Pasqua per tutti

 

Cammino e vado in moto. Quando voglio meditare e approfondire un pensiero, scelgo tra due possibilità: o indossare le mie consunte scarpe da trekking o tenere ben saldo tra le mani il manubrio della mia BMW Adventure e correre via. Come sempre. In fuga, in esilio, dal mondo e da molte cose.
Cammino e vado in moto. Per sperimentare un attimo di gioia. Ricordi di adolescenza in motorino. Sentire il vento sul viso e, non si sa come, essere felici. Così, senza chiedere molto. E poi l’umano si fa grande e lo dimentica. Quel senso della gioia semplice. Ancora oggi, quando sono in moto o a piedi, con vento e sole sulla faccia, esperisco quella libertà che nessuno può toglierci, la capacità di starsene per fatti propri, bene con sé stessi.
Mi torna in mente il meraviglioso film Le ali della libertà. Il protagonista, Andy Dufresne, già condannato all’ergastolo per un crimine che non ha commesso, la metafora della vita che per molti è ingiusta, ma sempre una possibilità, una speranza, viene sbattuto in isolamento, nel “buco”, come lo chiamano i detenuti, per un tempo interminabile. Esce dall’isolamento e tutti chiedono come ha fatto a resistere così tanto. E lui, sporco e sorridente, dice, più o meno: “C’era il signor Mozart a farmi compagnia. Era nella mia testa laddove nessuno puoi toglierci quello che abbiamo”.
Rifletto insomma e parto. Scrittore in viaggio, questo vorrei essere, questo ciò che sento. Tante parole per condurvi ad una mia riflessione, una riflessione da fare insieme che mi porto spesso dentro ma che, per non dare adito ad inutili diatribe, che tanto non risolvono nulla se non a creare conflitti e dissesti emotivi, mi tengo ma a cui penso spesso. Colpa mia e della mia sensibilità, delle mie contraddizioni, del mio essere così, imperfetto ma vivo, fragile ma consapevole, dunque “titanico” rispetto alla maggioranza di coloro che tutto sanno e tutto giudicano.
Il punto di partenza è un articolo letto ultimamente di Andrea Scanzi, giornalista che stimo e che ammiro. In quest’articolo si parla di Pasqua e di sofferenza, ossia di un paradosso del vivere umano, uno dei tanti, in questo caso quello relativo al voler festeggiare la resurrezione di Cristo, la vittoria sulla morte della vita a danno della vita altrui, quella di tanti animali che verranno sacrificati per “fare festa”. Festa di chi? Di certo non la loro. Insomma, voglio parlarvi di ciò che mi sta più a cuore, del mio amore per gli animali e dell’appartenenza di Gesù, Colui che sconfigge la morte, alla setta degli Esseni e dell’amore stesso di Gesù per le creature che l’uomo pensa di dover sfruttare, utilizzare, uccidere a piacimento. In virtù di cosa? Superiorità? Mi viene da ridere. Gesù, l’agnello se lo porta in braccio o sul collo, lo prende sempre a metafora della vita da non perdere e non da sacrificare.
Le stragi degli innocenti divengono prassi per “santificare” la Pasqua con una tradizione che non solo non è stata istituita dal salvatore ma a cui sarebbe il caso di dire basta. So di essere impopolare, so che non gliene frega niente a molti, quei molti che “magnano, bevono e chissenefrega” ma, per quanto mi riguarda, voglio dare testimonianza. Almeno provarci. Contro la sofferenza dei più deboli e in maniera che il mio pensiero di Pasqua sia una piccola e debole testimonianza a favore di tutti gli umili, sfruttati e oppressi da questo vile mondo.
Scanzi scrive, con il consueto piglio polemico e appassionato: “Gli occhioni di un vitellino? Non mi inteneriscono, mi commuove la scaloppina al limone”. Sono parole pronunciate giorni fa da Mario Adinolfi. Chiedo scusa se parlo di uno così, ma c’è un motivo. Il primo istinto sarebbe quello di consigliare ad Adinolfi non tanto di commuoversi davanti a una scaloppina, quanto di mangiarne di meno. Anche solo per motivi estetici (per guardarlo ormai servono grandangolo e Google Earth), salutistici e più ancora cristiani. Difficile fare il cattolico, tra una citazione di Hitler e un attacco a Kung Fu Panda, se poi con quello che trangugi ogni giorno potresti forse sfamarci tutto il Belize: come minimo pecchi di incoerenza, oltre che di ingordigia. Il punto, qui, non è però chi si illude di avere un ruolo nella società straparlando. Il punto è questa tendenza a fare i “machi” fregandosene del dolore degli animali. E anzi sghignazzandoci su. Sono quelli che ridono