La luce del mondo

“La luce del mondo non viene dal mondo: viene dall’avvampare dei cuori puri, invaghiti, più che di sé, della radicale semplicità del cielo azzurro, di un gesto generoso, di una parola fresca”. E io aggiungo, che la luce viene da chi è capace di prendersi cura degli indifesi, di chi ha il cuore con i bisognosi di protezione e di sguardi.

Le parole dello scrittore francese Christian Bobin mi sono apparse subito come il miglior “attacco” per scrivere, ancora una volta, di un argomento che porta sempre tanta struggente bellezza ai mie occhi, nutrendo la mia anima: gli animali.

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Siamo abituati, però, a volte, pur nel nostro amore, a pensare solo agli animali domestici, straordinari compagni di cammino o, al più, a quelli da reddito. Ci rapportiamo meno al mondo degli animali selvatici che, avvicinandolo, è la scoperta di un universo che non ti aspetti ma solo presagisci. Certo, non puoi immaginare cosa possa significare avere appoggiato sulle gambe un cucciolo di cinghiale che dorme, o l’emozione che può darti soccorrere uno stambecco e ridare la libertà a una poiana ferita.

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No, non riesci a percepirne tutta la bellezza se non quando ti ci trovi davanti con tutto il cuore, come di fronte alla luce di un tramonto o una di quelle mattine, all’alba, che esci e ti si infiamma il cielo mentre respiri il freddo che vivifica nelle narici.

Ti taglia le parole quel momento e ti ritrovi gettato nel silenzio dell’istante, dell’attimo “creatore” di infinito.

E, come sottolinea ancora Bobin, “il cuore è un’intelligenza che viene persino agli imbecilli”. La luce del mondo di cui parla lo scrittore francese per me è questa. Senza se e sena ma. Sono le iniziative nascoste in favore dei più deboli, l’opera silente di eroici volontari – il nostro paese flagellato dal terremoto ne sa qualcosa – che operano solo per passione e per puro amore. Sono loro, sono questi volontari, la spina dorsale di un paese in cui è sempre carnevale. Dove tutto rischia di rimanere esercizio “dilettantistico”, dove molte volte vorresti volare alto come un falco, “senza catene” e molto lontano. Queste iniziative, questi volontari, invece, ti fanno venir voglia di rimanere ancora.

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Sono la luce del mondo, il sale della terra, quella terra a cui questi eroici soccorritori, in tutte le variegate forme in cui operano, fanno costantemente la respirazione bocca a bocca al pianeta, all’ambiente, a madre natura, risollevandola, rianimandola e dandole la forza di camminare ancora. E lei con il respiro di chi la ama, vive ancora e spera che possa sopravvivere a coloro che non amandola, non amano nemmeno la propria vita.

Voglio raccontarvi del Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo, che si trova nel territorio della provincia di Cuneo.

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Il centro nasce sulle radici di un piccolo zoo, aperto a spese del responsabile Remigio Luciano, su un territorio di proprietà. Il progetto iniziale punta ad accogliere alcuni animali ospitati alle zoo di Cuneo dopo la sua chiusura, che avviene nel dicembre del 1984. Nell’estate del 1985, la struttura viene aperta al pubblico di nuovo come zoo. La strategia che viene concertata è progettata per affrontare al meglio le spese necessarie per la cura e per il mantenimento di linci, pantere, leopardi, scimmie che non trovano una sistemazione adeguata altrove. Lo scopo è quello di accudire gli animali fino al momento della loro morte e fargli fare una vita il più possibile “dignitosa”. Con la legge 70 del 1996, vengono stabilite nuove regole per quanto riguarda la gestione della fauna selvatica.

