Ci sono dei, a volte anche loro

Ci sono dei, a volte anche loro,

che hanno timore della notte.

Nonostante il lavorìo del cielo,

hanno tempeste dentro,

d’ebbrezza,

e punte d’ago

con passamanerie d’angoscia.

Si fanno piccoli

per accucciarsi accanto  a noi

in un silenzio rotante

che stordisce, qualche volta.

E succhiano un pò

delle radici sporche

della nostra solitudine.

Poi spariscono e vanno via.

E noi brilliamo un pò

mentre il cielo si fa chiaro

e l’alba sopraggiunge

come un brivido.

D’amore.

romasera6

Annunci

I miei amati eroi

Dedicata ai miei amici migliori, gli animali, tutti, senza distinzione di specie, da sempre, i miei amati eroi

Ci sono eroi, i migliori

non umani ma con sovrumano amore

che lanciano sguardi, baffi e code

nel cupo rimescolarsi delle sorti

per agguantarne vite.

Ci sono eroi, i più autentici, i più fedeli,

che consumano nel pelo e nelle zampe

graffiando nel respiro e leccano ferite

del mondo che soggiace alle correnti.

Ci sono amori,

d’infinito ardore

che sciolgono groppi

col muso caldo

a lenire giorni

madidi

di memorie inquiete.

Ci sono eroi

che sorridono ogni volta

solo a starti accanto

anche se non sali ma discendi

e loro, coi loro zaffiri,

nel buio di certe volte,

inumidiscono le tue guance

coi nasini umidi e odorosi.

Ti sono famiglia, mormorio di luci

e afflati vivi

di compagnia pura e gioia inesprimibile.

Disegnano orme che sono il tuo percorso

in una rivelazione che si fa verità incessante

per un desiderio, con loro, d’eternità

ovunque.

Mi affido a loro,

dentro un guscio caldo,

nutrito di silenzi e fraterne membra.

i-miei-eroi

Foto: Corriere.it

La sovranità del bene

9788888340883_0_0_1176_80

Bellezza, ordine, libertà, immortalità: voglio proporvi un libro ad elevato potere “taumaturgico”, capace di esulare da vaghi sentimentalismi shelleyani per provare a fare di realtà, essenza. Il volume si intitola La sovranità del bene (R. Carabba, Editore Lanciano). L’autrice è la “visionaria” Iris Murdoch che scrive senza nulla concedere al gioco fin troppo facile delle illusioni e delle consolazioni. Eppure, riesce, in questo sua bramosia di “vedere”, di saper scorgere il senso del reale, a condurci su strade che si avvicinano di molto a ciò che risulta essenziale, traducendo la lettura in un possibile viaggio di catarsi. Eccone un brano: “Il primo nemico dell’eccellenza in morale e nell’arte è la fantasia personale: quel tessuto di autoesaltazione e di desideri e sogni rassicuranti che impediscono di vedere cosa c’è fuori di sé. Rilke diceva di Cezanne che dipingeva “l’eccolo là”… a questo proposito l’arte ci mostra un’eccellente analogia con la morale… smettiamo di essere per occuparci dell’esistenza di qualcos’altro, di un oggetto naturale, di una persona nel bisogno … Il legame qui è rappresentato dal concetto di indistruttibilità o incorruttibilità. Ciò che è veramente bello è inaccessibile e non si può possedere o distruggere. La statua si rompe, il fiore appassisce, l’esperienza finisce ma qualcosa non ha risentito del decadimento e della morte”. E ancora: ” Credo che l’idea di trascendenza si connetta qui a due idee distinte, la perfezione e la certezza… Come si può connettere il realismo, che deve comportare una visione intensa e lucida della miseria e del male del mondo, con la percezione di un bene incorrotto, senza che quest’ultima idea diventi il più puro dei sogni rassicuranti?… L’idea di perfezione opera dunque in un campo d’indagine, producendo un senso crescente di orientamento. Forse quest’affermazione non dice nulla di davvero sorprendente; un riduzionista, inoltre, potrebbe sostenere che una capacità di comparazione sempre più affinata non implichi necessariamente qualcos’altro oltre se stessa. L’idea di perfezione potrebbe essere, per così dire, vuota. Consideriamo il caso della condotta. Che dire del comando “Perciò siate perfetti”? Non avrebbe più senso dire “Perciò miglioratevi un pochino?”. Alcuni psicologi avvertono che se i nostri criteri di valore sono troppo ambiziosi diventeremo nevrotici. Mi sembra che l’idea dell’amore sorga necessariamente in questo contesto. L’idea di perfezione ci mette in movimento (come artisti, lavoratori, agenti) perché ispira amore nella parte migliore di noi. Non si può sentire un amore puro per un criterio morale mediocre più che si possa per il lavoro di un mediocre artista. L’idea di perfezione è anche per la sua natura apportatrice d’ordine”.

