Viaggio nel cerchio sacro dei nativi d’America

Viaggio nel cerchio sacro dei nativi d’America.”Cos’è la vita? È il lampo di una lucciola nella notte. È il respiro di un bufalo d’inverno. È la piccola ombra che attraversa l’erba e si perde nel tramonto”: uno dei pensieri più intensi attribuito ai nativi americani che sintetizza una saggezza di secoli, purtroppo, lacerata dall’avvento della modernità.

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Se penso ad uno dei viaggi più “catartici” , la mente vola subito in terra Navajo, a condividere “attimi” nel deserto rosso della Monumental Valley con i pronipoti di Tex, Aquila della notte. Per me quando “arrivavano i nostri” era sempre una delusione. Perché io stavo con gli “indiani” e i bambini non me lo perdonavano. Loro parteggiavano per le “giacche azzurre”, io mi sentivo sempre dalla parte di quei variopinti esseri che sprigionavano libertà. Nella mia stanza, il rifugio adolescenziale dal mondo (e la fuga da un certo tipo di mondo mi fa sempre compagnia) troneggiava una bellissima immagine di un bambino “indiano” abbinata alle parole di Alce Nero: “Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno. Il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto”.

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La mia passione per i nativi americani passa nella lettura dei fumetti di Zagor, lo spirito con la scure, l’uomo dalla casacca rossa con il particolare simbolo al centro che lotta per la libertà degli indiani e contro le ingiustizie. Da piccolo, ma anche oggi, quando mi immergo in certi fumetti, la sensazione del tempo che non passa e che si ferma, è un dato di fatto. La forza dei ricordi, seppur struggente, nutre sempre, vivifica. Per non dire della mia passione per la poca cinematografia a favore degli indiani con film come Soldato Blu o Balla coi lupi. La scena in cui i Sioux liberano il protagonista e fanno giustizia di un manipolo di cialtroni nordisti, vendicando l’uccisione di “Due Calzini” e Cisco, beh, è un’ubriacatura di gioia. Scatto in piedi per dire: si, si, si.

L’amore per i nativi, per la loro storia e cultura, è quanto anima anche Tamara Sessa, fisioterapista che si occupa da anni di medicina psicosomatica e metamedicina, oggi anche insegnante di Rebirthing, una tecnica di respirazione utilizzata per migliorare il proprio stato psicofisico.

Tamara è ormai “una di loro” e frequenta i nativi, organizzando esperienze che definire di viaggio è abbastanza riduttivo. Quello che ha in mente è sensibilizzare sui problemi che i nativi hanno rispetto alla condizione di cittadini americani la cui identità è sempre più messa sotto scacco. O McDonald, o droga o alcool. Per distruggere una cultura e non farti pensare più. D’altra parte, se oggi in Italia è la Giornata nazionale del paesaggio, non bisogna dimenticare che la capacità “predatoria” dell’uomo nei confronti dell’ambiente, della natura e degli esseri umani “non allineati” è sempre la stessa. Pensiamo a quanto sta accadendo in questa “sTrumpalata” America con il gasdotto che passerà in terra Sioux e su cui il presidente degli Stati Uniti non ha voluto sentire ragioni, fregandosene dei popoli e  dell’ambiente.

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Tamara racconta, in questa intervista, come si svolgerà il viaggio in programma a giugno e con quali finalità.

Tamara, come nascono l’amore per la cultura e per la spiritualità dei nativi americani?

Non basterebbero giorni per parlare dei nativi americani, un popolo tanto vilipeso e maltrattato,  che, purtroppo, continuerà ad esserlo. Guardiamo a quanto sta accadendo con la DAPL, Dakota Access Pipeline. Parliamo della costruzione di un gasdotto di circa 1200 miglia che passerà in terra nativa, sotto il fiume Missouri. Il rischio reale è di lasciare senza acqua potabile circa 18 milioni di persone che abitano le zone interessate dal progetto. Il governo Obama aveva temporaneamente bloccato i lavori, in attesa del parere degli esperti sull’impatto ambientale. Il governo Trump, in maniera alquanto rapida ha annullato il divieto e riavviato i lavori di costruzione. Ha costretto con la forza lo sgombero di centinaia di persone che pacificamente e senza armi, da mesi, si erano accampate in prossimità del fiume dove passerà il gasdotto. Nella speranza di proteggere quanto di più prezioso hanno: l’acqua.