dei mattatoi, che fanno battute sui vegetariani, che si credono virili perché mangiano bistecche al sangue. Li trovate ovunque e hanno sempre quel sorrisino ebete stampato in faccia. Accade anche in radio o in tivù: può essere un critico psicolabile, un cuoco alcolico-pantagruelico o un dj che non si lava i capelli dai tempi di Aristofane e colleziona flop televisivi come se piovesse, ma prima o poi incontri il Philippe Daverio che ironizza sulle oche torturate per farci il foie gras. E già che c’è zimbella vegani e vegetariani, perché lui è figo (anche se non sembrerebbe) e loro no. Ecco: io, a tutta questa gente che ironizza sulle torture inferte agli animali, vorrei dire di andare a fare in culo. Serenamente, garbatamente, come piace a noi (cit). E’ una mancanza di umanità, pietà e sensibilità che mi fa schifo: mi indigna, mi repelle. Mi fa vomitare. Chi non ha pietà nei confronti degli animali, e anzi scherza sul loro calvario, fa della disumanità la sua cifra esistenziale. Sarà che più invecchio e più divento animalista (e me ne vanto pure). Sarà che la pietà è gratis e quindi posso farlo tanto per il senzatetto quanto per l’orso che muore per mano dell’uomo (basta con ‘sta sega del “Perché parli degli animali e non dei bambini che muoiono di fame?”. Parlo di tutto, oltre che di quello che mi pare). Sarà che, per Pasqua, prenderò la mia Harley al mattino e tornerò la sera per non avere tra i coglioni gente che mangia agnello. Sarà che, con tutte le mie infinite incongruenze e contraddizioni, sono fiero di essere vegetariano e mi rende felice anche “solo” carezzare un cane o un cavallo (chi non lo fa non sa cosa si perde). Sarà per questo e altro ancora, ma della “ostentazione ilare di crudeltà” nei confronti degli animali ne ho pieni i coglioni. Me li hanno davvero frantumati, triturati e centrifugati. Non ne posso davvero più. Già che ci sono, a questi fenomeni di bulimia & insensibilità, aggiungo una cosa tutta “virile”. L’avete vista la scena in cui la Divina Rosario Dawson, quando Kurt Russell parte sgassando con la sua auto in Grindhouse, fa il gesto alle amiche come a dire “Questo ce l’ha piccolo”? Ecco: è quello che le donne pensano quando vedono un trimone sgassare al semaforo. Ed è quello che penso quando questi fenomeni – spesso brutti come mostri Aniba – fanno i bulli su agnellini o capretti. Quando parlate così, sono in tanti intorno a voi a pensare che ce l’avete piccolo. Che usate Google Maps per trovarvelo. E che non fate sesso come minimo dai tempi di Vercingetorige. Quindi, di grazia, regalateci un sogno: state zitti. Nessuno noterà la vostra assenza”.
Perdonatemi la lunga citazione ma un articolo di Scanzi va riportato tutto, per intero. Lasciamo perdere Adinolfi che si commenta da solo, lui e quello che dice spesso. Occhio però. perché quelli che ironizzano sulle sofferenze degli animali sono gli stessi che fanno battute al bar su vostra figlia che passa, sugli ebrei e sulla sofferenza dei campi di sterminio, sulle donne, sullo stupro e su molte altre cose. Dietro la battuta che fa ridere loro e quelli come loro, c’è la narcosi e necrosi della sensibilità, quella che farà dire ad Adolf Eichmann di avere eseguito gli ordini, la banalità del male, insomma, magistralmente stigmatizzata da Hannah Arendt.
E qui giungo al secondo tema che si ricollega al primo. Se l’egotista Piergiorgio Odifreddi ha scritto, furbacchione, il suo celeberrimo e vendutissimo Perché non possiamo non essere cristiani (meno che mai cattolici), mica stupido il Pigi, contraddicendo Benedetto Croce, evidentemente, io dico: come possiamo, in tempi di Pasqua, dichiararci cristiani e fare strage di agnelli e di altri animali? Non voglio sollevare inutili diatribe alimentari su cui, come ha detto recentemente Michele Serra dalla sua guizzante rubrica L’Amaca su Repubblica, si scatenano litigi e dispute peggiori di quelle che sorgevano un tempo a mettere insieme fascisti e comunisti a parlare di Stalin, del duce e di Hitler. Al di là di ogni dogmatismo che maldigerisco, si tratti di clericalismo o veganismo o ismo di qualunque sorta, vorrei pormi una domanda insieme a voi se è giusto festeggiare la Resurrezione di Gesù facendo strage di bestioline. E per lanciare la riflessione vorrei partire dall’appartenenza di Gesù alla setta degli Esseni per arrivare alla testimonianza del suo amore per gli animali.