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Nasce l’idea di istituire il CRAS, acronimo di Centro recupero animali selvatici. L’autorizzazione arriva agli inizi del 2001 con le direttive che stabiliscono di individuare un responsabile affiancato ad un’associazione ambientalista o venatoria. Il rapporto nasce con la LIDA, Lega Italiana dei Diritti dell’Animale. Definita la questione burocratica, iniziano i lavori di rinnovamento e adeguamento delle strutture. Vengono perciò costruiti recinti, box, gabbie, adibendo alcuni locali preesistenti ad infermeria e sala degenze.

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Racconta Remigio Luciano: “Il territorio della provincia di Cuneo prevedeva due Centri: a Bernezzo per i mammiferi e a Racconigi per gli uccelli. La quantità di arrivi di uccelli era, però, molto alta anche a Bernezzo. Per questo motivo si è deciso di comune accordo con la provincia di accogliere entrambe le classi. La Provincia stabilisce un contributo finanziario, che si rivela ben presto insufficiente per ricoprire tutti i costi necessari al mantenimento della struttura e degli animali. A questo punto, le donazioni da parte dei privati diventano di fondamentale importanza. Col passare del tempo il rapporto con la LIDA si interrompe e alcune persone volontarie decidono di prendere a cuore la causa. Si decide perciò di formare un’associazione propria. Con la Direttiva Uccelli, l’Unione Europea istituisce una rete di Centri che per occuparsi di animali a rischio e vengono riconosciuti altri CRAS. Nel corso degli anni, però, alcuni di questi Centri hanno chiuso e la copertura a livello regionale è tornata ad essere di scarsa funzionalità”.

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Inizialmente sono solo tre le persone che si occupano di portare avanti questa splendida realtà, tra cui un veterinario. Ad oggi il Centro conta un passaggio di una quarantina volontari.

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Ester Cuffaro, tra i volontari più attivi, promotrice della petizione per aprire la facoltà di Zoologia che ha lanciato sul sito change.org/zoologia riscuotendo un successo enorme raccogliendo più di 25 mila firme da tutto il mondo, spiega come si svolge l’attività di volontariato: “Le persone presenti al Centro, oltre a due dipendenti, offrono tutte lavoro volontario, dai veterinari, a chi si occupa dell’aspetto burocratico per finire, non di minore importanza, ai lavori di pulizia e manovalanza. La giornata al Cras, per i volontari quotidiani, inizia con le prime luci dell’alba: c’è chi porta fuori i cavalli, chi prepara il cibo alle scimmie, alle nutrie e agli anatidi dei due laghetti, chi distribuisce granaglie e mangimi agli uccelli e ai cervidi e chi ripartisce la carne per i rapaci e gli animali carnivori. Nel pomeriggio i lavori sono i più disparati, in base alle esigenze; ristrutturazione di locali o strutture danneggiate, pulizia gabbie, organizzazione di progetti didattici, censimenti delle acque o delle zone limitrofe, liberazioni di animali riabilitati e tante altre cose perché imprevisti ne sorgono sempre e bisogna essere abituati a fronteggiarli. Chiunque abbia la giusta passione e voglia di fare può diventare volontario presentandosi al Cras o chiamando i numeri segnati sul sito web. Dopo un periodo di affiancamento il volontario potrà far parte di una bellissima realtà a contatto con animali dalle più interessanti personalità. Se non c’è la possibilità di agire in prima persona, si può far ricorso agli affidi a distanza e al 5×1000, importanti mezzi di sostentamento a cui il Cras fa affidamento”.

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A proposito di fondi e donazioni, viene spontaneo chiedersi come sia possibile mantenere in buona efficienza queste strutture e fare in modo che l’attività di tanti volontari e le cure per gli animali possano sempre essere garantite al meglio.

