Mi faccio vivo

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Mi faccio vivo,

del mio sole introverso,

e sorrido,

svelandomi ad ogni limite

 

thewalker

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Aprite gli occhi e sognate

Vi propongo il mio articolo appena scritto per Green Planet Agency (www.greenplanetagency.com).

Aprite gli occhi e sognate.
Con il mondo fiabesco e onirico dell’arte visiva di Bimba Landmann.
Se la poesia serve a immaginare, l’arte grafica, il disegno, la pittura, come la musica, riescono a rendere visibile il sentimento poetico. L’immaginazione creatrice diviene il tramite tra il reale e l’irreale, facendo del velo di Maya, un soprabito chic. Il senso illusorio del mondo si solleva perché nel disegno poetico, nella raffigurazione il cui il colore è metafora e supporto del cammino esistenziale, c’è il tempo che non passa. E tocchi il colore, ti immergi nella fantasia che prende forma e vita. Rimaniamo bambini a vedere certi mondi grafici, certi quadri. Per questo amo i fumetti e ho sempre adorato i disegni dei bambini, che, mentre disegnano, rimangono immersi, assorti e concentrati, nel loro stigma di ricerca dei primi perché. Senza distrazione alcuna. Forse, anche per questo, adoro Chagall, Van Gogh e tutto il colore che mi riporta ad un certo tipo di mondo. Come quello dell’artista illustratrice Bimba Landmann a cui il Museo Carlo Bilotti ha dedicato, la mostra, in programma fino al prossimo 4 giugno presso l’Aranciera di Villa Borghese a Roma, Bimba Landmann. Cultura visiva e immaginario fantastico.

Locandina_BimbaA4_Web-copiaL’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Emanuela Mastria, servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra sintetizza, attraverso le affascinanti immagini dell’artista, un percorso creativo in grado di coinvolgere, soprattutto i bambini. La magia delle immagini dipinte dall’artista è un invito a lasciarsi trasportare in volo dalla fantasia e dal cromatismo gioioso, in un pellegrinaggio quasi “siderale”, attraverso oltremondi fantastici e visionari, ricolmi di riferimenti visivi importanti capaci di rifarsi ai grandi capolavori dell’arte. Di arte, di colore, di gioia, di dolcissimi pianeti, alieni da fisime dis-umane, abbiamo, oggi, un tale bisogno che il mondo visivo realizzato da Bimba Landmann contribuisce non poco a sollevare, per un istante, lo spirito oppresso. Come ogni volta riesce a fare, grazie a Dio, uno spruzzo di autentica bellezza. L’illustrazione è il tramite, dunque, per approdare, molto meglio di Capitan Uncino e, senza nemmeno dirlo, di capitan Findus, a luoghi lontani, sconosciuti e fantastici, a chissà quale asteroide dove, forse, incontreremo Il Piccolo Principe. I libri di Bimba Landmann sono stati tradotti in più di venti lingue, il suo lavoro è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

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Tra le opere esposte, anche le illustrazioni di libri come Un bambino di nome Giotto, Quel genio di Leonardo, Come sono diventato Marc Chagall. Oltre alle tavole originali, sono in mostra anche i libri stampati e alcuni schizzi, che evidenziano la complessità del progetto che sottende la realizzazione di un libro illustrato. Il percorso espositivo non segue un criterio cronologico, ma mette in relazione i diversi linguaggi utilizzati dall’artista attraverso tre aree tematiche: l’immaginario fantastico, il mondo epico e mitologico, la storia dell’arte. Durante l’inaugurazione, che si è tenuta il 20 aprile, molto avvolgente la performance di Bimba Landmann che, ispirandosi alla musica, ha dipinto e animato, in tempo reale, le immagini proiettate su uno schermo. Tra il materiale audiovisivo fruibile dedicato agli spettacoli musicali: Viaggio nella notte blu, realizzato con Elisabetta Garilli al Teatro Ristori di Verona nel novembre 2013 e L’unicorno dal corno d’oro, realizzato con Tony Carnevale e Stefania Graziani a McArthurGlen Castel Romano Designer Outlet nel luglio 2016.

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“Illustrare un libro è come aprire una porta ed entrare dentro un mondo. Devo immaginare tutto di questo mondo: i personaggi, il clima, i colori, l’atmosfera.” Con queste parole Bimba Landmann descrive il suo lavoro. Ce lo racconta in questa breve intervista.

fotografia Stefano Giorgi

Bimba, come ha capito che l’arte del disegno sarebbe diventato il suo affascinante lavoro?

