La catarsi dell’estasi

Ad ogni tramonto, personalmente, è un trapasso. Mi piace quanto dice Kundera: “La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina”. Si, anche la ghigliottina.

Perché il tramonto solleva dalle fatiche dal giorno. La morsa del quotidiano si allenta. Sono cieli screziati, sono il potere salvifico che placa ogni rabbia. Ogni parola si tramita in sospiro. E’ la catarsi dell’estasi, l’irruzione improvvisa sul reale dell’irreale.

Al tramonto la percezione si fa più attenta. Forse ha ragione qualcuno che afferma: la malinconia del tramonto è perché i due mondi si toccano. A me piace pensarla così. La terra sospende il suo battito. C’è qualcuno, è l’incontro con braccia aperte. Invisibili. Solitudini che si colmano.

Nel silenzio, ascolto le voci. Sussurrano, sono dolci presenze, c’è metanoia su qualsiasi accadimento. Lo “sento” questo mondo altro. Mani che si stringono, sorrisi che ci avvolgono.

E’ la vita che si sfuma, il palpito striato che irraggia se stesso fino a morirne. Del suo stesso bagliore. “E’ il cuore della terra, trafitto da un raggio di sole“. E tutto si allenta. “Vado cercando una morte di luce che mi consumi” scrive Garcia Lorca.

L’incantesimo che non si spezza: l’infinito non più transeunte che si rivela. Sfiorarsi nell’attimo, l’orgasmo dell’essere, per sempre. Che ritorna al suo limite. Sapendo che esiste. Speranza e rivelazione.

Buona serata.

 

 

Annunci