Festa della donna sempre

Non amo particolarmente le celebrazioni. Molto spesso fanno propaganda per coprire ciò che manca o ti danno quella fastidiosa inquietudine, quel groppo in gola perché senti il tempo che se ne va e se ne frega della tua irrequietezza. Molte ricorrenze servono al “Grande Leviatano” per creare una finta sensazione di sicurezza e distogliere l’attenzione dalle sue responsabilità. Un po’ come se ti dicessero: va tuuuuuuttto bene.Tranquilli.

Ne siamo sicuri? Sensibilizzare è una cosa, confondere è un’altra. Ovviamente non bisogna generalizzare ma anche riguardo all’imminente festa della donna bisogna porsi alcune domande. C’è lo Stato? Esiste la certezza della pena per chi commette violenza nei confronti delle donne? C’è solidarietà reale oppure c’è la maschera migliore dell’indifferenza chiamata buonismo, la “carità pelosa” di una volta?

Non bisogna dimenticare che questo è il paese che la Corte europea dei diritti umani ha appena condannato “per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito che hanno poi portato all’assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie”.

O anche il paese dove chi rapisce un’adolescente e la vende per 4000 euro al massimo prende una condanna di 6 anni, fatti recenti. Per non dire degli autori dello scippo ai danni della studentessa cinese morta lungo i binari: due anni di reclusione col patteggiamento. Questa è l’aria che tira in Italia e nel mondo dove sempre più donne subiscono violenze materiali e psicologiche, figlie di una mentalità che non si combatte con gli slogan ma con la giustizia giusta e con la certezza della pena. E con una reale educazione alla sensibilità che possa far capire cosa significhi trasformarsi in “veri uomini” e “supereroi” della tenerezza e della delicatezza nei confronti dell’altro. Detto questo e fatta un po’ di chiarezza, anche la festa della donna rischia di rimanere una celebrazione mancata, un rito momentaneo che “fa moda” ma non sensibilizza. Da questo punto di vista, nella speranza di fare festa tutto l’anno, auspicando un cambio di mentalità e una giustizia in grado di dare realmente sicurezza e proteggere, anche la cultura può fare la sua parte, portando alla luce la vita delle donne e facendocene innamorare. Di quei volti, di quei sorrisi, di quella forza, di quella dolcezza indomita. Con mostre, eventi, manifestazioni che, al di là delle sbevazzate della sera dell’8 marzo, possano riportare alla mente il meglio della forza delle donne e far comprendere come in molte parti del mondo “sopravvivono” in realtà crude e di ordinaria disperazione.

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Fa parte di queste iniziative culturali e di sensibilizzazione la mostra fotografica “Donne & Lavoro” (8 marzo – 13 aprile 2017)  organizzata presso la Casa della Memoria e della Storia in occasione della Giornata Internazionale delle donne.

La mostra, a cura di Giovanni Currado e Marino Paoloni per l’Archivio Riccardi in collaborazione con Istituto Quinta Dimensione e Agenzia Documentazione Fotografica AGR, è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Inaugurazione prevista per mercoledì 8 marzo alle 18 insieme agli autori e ai curatori con l’intervento di Liliana Ocmin, Segretario confederale Filca-Cisl.

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Le immagini di Carlo Riccardi, primo paparazzo della Dolce Vita, amico di Ennio Flaiano, Federico Fellini e di Totò, che ha raccolto in un grande archivio settant’anni di Storia italiana, documentano l’emancipazione femminile attraverso la quotidianità del lavoro.

Ne viene fuori un ritratto particolarmente interessante, uno spaccato sociale delle donne alle prese con diversi mestieri durante e dopo il periodo della guerra: contadine, operaie, paracadutiste, gommiste, benzinaie e tassiste.

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Le immagini sono straordinarie e riportano ad un’epoca che sembra distante secoli. Sono scatti che evidenziano donne sorridenti alle prese con i molteplici ruoli nella società, madri, alle volte padri, che si confrontano con il lavoro e con i cambiamenti repentini in atto nella vita di tutti i giorni.

Ad accompagnare le foto di Carlo Riccardi, si aggiungono i più recenti scatti del figlio Maurizio, fotografo e direttore dell’Agenzia di documentazione fotografica Agr.

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Non bisogna dimenticare che l’Archivio Fotografico Riccardi, iscritto presso la Soprintendenza Archivistica del Lazio di Roma in qualità di Patrimonio di interesse nazionale, è composto da oltre un milione di negativi originali, che ritraggono altrettanti momenti più o meno noti della vita politica, sociale e di costume che hanno caratterizzato gli ultimi settant’anni di Storia italiana.

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Negli scatti di Maurizio Riccardi, le donne vengono riportate ai nostri giorni più recenti in una sorta una sorta di confronto sulla storia delle donne lavoratrici. Troviamo donne-poliziotto, donne-magistrato, avvocatesse, grafiche, archeologhe, addette alla raccolta dei rifiuti e direttrici d’orchestra in un omaggio al mondo femminile, a quelle donne capaci di vivere il lavoro con gioia e con fatica, ben lontane dal velinismo e gagliardamente immuni dalla sindrome “Grande Fratello”.