In un “bigliettino” esposto al Museo Carlo Bilotti, ho raccontato proprio questo.
All’interno della mostra ho inserito molti di questi “bigliettini” che a volte fungono da didascalie, però più intimi e personali, come fossero pagine di un diario. A volte sono citazioni artisti, a volte piccoli racconti miei, a volte citazioni prese dai libri realizzati con i disegni esposti al museo. Il mio lavoro era il mio sogno da bambina perché adoravo disegnare. Nel bigliettino in mostra ho scritto così: Ho deciso di diventare una illustratrice quando ero bambina. Ero andata con la scuola a visitare il museo di San Marco a Firenze e davanti ai libri miniati rimasi folgorata: l’oro, il blu oltremare, la carta antica. E poi le celle dipinte dal Beato Angelico. Andai dalla maestra e le dissi: ecco cosa farò da grande. Lei rise e mi spiegò che quello era un mestiere molto antico, che non si faceva più. Eppure io continuai a riempire piccoli quaderni con storie, disegni e schizzi. E così continuo anche oggi questa avventura.

A cosa si ispira per mettere in movimento la sua fervida creatività?

Mi ispiro a tutto ciò che amo. L’arte, la pittura, la musica, ma anche la bellezza della natura. A volte mi domando da dove provenga la creatività e non mi so dare risposta.
Per me è come un fiume che a volte straripa e mi regale perle. Chissà. Forse è proprio così, la creatività non è merito nostro. E’ qualcosa dentro all’uomo. Dentro al suo dna c’è il bisogno di creare, il bisogno di fare, di riconoscere e di vedere la bellezza.

Quali sono le sue passioni?

La mia più grande passione è il mio lavoro. Che si sviluppa in molte forme.
Amo fare libri per bambini, raccontare la vita di grandi uomini e artisti, come Giotto, Leonardo da Vinci, Marc Chagall, San Francesco d’Assisi. Ma anche illustrare e creare fiabe per sognare e per fare andare lontano oltre l’orizzonte l’immaginazione.
Amo creare spettacoli musicali dal vivo, è molto potente questo scambio di emozioni con il pubblico. L’ultimo spettacolo “Ad occhi chiusi” è stato realizzato proprio in occasione dell’inaugurazione della mostra al Museo Carlo Bilotti. Una specie di tributo alla fantasia.
Poi ci sono i laboratori d’arte con i bambini che sono meravigliosi. I bambini sono artisti e con loro c’è uno scambio fortissimo. Imparo sempre molto da loro.
Parallelamente ho anche lavorato in carcere più volte, sempre facendo dei laboratori artistici. Anche questa esperienza è stata per me molto intensa. Ho visto coi miei occhi che l’arte è in grado di portare umanità e poesia anche in un luogo pesante e cupo come quello del carcere. L’arte è una specie di miracolo che riesce a tirare fuori la parte migliore dell’uomo.

I suoi prossimi lavori?

A breve uscirà un libro natalizio.
E ho molti progetti di libri ancora in costruzione, sono nella fase più creativa, quella della semina. Vedremo quale dei semi che sto piantando germoglierà! Vorrei dedicarmi anche all’animazione. E alla realizzazione di quadri su misura, creando un luogo magico apposta per ogni persona, in base alla propria storia personale.

Lei è abituata a scrivere storie con le immagini, disegnando la fantasia. Mi racconti qualche storia che invece le è capitata nella realizzazione del suo lavoro.

Sono piccole storie ma che per me hanno avuto un impatto importante.
Al Museo Carlo Bilotti mentre dipingevo dal vivo “Ad occhi chiusi” due bambine si sono messe a disegnare. Era impossibile fermarle. A tutti i costi hanno voluto finire il loro disegno per poi regalarmelo. Ora li custodisco gelosamente.
All’interno del carcere, un altro ricordo. Mentre io e i detenuti di Opera dipingevamo “la stanza delle farfalle” si avvicina un uomo con la mano chiusa e mi dice: guarda. Apre le sue mani ed esce volando una farfalla vera.
Con l’architetto Maurizio Giovannoni, altra storia, abbiamo realizzato la “Dreamroom”
la stanza dei sogni. Alla parete un grandissimo wallpaper fatto su misura per il cliente. Una notte ho sognato che questo wallpaper si animava, una cosa davvero magica.
E infine, con la curatrice della mostra al Museo Carlo Bilotti Emanuela Mastria abbiamo deciso di inserire il libro delle dediche. Consiglio di visitare anche quello! Ci sono disegni e messaggi bellissimi!

