Auguri Nino Migliori

Nino Migliori, la realtà consegnata alla storia.

Oggi questo grande artista, questo fotografo che ha saputo scrivere con la luce pagine di straordinaria intensità sul libro della realtà, compie 91 anni.

Mi piace poterlo festeggiare, potergli fare gli auguri di buon compleanno riproponendovi un articolo che ho scritto qualche tempo fa e di cui vi allego il link al mio sito http://www.scrittoreinviaggio.com.

Ho scoperto Nino Migliori e la bellezza delle sue visioni durante un corso di fotografia dove, per merito di Gilberto Maltinti, ho imparato a fare qualche scatto ma soprattutto a capire cosa davvero significhi scrivere con la luce.

Buona serata

http://www.scrittoreinviaggio.com/nino-migliori-la-realta-consegnata-alla-storia/

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Immagini di un mondo troppo lontano

Cammino molto, anzi, sempre.
Penso spesso a come Verlaine definiva Rimbaud, “l’uomo dalle suole di vento”.
Cammino perché il camminare porta concentrazione ai miei pensieri e mi immerge nel mondo, tenendolo al di fuori.
Alcuni giorni fa ho camminato di più, percorrendo Roma in lungo e in largo.
Più di 30 chilometri in un solo giorno, come attestato dal mio fedele contapassi.

Attraverso il centro storico, taglio le strade col passo di un bisturi.
Mi chiedo: davvero viviamo nella civiltà? E’ questa l’offerta proposta dal mondo globale?
Rifletto.
Roma è cambiata. Non vedo più le botteghe artigiane, i vecchi alimentari dove acquistavi e dicevi “segna”, non scorgi gli angoli dove trovi anziani in finestra a guardare i bambini giocare o il semplice passaggio dell’umanità in fermento.
Non è per lamentarmi, né per sottolineare il degrado e il caos con un senso di psicosi.
Lo dico con amarezza, con malinconia.

E’ cambiata Roma perché è cambiato il mondo.
I volti sono diversi. Il “melting pot” ha rivoluzionato il senso estetico, il tratto somatico dei visi.

Passi nei dintorni della Stazione Termini e ti accorgi che se hai visto un film che ti è piaciuto come Taken, ora lo vivi. Lo dico sorridendo ma le facce che incontri sono facce da Taken. Non sono ilari, non paiono motivate da una bramosia di santità.

A Roma, ormai, i locali sono quelli che trovi in tutte le metropoli del mondo. Quelli che emanano odori misti di cipolla, umidità, naftalina e improbabili zuppe. Quei dettagli che rischiano di annientare la diversità storica e architettonica delle città facendole sembrare tutte uguali come i mattoncini del lego ma di un solo colore.

Non dico l’estetica. Sorvoliamo. Sarebbe come convincere Francesco che l’accoglienza di cui parla è semplicemente irreale. Un’utopia, punto.

Il traffico è lo stesso di “quasi” sempre. Però non vedi ferrose Fiat 500 a smazzarsi le piazze o motorini con ragazzi intabarrati nei giubbotti di renna a percorrerle. No, ora vedi una accolita di “suvvoni” cafonal cafonal senza chic, neri incazzati e incazzati neri, a correre di qua e di là. Che quando spunta una Panda 30, ti vengono le lacrime agli occhi, di commozione.

Tanta tecnologia in giro tra telecamere, cellulari, dispositivi che della privacy se ne fregano nonostante leggi e garanti.

La Roma dei politici veri, quelli che avevano il gusto dell’ironia e del patto col demonio, la Roma dei preti indulgenti, non troppo avvezzi a far demagogia scalpitante che manco Tony Manero il sabato sera, la Roma “delinquente” di intrallazzi a crimini da pianificare al bar, pure quella è cambiata. Erano i tempi del Libanese, der Bufalo, der canaro, erano anni di piombo e di spranghe.

Al posto della compianta Prima Repubblica ci ritroviamo faccioni con occhi da sardina intenti a recitare, con aria contrita, proclami che non capiscono. Ma a cercar politica è come per la ripresa. Non esiste. E gli attori sono pessimi.

Dialetti e motteggi all’italica resistono ma sono malconci di fronte all’incomprensibile deredeng di tante altre lingue. La tolleranza fa moda ma è come la sicurezza. Non c’è.

Insomma la mia Roma, la Roma dei miei nonni di Trastevere, di mio padre “testaccino”, della mia bisnonna di Campo de Fiori col suo banco di biancheria che lavorava sotto l’egida delle Roma papalina quando il papa “giustiziere” non faceva mancare ai suoi fedeli una minestra di sacro senza appesantirci col lesso, non lessico, der volemose bene, insomma, non esiste più. Diranno in molti: e meno male?

Mah, che dire, sentirsi non accolti, per usare un termine molto in voga, a casa propria, fa tristezza.

Soprattutto perché pensi al mondo come era. Sì, è vero, c’erano i blocchi contrapposti, c’era la guerra fredda, c’era l’Urss, c’erano le Brigate Rosse ma c’era anche, a mio avviso, una diversa umanità. La violenza non era la norma, era l’eccezione. Oggi sembra diffusa l’abitudine a emulare il peggio del peggio. Facce da Taken appunto. Per necessità e per virtù. Goodbye Lenin.

