Droni al posto di api e farfalle? No, grazie

Ci mancava solo questa.

Tra le tante stranezze a cui ci sta abituando il mondo, ci mancava solo questa.

Droni in sostituzione delle api. Mo, vabbuò la tecnologia, va bene essere “smart”, “trendy” e chissà quale altra parole da trovare per coprire il vuoto ma i droni al posto delle api, no, proprio no.

Già i droni li maldigerisco se poi pretendono pure di sostituirsi alle api, mi scatta l’istinto “dronicida”.

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Questi attrezzi impollinatori sono praticamente minuscoli, grandi come colibrì e volano di fiore in fiore, proprio come le nostre amate api, rubando il polline con la loro pancia pelosa. Sviluppati all’Istituto nazionale di scienze e tecnologie industriali avanzate (Aist) di Tsukuba, i robot volanti hanno una struttura ancora tutta da definirsi (e meno male). Per ora vengono telecomandati dall’elemento umano ma in futuro, grazie a Gps e intelligenza artificiale, potrebbero volare autonomamente, formando sciami capaci di rimpiazzare i veri insetti impollinatori sempre più a rischio estinzione. I robot impollinatori sono stati progettati per rimpiazzare api e farfalle, che sono ormai in declino a causa dei pesticidi.

Ora: il problema non è trovare invenzioni di questo tipo ma impiegare tecnologia e scienza per dare davvero una soluzione concreta al problema della scomparsa delle api e degli altri insetti impollinatori.

I ricercatori giapponesi, coordinati da Eijiro Miyako, responsabile del progetto, sono giunti a questa scoperta utilizzando comuni droni a quattro eliche. Per farli diventare come veri e propri insetti impollinatori hanno applicato sul fondo dei droni una striscia pelosa ricavata dal crine di cavallo di un pennello. Le setole sono state ricoperte con uno speciale gel liquido ionico che, simile ad un collante, afferra e rilascia i granuli di polline di fiore in fiore. I ricercatori hanno dovuto effettuare parecchi test prima di arrivare al risultato perché governare un drone-colibrì e metterlo in condizione di raccogliere il polline non è stata operazione proprio semplice. I test hanno anche rilevato che il gel adesivo, colpito dalla luce, si mimetizza con l’ambiente circostante, in maniera da sfuggire ad eventuali attacchi di animali.

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Le api non producono solo miele ma svolgono un ruolo determinante nella produzione alimentare. Un terzo del nostro cibo (come zucchine, albicocche, mandorle, coriandolo, olio di colza e molti altri alimenti) dipende dalla loro opera di impollinazione. La sindrome dello spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder viene definita in inglese) ha fatto la sua prima triste apparizione nel 2006. Nel 2007 in Italia sono morte il 50% delle api.

Pesticidi, perdita di habitat, monocolture e cambiamenti climatici minacciano la sopravvivenza di questi insetti e, di conseguenza, la nostra produzione alimentare, tanto da spingere gli scienziati a progettare una sostituzione di questo tipo.

Bisogna cambiare rotta.

Ve lo immaginate un cartone animato di nome Drone-Maia con tanto di motivetto che fa vola-vola-vola, il Drone Maia. Naaa.

Non è possibile pensare mini droni a svolazzare nei prati.

Sarebbe come inventarsi minuscole lampadine volanti a led per riconsegnarci alla magia delle sere d’estate in cui si aspettava in mezzo ai fiori, sotto le stelle, l’arrivo di quei piccoli puntini luminosi chiamati lucciole che ora non ci sono più.

E le lucciole arrivavano tra i fiori, dopo che le api, per tutto il giorno, ne avevano accudito i petali.

Ridateci la natura, toglieteci un po’ di mondo virtuale e utilizzate la tecnologia per sollevare il mondo.

Anche l’Ape Maia e i bambini ve ne saranno grati.

 

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