Io sono

Io sono.

Che ho paura.

Molte volte e molte volte no.

Col guizzo della disperazione,

con l’assillo di cadere

e volare giù,

ingombro dei miei detriti,

incupiti,

con la grandine che sgronda,

ogni volta che dovrei star fermo.

Io.

Come cristallo

che mi incrino

se il vento scrive,

col suo pennino

sul mio cuore incartocciato,

sulla svampa

dei miei grumi

che fanno come i sistri,

suoni di catene o di scalpicciati petti.

Sono io,

tumefatto

dalle frange degli arbusti

e dai solchi della notte

che mi porto dentro

da bambino

su lenti scure

di lacrimose trame

e il mondo,

che non riesco a governare,

nelle paure che non so razionalizzare.

Avrei voluto

sembrare un dio,

un condottiero,

un’armata di forza e di virtù

ma forse

non sono altro

che un giglio in un fosso,

un singulto in un dirupo,

un impaurito uomo

che non dimentica

il bimbo che piangeva

quando rimaneva solo,

col sale sulla lingua

e un lucore in dormiveglia

a dire,

un po’ di luce,

in questa cavità.

 

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