Risponde con molta chiarezza Remigio Luciano: “Ufficialmente i finanziamenti annui da parte delle Istituzioni equivalgono a 15.000 euro erogati dalla provincia di Cuneo e 5.000 euro da parte della Regione Piemonte. Purtroppo, però, non si può fare totale affidamento su queste somme in quanto ci sono considerevoli ritardi e non sempre le cifre previste pervengono interamente. Ad oggi, il CRAS può contare su convenzioni, stipulate personalmente dal Responsabile del Centro, che comprendono 63 comuni nella provincia di Cuneo su 252, in base alla quantità di animali che arrivano dalle quelle precise aree. Queste convenzioni vanno dai 50 euro per i comuni più piccoli fino a 500 euro, per pochi comuni di vasta area. La precarietà di questi finanziamenti ha messo in luce l’importanza del 5×1000, previsto per quelle organizzazioni non profit, di interesse sociale e ricerca scientifica. Con l’abolizione delle Province molti Centri in tutta Italia stanno riscontrando parecchie difficoltà finanziarie. Il CRAS di Bernezzo ospita più di  mille animali all’anno e deve far fronte ad importanti spese veterinarie, alimentari e di manutenzione degli animali e delle strutture. Il problema, col passare degli anni, aumenterà d’importanza, in quanto ad aumentare sono gli animali stessi che pervengono al Cras ogni anno, grazie alla maggiore sensibilità da parte dei cittadini. Lo Stato non prende in seria considerazione la questione in quanto promotore di una catena di deleghe svincolanti che passano dalle Regioni alle Province, finendo con i Comuni che agiscono in maniera indipendente”.

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Sono tanti, dunque, gli animali che arrivano al CRAS. Ricorda Ester Cuffaro: “Gli Animali al Cras sono aumentati esponenzialmente; dai 40 del 2001 ai 1100/1200 di oggi. Gli arrivi annuali riguardano principalmente uccelli (693) seguiti dai mammiferi (412) e dai rettili (10). Per entrare nel dettaglio delle attività recenti, basti pensare che nell’ultimo anno, sono stati registrati più di cento caprioli e più di cento rapaci, tra poiane, sparvieri, civette, gheppi. La maggior parte delle consegne di questi animali sono ad opera di privati (882), seguiti dall’Asl ( 61), dalle associazioni di volontariato (59), dalla polizia municipale (55) e dai vari comprensori alpini (13). Le cause principali per cui gli animali vengono portati al centro sono traumi da urto (393) e cause antropiche e ambientali (360)”.

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In cosa consiste concretamente prendersi cura di questi animali? “Una volta constatata la causa di arrivo, il programma di recupero consiste nel primo soccorso dell’animale e assistenza veterinaria per tutta la sua permanenza – sottolinea Ester Cuffaro – Una volta guarito e riabilitato, l’animale viene liberato in natura, in riserve, boschi o parchi protetti. In caso di malattia cronica e impossibilità di reinserimento, l’animale viene tenuto in degenza al Cras. Alcuni animali in degenza possono essere dati in affido a privati che dimostrino di avere le strutture e lo spazio adeguato per il loro benessere e le conoscenze etologiche e zoologiche necessarie per la gestione dell’animale in questione. Chi non avesse la possibilità di prendersene cura in prima persona può ricorrere all’affido a distanza”.

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Gli animali vengono poi costantemente monitorati attraverso soluzioni “tecnologiche” con anelli e collarini che consentono agli “addetti ai lavori” di sapere cosa sta succedendo. Gli animali più a rischio, su territorio nazionale, sono le lontre, il corvo, i caprioli italici, l’aquila del Bonelli, i lupi e l’orso marsicano in Abruzzo, il grifone, il gipeto, il gufo di palude e molti altri.

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Seneca affermava che l’uomo si rivela nell’azione.

E l’azione spesso è silenziosa, senza clamore. Trova la sua scaturigine nel disinteressato affetto, nella medesima direzione, del cuore che palpita all’unisono, sentendone le stesse strette, gli stessi groppi con gli esseri di cui ci si prende cura.

Si diviene una carne sola, come con la persona che si ama.

Si diventa compagni per tutta la vita, come i lupi, i falchi.

Non ci si lascia più in nome dello stesso destino, dividendola gioia, abbracciandosi nella sofferenza.

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