La mia stima per le popolazioni native americane, nasce molto presto. Da grande, la simpatia iniziale si trasforma in vera e propria passione, in seguito alla partecipazione ad un corso di Rebirthing (tecnica di Respiro Consapevole e di Guarigione che insegno dal 2004). Durante questa esperienza riemergono scene di vita vissuta in terra nativa come se fossi da sempre appartenuta a quel popolo. Che si trattasse di realtà o fantasia poco importa, l’amore per questo grande popolo era sbocciato. Essendo già fisioterapista e occupandomi da anni di medicina psicosomatica e metamedicina, decido di seguire una formazione come insegnante di Rebirthing.

Ho così la possibilità di constatare che molte persone, durante le sessioni, si sentono trasportate con la mente e i ricordi, in luoghi e scene di vita riguardanti gli indiani d’America. Incuriosita, faccio nel 2002 il mio primo viaggio nelle loro terre, in gruppo con il mio insegnante di Rebirthing, come guida. Quello che posso dire a distanza di anni è che, grazie a quell’esperienza, mi si è aperto un mondo e la vita ha assunto per me un significato ancora più bello e profondo.

Da quel primo viaggio ne sono seguiti altri nei quali ho avuto la possibilità, oltre che di visitare luoghi naturalistici incantevoli come il Gran Canyon, le Colorado Rocky Mountains, le Black Hills, le Badlands, anche quella di conoscere da vicino diverse popolazioni native (Ojibwe, Apache, Hopi, Lakota) e di entrare in contatto con la spiritualità e la sacralità dei loro riti e delle loro tradizioni. Da qui è nata l’idea di organizzare un viaggio che non fosse solo fisico ma anche e soprattutto spirituale ed interiore, che mettesse insieme luoghi e persone, cerimonie e riti sacri”.

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Quali posti visiterete?

L’itinerario è ricco di tappe in posti meravigliosi: da Pipestone alle Badlands, dalle Black Hills a Sylvan Lake, dalla Devil’s Tower alla montagna sacra di Bear Butte. Senza dimenticare i luoghi simbolo per i nativi come il cimitero di Wounded Knee  dove ci sarà un piccolo momento dedicato al raccoglimento, nel ricordo del massacro perpetrato a danno degli indiani Lakota Sioux da parte dell’esercito degli Stati Uniti d’America avvenuto nel 1890. In alcuni dei quindici giorni previsti, avremo l’onore di essere ospitati e potremo prendere parte a cerimonie sacre da centinaia di anni per il popolo Lakota. Per rispetto delle loro tradizioni e per una questione di riservatezza, però, su questo punto preferisco non approfondire ed entrare nello specifico, in privato, solo con chi farà il viaggio.

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Come è la situazione dei nativi attualmente?

Conoscere da vicino le popolazioni native è un’esperienza che tocca le corde più profonde dell’anima. Da una parte il loro amore per la natura e per “Madre Terra” è fonte di speranza perché possa esserci rispetto e amore per l’ambiente per ogni forma di vita, dall’altra il toccare con mano, da vicinissimo, il degrado nel quale sono costretti a vivere ormai da troppo tempo, confinati nelle Riserve, con un tasso di disoccupazione che sfiora l’80 percento della popolazione, è un motivo di grande dolore sulla loro condizione. Fa venire voglia di urlare ai potenti di tutto il mondo di mettere da parte un pizzico della loro avidità e permettere a questa gente di vivere dignitosamente. Senza fare più chiacchiere. Dalle nostre comode case, dotate di ogni comfort, non è facile immaginare una vita in prefabbricati decadenti, spesso senza alcun impianto di condizionamento, con temperature invernali di -25 C° ed estive di oltre 45 C°.

A tal proposito ti racconto un episodio che lo scorso giugno mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Ogni anno, nei nostri viaggi, cerchiamo, nel nostro piccolo, di portare aiuti concreti come abbigliamento per neonati, bambini e ragazzi (la natalità da quelle parti è altissima, come la mortalità in giovane età, del resto). Dissi ad alcune donne che avevo dei vestitini per i loro bimbi. Si avvicinarono in pochi minuti parecchie giovani madri con i loro piccoli. Alcuni di loro tenevano in mano dei biberon con sostanze liquide colorate: fucsia, azzurre, rosse. Incuriosita, ho chiesto alle madri di cosa si trattasse. Una di loro mi ha risposto quasi sussurrando, ma con grande dignità, che era gatorade diluito in acqua, perché costava meno del latte che non tutti potevano permettersi di acquistare. Se avessi potuto sprofondare in quel momento lo avrei fatto. Perché è inumano quello che i cosiddetti “civili” abbiano fatto a questa gente.

