Ardore

 

Non so come l’anima faccia l’amore,

disincarnata da sé.

Ma so che l’ardore della sua tenera voce

dirada, con desideri di brace,

la cocciuta foschia sull’intera collina

dove la morte non ha più segreti, né terrori ubriachi.

Potrei forse dichiarare

come una piuma,

il battito accelerato del polso,

quando accolgo la sua essenza divina.

Però no, perché la scossa ferita del tempo che ho,

mi impone un ghiaccio di chiodi.

Ma so anche che è l’anima a farsi fessura,

tra i mondi,

dove non c’è più dolore né età

ma solo arcobaleni di spilli e spruzzaglie di stelle.

E’ lei, abisso di acrobati,

promessa indelebile

che subito venga l’aurora,

dove passa e accarezza le ore

con un’eleganza di tigli.

Per chi ha fame di luce,

non c’è sesso né tempo,

c’è bisogno di gioia

e di impavidi ritmi di mare.

E di lei, rovistatrice di azzurro.

Scheggiato cuore, scalcinato mondo,

disegni i contorni

di una infinita bellezza, che non si corrode né si ripara,

percezione remota, ora presente, ora illuminato pensiero,

che sorride e concede tenerezze di nuvole.

Dove tutto è orlo e pienezza,

di spiagge deserte,

in un giaciglio di morbidi petti

vitaleta-2-01-01-2017

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2 pensieri su “Ardore

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