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Per completare questo progetto, visti i frequenti viaggi internazionali di Maurizio Riccardi, si è realizzata anche una comparazione finale con diversi scatti realizzati in Etiopia, in Mozambico e nella Repubblica Democratica del Congo: le lavoratrici di questi tre stati, nei loro colori e nella loro umiltà, con lo sguardo fisso in camera, abbracciano e sintetizzano il desiderio di quel riscatto umano oltre che sociale, abbattendo i confini nazionali e sottolineando l’importanza del ruolo della donna nella società moderna su una prospettiva universale.

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Sensibilizzare per non dimenticare e capaci anche di esseri veri uomini in grado di amare e proteggere.

Buona Festa della Donna.

DONNE & LAVORO (8 marzo – 13 aprile 2017)  

Casa della Memoria e della Storia

Via San Francesco di Sales, 5

060608 – 06.6876543

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22 pensieri su “Festa della donna sempre

    • Quei volti sorridenti oppure malinconici, ombrosi sono l’icona di una forza straordinaria che ogni volta che vedo immagini di questo tipo mi commuove. Nella loro semplicità come giustamente dici sono la vita che cerca la sua espressione più intensa. Un abbraccio grande

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  1. Carissimo Daniele, nel tuo bellissimo post scrivi “Sensibilizzare è una cosa, confondere è un’altra”
    Tu hai sensibilizzato, è l’arte delle tue parole!
    E’ un inno alla forza delle donne, e alle loro conquiste nell’uso sapiente di un’ancestrale saggezza.
    Saggezza che non tutte possiedono, perché quando vedo alcune fuggevoli e deliranti visioni di donne da copertina, così patinate e assurde, ascolto la mia rabbia mista ad un profondo senso di delusione nei confronti di chi non coglie quanto sia vitale il dono di “esser donne”.
    Attraverso le tue foto ho rivisto il sorriso della mia adorata nonna partigiana, la mia amata Adriana Medas. Concedimi solo di darle un mio saluto, una mia carezza, con queste tue bellissime parole…
    Nel suo paradiso…
    lei risponderà con il suo splendido sorriso
    grazie
    Adriana Pitacco

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    • Carissima Adriana, i tuoi bellissimi commenti come sempre lasciano il piacere dell’attimo che si tramuta in un ricordo capace di andare oltre l’attimo stesso. Ciò che riesci a scrivere e di cui profondamente ti ringrazio con tutto me stesso riesce a conferire speranza nel quotidiano. La speranza che quanto riusciamo ancora a “sentire” possa tradursi in “condivisione”, in quella che Gaber definiva “libertà come partecipazione. Ecco, quando si è ancora capaci di “percepirsi” si è vicini a qualcosa che di molto assomiglia alla libertà. Come quando porti in questo spazio, e te ne ringrazio ancora perché ne sono onorato e cotento, il bellissmo ricordo della tua amata nonna Adriana Medas. Ecco, io la “percepisco” insieme a te, nel suo paradiso, a sorriderti sempre. E questa per me è ricchezza, autentica libertà. Nel ricordo, nell’esempio, in un mondo che attraverso l’esempio e il ricordo permette a questo di vivere ancora. Ti abbraccio forte e a prestissimo. Daniele

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  2. Se non ci fossero le donne dietro a mettere a posto ogni cosa. … questo mondo avrebbe fatto da tempo una brutta fine.
    Finché ci saranno troppi uomini al governo non vi saranno mai leggi”umane”
    Non sopporto più sentire violenze sulle donne solo perché non amiamo la violenza…sarebbe facilissimo per noi “uccidere”se volessimo.
    Sono nata nel dopoguerra e so benissimo quando le donne valgono…in qualsiasi campo ,solo che ci hanno emarginato in determinati ruoli per non perdere i poteri dei signori …uomini.
    Ho sempre lavorato il doppio degli uomini..solo che a loro vanno dati sempre gli allori per “illudersi”di essere importanti…un gioco sottile che le donne hanno saputo portare avanti per poter trarre dall’uomo il meglio…illuderlo di essere quello che non è. ..per questo le nostre nonne e mamme hanno la loro parte di colpe.
    Mentre la mia generazione a dovuto lottare sia con uno che con l’altro.. per me una doppia lotta…ancora stiamo all’inizio.
    Voglio la VERA uguaglianza per poter quardare AVANTI per un futuro che dia solo il massimo per il benessere di tutti,senza piu giochi che nenche i bambini fanno più. ..io sono MASCHIO tu sei femmina,quante volte lo digerito piangendo lacrime amare nel silenzio mentre dimostravo sempre con i fatti il contrario.
    QUANDO FINIRÀ?
    SOLO QUANDO SARANNO GLI UOMINI A SCENDERE NON SOLO IN PIAZZA…MA IN OGNI ANGOLO DEL MONDO PER DIFENDERE I DIRITTU DELLE LORO DONNE…MADRI…SORELLE. .MOGLI…FIGLIE.
    Per un mondo che soffre troppo.
    Grazie

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