro. Vediamo quanto riportato da Cia, Agricoltori Italiani: “La canapa rappresenta un’occasione unica per i territori italiani. Da una parte contribuisce a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli; dall’altra è una produzione davvero versatile grazie ai suoi mille impieghi.

Prima di tutto in campo alimentare: dalla pasta al pane alla farina, che non contiene glutine, fino all’olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

E poi nel settore abbigliamento e arredamento, con la produzione di tessuti resistenti e green perfetti per maglie, vestiti, borse, tappeti, ma anche sacchi, corde, teloni e imbottiture per materassi”.

C’è poi la nuova legge  che disciplina l’uso della cannabis a scopo terapeutico. Il provvedimento garantisce ai pazienti equità d’accesso, promuove la ricerca scientifica sui possibili impieghi medici e sostiene lo sviluppo di tecniche di coltivazione e trasformazione.

Previsto anche lo stanziamento di risorse per un milione e 700 mila euro per la produzione nazionale. Intanto, pochi giorni fa, l’Italia ne ha ordinati 100 kg all’estero perché si erano esaurite le scorte per i malati.

Ricordiamolo bene: parliamo di cannabis ad uso terapeutico. Altra cosa è la cannabis legalizzata di cui ha ridetto qualche giorno fa Emma Bonino in un post sulla pagina Facebook della Lista +Europa. “Un’Italia più europea, non abbiamo dubbi, è un paese dove l’uso della cannabis è legalizzato””, ha sottolineato.

Io invece, a tal proposito, di dubbi ne ho sempre avuti parecchi ma questo è un altro discorso.

Continuando con la Bonino, il movimento ha anche annunciato di voler “autorizzare l’auto-coltivazione fino a 5 piante, una regolamentazione della produzione e della vendita con regole precise, con chiare indicazioni sul livello di THC e con un efficiente sistema di sanzioni” ma anche che “la cannabis terapeutica sia garantita alle persone che soffrono di determinare patologie, e che vi sia un monitoraggio da parte del Ministero della Salute”.

Le ragioni della proposta sarebbero non quelle di promuovere l’uso della cannabis ma “all’opposto, regolamentarlo. Perché? Per sottrarre profitti alle mafie e alla criminalità collegata alla produzione e allo spaccio.

Per liberare la ricerca scientifica applicata allo sviluppo di nuove terapie per decine di malattie. Per ridurre il sovraffollamento delle carceri (quasi il 30% del totale della popolazione carceraria)”.

Spesso si tendono a confodere canapa e cannabis. Queste due piante appartengono alla stessa specie vegetale. La differenza sta nel loro quadro genetico.

Ciò che separa in due categorie distinte questa specie vegetale è la quantità di tetraidrocannabinolo, o THC, prodotto dalle piante, il responsabile degli effetti psicoattivi indotti dal suo consumo.

Il Dipartimento di Sanità del Canada ha sottolineato che: “Nei Regolamenti Industriali per la Canapa, la canapa industriale comprende anche piante di Cannabis e porzioni della pianta stessa, di qualsiasi varietà contenente uno 0,3% di tetraidrocannabinolo (THC), o inferiore, presente su foglie e fiori.”

Tornando alla vera e propria canapa, essa viene solitamente coltivata all’aperto, richiede poche sostanze chimiche per poter crescere correttamente ed offre un elevato potenziale industriale. Era, ed è tuttora, usata per produrre una vasta gamma di prodotti, dal settore alimentare a quello cartario.

Dalla canapa si ottengono anche mattoni ecologici per la bioedilizia e e pellet per il riscaldamento delle case. Senza poi tralasciare gli utilizzi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri.

Parliamo dunque di una produzione polivalente che, grazie anche all’entrata in vigore della legge 242 del 2016 sulle “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, ha permesso il rilancio di un settore che fino agli anni Cinquanta era un cardine della nostra economia.

L’Italia, infatti, era il secondo produttore mondiale di canapa dietro l’Unione Sovietica con 100.000 ettari seminati e un milione di quintali prodotti.

Per il settore primario, infatti, questo nuovo sbocco potrebbe allargare il giro d’affari e portare almeno 15 mila posti di lavoro.

La canapa, insomma, una grande risorsa che vive la sua nuova età dell’oro.

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