Se non ti vedo

Con uno dei miei tentativi poetici, vorrei provare a far capire il legame che si instaura con un animale, dedicando a Gastone, che mentre scrivo è accucciato al limite della mia tastiera, questi versi. Famiglia. Lui fa parte della famiglia. Non una parola, uno slogan. Semplicemente il più bello dei nodi. La scelta consapevole di un legame, di un destino da condividere. Perché d’amore non si muore ma si vive. Al di là di ogni definizione e disincarnati da tutto. Il linguaggio è quello dell’essenza dell’anima, del metafisico che parla tramite l’attimo immortale che svela la vita: gioia di ciò che hai tra le mani, e di ciò in cui ti riconosci. Animali, esseri umani, natura, cieli, cose palpitanti. Senza questa terapia, senza questo legame, questa immensa possibilità, a ben guardare, non siamo che polvere portata via dal vento. Dedicata a Gastone, a tutti gli animali, a tutti coloro che sanno amare con profondità. Per provare a farsi “fratelli” di tutte le cose…

Se non ti vedo,

mi trasformo in parola muta

che ti cerca nell’ovunque del reale

disincagliato da questo mondo.

Se non ti vedo

non ho poesia

col baffo e col nasino

gioiosi lemmi

per la mia redenzione.

Se non ti vedo,

mi faccio scavo

per divenirti cuccia

tra le mie braccia, la notte

quendo tutto è soglia

o incubo.

Se ti accarezzo,

tengo l’urto dell’orrore,

sui polpastrelli

e sfilaccio il brutto tra le mani,

che se ne va.

Ormeggio allora a bellezza

che disegna il volto

alla goccia trasparente

in cui rischiara la mia felicità.

E stempero il macigno,

l’orma infiammata

di passi talvolta smarriti

con spine di tempesta.

Raccolgo, nomade, un flusso, d’eternità,

e qualche ciuffo tra vertigini e immensità

se-non-ti-vedo

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