Ho nostalgia di Tribuna Elettorale, di Carosello, della televisione in bianco e nero, delle  moto Enduro e Regolarità, dei braccialetti fatti con le perline, delle labbra fulgide col lucidalabbra, dei camperos, del Luneur, di Happy Days, di Almanacco del giorno dopo, della fine delle trasmissioni alle 23, del sabato sera che c’era Canzonissima, delle serate estive al mare in due sul motorino quando ti fermavano i Carabinieri che se ne andavano in giro col pulmino Fiat 850, ho nostalgia dei dischi a 33 giri, da ascoltare alle feste del sabato, rigorosamente di pomeriggio.

E’ meglio oggi o era meglio ieri, quando le feste del sabato sera finivano alle 21 e te ne tornavi sudato e stanco ma felice? E’ libertà questa che annega nella retorica e ti sbatte fianco a fianco ogni giorno con un delirio psicopatologico chiamato integralismo? Erano altri tempi, era un’altro caos. Più “empatico”, più vicino a te, più simile ai tuoi lati oscuri.

Faccio un esempio: non sono mai stato attratto dalla cultura hippy, non sono mai stato né figlio dei fiori, né figlio di madre ignota, mio malgrado. Ho amato i nativi d’America, mi sono laureato nel gruppo demo-etno-antropologico, non sono stato indiano metropolitano. Non ho mai amato la promiscuità, né i melensi slogan dell’amore libero del tutto simili alle frasi sui sentimenti che oggi leggi su Facebook. L’apologetica dell’ammucchiata non mi ha mai detto nulla.

Eppure, pensate, ho anche nostalgia di quei volti stropicciati, “alternativamente” non conformi anche quando, a guardar bene, era l’altra faccia di una “conformità”, di una moda che arriva a noi sotto altre diramazioni. Pur preferendo “Caterina che va in città” all’adolescente “fascio” e all’invasato marxista-leninista. Tanto per chiarire. Però, con molta malinconia, e ben guardare, c’era qualcosa, in queste contrapposizioni, che era più sincero, più vero, c’era una domanda a cui forse si è data una risposta sbagliata ma la domanda c’era. La “notiziabilità” non era l’uscita dell’iPhone 8. Era un’altra.

Perdonate questa mia lunga digressione iniziale, questa riflessione che ho concepito solo per condurvi al racconto di una mostra fotografica particolarmente bella, a mio avviso, che, seppur in controtendenza con i miei valori, mi colpisce perché porta emozioni al mio cuore che vede quel mondo distante, troppo distante. Quei volti, quelle immagini sembrano mormorare come il professor Keating de L’attimo fuggente: caaaarpeee dieeemmm.

La mostra si chiama ’77 una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren ed è stata venerdì 22 settembre al Museo di Roma in Trastevere dove rimarrà sino al 14 gennaio 2018.

Tano D’Amico, si sposta a Roma nel 1967 nel clima della contestazione e si accosta quasi per caso alla fotografia. I primi reportage sono dedicati al sud, alla Sicilia e alla Sardegna, ma viaggia anche all’estero per “Il mondo”: va nell’Irlanda della guerra civile, nella Grecia dei colonelli, nella Spagna franchista, in Portogallo durante la rivoluzione dei garofani, più volte in Palestina, Somalia, Bosnia, Chiapas, Stati Uniti.

Il suo sguardo si distingue subito da quello degli altri fotografi. Non gli interessano i fatti di cronaca quanto piuttosto le ragioni che li producono. Segue da vicino il movimento studentesco e operaio lungo tutto il suo percorso, attraversando per intero gli anni Settanta, con immagini che vanno – come dirà – “oltre il cliché della violenza”.
È vicino agli operai, ai minatori, alle femministe. Fotografa le carceri, le caserme, i manicomi.


D’Amico è il fotografo dei senza potere, dei vinti, di cui riesce a cogliere la bellezza umana del disagio sociale.
Le sue immagini cercano di restituire dignità a coloro cui la dignità è stata tolta. Li rappresenta con complicità, simpatia, partecipazione, facendo del bianco e nero e dell’obiettivo 35 mm una precisa scelta stilistica.

Pablo Echaurren inizia a dipingere sotto la guida di Gianfranco Baruchello e Arturo Schwarz, suo primo gallerista. Dagli anni Settanta espone in Italia e all’estero. Negli anni Ottanta e Novanta realizza numerosi fumetti di avanguardia come Caffeina d’Europa (una delle prime graphic novel).

La sua produzione si sviluppa all’insegna della contaminazione fra generi, fra alto e basso, arte e arti applicate, secondo un approccio progettuale, manuale e mentale, tipico del laboratorio. Ne discende un’idea dell’artista come artefice e inventore a tutto campo (pittura, ceramica, illustrazione, fumetto, scrittura, video), indifferente agli steccati e alle gerarchie che solitamente tendono a comprimere la creatività. Innumerevoli le pubblicazioni e le esposizioni personali in tutto il mondo.

Il rapporto tra arte, politica e ideologia e l’uso che i movimenti antagonisti del ’77 facevano delle strategie artistiche delle avanguardie del ’900: questi i temi centrali dell’esposizione.
La mostra ripercorre i volti delle persone, dei fatti e degli eventi accaduti nell’anno 1977, la storia di una generazione e di un paese raccontata attraverso le immagini fotografiche di uno tra i maggiori fotografi italiani e le opere di un artista tra i più interessanti della scena contemporanea.

La sperimentazione artistica e culturale che dal ’77 in poi è diventata, per la prima volta nella storia, pratica e linguaggio di massa, ha ispirato la scelta delle opere del fotografo Tano D’Amico e dell’artista Pablo Echaurren, per la loro storia personale, politica e artistica, che ha attraversato, segnandole, le espressioni creative che si sono sviluppate all’interno del movimento del ’77.