54-Divino-Pastore_A_Franchi-Copia

 

Gesù e Maria fanno parte di questa misteriosa e affascinante setta particolarmente rigorosa. Il loro è un voto di nazireato. I nazirei erano definiti meditativi, silenziosi e terapeuti e praticavano l’astinenza da alimenti non vegetariani e da bevande inebrianti. Come Gesù, non si radevano la barba, non si tagliavano i capelli e portavano abiti senza cuciture. I nazirei si ritenevano i veri custodi della religione d’Israele. I cristiani delle origini si nutrivano essenzialmente di frutta, miele, erbe, alghe, bacche, alimentazione che pare avessero appreso direttamente dal Maestro. Nei templi esseni non venivano consumati sacrifici di animali e ci sono moltissimi casi in cui il Cristo tiene nei confronti degli animali l’atteggiamento che gli è proprio, di amore e compassione. Alcuni esempi: scaccia i mercanti del tempio e libera le colombe e gli altri animali; sostituisce il sangue con il vino nel banchetto della Pasqua. Vabbè, diranno molti. E allora? Andiamo avanti. Nei Vangeli Apocrifi ci sono, a riguardo, citazioni interessanti e non solo nei Vangeli Apocrifi.

Alcune citazioni:
Vangelo degli ebrei

“Sono venuto ad abolire i sacrifici e se non cesserete di fare sacrifici non si allontanerà da voi l’ira di Dio”.

Vangelo degli Ebioniti

“Dove vuoi che prepariamo per te, per consumare la Pasqua? Gesù risponde: “Ho forse manifestato il desiderio di mangiare carne con voi questa Pasqua”?

Nei Rotoli del Mar Morto, scoperti nel 1947 laddove si presuppone avevano vissuto gli Esseni, l’Angelo dice a Maria:

“Tu non mangerai carne né berrai bevande forti perché il bambino sarà consacrato a Dio dal ventre di sua madre.” E ancora Gesù dice, nelle stesse scritture: “Siate rispettosi e compassionevoli non solo verso i vostri simili ma verso tutte le creature poste sotto la vostra tutela”.

Il Vangelo dei Dodici Santi recita così:

“Queste sono le creature vostre compagne della grande casa di Dio, sono vostri fratelli e sorelle e condividono lo stesso respiro di vita nell’Eterno. E chiunque si prenda cura di una delle ultime di queste donandole da mangiare e da bere secondo le sue necessità è come se lo facesse a me.” Prima di tutte le cose c’è l’amore, amatevi gli uni con gli altri e amate tutte le creature di Dio, e da questo tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli”.

Dal Vangelo Esseno della Pace di Gesù Cristo secondo l’apostolo Giovanni delle Chiese Cristiane d’Oriente, originale in aramaico del 3° sec. d.C. Bibl. Vat. 156-P, pubblicato nel 1928 da Edmond Bordeaux Szekely, tradotto da un antico manoscritto da lui scoperto nell’archivio segreto del Vaticano:

“Io in verità ve lo dico: colui che uccide, uccide se stesso e colui che mangia la carne degli animali abbattuti mangia un corpo di morte. Io vi chiederò conto del loro sangue spumeggiante, il loro sangue nel quale dimora l’anima. Io vi chiederò conto di ogni animale ucciso. Chi uccide un animale uccide suo fratello e la carne degli animali uccisi nel suo corpo diventerà la sua stessa tomba. Chi si nutre della carne degli animali uccisi mangia un corpo di morte. Non uccidete e non mangiate la carne delle vostre prede innocenti se non volete diventare schiavi di Satana: questo è il sentiero che conduce alla morte attraverso la sofferenza. Poiché la vita viene solo dalla vita e dalla morte viene solo la morte. Non uccidete dunque né uomini né animali perché i vostri corpi diventano ciò che mangiate e il vostro spirito ciò che pensate. Io vi chiederò conto di ogni animale ucciso come di ogni uomo”.