Se volete ammirare altre opere potete visitare il sito dell’artista:
http://www.bimbalandmann.com

La mia camera da letto - Bimba Landmann

Il Regno della carta - Bimba Landmann

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Informazioni:
Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia, Roma
Fino al 4 Giugno 2017
INGRESSO GRATUITO
Aprile – Maggio
Da martedì a venerdì ore 10.00 – 16.00
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
Giugno
Da martedì a venerdì ore 13.00 – 19.00
Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
Ingresso consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura
Info 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.museocarlobilotti.it, www.museiincomune.it, www.zetema.it
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Biografia Bimba Landmann
Bimba Selvaggia Landmann
nasce a Milano il 22 agosto 1968. I nonni paterni, originari della Lettonia, decidono di trasferirsi a Milano in seguito alla Rivoluzione russa.
Dopo il Liceo Artistico, nel 1988, Landmann si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove studia Pittura con Luciano Fabro che sarà una figura di riferimento significativa per il suo percorso artistico.
In quegli stessi anni si occupa d’illustrazione, frequenta la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e inizia una costante e fertile collaborazione con Ginevra Viscardi di ARKA Edizioni che si conferma nel corso degli anni attraverso la pubblicazione della maggior parte dei suoi libri.
A Bologna, allo stand della Bohem Press, incontra Štěpán Zavřel, maestro di illustrazione di libri per l’infanzia e direttore artistico di quella casa editrice. L’artista boemo sarà un punto di riferimento costante per Bimba Landmann, decisivo per la scelta di dedicare la sua ricerca e produzione artistica quasi interamente all’illustrazione.
Dopo questo primo incontro, Landmann studia illustrazione con Zavřel a Sàrmede nell’estate del 1991. In seguito è ospite nella sua casa dove dipinge un affresco nella zona esterna, in collaborazione con altri allievi.
Nel 1994 viene pubblicato il libro d’esordio Miriam sucht Weihnachten in sola lingua tedesca con la casa editrice Patmos.
Nel 1997 Un bambino di nome Giotto, pubblicato da ARKA, ha un grande successo tra i lettori e viene pubblicato in più di venti lingue. In seguito al libro su Giotto, ARKA dedica un’intera collana ai libri sugli artisti.
Tra le case editrici italiane che pubblicano i libri di Landmann ricordiamo: Carthusia, San Paolo e Pulcinoelefante. I libri dell’artista, oltre ad essere pubblicati in Italia, sono tradotti in tutto il mondo.
Dal 1995 espone, con frequenza quasi annuale, alla Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’infanzia “Le immagini della fantasia” fondata da Štěpán Zavřel e allestita in molti paesi del mondo oltre alla sede storica di Sàrmede.
Nel 1996 dipinge il primo trompe-l’oeil presso ARKA Edizioni al quale, nel 2009, segue un secondo dipinto ispirato a Venezia.
Nel 2003 dipinge un trittico su legno per il Chihiro Art Museum in Azumino, in Giappone, che entra a far parte della collezione permanente del museo. Il trittico  è dipinto con l’antica tecnica della tempera all’uovo ed è ispirato al libro Un bambino di nome Giotto. Dal 2009 collabora con Elisabetta Garilli, direttrice d’orchestra e compositrice. Insieme portano in scena numerosi spettacoli musicali, come “Viaggio nella notte blu” e “OPV Families & Kids”, in cui Landmann, ispirandosi alla musica, dipinge e anima in tempo reale, le immagini proiettate su uno schermo.
Nel 2013 crea un’immagine per “La stanza dei sogni” nell’appartamento privato di Juhana Torkki a Turku, in Finlandia. Un acquarello di grande formato, viene trasformato in un wallpaper da Maurizio Giovannoni, l’architetto che ha progettato l’appartamento in ogni suo aspetto e ha scelto di coinvolgere l’artista dopo aver visto il libro Come sono diventato Marc Chagall.
Nel 2016, a McArthurGlen Castel Romano Designer Outlet, Bimba Landmann realizza il concerto d’immagini e suoni “L’unicorno dal corno d’oro” in collaborazione con Tony Carnevale e Stefania Graziani.

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Preghiera

Dammi un cuore di pane,

una mano,

un pò di istanti

che frantumino queste ore del terrore.

Dammi un filo d’erba,

fresca fresca,

di mattina,

un fiore

un po’ di nutrimento,

un sudario sacro,

per questo sangue bimbo e grande, di innocenti,

che attraversa il cunicolo di una bestemmia,

stretta in gola.

Dammi un aeropago,

che si faccia vivo, tra spalle e cielo,

e porti all’odio e alla follia, non ravvedimento

ma vita, sotto pelle, in un pugno d’anni.

Dammi questa tua parola,

un suono,

che mi dica,

siamo io e te,

non due mondi ma uno solo,

io vengo si dall’altro,

ma porto il palpito,

di un cuore che non muore,

un battito,

di palpebre, d’amore.

Fai che ogni tanto,

il tocco di ciò non vediamo,

porti, nei secoli dei secoli,

un pò di vastità, di te,

di impazzita e forsennata pace.

Senza navigare morte o nenie alla deriva.

Ma pace e silenzio

del tuo oltremoto mondo

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La vita nuova

Guardare Oltre

La vita nuova

arriva sempre,

accanto a un crollo,

con uno sbuffo, di cielitudine,

di porpora,

come luce e vento in faccia,

distesa, quasi indifferente.