La mostra non è retta da un principio ordinatorio temporale o da una sequenza cronologica degli avvenimenti di cronaca, ma si struttura attorno ad aree tematiche che vogliono suscitare emozioni ma che restituiscono il contesto in cui matura e si forma la specificità del linguaggio del movimento del ’77.

Le aree individuate riguardano: le facce, le feste, le donne, il rapporto uomo-donna, l’opposizione, la morte e il sangue, le lettere, la comunicazione alogica, la poesia visiva, la creatività urbana. L’esposizione di circa 200 opere è arricchita dall’uscita del libro Il piombo e le rose Utopia e creatività del movimento editato da Postcart, dalla proiezione di filmati e da una postazione informatica per la consultazione di stampa e quotidiani dell’epoca.

Durante lo svolgimento della mostra sono previsti anche tre seminari tematici con giornalisti, storici, storici dell’arte e protagonisti del “movimento”.

Insomma, Roma è cambiata, è cambiato il mondo.
Non ho mai amato alcune cose ma l’alternativa che mi propone il mondo globale mi piace ancora meno.
Non è libertà, non è tolleranza, non è amore.
E’ propaganda. L’importante è saperlo.
l sogno di quei volti, pur distanti dal mio mondo, è un sogno comune, nella contrapposizione.
Essere vivi.
Che forse è questo davvero essere vivi, essere un po’ liberi.

INFO SULLA MOSTRA
APERTA: sino al 14 gennaio 2018
Sede Museo di Roma in Trastevere, Piazza Sant’Egidio 1/b
Orario Da martedì a domenica 10.00-20.00; la biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietti Intero: € 6,00 Ridotto: € 5,00 per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale.
Salvo integrazione se presente altra mostra
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Curatore Gabriele Agostini
Promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Organizzazione Centro Sperimentale di Fotografia adams
Servizi museali Zètema Progetto Cultura
Info: 060608 (tutti i giorni 9.00 – 21.00);
http://www.museodiromaintrastevere.it

Organizzatori:
Centro Sperimentale di Fotografia adams
e-mail: csfadams@tiscali.it
http://www.csfadams.

 

 

 

Conoscere è partecipare

Conoscere è partecipare.
Roma, i musei, i monumenti, la città attraverso percorsi inediti e approcci insoliti.
Con la ripresa dell’anno scolastico, è stata presentata dal Comune di Roma, la scorsa settimana, la proposta didattica per gli studenti e per gli amanti della cultura e della “conoscenza”.

La nuova offerta per l’anno scolastico 2017/18 – promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e dall’Istituzione Sistema delle Biblioteche Centri Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura – comprende percorsi nei musei, itinerari alla scoperta della città, progetti speciali, laboratori, attività di simulazione e nuove modalità di comunicazione museale per imparare giocando e per rendere studenti e visitatori protagonisti effettivi dell’esperienza vissuta.

L’iniziativa per le scuole è parte integrante del programma “PATRIMONIO IN COMUNE. Conoscere è partecipare” del Comune di Roma.

L’intento? Stimolare alla conoscenza dell’arte e della storia di Roma, in molteplici forme per portare alla formazione ideale di una coscienza la coscienza del patrimonio come bene condiviso e da tutelare. Tutti insieme e appassionatamente.
Tantissimi gli appuntamenti a comporre il vasto programma didattico dell’iniziativa.

Vediamone alcuni:

  • Oltre 200 proposte, articolate per ogni tipo di scuola, sui musei archeologici, d’arte e scientifici e sul territorio per rendere fruibile a chiunque la lettura di un patrimonio culturale, immenso e variegato, come quello della città di Roma.
  • Consultazione on line del catalogo per ricercare facilmente le attività, selezionando tipologia, musei, siti del territorio. Ogni attività è accompagnata dalla relativa scheda didattica. Sperimentazione della pratica delle Visual Thinking Strategies – Strategie di pensiero visuale (VTS) in un progetto pilota, con appuntamenti specifici e in una dinamica di scambio: il museo diventa luogo di accoglienza e partecipazione di piccole comunità di studenti che osservano e si confrontano, attraverso la descrizione dell’arte, sperimentando nuove possibilità di dialogo.
  • Attività sui restauri ultimati e sulle azioni conservative della Sovrintendenza con incontri “dietro le quinte”, per sviluppare una coscienza del patrimonio come bene condiviso e da tutelare. Vengono presentati  temi relativi all’uso pubblico di piazze, monumenti, fontane, con particolare attenzione alle pratiche di manutenzione e salvaguardia (ad esempio Piazza di Spagna o Fontana di Trevi) e all’arte pubblica di nuova realizzazione (Effimere figure. William Kentridge e l’arte urbana di Triumphs and laments).
  • Numerose proposte multidisciplinari, nate dal lavoro “in rete” tra istituzioni diverse: museo/territorio, biblioteche, archivio.

Il catalogo di attività didattiche gratuite (la gratuità è dedicata alle scuole di Roma e Città Metropolitana fino a esaurimento dei posti disponibili, ad eccezione del Museo di Zoologia e del Planetario) prevede iniziative consolidate e nuove proposte, con modalità e strumenti di comunicazione puntualmente diversificati per fasce d’età.

