Sei dentro

Ti guardo.

Sei dentro.

Nel viavai bianco, verde, intabarrato,

di vestaglie,

carrelli come burchielli,

visitatori, lamenti e strascichi.

Ti tengo,

tra le mani,

il cuore,

in una risacca di pensieri, di memorie,

che fa sfregio,

a chi è perduto ormai

nel meriggio della polvere,

lui, che trepidava,

agli angoli dell’insensato.

E’ lui, il pattume profugo, che ancora ti batte in gola

mentre singhiozzi il tuo prodigio,

che vivi, nel fallimento di ciò che è stato.

Ma zia, non sei tu una monca vita,

non tu la deriva di questo mondo.

Anche se l’ora si fa buia, incomprensibile,

un gorgo, un flutto,

il mistero non si disvela,

ancora,

tu, sorridi,

con occhi lucidi,

nel tremoroso affanno.

Misuro,

a centimetri il mio battito,

la vita, così scontata, spesso così la vedo,

mentre guardo chi saluta, chi riposa, chi cammina.

E’ una tempesta a volte,

che ci parla di salvezza,

che ci sconquassa dalla norma,

ci riconsegna ad un frangente, ad un solare accadimento.

Spengono le luci,

il soffitto si fa piombo,

la spira strepita.

Sei dentro.

Sei lì, nell’ospedale,

che brulica,

di una tacita speranza,

delle creature più spossate,

a fare lettere,

per le alte sfere.

 

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5 pensieri su “Sei dentro

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