Il Libro Esseno di Mosè:

“Non ucciderai nessuna cosa vivente: la vita viene solo da Dio che la dà e la riprende”.

Oppure, basta guardare alla sapienza dei Padri della Chiesa.

Tertulliano scrive:

“Non è permesso a noi cristiani assaggiare pietanze nelle quali potrebbe essere stato mescolato il sangue di un animale” .

Azz!!

Andiamo avanti.P

Pietro nelle Omelie Clementine, XII,6 rec. VII,6. afferma:

“Mangiare carne è innaturale quanto la pagana adorazione dei demoni. Io vivo di pane e olive, ai quali aggiungo solo di rado qualche verdura”.

Girolamo: “Dopo che Cristo è venuto non ci è più consentito mangiare la carne”.

Ambrogio: “La carne fa cadere anche le aquile che volano”

Giovanni Crisostomo: “Mangiare la carne è innaturale e impuro”.

Gregorio di Nazianzo: “L’ingordigia di pietanze a base di carne è un’ingiustizia abominevole”.

Basilio il Grande: “Il corpo appesantito con cibi a base di carne viene afflitto dalle malattie. Si può difficilmente amare la virtù quando si gioisce di piatti e banchetti a base di carne. La carne è un alimento contro natura che appartiene ad un mondo passato”.

Clemente Romano dice che S. Pietro si nutriva di pane, olive ed erbe.

Porfirio: “Gesù ci ha portato il cibo divino, il cibo carneo è nutrimento dei demoni”.

Clemente Alessandrino: “La carne ottenebra l’anima. Dobbiamo cibarci come Adamo prima della caduta, non come Noè dopo il peccato. I nostri corpi sono simili a tombe di animali uccisi. Credo che i sacrifici cruenti siano stati inventati solo dalle persone che cercavano un pretesto per mangiare carne”. Diceva pure che Matteo si nutriva di semi, frutta ed erbaggi. (Pedagogo II,1-16).

Paolo: “Tutto è mondo, d’accordo: ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. Perciò è bene non mangiare carne, né bere vino, né altra cosa per la quale tuo fratello possa scandalizzarsi (Lettera ai Romani: 14-20).

“Tutto è lecito ma non tutto è utile. Tutto ciò che è in vendita sul mercato mangiatelo pure, senza indagare per motivo di coscienza. Se qualcuno vi invita, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivo di coscienza” (Lettera ai Corinzi: 10-27).

“Forse che Dio si prende cura dei buoi”? (Lettera ai Corinzi. 9-9).

Nel concetto giudaico, la sofferenza e il sangue versato dell’innocente purifica le colpe del peccatore: “Quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono” (Lettera agli Ebrei: 9-22).

E’ interessante ritornare ancora sui Vangeli Apocrifi. Nel “Vangelo dei Dodici Apostoli” una gattina si lamenta con Gesù perché nessuno le da mangiare. Gesù la raccoglie e le dà da mangiare e da bere. Alcuni si stupiscono e Gesù dice: “Sono vostri fratelli e sorelle. Chi si prende cura di loro, si prende cura di Me. Chi le maltratta, fa soffrire Me!”
Negli apocrifi, spesso sono protagonisti gli animali, in particolare la colomba, il cane, il serpente, il leone.
Nella vita di Cristo gli animali sono una costante e silenziosa presenza. Pensiamo alla nascita nella notte di Natale dove Gesù viene deposto nella mangiatoia e viene riscaldato dall’alito del bue e dell’asinello. Oppure quando entra trionfante prima della Passione a dorso di un altro asinello. O anche quando la Sacra Famiglia fugge in Egitto, c’è sempre un animale sullo sfondo.