La vita nuova,

è quella,

che ogni giorno sbriciola,

il disordine che c’è dentro,

e che mi riporta al centro,

e non gorgoglia.

Che poi la storia è questa, la mia, la vostra:

che se il vuoto non produce,

la frenesia non conduce,

forse riduce all’ombra sghemba,

dell’azione.

Ci vuole una dolcezza,

lieve, eppur tenace,

un madrigale che sfavilli,

immerso nel fango della stridore,

sparpagliato,

sui diademi del dolore,

che sta brulicante

ma che poi si accuccia,

quieto,

quando arriva,

la vita nuova.

E poi calmo, questo oscuro fondo, tace, fa silenzio,

non sborda, dai palpiti del cuore,

allenta la sua falcata,

perché ora, nell’iride che brilla,

incastonata di un bagliore,

ignita,

c’è sorriso, c’è scintilla, c’è bronco che respira.

 

Il Brucofarfalla, forza della natura

Il Brucofarfalla, forza della natura.
Ha da poco festeggiato il suo primo anno di vita e cultura.
Il Brucofarfalla (www.ilbrucofarfalla.com) è il progetto pilota a cui ha saputo dare vita l’associazione di volontariato La lampada dei Desideri in collaborazione con il network Comunicazione sociale Radio 11. Parliamo di una meravigliosa realtà che ha portato persone con disabilità intellettive alla gestione di una casa editrice, in una impresa editoriale senza precedenti.

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Nata nel gennaio 2016 da un’operazione di crowdfunding capace di raccogliere oltre 20mila euro, Il Brucofarfalla è quello che Paola Fanzini, presidente dell’associazione La Lampada dei Desideri, ha definito una vera e propria “rivoluzione culturale” per quanto riguarda l’inserimento dei “diversamente abili” nel mondo del lavoro. Con questo progetto, viene infatti realizzata un’attività completamente ex-novo, con la volontà di valorizzare le attività di ogni persona, in un percorso di crescita comune. Alla fine di questo percorso, la casa editrice sarà di proprietà delle cinque persone con disabilità che gradualmente stanno diventando dei fantastici “imprenditori editoriali” per merito del supporto di professionisti del settore. La prospettiva è quella di coinvolgere sempre più ragazzi e farli diventare ottimi specialisti dell’editoria.
Il Brucofarfalla deve il suo nome al volumetto Piero e il brucofarfalla, una sintesi perfetta capace di narrare con immagini e riflessioni la storia di chi ha lasciato il bozzolo per iniziare una nuova vita. Una metafora ideale per raccontare la casa editrice che ha deciso di puntare a pubblicazioni dedicate al mondo dell’infanzia tramite lavori che vengono dalle sperimentazioni di scrittura collettiva del metodo di don Lorenzo Milani.
A Paola Fanzini, ho chiesto, in questa breve intervista, come è nata questa bellissima idea di lavoro, vita e gioia, insieme, da condividere, da raccontare. Per andare oltre il muro dell’indifferenza o peggio ancora del pregiudizio che dà per scontato ciò che non conosce.

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Paola, raccontiamo la nascita del Brucofarfalla

Il progetto è un’idea de La Lampada dei Desideri, un’associazione di volontariato italiana che si occupa di inclusione sociale delle persone con disabilità, e di 11Radio, un network che ha come scopo l’uso della comunicazione come strumento di aggregazione e integrazione. Da tre anni, queste due realtà lavorano fianco a fianco ad un percorso di superamento delle disabilità attraverso la comunicazione sociale.  Tutto è accaduto così: abbiamo al nostro interno una web radio, 11Radio, ci siamo detti: cosa possiamo far fare ai nostri ragazzi? Con il metodo della scrittura collettiva di Don Milani hanno creato un audiolibro “Le avventure del lupacchiotto curioso”. Alla presentazione dell’audiolibro al Bioparco di Roma, davanti a centinaio di persone, uno dei nostri ragazzi urla dalla platea “NON E’ UN GIOCO”. Lo invito sul palco e gli chiedo se era arrabbiato e lui: “Certo, perché vedi tutte queste persone? Stanno applaudendo ma il libro neanche l’hanno letto. E’come se dicessero “Carino, che bellino questo libricino!” Ma io sono sulla sedia a rotelle, non sono mica stupido, e voglio riconosciuto il lavoro che ho fatto con i miei amici: NOI SIAMO GLI AUTORI di questo audiolibro!!!”. Noi che pensavamo di essere arrivati ad un punto di arrivo abbiamo capito che era solo un punto di partenza e così è nata l’idea di creare una casa editrice per libri per bambini gestita da loro!!!!

