La loro ballata

Ho immaginato i morti in una splendente danza di colori. E ho scritto questa poesia,abbinandola ad una foto scattata ieri al mare. Ho pensato a loro in maniera gioiosa, senza tristezza. In una eterna speranza dove si ricompone tutto ciò che apparentemente è stato dissolto. In un infinito ballo, dove non esiste più né l’inizio né la fine ma solo la proiezione infinita di una luce accecante. La sintassi abbagliante del crepuscolo incandescente per sempre. A tutti loro, in qualunque parte del mondo e dell’oltremondo, va il mio pensiero.

 

È una danza,

 la loro ballata,

che riemerge dai silenzi dell’alba,

la voce dei morti

che oggi risuona

e scuote il torpore di pietra.

Sono colori, scudi e miele

a chi porta incisa

nell’iride

attimi di smarrimento,

rigenerati in carezze.

Un molle riflesso forse

di giorni logori,

non più cenere

ma infuso

di zaffiri

e dolorosa memoria.

Sono loro,

cromatiche scie e slanci d’ametista,

che ogni tanto rivedi,

nella sintassi del crepuscolo.

Non impallidiscono i morti,

non conoscono abisso.

Sono dipinti, intessuti, intelaiati,

sono miraggio che si fa carne,

incandescenti vene d’eternità,

mentre il cuore percorre i loro barbagli

e ne ascolta il respiro,

in frammenti,

senza frantumi.

© Daniele Del Moro 2016

 

17-ostia-1-novembre-2016

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