Siamo in duecento

Ci siamo.

Scrivendo e commentando, scambiandoci like e riflessioni, è arrivato il traguardo dei 200 followers. A pensarci bene: la vita virtuale, molte volte, è più reale del mondo di maschere che incontri sulla strade del giorno. Fuori dal computer. E’ un bene, è un male? Come direbbe Nietzsche è forse “al di là del bene e del male”, è vita che semplicemente assolve al suo autodeterminarsi nelle forme che sente più congeniali.

A me è più congeniale, per certi versi, questa “socialità”, questo spazio in cui le voci appaiono come forme di ticchettìo sulla tastiera, come fremiti della mente che arrivano sempre.

Che leggo, che ascolto, con grande interesse. Nel momento migliore. Quando sento che l’attimo incalza, quello della parola in forma di scrittura, di una voce in simulacro di lettura.

C’è spesso più reale in questo che nel mondo degli incontri, delle sere passate a guardare l’orologio per tornare a casa. C’è mondo quando mi siedo e scrivo, c’è vita quando ascoltando musica penso a cosa voglio potervi comunicare, condividere con il divenire delle parole, con l’onda lunga dei sentimenti, della rabbia, del dolore, della protesta che ponete con i vostri occhi sullo schermo.

Scriviamo, urliamo nel silenzio per arrivare altrove.

A sentirci insieme, “accolti”, in equilibrio sul telaio di un vissuto che, non è vero, non si esaurisce qui. In ciò che scriviamo, nella metonimia di questo vivere, che scavalca le ore alla ricerca di un dettaglio, di un grido che possa darci un brivido.

Maria Zambrano, il barbaglio di molte mie notti, scrive: “se infatti si perde il contatto con la realtà si delira: delira la ragione in una pura forma senza vita, impassibile e senza tempo; e delira la vita in un vagare spettrale e senza figura, in una dispersione umiliata e rancorosa”.

L’itinerario esistenziale non è solo quello di esperire il mondo guardandolo. L’esperienza “estetica” del conoscere attraverso sensazioni è forse più veritiera, non sempre, molte volte. E’ l’aurora dell’anima, è l’approccio al “logos che scorre nelle viscere”, il tentativo di una nuova forma di sapere che danza alla ricerca di un equilibrio tra le verità logico-deduttive della ragione e le verità intuitive del cuore.

Solo così potremo cogliere la totalità della realtà e l’uomo nella sua interezza.

In questo spazio, a ben guardare, c’è totalità, c’è interezza, c’è espressione, c’è parola polisemica, c’è vita.

Per questo vi scrivo stasera: per dirvi grazie.

Di leggermi e di darmi parole, voci, silenzi in forma di grido che spesso arrivano a me.

 

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