Tra visite alle mostre, percorsi museali guidati, passeggiate botaniche, laboratori, incontri scientifici e ludici gli argomenti spaziano dall’archeologia all’età contemporanea, dall’architettura alla storia, dalla scienza alle tradizioni popolari, dall’arte applicata alla botanica, dalla fotografia all’astronomia.

 Nello specifico:

  • Percorsi nei Musei, incontri guidati, diversificati tra loro, realizzati in maniera interattiva, con lo scopo di conoscere i capolavori e le collezioni archeologiche, e destinati anche alla conoscenza del patrimonio naturalistico. Tra gli altri: “Una città tanti racconti: le origini di Roma narrate per immagini” ai Musei Capitolini; “Il Museo rispecchia la città. Trova la storia che più ti piace” al Museo di Roma; “Un viaggio nella Roma del Novecento tra arte e musica” alla Galleria d’Arte Moderna.
  • Roma Museo Diffuso, itinerari alla scoperta della città antica, della città moderna, delle ville nobiliari, dei giardini e delle passeggiate pubbliche, per imparare a guardare e a “leggere” il patrimonio anche nella quotidianità. Tra i monumenti da poco restaurati e aperti al pubblico, la visita al Circo Massimo.
  • Conoscere attraverso il fare”, laboratori per osservare, manipolare e creare, per vivere l’archeologia e l’arte oltre la mostra e attraverso l’opera, puntando sul binomio apprendimento/gioco. Tra minilab, attività di simulazione, sperimentali e cooperative learning, il ricchissimo programma, al Museo Civico di Zoologia, permette a bambini e ai ragazzi di conoscere e sperimentare la natura.
  • Visite e laboratori per bambini e famiglie condotti da artisti e da curatori in occasione delle principali esposizioni allestite nei Musei civici (tra le altre: “Hokusai. Sulle orme del Maestro”; “Piranesi. La fabbrica dell’utopia”; “Paesaggi urbani nella Roma del Novecento di Francesco Trombadori”; “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”).
  • Osservare, comprendere, comunicare attraverso l’arte. Studenti al museo con le Visual Thinking Strategies, lettura di opere in cinque sedi del sistema dei Musei Civici (Musei Capitolini, Museo Napoleonico, Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, Galleria d’Arte Moderna e Museo di Roma). Studenti grandi e piccoli vengono incoraggiati a usare le capacità di osservazione e riflessione, confrontandosi in gruppo e vivendo il museo come luogo di accoglienza e di dialogo.
  • Un libro aperto sulla storia, percorsi tematici per una lettura della città nella storia, concepiti come cicli cronologici, articolati in percorsi tra museo e territorio. “Roma antica”, “Roma medievale”, “Roma moderna”, “Roma nell’800” e “Roma nel ’900”: storia e memoria si dispiegano come un libro di immagini, percezioni ed emozioni sui temi affrontati in classe.
  • Tra luoghi e carte, itinerario integrato tra territorio e Archivio Capitolino, itinerari per avvicinarsi alla storia della città e alla ricerca d’archivio.
  • Leggere la città, una mattinata alla scoperta del museo o del territorio e una sosta in biblioteca per ritrovare gli argomenti della visita attraverso la lettura.
  • Speciale Scienza, incontri integrati, in classe e al Museo di Zoologia, per affrontare insieme le più diverse tematiche scientifiche mentre i grandi temi dello spazio, del tempo, dell’origine dei pianeti e delle stelle sono approfonditi attraverso gli spettacoli astronomici, le conferenze e le osservazioni di Roma Planetario (attività a pagamento).
  • La Biblioteca va al Museo, dedicato a piccoli e giovani studenti per avvicinarsi al museo e alla lettura attraverso la ‘mobilità’ dei libri e della cultura.

La Sovrintendenza ha attivato anche Progetti Alternanza Scuola Lavoro, per la promozione di uno scambio ideale tra istituzioni – Sovrintendenza e Scuola – e tra persone: studenti, docenti e curatori. Da un lato, gli studenti sperimentano professionalità legate ai settori dei beni culturali, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio di Roma Capitale, dall’altro, la Sovrintendenza ascolterà un contributo di idee sul patrimonio comune e su come comunicarlo. 

Tutta l’attività didattica si incentra sui temi e sugli argomenti più vari: dalla botanica all’arte contemporanea, dalle arti applicate alla scienza e all’archeologia.

  • Oltre alle attività e grandi iniziative consolidate della tradizione (“Educare alle mostre, Educare alla città”, “Weekend al Museo”, “Notte dei Musei”, “Giornata europea del Patrimonio”, “Zoohalloween”, “Biennale Arteinsieme”), sono diverse le nuove proposte in atto o programmate per il prossimo anno: Il patrimonio di tutti. Roma fuoridentro le mura, Archeologia del regime, Invito a casa del Cardinale, Cultura della salvaguardia, Lezioni-spettacolo in collaborazione con il Teatro di Roma, Laboratori di psicologia dell’arte, MIX – Incontriamoci al Museo.
  • Diversi eventi speciali per ogni fascia d’età;
  • servizi e progetti all’insegna dell’accessibilità, con l’intento di realizzare musei “aperti” a tutti, abbattendo le barriere architettoniche e sensoriali.

Nel dettaglio:

  • Educare alle mostre, Educare alla città (settima edizione – a partire da ottobre 2017).

