Scheggia

Come fa il delirio
quando accoglie e oltraggia
tra sbattute sponde
il passato che raggruma,
intento ai manti floreali
cerco scampo
accarezzando
respiri senza verbo
di occhi in amorosi musi.
Divento, poi,
scheggia che s’invola
nel tramonto col sapore di un pompelmo rosa
in attesa delle briciole del giorno.
Sarà forse la mia, una cupa storia
come tante
di groppi e graffi
su vetri infranti e lattonerie di crosta,
forse scialba o sonnolenta.
Ma non mi importa.
Ho la visione di un assolato campo
con lampi d’igniti dardi
in cui c’è traccia
di improvvisi scatti
tra memorie e spilli
e luminose sorti

 

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