Il Vangelo dello Pseudo Matteo completa le poche notizie della fuga in Egitto in maniera fantasiosa: in una grotta in cui la Sacra Famiglia si riposa ci sono dei “draghi” che adorano Gesù e fuggono da Lui mansueti. Il riferimento è a un salmo di Davide che recita: “Dalla terra lodate il Signore, o draghi, draghi e abissi tutti!. Anche i leoni, i leopardi ed altre fiere lo adoravano, mostrando la strada e chinando la testa, facendo festa con la coda”. E’ detto espressamente che rimanevano mansueti tra le pecore, e i montoni che avevano portato con sé dalla Giudea. Camminavano tra i lupi, avverandosi quanto era stato detto dal profeta: “i lupi pascoleranno con gli agnelli, il leone e il bue mangeranno insieme la paglia”.

Ancora nello pseudo Matteo, vengono ricordati alcuni prodigi dell’infanzia di Gesù: “…plasma con il fango dodici passeri e li fa volare dicendo: “andate e volate per la terra e per tutto il mondo, e vivete”.

A otto anni scese Gesù con i suoi a Gerico. Saputo che c’era una caverna dove una leonessa aveva generato i suoi figli, vi entrò: “Gesù sedeva nella caverna e i leoncelli correvano qua e là intorno ai suoi piedi, accarezzandolo e scherzando con lui… il popolo, a causa dei leoni, se ne stava discosto, non osando avvicinarsi. Allora Gesù prese a dire alla gente: “Quante bestie sono migliori di voi!… le bestie mi riconoscono e si fanno mansuete, gli uomini mi vedono e non mi riconoscono”. Con i leoni passò il Giordano. Disse loro di non nuocere alle persone. Ed essi lo salutarono “non con la voce soltanto, ma anche con il corpo”.

Scrittori diversi riportano gli “Agrafa di Gesù” ossia quelle parole a lui attribuite senza essere scritte. Ireneo, morto intorno al 200 d.C., descrivendo la fertilità del creato nel mondo futuro, riporta quanto l’apostolo Giovanni ricordava di aver udito da Gesù ed in particolare:”E tutti gli animali che ricevono il cibo dalla terra saranno pacifici, concordi tra loro e in amicizia con gli uomini”.

Non serve dire di Gesù che parla di agnelli e capretti come bestiole da proteggere e salvare, di lui stesso agnello sacrificale, preso a metafora dell’ingiustizia, né delle molte raffigurazioni che lo vedono sorridente con un agnello al collo.

Ne consegue da questa ampia dissertazione con cui vi avrò annoiato abbastanza che, per coerenza e per amore, se vogliamo essere davvero cristiani o comunque festeggiare la vita che risorge e la speranza di non morire più, inconscio desiderio di tutti, cristiani, atei e agnostici di tutti i tipi, dovremmo non solo onorarla questa vita ma anche proteggerla. Soprattutto quella dei più deboli e indifesi che non possono parlare ma urlare per farci giungere un grido di dolore. Bambini o animali che siano, di cuccioli si parla.

2855

Io rimango affascinato da Gesù nei cui confronti ho sempre provato una sorta di amore profondo, un’ammirazione eroica che non riesco spiegarvi e che susciterebbe l’ironia di molti.

Subisco il fascino di Gesù perché è il principe degli oppressi, il vendicatore dei derelitti, il difensore dei sensibili.

Amo Gesù perché sento che ama gli animali, si alza da quella tomba e se ne va, donando all’uomo la speranza. E anche a tutte le creature.

La speranza che non è la demagogia di papa Francesco che su certe tematiche è stranamente silente, forse per non urtare i Mc Donald che sorgono vicino piazza San Pietro. Come si sa, pecunia non olet. Chi è meritevole di questa speranza? Tutti o solo alcuni? La distinzione del grano dal loglio a chi spetta? Agli uomini o al Cristo?

Se tutti abbiamo bisogno di bellezza e di salvezza, se tutti vorremmo “vivere sempre” come ammoniva lo scrittore Mishima, abbiamo bisogno del Cristo che vince la morte.

E la festa pasquale deve essere festa di vita di tutte le creature.

Non a danno della vita degli altri e della morte di tanti innocenti. Giova ricordarlo. Se volete festeggiare la Pasqua in maniera degna, tocca provarci ad essere santi. Ed esser santi vuol dire, forse, amare e proteggere tutti. Uomini e animali in nome dell’amore di Cristo e di un mondo migliore.

Scusate la lunghezza della mia riflessione.