Un laboratorio per conoscere e approfondire argomenti su Roma a 360 gradi. Dedicato prevalentemente a docenti e studenti universitari ma aperto a tutti, il programma, in vari incontri gratuiti, da ottobre a maggio, approfondisce con sguardi diversi e interdisciplinari temi relativi alle collezioni museali, alle mostre e aspetti rilevanti della storia della città, tra cui cambiamenti urbanistici, sociali e culturali, con particolare attenzione ad aspetti meno conosciuti: temi e luoghi della scienza e della storia delle donne per delineare, da punti di vista non usuali, una mappa della città nell’età moderna e contemporanea.

Il servizio formativo/informativo, concepito come lavoro in rete tra alcune delle istituzioni culturali di Roma, porta il pubblico a contatto con luoghi diversi della città: la rete del Sistema Musei Civici e gli spazi monumentali della Sovrintendenza, il circuito delle biblioteche comunali, l’Archivio Storico Capitolino, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, la sede dell’ex-Mattatoio del Dipartimento di Architettura di Roma Tre, l’Accademia di Belle Arti e la sede dell’Istituto Luce nel Teatro dei Dioscuri al Quirinale.

Gli incontri gratuiti sono curati da docenti universitari, studiosi, archeologi e storici dell’arte della Sovrintendenza, curatori di mostre.

  • Il patrimonio di tutti. Roma fuoridentro le mura: una serie di “appuntamenti al museo” fuori dagli schemi, finalizzati a creare un rapporto specifico tra istituzioni, coinvolgendo associazioni, comunità e persone. Quindici Municipi per Ventuno Musei si mettono in gioco per ridefinire le proprie identità e riscoprire l’appartenenza condivisa del patrimonio (a partire da gennaio 2018);
  • Roma Museo Diffuso: programma articolato in diverse iniziative per conoscere la città, i monumenti, le testimonianze artistiche e culturali meno note, disseminate sul territorio.
  • Archeologia in Comune: visite per conoscere la città antica, con aperture straordinarie di siti e monumenti e con uno sguardo agli interventi di restauro;
  • Archeologia del Regime: conferenze/incontri in siti/monumenti;
  • Traiano nei luoghi di Traiano: in occasione delle celebrazioni per i 1900 anni della morte di Traiano e in relazione alla mostra presso i Mercati di Traiano (dal 29 novembre), sono in calendario visite negli edifici e monumenti da lui costruiti o restaurati, o comunque realizzati durante il suo regno;
  • Invito a Casa del Cardinale: aperture straordinarie della Casina del cardinal Bessarione, uno dei luoghi più significativi della Roma quattrocentesca;
  • Le sculture di Villa Borghese. Un deposito aperto: appuntamenti periodici al Museo Pietro Canonica per approfondire la storia delle statue che decoravano originariamente la Villa;
  • Cultura della salvaguardia: visite ai restauri e agli scavi in corso o ai monumenti appena restaurati, “Passeggiate scientifiche”, a cura del Museo Civico di Zoologia: tante iniziative con l’obiettivo di comunicare i lavori della Sovrintendenza e sviluppare ulteriormente la partecipazione al patrimonio e alla cura dei beni comuni, sensibilizzando  i cittadini alla partecipazione e alla salvaguardia attiva del patrimonio artistico, naturalistico e ambientale della città.
  • Occasioni speciali per conoscere l’arte e vivere la città, all’insegna della partecipazione, della solidarietà e del gioco. In calendario:
  • Giornate Europee del PatrimonioCultura e Natura” (23/24 settembre);
  • Giornata Nazionale delle Famiglie al MuseoF@Mu2017, una giornata all’insegna dell’arte e del divertimento in famiglia (8 ottobre);
  • ZooHalloween, una serata da brividi al Museo di Zoologia (31 ottobre);
  • Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre);
  • Vacanze di Natale – Musei in Gioco, per imparare giocando in famiglia sotto le feste;
  • Giornata mondiale del malatoArte in corsia”, un’alternativa culturale, e insieme ludica, offerta ai degenti di alcuni nosocomi romani (11 febbraio);
  • 21 aprile, 2771 Natale di Roma, la festa della città si snoda attraverso tre diverse iniziative. Sono rivolti a tutti i cittadini gli appuntamenti per costruire insieme conoscenze ed esperienze attraverso le Visual Thinking Strategies, ospitati in simultanea in alcuni musei e sul territorio. Tornano poi la tradizionale Maratona di lettura di sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (20 aprile), un omaggio della città al suo massimo poeta, e gli incontri di Roma vuol dire… per raccontare opere, monumenti e luoghi della città;
  • Appia day (maggio);
  • Notte dei Musei (penultimo sabato di maggio);
  • Giornata Mondiale del Rifugiato, per far conoscere le esperienze condotte da alcune associazioni in alcuni musei su progetti speciali (20 giugno);
  • Week end al museo, iniziative per le famiglie al Museo di Zoologia (Scienza divertente, Passeggiate scientifiche, Scienza in Famiglia, ScienzOfficina).
  • Mostre e non solo: oltre alle visite in occasione delle principali esposizioni allestite nei Musei Civici e ai laboratori per bambini e famiglie condotti da artisti e da curatori, sono proposte anche Lezioni-spettacolo in collaborazione con il Teatro di Roma, per le scuole e il pubblico. Un’esperienza multisensoriale che coinvolge il visitatore suscitando emozioni, stimolando l’immaginazione e rendendo vicine e attuali biografie antiche.
  • Il museo: un’esperienza per tutti, iniziative all’insegna dell’accessibilità museale, come:
  • Musei da toccare, visite tattili sensoriali in numerosi spazi del Sistema Musei Civici;
  • Art for the blind – Ara Pacis, progetto sperimentale unico nel suo genere nato e pensato per il Museo dell’Ara Pacis da e per i non vedenti;
  • Visite per persone con disabilità mentali;
  • Arteinsieme Biennale 2019, manifestazione Biennale Arteinsieme-cultura e culture senza barriere.
  • Progetti del Servizio Civile: iniziative specifiche dedicate all’accessibilità fisica e/o sensoriale nonché all’inclusione, per agevolare la piena fruizione del patrimonio da parte di tutti. Tra i tanti: Ore 10, Lezione di Arteterapia, per utenti con disabilità intellettiva e relazionale; Un colore, mille colori, per gli studenti, finalizzato a favorire l’inclusione; Un ricordo, la nostra storia, per gli ospiti dei Centri per la Terza Età; Il museo va in periferia, per gli studenti; Il Patrimonio Silenzioso, per non udenti; MO.VE., per turisti brasiliani, cinesi, russi.
  • Approcci diversi per la conoscenza e l’osservazione dell’opera d’arte, in attività innovative come Viaggi di psicoanalisi dell’arte, realizzati in stretta collaborazione tra curatori e specialisti del settore (medici psichiatri) o nelle sperimentazioni di laboratori di psicologia dell’arte, come La Psiche alata. Tra memoria, percezione e immaginazione, un laboratorio integrato per il pubblico (vedenti e non) per sperimentare modi nuovi di esprimersi graficamente.
  • MIX – Incontriamoci al Museo: un nuovo contenitore di eventi, sviluppato in 7 percorsi. Gli appuntamenti spaziano dall’arte contemporanea, all’illustrazione e al fumetto, dalla letteratura ai laboratori, dalle visite guidate tematiche e animate alle conferenze. Anche questo progetto è stato ideato con l’intento di rendere gli spazi museali un luogo di incontro e partecipazione attiva, attrarre target diversi di pubblico (adolescenti, giovani, famiglie, anziani, cittadini stranieri residenti a Roma) per far conoscere loro gli spazi e farli vivere con modalità inconsuete.
  • RomaPlanetario: il nuovo Planetario di Roma presso l’Ex Dogana offre un’esperienza totale e vertiginosa, con una rinnovata tecnologia di proiezione. In programma attività didattiche/divulgative rivolte ai cittadini grandi e piccoli, come osservazioni del cielo al telescopio, eventi artistici, concerti, copertura in diretta di fenomeni astronomici rilevanti, conferenze, corsi di astronomia.