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Parliamo del viaggio

Si svolgerà dal 14 al 28 giugno con rientro in Italia il 29. Ciascuno potrà partire dall’aeroporto più vicino con destinazione finale Rapid City, in Sud Dakota. Da lì ci sposteremo in comode auto anche in altri stati confinanti come il Wyoming e il Minnesota. Va detto, a onor del vero, che questo non è un viaggio per tutti, perché richiede un discreto spirito di adattamento. Durante i giorni delle cerimonie, alle quali parteciperemo, saremo infatti accampati in tenda, senza luce elettrica o comodità che si hanno in hotel, ma la vista notturna del cielo stellato americano ripagherà alla grande qualche piccolo disagio. Come è facilmente intuibile, lo scopo principale è quello di avvicinare ciascun partecipante alla consapevolezza di sé e alla natura. Ci saranno diversi momenti dedicati alla condivisione delle emozioni e dei vissuti emersi perché, che ci si creda o no, a livello interiore ed emotivo. avviene una profonda trasformazione, e poter condividere ciò che si prova è un arricchimento per tutti.

Da viaggi così non si torna mai a casa come si è partiti, si torna più grati e con maggiore chiarezza, si torna con i tamburi che risuonano dentro e battono all’unisono con i nostri cuori, e si inizia già dal giorno dopo il rientro a fare il conto alla rovescia di quanto manca al successivo giugno. Nutrendo la segreta speranza di poter tornare ancora e ancora a calpestare luoghi tanto speciali e sacri. Dal lontano 2002 sono passati parecchi anni; nel 2009 è uscito il mio romanzo L’Anima nei Piedi – un viaggio tra i Nativi Americani alla scoperta di sé… edito dalla Wip Edizioni. Grazie all’aiuto di amici sono inoltre riuscita ad ospitare in Italia nativi americani di diverse tribù che hanno condiviso con noi racconti della loro vita e la storia del loro popolo. Sebbene il nostro aiuto a loro sia solo una piccola goccia, non smetterò mai di credere che tante piccole gocce formano un oceano e che solo l’amore gli uni per gli altri, senza distinzione alcuna, ci salverà.

Mitakuye Oyasin (che in Lakota vuol dire Siamo tutti fratelli, Siamo tutti Uno, A tutte le mie relazioni).

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Info

Pagina Facebook TamaraSessaStudioBenEssere

Il programma dettagliato del viaggio sarà a breve sul sito www.rinascitainteriore.it dove è possibile leggere anche dei corsi di metamedicina di cui Tamara si occupa, dal Rebirthing al massaggio andino Qhaqhoy.

 

 

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10 pensieri su “Viaggio nel cerchio sacro dei nativi d’America

  1. Amavo molto vedere i film dei nativi d’America quelle grandi praterie è grandi valli .amavo comprare il giornaletto Tex.. il grande Blek…era una festa quando riuscivo a raccimolare un po di spiccioli negli anni 60…a volte non facevo in tempo a leggerlo che dal mio nascondiglio ci arrivava prima mamma per farlo sparire 🙂
    Il lavoro sempre lavoro,leggere anche un semplice foglio di gazzetta che mi capitava a tiro era una fortuna
    Una buona notte

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  2. Che tristezza, pensare alla ricchezza culturale che stata distrutta; e che dolore pensare a cosa è stato fatto alle popolazioni native. oggi parliamo delle “invasioni barbariche” di secoli fa ma cosa abbiamo imparato? qual è stata l’evoluzione del genere umano? Nessuna, si continua a sterminare le popolazioni più deboli per farsi largo, per depredare e arricchirsi alle spalle degli altri. Anche nella “civile” cultura occidentale.

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  3. Confermo quello che ha scritto Tamara: io ho avuto la fortuna di vivere per un certo periodo con i Lakota,sono la mia seconda famiglia,ed ho visto cose vergognose! I nuovi americani dovrebbero solo vergognarsi per come hanno ridotto i Veri Americani. Rimangono il più meraviglioso tra i popoli

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    • Che meraviglia. Ho sempre amato i nativi. Ho amato Zagor perché nei fumetti che amavo era uno di loro. Sono stato con i Navajo e ho vibrato di libertà. Quella libertà che molti americani che Drieu La Rochelle definiva un popolo passato dalla barbarie alla decadenza senza aver conosciuto la civiltà non hanno mai concesso agli uomini, alla natura, all’ambiente, agli animali. Come oggi. Complimenti per il tuo blog

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