I vicini che vorrei

Diffido sempre di chi non ama gli animali. Non mi piace. Le contrapposizioni non servono, però. Da una parte e da un’altra. Soprattutto in questo paese dove sorgono tifoserie anche per bazzecole, quisquilie, pinzellachere, come ricordava Totò. Poi gli estremisti di tutti i generi, i khomeinisti che con la scusa del bene, preparano le radici delle persecuzioni nell’intolleranza, non li sopporto proprio e li ho sempre evitati come la peste nera. Non vedono l’ora di attaccarsi al fumo della pipa per tuonare dal profondo dei loro molti squilibri proclami, giudizi e sentenze. Tu sei peggio, io sono meglio. Servirebbe determinazione per realizzare una rivoluzione nel cambio della mentalità. Non additando l’uno o l’altro né scrivendo sulla lavagna buoni e cattivi. Al di là della stupida superbia di taluni momenti, siamo tutti “difettosi”, fragili, di passaggio. Meglio darsi una calmata allora ed essere meno tifosi e più capaci di ascolto. Tempo fa, papa Francesco ha messo in opposizione il regno animale, con cui abbiamo un immenso debito e una necessità di riconciliazione, con il mondo umano. Non me lo aspettavo. Forse voleva dire altro, forse è stato manipolato nella parole che ha espresso. Papa Francesco è sembrato ammonire: c’è chi ama più gli animali che gli uomini. Ma forse, dico io, ama più gli animali perchè conosce gli uni e gli altri. Senza escludere l’amore per gli uni e per gli altri. E senza farne un problema di tifoserie, né di interessi ma di coscienza. Senza dimenticare la carità. E allora, forse, di questo doveva parlare papa Francesco. Di carità per gli uomini e per tutte le creature senzienti, per gli animali. Di quanto ci sia bisogno di esempi, di convivenza serena e amorevole tra umani e animali, in una forma di pace cui bisognerebbe aspirare per definirsi veramente progressisti e civili, caritatevoli e rispettosi della vita. Perché, come ha detto qualcuno, se non arriveremo a questo tipo di rispetto, a questa reale carità e civiltà, l’ombra dei campi di stermino continuerà sempre a proiettare la propria nera ombra su ogni vera speranza di libertà e di giustizia.

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Voglio raccontarvi ancora di un esempio di convivenza pacifica tra umani e animali, come ho fatto con la Fondazione degli Asinelli, della Fattoria delle Coccole, uno splendido esempio di integrazione fatta di amore puro, di protezione e cura per chi, come i bambini, non può difendersi e rischia di essere sempre oggetto di speculazione, crudeltà e indifferenza. Alla Fattoria delle Coccole c’è veramente tanta umanità, di quella vera, una testimonianza concreta che una forma alternativa di convivenza tra uomini animali, è possibile, è doverosa. Se vogliamo veramente amare la vita e rispettarla con azioni e non con parole vuote.

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Alla Fattoria delle Coccole, c’è carità, se con carità intendiamo amore per le creature e rispetto per la creazione. Sono queste persone, questi volontari, sono loro i vicini che vorrei. Umani che amano gli animali e non per questo sono indifferenti alla sofferenza e al dolore, di qualunque creatura si tratti. Anzi la sofferenza la sentono attraverso le creature che salvano. Questo si chiama amore, una parte delle infinite forme che questa meravigliosa forza è in grado di assumere per infondere calore all’esistenza. E chi lo prova per gli animali questo amore, impara ad averlo anche per gli uomini. Se è vero amore.

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La Fattoria delle Coccole è un’ottima palestra di bontà e di solidarietà. I volontari che ne animano le iniziative sono veri e propri “angeli di carità”. Parliamo di un nuovo modello di fattoria, dove tutti gli animali sono allevati per puro piacere e compagnia reciproca, senza alcuna forma di sfruttamento. Ecco cos’è la Fattoria delle Coccole, uno dei progetti di associazione “InGaia”. Per i fondatori, l’iniziativa è partita accogliendo animali presi in custodia dalle autorità, salvandoli da maltrattamenti e abusi. Ora, a distanza di un paio d’anni e con un numeroso gruppo di volontari al seguito, la Fattoria delle Coccole conta circa 300 animali salvati. Tutti sostenuti attraverso l’adozione a distanza! Una vera e propria oasi di pace e serenità, per asini, caprette, maiali, mucche, pecore e cavalli, ciascuno con storie e trascorsi diversi, ma tutti accomunati dal fatto di essere scampati a un triste destino.

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La sede del progetto è ad Appiano Gentile, ma visto il costante aumentare degli ospiti, il rifugio si appoggia attualmente anche a un’altra stalla a Guanzate, e a due alpeggi in Val d’Intelvi, dove gli animali possono vivere liberamente in ampi spazi immersi nella natura. Ed è proprio questo il principio che la Fattoria delle Coccole intende trasmettere: il valore della libertà per tutti, nel rispetto di uno stile di vita cruelty free. La Fattoria delle Coccole di Appiano è aperta al pubblico ogni sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. L’Alpeggio in Val d’Intelvi, invece, è attualmente aperto come albergo vegan, che offre svariate proposte per week end a tema. Per conoscere le loro iniziative, potete consultare le nostre pagine Facebook “Fattoria delle Coccole” e “Alpeggio delle Coccole”. Non potevo far mancare alle mie adozioni a distanza anche quella di una meravigliosa creatura della Fattoria delle Coccole, una coniglietta di nome Pupina. Grazie alla Fattoria delle Coccole, tanti animali ora vivono in pace, grazie. Siete davvero i vicini che vorrei e mi verrebbe facile non dimenticarmi mai di voi e delle vostre creature. Perché amore porta amore.

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12 pensieri su “I vicini che vorrei

  1. E’ un inno alla bellezza della vita! Io sono fermamente convinta che amare gli animali vuol dire amare quell’abbraccio cosmico che abbiamo l’inestimabile fortuna di vivere.
    Io amo il mio vivere nella natura, le scoperte che quotidianamente vivo con i miei animali. Ecco! Ho ancora la curiosità di un bambino, è una gioia che mi tengo stretta, stretta. Forse è uno dei doni più belli che ho ricevuto da mio padre cantante lirico e pianista
    Perché vi è nel linguaggio della natura una musica, un canto ancestrale che non dobbiamo mai dimenticare
    Adriana Pitacco

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    • Grazie del tuo bellissimo commento cara Adriana. Io nella natura magicamente mi distendo e mi allontano, tutto mi appare così distante e degusto solo il bello vero. Come guardare negli occhi un animale. C’è tutto l’infinito struggimento del vivere, c’è tutta l’immensa bellezza al cospetto dell’uomo nelle sue contraddizioni e nei suoi orrori. Chi sa leggere quello sguardo, vede oltre questo orrore e coglie, in un attimo, tutta la “religiosità” di qualcosa che non è qui, è oltre, è un desiderio di eternità in tutto ciò che passa.

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