 Calendario delle attività e aggiornamenti sono consultabili on line www.sovraintendenzaroma.itwww.museiincomuneroma.it 
scuole.museiincomuneroma.it
@educaroma

INFO
Tel. 060608 (tutti i giorni, ore 9.00-19.00)

 

Ti custodisco

Ti custodisco,
come si custodisce il silenzio,
in un giorno di pioggia,
fino a una gioia,
che stracci, scoperchi, dissolva nel petto,
uno smarginato cuore,
un sogno sfocato
che odora e scompare,
al mattino che suona.
Mi sottraggo al reale
per farmi impasto visibile
che si proietta
su frontiere e mistero
dove l’ignoto
è un quotidiano
sbriciolar di sassi,
un cammino di danza
su grembi di bagliore.
Mentre la sponda,
è una meta di luce,
è un sospiro che tace

 

 

Scheggia

Come fa il delirio
quando accoglie e oltraggia
tra sbattute sponde
il passato che raggruma,
intento ai manti floreali
cerco scampo
accarezzando
respiri senza verbo
di occhi in amorosi musi.
Divento, poi,
scheggia che s’invola
nel tramonto col sapore di un pompelmo rosa
in attesa delle briciole del giorno.
Sarà forse la mia, una cupa storia
come tante
di groppi e graffi
su vetri infranti e lattonerie di crosta,
forse scialba o sonnolenta.
Ma non mi importa.
Ho la visione di un assolato campo
con lampi d’igniti dardi
in cui c’è traccia
di improvvisi scatti
tra memorie e spilli
e luminose sorti

 

E’ una gibigianna, in briciole

E’ nel sole del mattino
che si nasconde un principio
di stracciata eternità.
Nell’aria fredda
che cospira
sui digrigni delle ombre.
È una cromatica congiura
che slaccia i vessilli
con sembianze d’illimitato.
La fine e l’inizio.
Grovigli inconsapevoli
conferiscono
metafisiche solitarie
a strade quotidiane
affollate di respiri.
Mentre scorrono nuvole,
su secoli di pietra.
È una gibigianna,
in briciole.

 

Nuova resistenza

Non è questione di ostilità. Sarebbe come dire sempre si.

Equivarrebbe a puntare sempre i piedi. Ovvero non costruire ma distruggere come una rivolta impotente.

Riuscire a districarsi nel ginepraio dei condizionamenti e del “serpente globale” e mercato, è sempre più difficile.

Riuscirci è la vera sfida. Coltivare uno “stile ostile”, “non conforme” alla falsità dell’irreale, del “va tutto bene” mi pare fondamentale.
Così come riuscire a trovare il proprio bene, dentro e fuori di sé.

Il banalmente gioire è funzionale al sistema che ti avvelena il sangue raccontando storielle, talvolta anche divertenti. Ma il fine è sempre il medesimo: realizzare l’eclissi del pensiero del caos della libido, tanto per citare l’aspetto più scontato.
Come asserito da Hannah Arendt, “la società di massa non vuole cultura ma intrattenimento”.