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Il Brucofarfalla lo hai definito recentemente un tentativo di “rivoluzione culturale”. Perché?

Usciamo dal bozzolo è anzitutto una rivoluzione culturale attraverso la quale vogliamo cambiare non solo il mondo dell’editoria per bambini, ma anche il modo di concepire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità che, finora, si è basato su un collocamento spersonalizzante e per nulla mirato a valorizzare le effettive competenze individuali.
Usciamo dal bozzolo è un progetto vivo, aperto alla partecipazione di tutti, in grado di coinvolgere attivamente e direttamente persone con disabilità ma anche e soprattutto le loro famiglie e tutta la comunità intorno a loro”.
A coronamento di un intenso anno di lavoro troviamo l’albo illustrato per bambini Piero e il brucofarfalla, il cortometraggio Teo, il pesciolino spericolato e l’anteprima del nuovo prodotto editoriale, l’audiolibro Favole per viaggiare.
Le realtà aziendali per prime hanno apprezzato il valore del progetto “Usciamo dal bozzolo”, concepito per aprire nuove frontiere professionali a realtà troppo spesso invisibili, restituendo loro opportunità e dignità.
Enoitalia, la più grande azienda vinicola privata d’Italia, e il Bar del Fico, locale di riferimento e tendenza della capitale, sono state fra le prime aziende a dare voce al gruppo della casa editrice il brucofarfalla sostenendo l’evento di presentazione. Adesione e appoggio anche dal mondo della musica grazie al contributo di due artiste di rilievo, Sara della Porta e Manuela Pasqui, del gruppo “Machine Project” che si esibiranno in concerto con un loro progetto originale: Improvisation through early music.

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Come si svolge il percorso di inserimento all’interno del progetto Brucofarfalla?

Attraverso un laboratorio di scrittura collettiva rivolto a persone con disabilità psicofisiche (sindrome di Down, autismo, ecc) abbiamo rotto uno dei muri più spessi della nostra società: quello che vuole le persone con disabilità mentale impossibilitate a fare lavori intellettuali. Forti dei risultati raggiunti abbiamo deciso di trasformare il nostro laboratorio creativo in una vera e propria filiera editoriale:  vogliamo creare una casa editrice di libri per bambini gestita da persone con disabilità, affiancate da professionisti del settore. Il loro modo di lavorare è semplice: i cinque ragazzi insieme al gruppo del collettivo, si riuniscono una volta a settimana, creando le storie, scegliendo il tema, il protagonista, il luogo gli oggetti, l’imprevisto, e mano mano si crea la storia. Non si litiga se vengono fuori più idee, perché poi si mette tutto a votazione.

Come è andata la festa che si è svolta per il primo anno del Brucofarfalla al Bar del Fico a Roma?

La festa è stata semplicemente meravigliosa, con 400 persone che si sono avvicendate durante tutta la serata, con 215 libri venduti ed un incasso di circa €2.400. La gente era entusiasta del nostro progetto e di come stiamo formando i ragazzi, e di come loro hanno gestito la serata, perché alla fine sono stati loro i grandi protagonisti. I ragazzi erano molto ben preparati all’evento, ed erano felicissimi che tutte quelle persone erano lì proprio per loro. Un grande riscatto per una vita passata “di niente”: niente da fare, niente da dire, da sperimentare, da VIVERE!!!!

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Le istituzioni vi supportano? Come è possibile sostenervi?

Le istituzioni non ci supportano, e di questo ne vado fiera. Noi ci autofinanziamo con le quote, le donazioni di tanta gente che crede in noi, e con il 5 x mille, partecipando a qualche bando. Si possono fare donazioni (se tramite bonifico con la dicitura erogazione liberale) che possono essere detratte all’IBAN IT85Y0832703226000000008481 o tramite il 5 per mille quando si fa la dichiarazione dei redditi mettendo il nostro codice fiscale: 97676590587.
E’ necessaria la rivoluzione di cui ho parlato. La gente, le famiglie devono rendersi conto che bisogna dare una possibilità a queste persone, che vivere di assistenzialismo non porta a niente. Bisogna mettersi in gioco, non dare nulla per scontato, ascoltarle, capire i limiti e trovare strategie per superarli. Le famiglie quando i figli escono da scuola si disperano, si guardano intorno e, c’è il vuoto, niente. Poi, piano piano, si adagiano e la persona con disabilità non fa più niente. SOPRAVVIVE, la persona con disabilità prima di essere disabile è PERSONA!!!!!

Quali sono le altre iniziative che segui come presidente della lampada dei desideri?