SOLLEVARSI

Mi piace questo suo sollevarsi dal male del mondo e dalla morte senza rinnegarsi. In un tentativo di perfezione e competizione con se stessi, per apportare ordine dentro di sé e agli altri. Portare ordine allora si trasforma in visione della realtà, scevra dal rimuginio che confonde e mistifica. “E’ degno di nota che la grande arte ci insegni come le cose reali posono essere guardate e amate senza prenderne possesso e farne uso, senza incorporarle nell’avido organismo dell’io. Questo esercizio di distacco è arduo e di grande valore, sia che la cosa contemplata sia un essere umano, sia che si tratti della radice di un albero o della vibrazione di un colore o di un suono. La contemplazione non sentimentale della natura esibisce la madesima qualità di distacco: gli interessi egoistici svaniscono, non esiste nient’altro che le cose che si vedono. La bellezza è ciò che attrae questo particolare tipo di attenzione non egoistica… La visione vera cagiona la condotta giusta”. Arriviamo, in questo modo, al realismo della compassione, nella capacità dell’anima di ascoltare il fluire del vero. Perché, come sottolinea Iris Murdoch, “la libertà in senso stretto non consiste nell’esercizio della volontà ma piuttosto nell’esperienza di una visione accurata che, quando è il momento adatto, causa l’azione”.

mte5ntu2mze2mzi0otg4ndi3

Se non ti vedo

Con uno dei miei tentativi poetici, vorrei provare a far capire il legame che si instaura con un animale, dedicando a Gastone, che mentre scrivo è accucciato al limite della mia tastiera, questi versi. Famiglia. Lui fa parte della famiglia. Non una parola, uno slogan. Semplicemente il più bello dei nodi. La scelta consapevole di un legame, di un destino da condividere. Perché d’amore non si muore ma si vive. Al di là di ogni definizione e disincarnati da tutto. Il linguaggio è quello dell’essenza dell’anima, del metafisico che parla tramite l’attimo immortale che svela la vita: gioia di ciò che hai tra le mani, e di ciò in cui ti riconosci. Animali, esseri umani, natura, cieli, cose palpitanti. Senza questa terapia, senza questo legame, questa immensa possibilità, a ben guardare, non siamo che polvere portata via dal vento. Dedicata a Gastone, a tutti gli animali, a tutti coloro che sanno amare con profondità. Per provare a farsi “fratelli” di tutte le cose…

Se non ti vedo,

mi trasformo in parola muta

che ti cerca nell’ovunque del reale

disincagliato da questo mondo.

Se non ti vedo

non ho poesia

col baffo e col nasino

gioiosi lemmi

per la mia redenzione.

Se non ti vedo,

mi faccio scavo

per divenirti cuccia

tra le mie braccia, la notte

quendo tutto è soglia

o incubo.

Se ti accarezzo,

tengo l’urto dell’orrore,

sui polpastrelli

e sfilaccio il brutto tra le mani,

che se ne va.

Ormeggio allora a bellezza

che disegna il volto

alla goccia trasparente

in cui rischiara la mia felicità.

E stempero il macigno,

l’orma infiammata

di passi talvolta smarriti

con spine di tempesta.

Raccolgo, nomade, un flusso, d’eternità,

e qualche ciuffo tra vertigini e immensità

se-non-ti-vedo