Ora che fa notte

Vitaleta 7 - 01-01-2017

Ora che fa notte,

mi scuotono attrazioni metafisiche e serrature di silenzio.

Quella luce siderale,

quel dono che disnebbia,

tra gli sfregi del buio,

mi fa cuccia.

Patisco coi cinque sensi,

ma pure vivo e bevo,

di una danza alata

che mi reclama.

Per posare il capo,

ogni tanto,

tra mani,

che sforbiciano respiri

e abbracciano altre mani,

invisibili ma calde e sorridenti.

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Mobilitazione “Green”

Fermento “green”.
Oggi, 22 aprile, mobilitazione generale a favore dell’ambiente e di mamma Terra che, visti gli annetti in circolo, ha bisogno di attenzioni, premure, cure e buona compagnia.
Di chi? Di quelli che le vogliono bene. Quelli che non sono capaci di accoglierla e di starle vicino nel modo giusto, possono pure andarsene a remengo.
Il 22 aprile, infatti, una manciata di ore appena dopo un altro bel compleanno, quel Natale di Roma che ormai è una buona occasione per gran parte delle istituzioni di sparare scempiaggini e fare soporifera retorica a gogò, manco fossimo a cantare l’inno del Mameli(k) mano nella mano, si celebrerà la Giornata della Terra, L’Earth Day,  giunta alla sua 47° edizione, la più grande manifestazione ambientale del pianeta, un momento speciale, speriamo non l’unico, per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia.
La Giornata della Terra, fortemente voluta dal senatore statunitense Gaylord Nelson e ancor prima promossa dal presidente John Fitzgerald Kennedy, che tempi, quando ancora l’America non era sTrumpalata come oggi, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in 192 paesi del mondo.
L’Earth Day nasce il 22 aprile 1970 per porre una riflessione sulla necessità di conservare e amministrare le risorse naturali del pianeta.

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L’idea della creazione di una “Giornata per la Terra” venne pensata per la prima volta nel 1962. Sono gli anni delle proteste contro la guerra del Vietnam. Al senatore Nelson viene l’idea di organizzare un grande appuntamento sulle questioni ambientali. Nelson riesce a coinvolgere esponenti del mondo politico tra cui come Robert Kennedy e nel 1963 gira per 11 stati americani tenendo conferenze e dibattiti sulla questione ambientale.
L’Earth Day prende definitivamente forma nel 1969 in seguito al disastro ambientale creato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California. Il 22 aprile del 1970 ispirandosi al motto “Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”,  venti milioni di cittadini americani si mobilitano a difesa dell’ambiente in una gigantesca manifestazione che vuole sensibilizzare sulle tematiche dell’inquinamento da combustibili fossili, delle fabbriche e delle centrali elettriche, del problema rifiuti tossici, sui problemi abbinati ai pesticidi, alla progressiva desertificazione e all’estinzione della fauna selvatica.