Continuo a credere che, nonostante il desiderio di svuotarlo l’uomo allo scopo di farne un consumatore distratto, egli sia ancora capace di qualche lampo di luce, di genio, di qualche aspirazione alla libertà.

Mi torna in mente lo scritto di Ennio Flaiano dal titolo emblematico Filosofia del rifiuto.
Leggiamolo:
Agire come Bartleby lo scrivano. Preferire sempre dire no. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti, perché tutto viene utilizzato contro di te, in una società che è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorisce perciò il malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia, che ostacola la ricerca scientifica, la cultura, una sana vita universitaria, dominata dalla burocrazia, dalla polizia, dalla ricerca della menzogna, dalla tribù, dagli stregoni della tribù, dagli arruffoni, dai meridionali scalatori, dai settentrionali discesisti, dai centrali centripeti, dalla Chiesa, dai servi, dai miserabili, dagli avidi di potere a qualsiasi livello, dai convertiti, dagli invertiti, dai reduci, dai mutilati, dagli elettrici, dai gasisti, dagli studenti bocciati, dai pornografi, dai poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Rifutarsi, ma senza specificare la ragione del tuo rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: No. Non cedere alle lusighe della televisione. Non farti crescere i capelli, perché questo segno esterno ti classifica e la tua azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare perché le tue canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l’amore alla guerra perché anche l’amore è un invito alla lotta. Non preferire niente. Non adunarti con quelli che la pensano come te. Migliaia di no isolati sono più efficaci di milioni di no di gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne metti la tua scheda bianca sulla qale avrai scritto: No. Sarà il modo segreto di contarci. Un no deve salire dal profondo e spaventare quelli del si. I quali si chiederanno che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo”.

Col consueto piglio polemico Ennio Flaiano, nel suo Diario degli Errori, uscito nel 1976, dice no.

Forse, allora, quelli del si, quelli  della ripresa economica, del job act, del lavoro che cresce, del problema accoglienza e immigrazione che non esistono, quelli che se la cantano e se la suonano, forse, proprio a questi qui, bisogna cominciare a dire no, a fare barriera, a sbugiardare la finzione, cercando la realtà. A dire no.

Prendere consapevolezza. Per godere del buono e dire no al cattivo. Soprattutto a livello etico.
Svelando bellezza e smascherando l’orrore.

La buona battaglia. Come ricorda Nietzsche: “Formula della mia felicità: un si, un no, una meta da raggiungere”.

Cominciamo a dire no allora, allo sfruttamento, al piacere banale, a quello fondato sulla sofferenza altrui, alle rate, ai mutui, al danaro in prestito, al superfluo.
Diciamo no al mostro tentacolare del mercato e alla dittatura dell’illusione e dell’irreale. Da individuare e da boicottare.

Ecco il senso della vita. C’è bellezza lì fuori, c’è gioia, c’è fermento.

Facendosi coscienti, assumendo una autentica indipendenza da tutto ciò che ostacola il pulsare del reale per fare del vivere uno spugnoso detrito.
La vita vera, quella su cui immolarsi di felicità, non è mera quiete, né euforia calcistica, né evasione lenitiva.
E’ lotta in un processo di chiarificazione.
Per trovare un elevato senso di sé che porti il nostro cuore a volare in alto.

Contenti di quello che siamo. Non fintamente ilari di fronte al’essere che ci hanno imposto in salsa melliflua.
Il mondo è questo, è vero. Possiamo gustarlo in ogni istante.
E soprattutto possiamo agire.
Facendo in modo che ciò su cui nulla possiamo, nulla possa su di noi.

Consapevolezza e nuova resistenza.
Ognuno scelga di incidere sulla realtà, incidenso se stesso.

Interrogando, in silenzio, la propria coscienza.
E, se possibile, respirare un pò di libertà.

E la morte non avrà più dominio

Una delle più belle poesie di un poeta che amo, Dylan Thomas, una lirica che è la mia preghiera, la mia speranza di fronte all’eterno sospiro che ci fa scoprire la fragilità di tutte le cose.

Un invito a vivere, a farsi “dominatori di se stessi”, a credere che nulla ci sarà mai tolto.
Perché ogni strappo venga ricucito.

Il mio pensiero per Gotanda, il gatto di mio fratello e mia madre, che ha raggiunto stamattina sul Ponte dell’arcobaleno il mio amato Gastone, pochi mesi dopo di lui. Anche per loro, come per Gastone, sono stati 15 anni di meraviglioso amore e di vita insieme.

Gastone e Gotanda erano fratelli, Vissuti separatamente, si sono ricongiunti in poco tempo.

E la morte non avrà più dominio

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benchè ammattiscano saranno sani di mente,
Benchè sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benchè gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benchè matti e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino e che il sole precipiterà,
E la morte non avrà più dominio.

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And death shall have no dominion

And death shall have no dominion.
Dead men naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
Under the windings of the sea
They lying long shall not die windily;
Twisting on racks when sinews give way,
Strapped to a wheel, yet they shall not break;
Faith in their hands shall snap in two,
And the unicorn evils run them through;
Split all ends up they shan’t crack;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
No more may gulls cry at their ears
Or waves break loud on the seashores;
Where blew a flower may a flower no more
Lift its head to the blows of the rain;
Though they be mad and dead as nails,
Heads of the characters hammer through daisies;
Break in the sun till the sun breaks down,
And death shall have no dominion.

