Ricordi

Sono sul letto. D’estate. Ricordo. Della mia adolescenza. Il silenzio è quasi totale. Interrotto da un vento fresco che entra e muove i poster, come si chiamavano un tempo, attaccati alle pareti della mia stanza. Clash, U2, Police, Pink Floyd. Il gigantesco quadro che raffigura il bambino indiano, simbolo del massacro dei nativi a Wounded Knee, mi guarda. Sono un “pellerossa” dentro. Non solo perché in estate mi ustiono. Un altro rumore interrompe questo meraviglioso silenzio di una qualunque notte estiva: la fontana del giardino del palazzo dove guizzano i pesci rossi culla dolcemente i miei pensieri, una ninnananna lieve. Degusto a piccoli sorsi la mia gioventù. Ricordi. Mio padre, ah mio padre. Dorme nella stanza accanto. Un colpo di tosse e si rigira nel letto. Mio padre. Continua la notte. E ancora i ricordi. Ascolto musica appena posso. Mio padre, sempre lui, sono benestante, mi propone due alternative per il regalo dei miei 18 anni: impianto hi-fi professionale o Laverda 125 motore Zundapp. Sono a un bivio. Come sempre. Nonostante adori andare in moto, la musica è ancora di più un richiamo irresistibile. Scelgo hi-fi. Posiziono il letto della mia stanza esattamente al centro delle casse per farmi avvolgere dal sound e navigo quando ancora internet non esiste. In particolar modo di notte. Vorrei fare il musicista. Suono in un gruppo. Anni Ottanta. Con la New Wave ho un feeeling speciale. E poi scrivo. Alternativa: fare il giornalista: sempre meglio che lavorare. Non frequento troppe persone. Sempre tendenzialmente solitario. Non perché non ne abbia bisogno. No. E’ che dopo un po’ mi annoio. Sto bene con tutti, più o meno. Intimità vera con rare eccezioni. Se devo annoiarmi in compagnia, mi annoio da solo. E scelgo musica e passeggiate in moto. Ricordi. L’estate. A Campo di Mare in bicicletta o in vespa e sentire il profumo degli eucalipti, passeggiando tra le ville bianche. I profumi mi riportano ai luoghi. Il mare al tramonto, due corpi estivi che si abbracciano. Ora di cena. Me ne vado in giro. Le luci nelle case, le voci, lo stare insieme. Oppure dopo pranzo. Io e mio fratello ad aspettare che faccia meno caldo in casa, quando tutto è sospeso e ti prende l’angoscia, una strana angoscia. Non tutto è facile. L’adolescenza è tosta, soprattutto se ti fai delle domande e non segui i gruppi, le masse, le combriccole. Anni Ottanta. Con mio padre discuto, mia madre aggiusta. A modo suo. Con mio padre litigo ma c’è un rapporto. Difficile. Non accetta molte cose mio padre. Mi condiziona. Sopporto ma faccio come mi pare. O meglio, tento. Qualche volta riesco. Mi compro di nascosto la mia prima vera moto Teneré 600, un simbolo degli anni Ottanta. Lui lo scopre. Non dice nulla. Contraddizioni di un rapporto difficile. Quando non ci sarà più, rimarrà uno strappo. Nonostante le difficoltà. Anni Ottanta. Ricordi. Andare a suonare in sala. Fare concerti, sperare di farne un lavoro. Poi la realtà. No. Mi laureo e mi dedico ad altro. Niente mi viene facile. Catarsi, karma, chiamatelo come volete. Devo sudarmele le cose. Ancora oggi. O forse vivo tutto come sono. Complicato e lacerato, non sempre, ma molte volte. Come il mio rapporto con le giovani della mia età. Riscontro, senza modestia, qualche successo. Ma sono complicato. E alla fine complico tutto. Per non dire del sesso. Non lo amo a caduta libera. Non lo vivo bene. Io devo avere tutto il contesto e rendere ogni momento straordinario. Sono un illuso ma a me piace vivere così. Tra l’ascetico e l’estetico. Non mi piace il vorrei ma non posso. O posso come sento o dico che non voglio. In vespa e in moto con vento in faccia, non c’è ancora l’obbligo del casco e poi fermarsi insieme sotto le stelle e guardare quel tremolio e non dire nulla. Baciarsi e fare musica. Con la notte e con le stelle. Poi il tempo prende a scorre veloce, dopo la maturità. Università e militare sono un attimo. Durante il militare, nei numerosi turni di guardia in Cavalleria, mi godo le notti parlottando con qualche compagno, a tratti anche in profondità. E guardo le stelle mentre aspetto che finisca quell’anno. Più tardi, conosco mia moglie, quando penso che non mi sposerò mai. Mentre mio padre se ne va. In breve e sempre con la stessa voglia di godere della vita in maniera profonda arrivo ad oggi. Sorseggio ancora la vita, non più da adolescente. Mi confronto col mondo, a volte vinco e molte volte perdo. Ma sono quello di questi ricordi. Desiderio di bellezza, di relazioni consapevoli, di natura e silenzi vertiginosi. Sono quello che vuole degustare ancora. Nonostante il tempo che passa, Voglio continuare a dare importanza ad ogni istante perché solo così, lo fermo il tempo. Almeno ho l’illusione di farlo. Come ora, con i ricordi che danno l’assalto al mio presente, generando nostalgia. Che accolgo e trasformo in vita, desiderando ancora. Questa vita, questa possibile libertà.

santa-severa

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11 pensieri su “Ricordi

  1. Daniele è molto bello quello che hai scritto. Un insieme di sentimenti, passioni e ricordi che sicuramente possono aiutare a vivere al presente certe situazioni e a rivedere a posteriori gli avvenimenti della vita. Complimenti anche per la foto. E’ davvero stupenda e mi ha fatto sognare il mare. Un sorriso. Lila

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    • Grazie Lila. Sono contento che ti piaccia la mia riflessione e la foto che raffigura un luogo simbolo di certe estati. E’ così importante dare peso agli istanti. Aiuta a non disperdersi e a continuare ad ardere anche quando fa freddo. Sentivo l’esigenza di “urlare nel silenzio, parafrasando Marguerite Duras, una frase che mi piace tanto. Il senso della nostalgia, sapendolo equilibrare con la consapevolezza dell’esistere e dell’essere, può rappresentare un modo di essere liberi. Senonaltro nel ricordo e nella certezza che eravamo lì. Un abbraccio grande e buona serata

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    • Hai proprio ragione cara Alessandra. Sto leggendo un libro interessante sulla meditazione di consapevolezza. ecco, credo che la vera sfida della vita sia questa: arrivare alla consapevolezza di saperla accettare per quei chiaroscuri proprio di cui parli. Molto facile è l’ottimismo quando tutto funziona. La vera prova di un’alta tenuta di sé è quando certe giornate e certi momenti mordono con mandibole d’acciaio la nostra vissuta e vivente essenza. Se arrivi a comprendere che anche in certi momenti la vita è una preziosa risorsa, sei ad un buon passo dal senso della realtà. Non l’illusione che la sfoca ma la ricerca di una possibile libertà. Come dice la mia amata Etty Hillesum, “la vita è difficile ma non è grave”. Un abbraccio e buona giornata…

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