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Questa mobilitazione culmina in quella che viene definita Earth Day, Giornata della Terra. Walter Cronkite della CBS News con un servizio intitolato “Giornata della Terra: una questione di sopravvivenza” sottolinea subito l’importanza della nascita di un simile avvenimento. Fra i protagonisti della manifestazione anche alcuni grandi nomi dello spettacolo statunitense tra cui Pete Seeger, Paul Newman e Ali McGraw.
La Giornata della Terra insomma costituisce un momento fondamentale per iniziare a parlare dell’ambiente in termini concreti, con un percorso che arriva al Vertice delle Nazioni Unite del 1992 a Rio de Janeiro. Di fronte alle problematiche del pianeta non è possibile fare finta di niente. L’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili sono questioni di importanza determinante per la vita del pianeta e per la nostra stessa esistenza. Bisogna insistere su soluzioni che possano contrastare quanto di negativo ha fatto e riesce a fare l’uomo. Bisogna avere il coraggio di andare in controtendenza e destabilizzare il famigerato meccanismo che sia crede che molte cose sia Normali, Naturali e Necessarie. Il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi, la protezione delle specie animali, e soprattutto una consapevolezza “globale” nella scelta di ciò che consumiamo e anche nella riduzione dei consumi e nell’organizzazione razionale degli stessi, pensiamo all’acqua, possono rappresentare atti concreti.
Sono state tante le manifestazioni con cui la fondazione dell’Earth Day ha sensibilizzato sulle problematiche ambientali. Tra questa ricordiamo quando, per celebrare i 20 anni della fondazione, viene effettuata una scalata sul Monte Everest da un team formato da alpinisti statunitensi, sovietici e cinesi con un collegamento mondiale via satellite. Al termine della spedizione tutta la squadra trasporta a valle oltre 2 tonnellate di rifiuti lasciati in vetta da missioni precedenti.
Nel 2000, grazie alla diffusione di internet, lo spirito dell’Earth Day diventa globale, coinvolgendo oltre 5000 gruppi ambientalisti al di fuori degli Stati Uniti.
Nel corso degli anni la partecipazione internazionale all’Earth Day è cresciuta superando oltre il miliardo di persone in tutto il mondo: è l’affermazione di quella che viene chiamata Green Generation che vuole guardare ad un futuro migliore libero dai combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali.
Di ambiente e del nostro pianete si parlerà al Villaggio per la Terra, che si svolgerà a Roma dal 21 al 25 aprile al Galoppatoio di Villa Borghese e sulla Terrazza del Pincio, una cinque giorni di iniziative volte a sensibilizzare mettendo insieme divertimento, conoscenza, esperienze e condivisione. Potremo assistere a eventi di musica, scienza, sport, giochi, arte e cibo. Tra le attrattive ci saranno laboratori ludici, didattici, un villaggio dei bambini, laboratori di sismologia e vulcanologia, il planetario gonfiabile, corsi di giornalismo ambientale, dimostrazioni sportive a cura di campioni olimpici e paralimpici, biciclettate, tornei e competizioni sportive.
Inoltre, avremo la possibilità di partecipare a diversi appuntamento tematici, dedicati all’economia circolare, alla mobilità sostenibile, all’educazione ambientale, ai libri, alla festa dell’Erasmus e il forum  ‘Cambiamenti climatici e migrazioni forzate’ dedicato al tema del drammatico aumento di eco-rifugiati nel mondo. Al Galoppatoio di Villa Borghese è stato allestito anche un villaggio sportivo in collaborazione con il CONI.
Al Villaggio per la Terra si celebrerà anche l’Earth Day, e in occasione della giornata, ci sarà sulla terrazza del Pincio, il Concerto per la Terra.

Io ci sarò.

Buon Earth Day a tutti.

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Il calore del cuore come terapia

Il calore del cuore come terapia.
Il benessere non è solo “immagine”, bellezza del corpo e “apologia muscolare”.
Il benessere è soprattutto quello della mente senza cui nessuna efficienza fisica può definirsi tale. E’ possibile stare bene in tanti modi. Prendendosi cura degli altri, sapendo che, attraverso ciò che fai per loro, loro riescono a fare del bene a te. L’essenza dell’amore, la Cura di Battiato quando recita: “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai, ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie, supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare e guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te”.
Avere cura.
Il morbo di Alzheimer che conduce tante persone nell’irreale del reale è una delle maggiori domande che poniamo a Dio: perché? E’ forse questo uno dei tuoi più profondi misteri attraverso cui noi umani palpitiamo della nostra fragilità di fronte alla tua “inviolabilità?
Loro, i malati di Alzheimer, re senza corte, hanno bisogno di un legame con gli altri perché nel legame percepiscono ancora, riconoscono ciò che meravigliosamente era, vita e amore. Mi piace quanto scrive Christian Bobin nel volume Presenze in cui racconta la malattia del padre: “Amano toccare le mani che qualcuno tende loro, tenerle a lungo nelle proprie mani e stringerle. Linguaggio esente da errori… Queste persone dall’anima e dalla carne ferite hanno una grandezza che non avranno mai quanti portano la propria vita in trionfo. E’ con gli occhi che narrano le cose e ciò che vi leggo mi illumina più dei libri”.
Marie de Hennezel, psichiatra e psicoterapeuta, ha scritto un libro dal titolo che è la sintesi della cura più importante: “Il calore del cuore impedisce al corpo di invecchiare” (Rizzoli, Milano, 2008).
In questa intervista mi sono fatto raccontare dalla professoressa Luisa Bartorelli, geriatra, presidente dell’associazione Alzheimer Uniti Roma Onlus e direttore del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, cosa può significare questo calore del cuore e in che modo l’associazione e lo splendido staff riescono a gestire il “ritorno del rimosso”, come lo ha definito Aude Zaller e a supportare malati e famiglie in questo difficile cammino.

