Mi scortico

Mi scortico spesso,

quando mi chiamo.

Mi sbriciolo, pugnalo, confido, sgrano,

tra matasse incise,

in un disegno fitto,

talvolta senza ponti.

Poi col pugno chiuso, serrato,

provo ad aggiustare i cocci,

 e con dita laboriose,

a tagliare ancora, sminuzzare,

quelle crepe d’ombra,

che divarico,

per cercare luce

e uno sbocciar di soffi.

Non è la vecchiezza il male,

è quell’arsura,

quella fissa di farsi angusti,

su minuti e schiocchi,

quando invece c’è vita, c’è bellezza

d’occasioni dense, e di profumi.

Allora, se ci penso, e mi ravvedo,

con le suole, calpestando un maremoto,

faccio di me fessura,

per dire basta a questi graffi,

ai gonfiori della mente,

al mio sudore ombroso.

Dico basta agli sbattuti slanci,

agli scalci sgangherati,

per trovare chissà cosa.

E quel nodo poi si infrange

su quella sonda, quella speranza,

minuta e urlante,

che fa vertigine,

quasi paura,

di semplice serenità.

Ma sta qui il segreto.

Non è crescere senza polvere,

senza sfregio.

E’ farsi acqua sul dilaniato,

che capacità,

gioia, remo, calma, quasi ignaro,

anche quando, nell’aria prilla,

non so quale spirale d’angoscia

e spari.

Tenersi fermi,

se schiaffeggia,

la burrasca,

e il cristallo mi va negli occhi,

che fanno sangue.

Ricaricarsi,

questo è,

sarà più mite il tempo,

e discreto, ancora,

di nuovo,

sarà un lampo sulla cera,

lo splendore sulla fuga, e chiarità.

 

 

vitaleta-5-01-01-2017

 

Foto e Testo

© Daniele Del Moro 2017

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2 pensieri su “Mi scortico

  1. Lo sai che le tue poesie mi emozionano molto! Le leggo varie volte per “assaporarne” la magia.
    E più rileggevo le tue incredibili parole “E’ vero, mi scortico, mi sbriciolo
    Ma poi col pugno chiuso serrato provo ad aggiustar i cocci per cercar la luce
    e allora dico basta per trovar chissà cosa” ho rivissuto quel momento indimenticabile della mia vita che ho scoperto con una persona che ora non c’è più. Un dialogo fatto di sofferenze, ma anche di verità.
    ” Ecco, dimmi, dimmi, perché c’è questa tristezza che mi sta lentamente accompagnando dal risveglio mattutino” Questa era la mia domanda, e forse era arrivato il momento di intuire il segreto della mia esistenza
    ” Non è la morte che ti fa paura….Ma il morire dentro di noi, dentro di te…la morte dei tuoi sogni”
    Ricordo ancora le mie lacrime, e quello sguardo così malinconico che mi stava guardando
    Io quello sguardo lo vivo ancora, mi accompagna ogni giorno, mi accompagna quando sorrido e mi sento felice, quando vivo ogni attimo della mia vita, e sorrido mentre scorgo il primo sbocciare dei fiori, e la musica quotidiana che ci dona il giorno.
    Ed è vero, come tu ci racconti, “Non è la vecchiaia il male”, è la ricerca inutile della futilità, del apparire, del compiacere agl’altri a tutti i costi, dimenticando la nostra “nascita” che si rinnova ogni giorno….
    E allora Grazie, per quello che hai scritto
    In qualche cielo anche quel sguardo che non c’è più, sorriderà
    Adriana Pitacco

    Liked by 1 persona

    • Sono io che mi emoziono a leggere i tuoi commenti cara Adriana, sono io che mi sento onorato delle tue parole e di ciò che anche per un attimo riesco a trasmetterti e ne sono enormemente contento. Ogni tua parola andrebbe incorniciata e il commento al mio tentativo poetico diviene un magma incandescente che si traduce in una pura catarsi. Si, cara Adriana, perché quando scrivi della ricerca inutile della futilità, del apparire, del compiacere agli altri a tutti i costi, dimenticando la nostra “nascita” che si rinnova ogni giorno, incidi nella carne una riflessione preziosa. E ancora di più ripensando a quello sguardo e quel sorriso che, ne sono fermamente convinto, ti è, ci è accanto quasi a tentare di farsi vedere sempre. E quando questo sorriso lo percepisci, questa presenza la avverti, ecco la risoluzione, la catarsi del vivere: tutto appare diverso, ritroviamo i nodi, riaggiustiamo i cocci e lo stesso dolore si tinge dei colori del tramonto in cui il vento sibila e sussurra parole di vita tramite chi ci sorrideda ciò che è oltre. Molto oltre e intanto ci ritrova quando noi riusciamo a “sentire” la vita in tutta la sua tragica bellezza. Ti abbraccio forte e ti ringrazio di cuore sempre. Daniele

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