La lancinanza

 

Mi fido di me,

di ciò che sono

e che sono diventato

anche quando,

rimango la sciocca parte

di una commedia infranta.

Offro il silenzio,

e la mia storia

alla polvere del tempo,

e mi accorgo

quando sto bene al battito

come un lupo nella tana.

Se c’è il vuoto che ruggisce

o la tempia che si sfalda,

solo il guscio

dei miei pensieri,

mi rilancia

nel cipiglio di una gioia senza senso.

E si fa festa,

perché mi ospito, mi abbraccio,

tra l’incidenza di un ciocco che si accende,

con gli alari,

nella luce, tra vita e solitudine graffiata.

Vedo mio padre coi suoi sorrisi lievi,

vedo l’amore mio venirmi incontro,,

vedo me che vedo loro e tanto basta.

E’ la distanza

che a volte fa una guerra candida.,

in un cielo che sussurra, piano piano,

pensa a te e al tuo sogno di mondo.

Senza appigli,

c’è la breccia delle parole incenerite,

e del sangue,

che batte, forte, sulla pelle,

per non farmi male,

quando, intrappolato, nel ghiaccio di una scrocchiata strada,

il ricordo oscilla, tra il sorriso e la lancinanza,

Nel cammino, separato da ciò che non comprendo,

e che non mi sbenda,

alloggia un grido,

che sfida il cielo, in una notte scalza,

la lancinanza.

fiamme

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