Eccone alcuni:

  • Progetto “shiatsu” e “reiki”: si propone di offrire in maniera gratuita a persone con disabilità, trattamenti shiatsu e reiki per il loro benessere psico-fisico.
  • Progetto “Il riciclo”: integrazione lavorativa per disabili, che prevede di dar vita ad un’attività che miri ad orientare i consumi attraverso un uso attento delle risorse eco-sostenibili, riutilizzando oggetti ed indumenti spesso destinati al macero.
  • Progetto “Biblioteca”: apertura di un polo culturale attrezzato per prestito libri, e spazio dibattiti, cogestito da persone con disabilità.
  • “Ludoteca”: organizzare momenti di svago, con giochi in scatola, giochi simulati, mimi.
  • Progetto “fotografia e…cortometraggio”: un esperto inizierà i ragazzi alla fotografia con teoria e pratica, e affiancherà anche un progetto per insegnare i primi fondamenti su cortometraggio, mimo. Ognuno di loro si “sperimenterà” sia come attore che come regista.
  • Progetto “pittura”: con un abile insegnante, i ragazzi impareranno la tecnica dei colori e dipingeranno tele facendo copie di quadri famosi.
  • “Postazioni Internet”: possibilità di effettuare ricerche scolastiche con i ragazzini del quartiere.
  • “Open space”: per convegni, concerti, mostre, dibattiti, cineforum, e tanto altro.
  • Progetto “Diversamente pub”: possibilità di incontrarsi nei fine settimana in un “pub” dove i ragazzi potranno festeggiare i compleanni, invitare amici.
  • Progetto “web radio”: corso di formazione che porterà i ragazzi a creare una radio sociale, sia come postazione, sia come programmazione. Allo studio tre trasmissioni che andranno in onda a breve.
  • Progetto “cucina”: con l’aiuto di una delle ragazze esperte di cucina, persone con disabilità si mettono in gioco, cucinando biscotti, torte, ma anche pizza, gnocchi, parmigiana e altro.
  • Progetto “oggettistica”: i ragazzi impareranno a costruire cose fantastiche come fiori di carta, decoupage, composizioni, e anche a confezionare bomboniere.
    Progetto “carta”: qui si crea con fogli di carta riciclata.
  • Progetto “No al bullismo”: in collaborazione con l’Università di Roma 3, attraverso usando il canto, la musica e la danza, si lavora sull’autostima e sui conflitti, per arrivare a fare degli spot, portando il progetto anche nelle scuole.
  • Progetto “Il mercatino”: si gestisce insieme sia un mercatino interno che, quando ce n’è l’occasione, uno esterno nelle piazze e nelle feste.
  • Progetto “La banda della Magliana”: ci si approccia agli strumenti a percussione per capire il tempo musicale, provare a suonare. Obiettivo: creare una banda di quartiere.
  • Progetto “Curiamo il nostro ambiente”: insieme ai nostri ragazzi, sistemiamo la sede spazzando, pulendo, facendola brillare come una vera lampada.
  • Progetto “Forgotten sister”: in collaborazione con la psicologa dell’Associazione Dimensione donna, gruppo di ascolto sulla violenza sulla donna disabile, con la preparazione di una trasmissione radiofonica.
  • Progetto “Emozioni…alla ribalta”: con la collaborazione di una psicologa si affrontano le emozioni, ci si fortifica, si costruisce una trasmissione radiofonica sul tema.

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Felicità, paura, amore, tristezza, rabbia, gioia: essere capaci di esperire la vita è ciò che ci unisce, superarle insieme è fare la differenza. Il collante di tutto, la forza dell’amore, lasciandone traccia e continuando a seminare vita.
Grazie Paola, grazie ragazzi.

 

C’è vastità

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C’è vastità,

in un fiore che esplode,

c’è gioia,

che balbetta,

in un petto che inghiotte parole,

c’è soffio,

su braci a strati,

di mondo.

La fotografia l’ho scattata, passeggiando nello splendido eden del Royal Botanic Garden di Edimburgo, la scorsa estate.

Fuori casa

Fuori casa,
sul crinale,
c’erano scosse,
tra smisurate scie.
In un costato estivo,
impastavo veglie,
mentre consegnavo a notti insonni,
trincee,
di cieli in fiamme.
L’isola mi portava in dono,
scalinate d’ebano
e tritoni ubriachi,
tra solitudine sacra
e sirene,
in orgiastica armonia.
Geometrie d’acqua
annunciavano il silenzio, abissale,
della distanza,
con il rumore,
vano,
del mondo.
Per disarmare,
con accurata ingenuità,
ogni perdita,
conferendo pienezza,
delirio e rapimento
ad ogni vuoto,
da irridere
Ponza Estate Giugno 2016

 

