Abitando l’immensità

Abitando l’immensità. Capo Spartivento, costruito nel 1854 dalla Marina Militare, è uno dei venti fari reali voluti da Vittorio Emanuele di Savoia. Un posto straordinario, in vetta all’infinito, per una vacanza che non dovrebbe avere mai fine.

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Dormire in un faro mentre il rumore del mare accarezza la notte: realizzare un’apologia romantica non è mai un’eccesso. Chi sa capirne tutta la prorompente vitalità, definisce l’estasi come un’irruzione dell’eterno nel reale. Capo Spartivento, antico faro situato in provincia di Cagliari, è una delle poche strutture dove è possibile alloggiare, immersi in un luogo di intensità, ai confini dell’estasi. Nel sito http://www.farocapospartivento.com si legge:”Ritrova la tua anima e perdila per sempre perché lei qui vorrà restare”. Scalando le vette dell’infinito, arrampicandoci attraverso le onde di un mare strepitoso, si arriva in cima al faro dove sarà veramente difficile ripartire.

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Il nome del promontorio, Spartivento, su cui il faro sorge, viene dalla tradizione dei pescatori. La struttura, infatti, divide i venti orientali e occidentali e rappresenta l’estremità ovest del golfo di Cagliari che forma il golfo degli Angeli assieme a Capo Carbonara. La vista è una pugnalata in gola, una sciabolata al cuore. Da una parte mare a perdita d’occhio, dall’altra le spiagge di Cala Cipolla, la sabbia bianca di Chia, Capo Teulada e le isolette vicino Tuerredda. Percorrere i 4 chilometri di mulattiera per arrivare in vetta, attraversando i profumi dei ginepri secolari e della vegetazione tipica della Sardegna, è già un buon motivo per non partire più. Fermarsi e guardarsi intorno vuol dire mettere mano a uno struggente desiderio di eternità. Senza se e senza ma. Tant’é.

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Il primo restauro del faro risale al termine della seconda guerra mondiale. Mitragliato dagli aerei americani, aveva bisogno di essere rimesso in sesto. Per molti anni rimane questo l’unico intervento effettuato sull’edificio che ospita la famiglia dei faristi fino agli anni Ottanta, momento che coincide con l’avvento dell’automazione e con la fine dei cambi della guardia.

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Il faro rimane in stato di abbandono fino al 2006 quando viene restaurato con un intervento di recupero che lo caratterizza in maniera inequivocabile. L’hotel che ne viene ricavato è a 5 stelle. L’architetto che cura il restauro è Mario Dal Molin e la ristrutturazione fa parte di un ampio progetto ideato dall’imprenditore Alessio Raggio che punta al recupero e alla valorizzazione di antiche strutture di pregio. Lusso, cultura, memoria storica, bioedilizia, imprenditoria in un abbinamento possibile. L’intervento è attento, rispettoso della memoria storica, pur nel mutamento profondo della destinazione d’uso dell’edificio. Il fascino di uno stile mediterraneo e minimalista dona al faro ancora più carattere. L’intervento dura 8 anni: il risultato, come testimoniato dalle splendide foto di Roberto Patti, è straordinario.

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Il progetto finale riesce ad armonizzare ambiente, turismo e architettura attraverso la realizzazione di una “scenografia” di intensa bellezza a cui l’applicazione dei principi della bioedilizia e l’utilizzo esclusivo di materiali locali come pietra, basalto, granito, ferro battuto e legno conferisce una indiscutibile originalità nel design. L’acqua calda e l’energia elettrica sono prodotte con pannelli fotovoltaici, un dissalatore permette di utilizzare l’acqua di mare per le normali funzionalità della struttura mentre un impianto di fitodepurazione recupera le acque reflue per l’irrigazione. Gli spazi vengono redistribuiti e trasformano il faro in una struttura non più proiettata solo verso il mare ma in grado di guardare anche verso l’interno. Ne deriva una sinergia, una fusione con il paesaggio di totale armonia. Di giorno, la natura urla il suo grido di esaltante splendore, di notte il faro promana i suoi bagliori assieme ad un policromatico gioco di luce che illumina la proprietà. L’architettura luminosa di Capo Spartivento continua a irraggiare il cuore dei naviganti che passano e che alzano gli occhi al cielo, ammirando una stella che brilla da 160 anni.

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Il minimalismo votato al bianco degli interni con i suoi volumi essenziali si accompagna agli arredi composti da pezzi unici, in grado di raccontare, ogni singolo oggetto, una sua storia di lontananza e di artigianato. Antichi fondi di carro proveniente dalla Turchia, il baule indiano per i libri nella sala del té, il vecchio mortaio mongolo che funge da base per i lavandini del piano terra o la cornice dello specchio con 42 timbri indiani usati per stampare stoffe, tutto concorre a realizzare un raffinato equilibrio dove si inseriscono, quasi per magia, i lampadari di design in cristallo di Murano e sedute in pelle bianca stile Luigi XIV. Ritorna sempre il motivo del viaggio e la figura del viaggiatore perché a Capo Spartivento è questa l’icona che domina, non quella del semplice turista. È una visione del mondo in cui il lusso è essenzialmente qualità non ostentazione, eleganza e cultura del bello, non transumanza spicciola di uomini e di merci.

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Una mentalità protesa verso l’ignoto per cogliere, a tratti, l’infinito nel mondo che passa.

Il mio articolo scritto per http://www.greenplanetagency.com.

 

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