Nostalgie e groppi in gola

Sono sul letto. D’estate. Ricordi.

Della mia adolescenza. Il silenzio è quasi totale. Interrotto da un vento fresco che entra e muove i poster, come si chiamavano un tempo, attaccati alle pareti della mia stanza.

Clash, U2, Police, Pink Floyd. Il gigantesco quadro che raffigura il bambino indiano, simbolo del massacro dei nativi a Wounded Knee, mi guarda. Sono un “pellerossa” dentro. Non solo perché in estate mi ustiono. Un altro rumore interrompe questo meraviglioso silenzio di una qualunque notte estiva: la fontana del giardino del palazzo dove guizzano i pesci rossi culla dolcemente i miei pensieri, una ninnananna lieve.

Degusto a piccoli sorsi la mia gioventù.

Ricordi. Mio padre, ah mio padre. Dorme nella stanza accanto. Un colpo di tosse e si rigira nel letto. Mio padre.

Continua la notte. E ancora i ricordi. Ascolto musica appena posso. Mio padre, sempre lui, sono benestante, mi propone due alternative per il regalo dei miei 18 anni: impianto hi-fi professionale o Laverda 125 motore Zundapp. Sono a un bivio. Come sempre.

Nonostante adori andare in moto, la musica è ancora di più un richiamo irresistibile. Scelgo hi-fi. Posiziono il letto della mia stanza esattamente al centro delle casse per farmi avvolgere dal sound e navigo quando ancora internet non esiste. In particolar modo di notte.

Vorrei fare il musicista. Suono in un gruppo. Anni Ottanta. Con la New Wave ho un feeling speciale. Alternativa: fare il giornalista. Scrivo sempre, tanto.

Non frequento troppe persone. Sempre tendenzialmente solitario. Non perché non ne abbia bisogno. No. E’ che dopo un po’ mi annoio.

Sto bene con tutti, più o meno. Intimità vera con rare eccezioni. Se devo annoiarmi in compagnia, mi annoio da solo. E scelgo musica e passeggiate in moto.

Ricordi. L’estate. A Campo di Mare in bicicletta o in vespa e sentire il profumo degli eucalipti, passeggiando tra le ville bianche. I profumi mi riportano ai luoghi. Il mare al tramonto, due corpi estivi che si abbracciano. Ora di cena. Me ne vado in giro. Le luci nelle case, le voci, lo stare insieme.

Oppure dopo pranzo. Io e mio fratello ad aspettare che faccia meno caldo in casa, quando tutto è sospeso e ti prende l’angoscia, una strana angoscia. Non tutto è facile. L’adolescenza è tosta, soprattutto se ti fai delle domande e non segui i gruppi, le masse, le combriccole.

Anni Ottanta. Con mio padre discuto, mia madre aggiusta. A modo suo. Con mio padre litigo ma c’è un rapporto. Difficile. Non accetta molte cose mio padre. Mi condiziona. Sopporto ma faccio come mi pare. O meglio, tento. Qualche volta riesco. Mi compro di nascosto la mia prima vera moto Teneré 600, un simbolo degli anni Ottanta. Lui lo scopre. Non dice nulla. Contraddizioni di un rapporto difficile. Quando non ci sarà più, rimarrà uno strappo. Nonostante le difficoltà.

Anni Ottanta. Ricordi. Andare a suonare in sala. Fare concerti, sperare di farne un lavoro. Poi la realtà. No. Mi laureo e mi dedico ad altro. Niente mi viene facile. Catarsi, karma, chiamatelo come volete. Devo sudarmele le cose. Ancora oggi. O forse vivo tutto come sono. Complicato e lacerato, non sempre, ma molte volte. Come il mio rapporto con le giovani della mia età. Riscontro, senza modestia, qualche successo.

Ma sono complicato. E alla fine complico tutto. Per non dire del sesso. Non lo amo a caduta libera. Non lo vivo bene. Io devo avere tutto il contesto e rendere ogni momento straordinario. Sono un illuso ma a me piace vivere così. Tra l’ascetico e l’estetico. Non mi piace il vorrei ma non posso. O posso come sento o dico che non voglio. In vespa e in moto con vento in faccia, non c’è ancora l’obbligo del casco e poi fermarsi insieme sotto le stelle e guardare quel tremolio e non dire nulla.

Baciarsi e fare musica. Con la notte e con le stelle. Poi il tempo prende a scorre veloce, dopo la maturità. Università e militare sono un attimo. Durante il militare, nei numerosi turni di guardia in Cavalleria, mi godo le notti parlottando con qualche compagno, a tratti anche in profondità. E guardo le stelle mentre aspetto che finisca quell’anno. Più tardi, conosco mia moglie, quando penso che non mi sposerò mai.

Mentre mio padre se ne va. In breve e sempre con la stessa voglia di godere della vita in maniera profonda arrivo ad oggi. Sorseggio ancora la vita, non più da adolescente. Mi confronto col mondo, a volte vinco e molte volte perdo. Ma sono quello di questi ricordi. Desiderio di bellezza, di relazioni consapevoli, di natura e silenzi vertiginosi. Sono quello che vuole degustare ancora. Nonostante il tempo che passa, voglio continuare a dare importanza ad ogni istante perché solo così, lo fermo il tempo. Almeno ho l’illusione di farlo.

Come ora, con i ricordi che danno l’assalto al mio presente, generando nostalgia. Che accolgo e trasformo in vita, desiderando ancora.

Questa vita, questa possibile libertà.