Cammino ancora

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Sto spesso in “solitaria”. Mi piace. Interagisco poco con la gente, soprattutto dal vivo. Preferisco spazi “social” intelligenti e scambi virtual-virtuosi. Ho imparato a contare su me stesso, in larga parte. Sia quando sto bene sia quando sto male. Mi incazzo sempre meno, lascio correre, quello che fanno le persone raramente turba il mondo in cui mi immergo per sfuggire a quello “ordinario”.
La mia non è amarezza, assolutamente. E’ consapevolezza, anche del tempo che passa e che per questo non ho più voglia di perdere, nemmeno nel più piccolo attimo.
Mi faccio essenziale, elimino, scanso, soprattutto persone e conversazioni inutili. Quelli che giudicano, che esagerano, che ce l’hanno col mondo ma che ci sguazzano dentro. Non sono quelli che, pur attraversandolo il mondo, e spesso con sofferenza, cercano di trarne qualcosa di buono e lasciarne una traccia benevola.
No, quelli che ci sguazzano dentro, sono, molte volte, quelli che mirano al traguardo del fuoco fatuo, al rigurgito dell’effimero.
C’è una strana idea oggi: che si debba dimostrare sempre di essere qualcosa o qualcuno, si fa rumore, si cerca di coprire il vuoto del guscio. Si giudica, si litiga, si polemizza, si vive senza pace. Nella realtà, si cambia, giocoforza.
Si deve, per rivivere ancora, di più e ogni volta. Sto bene appartato. Non voglio trasformarmi in una barca sul mare disseccato ma procedere con lentezza, nel tempo della vita, senza che questa, per troppa velocità, se ne vada tra le mani e mi ritrovi ad essere l’ombra di me stesso.
Sto bene davvero con chi è in grado di farmi rinunciare al piacere intenso del mio viaggio “in solitaria” e offrirmi autentica compagnia. Tipo un gatto, che stile, che amore. O chi guarda insieme a me all’orizzonte, in cerca di luce e di armonia. Perché ha scoperto il senso dello spirito, “vita che taglia nella propria carne: dal suo patire, s’accresce il suo sapere”.
E, anche in questo caso, è consapevolezza, scoperta dell’essere me. Non è presunzione.
“Sume superbiam quesitam meritis”.
Più tolgo e più aggiungo perché guardo all’essenziale. C’è tanta bellezza intorno.
Cammino ancora.

Scozia, agosto 2016, Dunnottar Castle

L’estetica dell’azione

Yukio Mishima mi è sempre piaciuto. In alcune cose di più, in altre meno. Ma la sua estetica dell’azione, tipico tratto rituale della cultura giapponese, mi affascina. Come prendere il té, che adoro, con gesti che affondano il piacere del momento in un tentativo di dare ordine al “divenire”, al fluttuante che preme. Il té irrompe nel caos intimando quiete. Per il té bisogna dominare la fretta e farsi “convitati di pietra”.

E’ un rito. Più della messa moderna che comunica poco, molto poco. Di Mishima, apprezzo la metafisica samurai, l’ascesi capace di fondersi con la sensibilità per generare i disincantanti tentacoli dell’irrazionalità.

“Se il sonno della ragione genera mostri”, Mishima se ne frega ed esprime se stesso e quello che è. Divorato dalla passione, dal demone che si porta dentro cui soggiace, amandolo in un amplesso eroico “antimondano”.

E l’estetica rimane. Anche nella violenza dell’ultimo atto in cui si squarcia il ventre, facendo seppuku, il 25 novembre del 1970 per protestare contro la svendita dei valori tradizionali giapponesi all’America. E ancora non è la sTrumpalata America del 2017.

A 45 anni, assieme ai quattro più fidati membri del Tate no Kai, occupa l’ufficio del generale Mashita dell’esercito di autodifesa. Dal balcone dell’ufficio, di fronte a un migliaio di uomini del reggimento di fanteria, oltre che a giornali e televisioni, tiene il suo ultimo discorso:  “Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo”.

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Si fa violenza, una violenza inutile perché rimarrà solo la testimonianza del gesto e sarebbe stato meglio averlo ancora come poeta, drammaturgo, saggista, regista e scrittore ma rimane elegante anche nella violenza perché, appunto, predilige il senso estetico dell’azione. Scrive: “Coloro che sono nati con il lieto auspicio degli dei, hanno il dovere di morire in bellezza, senza disperdere i doni ricevuti”.
Ripenso al principe Katsumoto del film L’Ultimo Samurai e alla raffinata interpretazione di Ken Watanabe e rivedo Yukio Mishima, paragonato spesso a D’Annunzio, ipnotico portatore di un bruciante magma che palpita dolcezza, passione, dolore, poesia, desiderio, elevazione, vita.
Rivedo Mishima nell’Ultimo Samurai, perché questo è stato e perché la frase “il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse una vita a cercarlo non sarebbe una vita sprecata” poteva dirla lui, passeggiando tra i ciliegi in fiore, parlando con distacco e gesti lenti, cadenzati, rituali.