So di avervi annoiato. Me ne scuso e vi auguro Buona Pasqua. Io farò come Scanzi. Non prenderò la mia Harley. Prenderò la mia BMW Adventure e me ne andrò lontano. In cerca di amici da accarezzare e a cui sorridere.

pasqua-2

Annunci

14 pensieri su “Pasqua per tutti

  1. Ho letto la tua lunga e accorata riflessione. Mi trovi d’accordo con te, in quanto vegetariana convinta da tempo. Ho sempre avuto animali in casa e lo shock più grande che ricordo da piccola, fu quando portarono in tavola un coniglio e mio cugino, odioso, per farmi stare male, mi disse che era il mio che tenevo in campagna da mio nonno. Sono assolutamente d’accordo che quelli che si fanno beffa delle crudeltà inflitte sugli animali (leggi anche case farmaceutiche, cosmesi, pelletteria…..) sono individui da cui stare alla larga, quelli che “se l’hanno violentata è perché andava in giro scollata, se il marito l’ha menata è perché se lo meritava” ecc. Il mondo dei bulli, dei violenti. Apprezzo anche la tua documentata dissertazione sull’atteggiamento di Gesù che ritengo coerente; aggiungo che anche chi non è cristiano dovrebbe riflettere in generale sul tema del nostro rapporto con gli animali. Ciao e buona Pasqua, nel rispetto di tutti gli esseri viventi. Pina

    Liked by 1 persona

    • Cara Pina, ri ringrazio davvero con tutto me stesso dei sempre attenti e profondi commenti. In particolare in questo caso. Potrei sottoscrivere e incorniciare ogni tua parola talmente sono d’accordo e talmente sento il peso del mondo negli orrori quotidiani. Il rischio è che questi orrori vengano dati per scontati. Invece non bisogna cedere mai, anche se la realtà del mondo passa attraverso queesti orrori, non rassegnarsi all’ingiustizia. E finche ci sarà un sogno di giustizia, di rispetto e di bellezza, amore nelle forme del bello, del vero e del buono, ci sarà sempre speranza. E come si recita nel bellissimo film Le Ali della Libertà che cito ancora: “la speranza è una cosa buona e le cose buone non finiscono mai”. Ti abbraccio forte e ti auguro buona Pasqua nel rispetto di tutte le creature,. Per la nostra vita e la nostra dignità.

      Liked by 1 persona

  2. Bravo! Concordo su tutto! Io sono vegetariana dall’età di 4 anni e sono cresciuta benissimo (sono un’ex atleta professionista). Nessuno in casa mia mangia carne o indossa parti di animali,come pelli o pellicce, nemmeno i bambini. E usiamo solo prodotti non testati su animali. Siamo Druidi e per noi la vita di ogni essere vivente é sacra e inviolabile. Passa da me se ti va

    Liked by 1 persona

    • Con grande piacere cara Indiana Lakota seguo il tuo blog. Fa davvero molto piacere sentirsi meno soli in questa riflessione che davvero nasce dal cuore e dal desiderio di abbracciare la vita in ogni forma di bellezza. E gli animali, a mio avviso, ne rappresentano davvero una delle forme più alte. basta saper leggere nei loro occhi e nel loro respiro. Un abbraccio grande e grazie ancora

      Liked by 1 persona

  3. Io preferisco cani, gatti , agnelli e non ho molta confidenza con l’essere umano, men che meno con chi si compra il cagnolino e lo sfoggia con grande amore senza avere remore nell’abbandonarlo dopo qualche tempo o non seguendo le giuste regole igieniche o tenendo il guinzaglio lungo creando problemi a portatori di handicap ( mio padre su sedia a rotelle casco’ e fu ricoverato al pronto soccorso per via di un tipo che era al telefonino e teneva il guinzaglio talmente lungo da avvolgersi nelle rotelle nonostante mio padre gli avesse detto cio’ che succedeva…), proviamo a dare e darci rispetto senza fare gli arroganti e sentirsi sempre piu’ “fighetti” di altri. Impariamo a vivere senza prepotenza. Scusa il commento esagerato e grazie, Buona Pasqua Daniele! 65Luna