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Professoressa Bartorelli, iniziamo dal Centro Alzheimer della Fondazione Roma: come funziona?

Fin dal 2004 la Fondazione Roma, e in particolare il suo Presidente professor Emanuele, ha avuto l’intuizione di un Centro che si occupasse di anziani fragili e l’ha realizzato nell’attuale struttura. Tuttavia con lo scorrere del tempo e seguendo le istanze che venivano dal territorio, il Centro si è indirizzato verso la presa in carico di persone con deficit cognitivo o affette da demenza, grazie anche alla possibilità di costituire un’équipe multiprofessionale (geriatra, psicologo, infermiere, fisioterapista, terapista occupazionale e operatori sociosanitari) tale da poter rispondere alla complessità delle situazioni emergenti.
Ora il Centro ospita due gruppi di dodici persone, ciascuno per tre volte a settimana, porgendo cure appropriate a seconda dello stadio di malattia e dando sostegno alle famiglie.

Qual è la terapia che praticate per i malati di Alzheimer?

La giornata in Centro Diurno comincia con una fase di accoglienza che metta a proprio agio la persona. Quindi si svolge un’attività motoria di gruppo, mirata al rapporto mente-corpo, seguita da terapia occupazionale o altro tipo di attività orientata a uno scopo preciso, a un prodotto finito. Le attività devono essere personalizzate e non richiedere un impegno aldilà delle proprie possibilità. Naturalmente vi sono pause e momenti di relax e dopo il pranzo una seduta di musicoterapia, che chiude la giornata-tipo.

Cosa è possibile fare per aiutare il malato e i familiari di fronte al progredire irreversibile di questa malattia?

Intanto avere un approccio positivo, considerando che “molto si può fare” per ottenere un percorso di malattia stabile e sicuro, che dia benessere alla persona con demenza e al suo nucleo familiare. Importante è appunto la formazione di un “saggio caregiver”, che sappia gestire la vita del proprio familiare, ma anche la propria, nella consapevolezza che i disturbi del comportamento, spesso presenti accanto a quelli cognitivi, e che rendono il carico assistenziale a volte insopportabile, dipendono spesso da una cattiva relazione con la persona o da un ambiente inadeguato, tutte situazioni che possono essere corrette dalle “buone pratiche”.

La scoperta di questa nuova proteina può davvero costituire una speranza o si tratta di altro?

La ricerca di base è molto attiva e promettente, ma le ricadute delle nuove scoperte sulla vita delle persone è ancora molto lontana, soprattutto dal punto di vista farmacologico. Anzi, recentemente alcune sperimentazioni, già sull’uomo,  sono state sospese per la mediocrità dei risultati ottenuti. Tuttavia speriamo che prima o poi ci sia una svolta.

Come favorire il benessere relazionale dei pazienti?

Oltre alle azioni già citate, diamo grande risalto alle attività a mediazione artistica.
Della musica è stata ormai accertata l’efficacia anche dalla letteratura scientifica.
Sperimentiamo ora “la memoria del bello”, ossia l’influenza benefica che il contatto con le opere d’arte hanno in generale sulla cognitività e in particolare sulla memoria autobiografica e l’autostima delle persone. Importanti sono anche i laboratori artistici, nei quali le persone si cimentano con varie tecniche, ispirandosi a ciò che hanno recepito durante le visite museali.

Come viene supportata la fondazione e quanto sono presenti le istituzioni?

La Fondazione fa da sola, nella generosità sobria ed elegante che il suo Presidente impartisce al Centro Alzheimer, che oltre al Centro Diurno offre anche un’assistenza domiciliare. Tuttavia ricerchiamo il collegamento con le istituzioni, nella consapevolezza di quanto una rete di servizi possa rispondere più efficacemente ai bisogni delle persone con demenza.

Cosa bisogna fare per accedere al Centro?

Il medico di medicina generale della persona deve compilare un modulo ad hoc, con la diagnosi e le altre notizie socio-sanitarie richieste, che viene distribuito presso la struttura, ma può anche essere inviato per mail. Il paziente sarà valutato dall’équipe e posto in lista d’attesa.

