Non sono mai contento

Non sono mai contento. Lo so, me lo dicono spesso, me lo sono sentito dire tutta la vita. Un inquieto costantemente in cerca di perfezione. Non dagli altri. Da me stesso. E sentendo in piena consapevolezza la mia “fragilità”, appunto, non sono mai contento.

“Fedele alla linea” come ammonivano negli anni Ottanta i CCCP, ho cercato ulteriormente di perfezionare il mio blog.

Per facilitarvene la lettura e renderne la navigazione più immediata e meno noiosa.

Insomma, mi fa piacere se mi leggete. E allora, ho ulteriormente distinto le etichette di navigazione, i miei diversi tentativi “artistici”, mettiamola così.

Ho “staccato” le etichette giornalista e blogger. Nella prima etichetta, Il Giornalista, trovate separati eventi e mostre rispetto a quello che scrivo per Green Planet Edizioni e altri articoli. In maniera che se volete leggere subito di qualche evento, avete più facilità nella lettura. Nei sottoelementi che trovate distinti.

Nell’etichetta di navigazione Il Blogger ho inserito sottoelementi diversi come Reportage di Viaggio, Moleskine, il mio taccuino per le mie riflessioni, Kultur, quando scrivo di scrittori, poeti, filosofi e di tanti altri compagni di vita,  e poi Libri, Musica, testi e Film.

Alle diciture Il Fotografo e Il Poeta,  che non ho modificato e che già conoscete, appartengono i miei scatti e le mie poesie.

Spero che vi piaccia tutto e che continuerete a seguirmi.

Buona serata e buona lettura, allora.

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Ma è davvero made in Italy?

Si parla molto di cibo, anzi di “food” che fa più fico, di prodotti tipici, di Made in Italy.

La verità è che, con la globalizzazione, tutto è cambiato. Il made in Italy diventa un’etichetta dietro cui non sempre si nasconde “un’eccellenza” del nostro paese.
Se poi si fanno anche accordi economici, “di libero scambio” per legittimare la contraffazione dei nostri prodotti, allora, viene proprio da dire, siamo alla frutta.

Vi invito a leggere l’articolo che ho scritto ieri per Green Planet Edizioni, una riflessione sui “padroni stranieri della nostra tavola” e sulle acquisizioni italiane all’estero. (https://www.greenplanetedizioni.com/gli-agricoltori-devono-fare-rete/)

Ho seguito, proprio ieri, tra l’altro, il premio Bandiera Verde Agricoltura 2017 con cui CIA, Agricoltori Italiani, ha consegnato prestigiosi riconoscimento in Campidoglio alle attività agricole più significative del nostro paese quest’anno.

Mi hanno colpito alcune cose. Da una parte, il video iniziale con cui hanno mostrato Arquata del Tronto, distrutta e lacera. Silenzio assoluto nel veder scorrere quelle immagini al suono di una musica particolarmente toccante. Pensiamo che, nonostante le chiacchiere e gli slogan elettorali dei nostri scarsi politici, le macerie sono ancora là.

Dall’altra, che a vincere sia l’agricoltura giovane in abbinamento al connubio tradizione-innovazione.

I quasi 5 mila prodotti legati al territorio e alla nostra storia oggi vengono promossi in maniera inedita grazie all’utilizzo di nuove tecnologie di ricerca e di marketing.

Varietà locali di vite, grani in estinzione come la Tintiliana molisana e il Khorasan Saragolla marchigiano. O ancora riportare in tavola ricette tipiche come quella della frittata preferita da Cicerone, la Patella Thirotarica.

Se questa è la tradizione, l’innovazione è costituita dalla spcializzazione sulla coltivazione intensiva del basilico genovese Dop a impatto zero, grazie all’uso di energie “green” e impianti fotovoltaici a biomassa. L’agricoltura si evolve ma rimane fedele alla sua vocazione e Cia se ne fa interprete raccontando storie di grande significato.

Tra le idee più innovative premiate da Cia, un agriturismo all’avanguardia che pratica l’agriwellness, unendo lettura e relax, una cooperativa sociale che si occupa di reinserire minori e giovani in condizioni di disagio tramite il lavoro nei campi, esempi di imprenditoria femminile e di aziende agricole che hanno saputo fare della tradizione familiare una vera e propria risorsa.

Spazio anche quest’anno all’agricoltura del Mediterraneo con il premio bandiera Verde 2017 che è andato a Farida Kabbaj, ingegnere agronomo del Marocco.

Buon sabato e buona lettura.