    Liked by 1 persona

  4. Non sai come ti capisco carissima. Sono completamente d’accordo con te. Non solo perché preferisco la compagnia degli animali alla maggior parte di quella delle persone ma anche perché hai ragione da vendere quando parli della prepotenza e arroganza di molti individui che spesso, dopo aver fatto i “fighetti” con i cani all’ultima moda, di superrazza, mentre i canili sono pieni di trovatelli che aspettano un pò d’amore come i gatti, se ne liberano abbandonadoli perché l’estate non possono portarseli in vacanza. Non dico che sia tutto così ma la maleducazione, la mancanza di rispetto e l’arroganza, si, sono “umane, troppo umane” per dirla con Nietzsche. Sono sempre più convinto che la libertà sia soggezione ad un ordine. Soprattutto per chi la regola non la conosce e non è capace di tradurla nei fatti con il rispetto degli altri e di chi non si può difendere (vedi i nostri amati amici animali).
    Ti abbraccio forte e ti auguro Buona Pasqua

    Liked by 1 persona

  5. Premetto che sto ricominciando ora a leggere blog altrui e le sue riflessioni, oltre che ben scritte e tutt’altro che noiose, credo meritino una (personalissima) riflessione.
    Sono agnostico e carnivoro quindi è scontato la mia opinione, rispetto ai commenti precedenti, nasca da un punto di vista totalmente differente da essi dato che è evidentemente differente la mia sensibilità sul tema.
    Inutile sottolinei come “il peso del mondo negli orrori quotidiani” sia un elemento della Società sostanziale ed inconfutabile nella sua tragicità, con le sue numerose contraddizioni.
    Proprio per questa ragione però di fronte al simbolico sacrificio pasquale, vorrei sottolinearne l’importanza dal punto di vista della conservazione delle tradizioni (più o meno giustificate o datate esse siano) poiché anche tramite esse si tramandano pensieri e valori alti ed in grado di salvare quel poco di buono questa Società ancora abbia.
    Considerazioni circa l’alto valore della vita in ogni sua espressione o le plurime contraddizioni insite nel comportamento di chi è credente – o semplicemente ha una sia pur minima etica morale – le evito, convinto scadrei nella semplice demagogia.
    Ancora complimenti, la rileggerò con grande piacere.

    Liked by 1 persona

    • Ti ringrazio davvero sia dei complimenti ma soprattutto del tuo commento che porta un parere che apprezzo perché esprime non solo un un punto di vista interessante ma perché sottolinea alcuni punti a mio avviso nodali del nostro tempo. Il discorso sulla carne per me è come quello sulla religione ossia attiene ad una sfera del tutto personale e ad un “sentire” talmente profondo su cui è inutile fare dogmatismo da una parte e da un’altra. Per questo motivo ritengo che ogni sensibilità di porre una questione sia infinitamente migliore delle fede cieca di qualunque manifestazione si tratti. Trovo anche molto interessante quando parli del buono che c’è nella tradizione nel tramandare pensieri e valori alti e mi permettero di aggiungere anche forti in tempi di pensiero debole. Sono ancora più convinto che sarebbe da riflettere sul valore davvero spirituale o anche etico della tradizione per come la intendo. per questo motivo trovo affascinante Gesù. Pur io essendo un “cercatore di Dio” per avere la possibilità di trovare un senso possibile a tanto dolore e molti orrori, a molti orrori, trovo affascinate Gesù in maniera laica. perché prende e focalizza la vita sull’amore e sul bello, andando contro molte delle tradizioni del suo tempo, pur non negandole. O meglio celebra la Pasqua ma evita il sangue cui sostituisce il vino e parla in senso metaforico di sacrificio non uccidendo ma lasciandosi uccidere. Quindi concordo assolutamente sul valore di ciò che la Tradizione, uso volutamente la T maiuscola, può Tramandare come dice la parola stessa. Il pensiero antico è la fonte, per me, collocarla nella realtà la rivoluzione. E se, penso a Gandhi e a molti altri, quando riusciremo a rifarci al bello, al buono e al vero, non più sacrificando ma accogliendo sempre la vita in tutte le sue forme, forse, saremo riusciti a creare un modo di autentici valori alti in cui il tentativo di amare sarà ancora di più l’accoglienza e l’avere cura di tutti gli esseri. Come Gesù che ha fatto pulizia di molti riti mettendo al centro di tutto l’amore e la capacità di portare la croce. ma ripeto, è la mia personale interpretazione. Ti ringrazio molto della tua riflessione e ti auguro una Pasqua serena e il più possibile intrisa di “valori alti”. Un abbraccio e grazie ancora e buona serata.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...