Ma è davvero made in Italy?

Si parla molto di cibo, anzi di “food” che fa più fico, di prodotti tipici, di Made in Italy.

La verità è che, con la globalizzazione, tutto è cambiato. Il made in Italy diventa un’etichetta dietro cui non sempre si nasconde “un’eccellenza” del nostro paese.
Se poi si fanno anche accordi economici, “di libero scambio” per legittimare la contraffazione dei nostri prodotti, allora, viene proprio da dire, siamo alla frutta.

Vi invito a leggere l’articolo che ho scritto ieri per Green Planet Edizioni, una riflessione sui “padroni stranieri della nostra tavola” e sulle acquisizioni italiane all’estero. (https://www.greenplanetedizioni.com/gli-agricoltori-devono-fare-rete/)

Ho seguito, proprio ieri, tra l’altro, il premio Bandiera Verde Agricoltura 2017 con cui CIA, Agricoltori Italiani, ha consegnato prestigiosi riconoscimento in Campidoglio alle attività agricole più significative del nostro paese quest’anno.

Mi hanno colpito alcune cose. Da una parte, il video iniziale con cui hanno mostrato Arquata del Tronto, distrutta e lacera. Silenzio assoluto nel veder scorrere quelle immagini al suono di una musica particolarmente toccante. Pensiamo che, nonostante le chiacchiere e gli slogan elettorali dei nostri scarsi politici, le macerie sono ancora là.

Dall’altra, che a vincere sia l’agricoltura giovane in abbinamento al connubio tradizione-innovazione.

I quasi 5 mila prodotti legati al territorio e alla nostra storia oggi vengono promossi in maniera inedita grazie all’utilizzo di nuove tecnologie di ricerca e di marketing.

Varietà locali di vite, grani in estinzione come la Tintiliana molisana e il Khorasan Saragolla marchigiano. O ancora riportare in tavola ricette tipiche come quella della frittata preferita da Cicerone, la Patella Thirotarica.

Se questa è la tradizione, l’innovazione è costituita dalla spcializzazione sulla coltivazione intensiva del basilico genovese Dop a impatto zero, grazie all’uso di energie “green” e impianti fotovoltaici a biomassa. L’agricoltura si evolve ma rimane fedele alla sua vocazione e Cia se ne fa interprete raccontando storie di grande significato.

Tra le idee più innovative premiate da Cia, un agriturismo all’avanguardia che pratica l’agriwellness, unendo lettura e relax, una cooperativa sociale che si occupa di reinserire minori e giovani in condizioni di disagio tramite il lavoro nei campi, esempi di imprenditoria femminile e di aziende agricole che hanno saputo fare della tradizione familiare una vera e propria risorsa.

Spazio anche quest’anno all’agricoltura del Mediterraneo con il premio bandiera Verde 2017 che è andato a Farida Kabbaj, ingegnere agronomo del Marocco.

Buon sabato e buona lettura.

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7 pensieri su “Ma è davvero made in Italy?

  1. Oltre ad avere sempre il dubbio che non sia proprio esclusivamente made in Italy, quando lo è spesso non è nemmeno fatto da italiani! Per me made in Italy significa prodotto ESCLUSIVAMENTE italiano in tutte le sue parti e lavorato da ITALIANI. Se lo fanno gli stranieri, come purtoppo accade sempre più spesso, è made in Italy a metà. Anche perchè, diciamolo pure senza tanti falsi buonismi: come lavoriamo noi non lavora nessuno! Siamo sempre stati i migliori in tutti i settori, quindi….

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    • Hanno distrutto la spina dorsale di questo paese: artigianato e botteghe. basta guardare le nostre città. Quando vedo un negozio tipico davvero, mi vengono le lacrime agli occhi. Ora parlano di made in Italy delocalizzando e facendo lavorare di di artigianato sa molto poco. Sono completamente d’accordo: made in Italy è per me fatto in italiani da artigiani di tradizione e di esperienza. Il resto è propaganda per far arricchire la grande distribuzione e il libero mercato

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    • Grazie sempre a te delle tue parole che, non vorrei ripetermi, sono il migliore tributo a chi crede in quello che fa, nonostante tutte le difficoltà di questo lavoro e di questo paese. Grazie di cuore. Un grande abbraccio e buon fine settimana

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