L’infinito, un perturbante perduto

L’infinito, un perturbante perduto, la catarsi poetica e l’agnizione di luce nelle parole affilate e ruvide di Amelia Rosselli, figlia di Carlo Rosselli, poetessa della generazione degli anni Trenta.

Morta suicida come Sylvia Plath dalla cui poetica era stata rapita.

Con uno scatto effettuato nell’ora del crespuscolo a Lake Powell, al confine tra Arizona e Utah.

Per le cantate che si svolgevano nell’aria io rimavo
ancora pienamente. Per l’avvoltoio che era la tua sinistra
figura io ero decisa a combattere. Per i poveri ed i malati
di mente che avvolgevano le loro sinistre figure di tra
le strade malate io cantavo ancora tarantella la tua camicia
è la più bella canzone della strada. Per le strade odoranti
di benzina cercavamo nell’occhio del vicino la canzone
preferita. Per quel tuo cuore che io largamente preferisco
ad ogni altra burrasca io vado cantando amenamente delle
canzoni che non sono per il tuo orecchio casto da cantante
a divieto. Per il divieto che ci impedisce di continuare
forse io perderò te ancora ed ancora – sinché le maree
del bene e del male e di tutte le fandonie di cui è ricoperto
questo vasto mondo avranno terminato il loro fischiare…

Amelia Rosselli

crepuscolo2

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13 pensieri su “L’infinito, un perturbante perduto

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