Ho deciso di scriverti

Ho deciso di scriverti. Questa sera, amore mio, manchi di più.

Sei partito, qualche tempo fa. Dovevi farlo. Ora sei lì che giochi. Sul Ponte dell’arcobaleno. Te ne stai tra i fiori e aspetti.

So anche che qualche volta pensi a me, quando il tramonto si fa più rosso e la sera si fa dolce.

Io sto bene perché so che tu sei felice. Ma è il primo Natale senza te, uno dei tanti natali di guerra, qui in trincea, mondo contro mondo.

Il freddo si fa sentire in questo Natale. Più di altre volte. Anche la fame. Molti soldati pregano. Chi Babbo Natale, chi Gesù Bambino.

Io, di nascosto, scrivo a te. Se sapessero che scrivo a un gatto, mi prenderebbero in giro.

Anche se qui, in trincea, nessuno ride più. Ma non capirebbero lo stesso. Di ciò che manca a quelli come me.

E’ curiosa la vita. Siamo in trincea, mondo contro mondo ma vogliamo tutti le stesse cose. Un po’ d’amore, di pace, di serenità, di calore, di gioia.

E alla fine, anche se ci facciamo la guerra, cerchiamo tutti affetto.

Tu me ne hai dato tanto. Mi piace scriverti per dirtelo. Nella trincea della vita, ti muovevi accanto a me come un re. Senza dominio, né comando. Era solo l’autorevolezza dell’indipendenza che ti faceva seguito. E che ti portava accanto a me.

Sapevi scegliere e ci siamo scelti. Mi parlavi, semplicemente guardandomi.

Ti penso di più, quando qui in trincea, la scena si pervade di silenzio e di stelle. Soprattutto in inverno.

Alzo gli occhi e vedo le stelle che tremolano. E noi, soldati della quotidianità e del cammino, ci sentiamo meno soli. Anche i cecchini la fuori sembrano pensare le stesse cose. Vorremmo uscire, abbracciarci e finirla questa guerra. Ma così va il mondo.

Allora ci mettiamo a parlare di te, con quei pochi che mi sono veramente amici e sanno che vuol dire, un infinito amore.

Parliamo anche di come ora te la spassi, del Ponte sull’Arcobaleno. E ridiamo, pensando a te e a tutti gli animali liberi che stanno insieme a te. Dove non c’è più paura, non c’è più morte, né ingiustizia. Noi che vi amiamo.

Immagino che te ne stai al sole, ad annusare i fiori. Così, senza pensare a nulla. Come facciamo noi quando abbiamo una tregua di gioia, quando la consapevolezza della nostra fragilità, cede il passo al vivere nell’attimo. Ah, riuscirci sempre. Sarebbe sì, un bel vivere.

Ecco. Forse è cosi dove stai ora. Ti godi l’attimo senza pensare più a che succederà, finalmente libero dal tumulto del mondo. Senza ansie, né paure.

Volevo scriverti. L’ho fatto. Anche i cecchini sembrano più lontani. Alzo la testa, al di sopra le buche e scorgo i loro profili. Ci separa un lembo di terra, la distanza di un prato di fiori.

Basterebbe così poco. Parlarsi e mettere fine a questa guerra che è il mondo. E starsene come te. Sdraiati, tutti insieme, senza rancori né odi, al sole, ascoltando il vento e una farfalla posarsi sul naso.

Guardare arrivare la sera per baciare le stelle. Senza che faccia mai notte.

Si, così stai tu, ora, anche senza di me.

Pensami ogni tanto e magari fatti “sentire”, percepire.

Portami un po’ di te, e dei colori che vedi. Un’ubriacatura di gioia, non sempre, ogni tanto magari.

Sul Ponte dell’Arcobaleno, amore mio.

Buon Natale.

 

 

 

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