Cosa può dire in considerazione della sua profonda esperienza rispetto all’espressività della malattia e alle persone che la vivono?

Certamente emerge il valore del lavoro di gruppo, pur mantenendo ciascuno degli operatori la propria professionalità, che si integra con le competenze degli altri, traendone nutrimento e validità per il proprio operato. Invece spesso gli operatori dei servizi si trovano in una solitudine culturale senza certezze e il loro impegno viene anche sottovalutato. Ho sempre richiesto al nostro staff di uscire dagli schemi tradizionali per individuare differenti modalità di intervento e trasformare in possibilità almeno alcune delle situazioni imposte dai disturbi comportamentali legati alla malattia. Così l’aggressività può diventare sorriso, l’agitazione tenerezza, il vagabondaggio una via sicura, l’affaccendamento incongruo una ricerca di scopo. Quale soddisfazione nel vedere una persona con disturbi del linguaggio pronunciare osservazioni  davanti ad un quadro di Caravaggio oppure nel lasciarsi abbracciare da una persona con Alzheimer che ti dice:”Dimentico tutto, ma di te non mi dimentico”. Questo e altro viviamo come operatori tutti insieme appassionatamente.

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I nuovi progetti?

Il rapporto felice e costante che abbiamo con l’Associazione dedicata, Alzheimer Uniti Roma, ci stimola continuamente alla ricerca di nuovi modelli di cure, che sempre più rispettino la dignità e i diritti delle persone, le loro preferenze, le loro scelte e tutto ciò che serva ad abbattere lo stigma. Il nuovo modello, che nasce da una intuizione del Presidente Emanuele, e che ci apprestiamo a mettere in atto è il Villaggio Alzheimer, un gruppo di 13 case, in ciascuna delle quali abiteranno 6 persone con demenza, seguite da 2 operatori. All’interno del Villaggio, che comprende anche servizi come bar, ristorante, minimarket, teatro, cappella e club ricreativi, le persone potranno circolare liberamente scegliendo le attività preferite in un ambiente di sicurezza, in una vita quotidiana il più “normale” possibile.
Per l’anno nuovo si vuole realizzare così un’offerta assistenziale meno medicalizzata, meno costringente, che dia “spazi di libertà” a tutte le persone coinvolte.

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Ecco il calore del cuore che non fa invecchiare. Quando famiglie, associazioni, volontari e istituzioni sono in grado di guardare nella stessa direzione, nella concretizzazione di quell’amore, a-mors, che riesce a rendere tutto trasfigurato dalla luce di mani che si stringono. Come scrive Mariangela Gualtieri, il cuore “Vorrebbe dire quelle parole, sentire quella felicità, quella patria delle dolcezze. Fare giorno per via di parole d’oro. Ma c’è correre, c’è moto confuso, c’è patimento di stami rotti, antenne, che ricevono male, guaiti dentro il petto, rintocchi di pena. Smettere la corsa. Restare dove di cade, unire le mani non fingere più. Guida tu, voce”.
Ricordando che spesso, “ciò che in noi è ferito chiede asilo alle più minute cose della terra, e lo trova”.
Il calore del cuore che impedisce al corpo di invecchiare.

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La Fondazione Sanità e Ricerca nasce dalla Fondazione Roma, da sempre impegnata per rispondere ai bisogni delle persone più fragili. È una organizzazione senza fini di lucro, con sede a Roma, che opera nel settore dell’assistenza socio-sanitaria e svolge attività di ricerca. La Fondazione Sanità e Ricerca è dotata di un Centro per le cure palliative (accreditato con il Servizio Sanitario Regionale) e per l’assistenza alle persone affette da malattie neuro-degenerative, in particolare SLA e demenza di Alzheimer. Dal 1998 nel Centro è attivo un hospice ‒ il primo del Centro-Sud d’Italia ‒, nato per volontà del professore e avvocato Emmanuele F.M. Emanuele, che accoglie trenta persone in fase avanzata di malattia, assistite da équipe multidisciplinari di cure palliative specialistiche.

Chi volesse saperne di più, donare o fare volontariato può contattare:

Associazione Alzheimer Uniti Roma Onlus

Via Alessandro Poerio, 100 – 00152 Roma
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Dona il tuo 5 per mille ad Alzheimer Uniti!
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