Quando

Quando mi fissa un fiore,

o un impastato vento,

bevo stelle,

nell’abitacolo dei rampicanti.

Senza eccessi.

Però immagino.

E se ne vanno uncini e graffi,

nomi e assilli.

Come un cartoccio di paradiso

che disnebbia

le vele del silenzio, il roveto che sforbicia e, qualche volta,

dilania pure.

Non è diabolico un abisso,

o un buco troppo vuoto.

E’ quel grumo arrotolato

sulla chiglia delle speranze.

Si fa sera ogni volta,

ma talvolta è notte, notte fonda,

mentre aspetti

che dal calore di quei chicchi,

crepi e squarci una forza

di vegliante,

una sonda sui bastioni

che si faccia canto,

secco, potente,

di vita densa,

di gioia vera,

tra sillabate vene e nessuna increspatura.

 

castelluccio8-luglio2016

 

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