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Solo un esteta come lui poteva amare i gatti. Mi piacciono le foto che ritraggono Mishima sorridente in compagnia dei suoi gatti. Nelle sue contraddizioni, rimane sempre sospeso come Icaro, tra la morte e l’ascesa, nel volo e nella caduta. Con lui, o l’assoluto o niente. Balugina di Sole e di Acciaio, il titolo del volume da cui questa poesia è tratta e che vi propongo perché da sola vale tutto il libro, appunto, Sole e Acciaio (Guanda Editore, Collana Le Fenici tascabili, 96 pp,  €10).
Una poesia che, nella simbologia di Icaro, ci riporta a tutto il senso di tutta la fragilità e caducità dell’uomo, costretto ad attraversare, ogni giorno, il tema complesso della sua esistenza. Mishima è graffiato di rabbia e sputi ma rimane “apollineo” anche quando, come Icaro, sa di avvicinarsi troppo al sole, di farsi lui stesso plotone di esecuzione. Ma non si sfalda.
Il dubbio stesso appartiene alla bellezza del percorso, nonostante le fondamenta dell’anima a volte sprofondino nella disperazione. Il dubbio genera tutte le eterne possibilità del volo. Nell’illusione, un principio di realtà. Trapassando l’azzurro.
Rimane il limite che molto spesso oggi si dimentica. Questo si che genera mostri. Il desiderio onnipotente di essere tutto. Storditi dal superfluo, trascuriamo l’essenziale. La sua ultima frase, estrema contraddizione del suicidio rituale, sarà una testimonianza della struggente impossibilità di farsi immortali: “La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre”. 

Icaro

Appartengo, fin dal principio, al cielo?
Se non v’appartengo, perché
mi ha fissato così, per un attimo,
con il suo sguardo infinitamente azzurro,
e mi ha attirato lassù, con la mia mente,
in alto, sempre più in alto,
e senza tregua mi seduce e mi trascina
verso altezze remote all’umano?
L’equilibrio severamente studiato,
il volo razionalmente calcolato,
nessuna anomalia sarebbe possibile:
perché dunque la brama di salire nel cielo
è così simile, in sé, alla follia?
Niente mi può appagare,
subito mi tedia qualsiasi novita’ terrestre.
Più in alto, più in alto, instabilmente
vengo trascinato sempre più vicino al fulgore del sole.
Perché la sorgente di luce della ragione mi brucia,
perché la sorgente di luce della ragione mi annienta?
Sotto di me, in lontananza, villaggi e fiumi sinuosi
assai più tollerabili appaiono di quando sono vicini.
Perché mi perdonano, mi approvano, mi invitano,
suggerendo che da così lontano
potrei anche amare l’umano
sebbene un simile amore non possa essere la mia meta?
E, se anche lo fosse, non avrei forse ragione
di appartenere fin dal principio al cielo?
Mai ho invidiato la libertà degli uccelli,
mai ho desiderato l’indolenza della natura,
incitato solo dal misterioso struggimento
a salire, ad avvicinarmi,
ad immergermi nell’azzurro del cielo.
Così contrario alle gioie organiche,
così lontano dai piaceri di uno spirito superiore.
Più in alto, più in alto,
irretito, forse, dalla lusinga e dalla vertigine delle ali di cera?
E dunque, Se dal principio appartenessi alla terra?
E perché la terra, se così non fosse,
provocherebbe con tanta rapidità la mia caduta
senza concedermi il tempo di pensare o di sentire?
Perché la terra così morbida e languida,
mi ha accolto con l’urto della lamina d’acciaio?
La tenera terra si è trasformata in acciaio
solo per mostrarmi la mia fragilità,
affinché la natura mi mostrasse
che la caduta è molto più naturale del volo,
molto più naturale di quella misteriosa passione?
L’azzurro del cielo è un’illusione
prodotta dall’ebbrezza bruciante ed effimera
delle ali di cera, e tutto, fin dal principio
fu escogitato dalla terra, a cui io appartengo.
O forse il cielo, segretamente, favorì il piano
per colpirmi con la sua punizione?
Per punirmi della colpa
di non credere che esista un io,
o di credere troppo nel mio io,
di volere impazientemente conoscere a chi io appar­tenga,
o di presumere di sapere tutto
e di tentare di volare lontano,
verso l’ignoto,
o verso il conosciuto,
sempre verso il punto di un azzurro simbolo?

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Briciole d’estasi

Hai preso per mano,
talvolta,
il fantasma di me,
Svelato
frammenti di luce,
in una pioggia di stelle.
Donato
ali di tigre
e braci di vetro
su ombre strozzate
in gole di piume.
E ancora,
tagliato con asce,
scheggiati timori.
Amare è cibarsi
di briciole d’estasi
su bocche di vento
in forma di te.
Mentre suturo ferite
con punti di luce.

wildscozia