Fidati

Fidati.

Lasciati penetrare dal cielo.

Quando splende, dilania e avvolge.

Fidati.

Lasciati impastare dal sole

in un trafitto raggio che danza,

per darti forza.

Fidati.

Palpitanti baluardi,

quei giochi, d’immensità,

quando tutto risuona come ferro

e tintinna come serratura.

Fidati,

attecchisce sempre,

nelle pupille,

il suo mare senza limiti.

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Un desiderio di trincea

Dal crivello
dell’ingrommata gola
fuoriesce
aspro
un desiderio di trincea
che non si sgretola
nè è impedimento.
Ravvedo nugoli
di siepi.
Sciami di lucciole
non cascami
senza mulinello
nè risucchio.
Ammucchio pasta d’ali
in un presente cuore
e respiro,
un segreto firmamento
che diventa
filo e squarcio
con ciò che sento
e con il mondo.
Muto
come un frammento.
C’è speranza
di una luce
che faccia trama e ordito
oltre l’ispessito freddo
della falsità …

 

scoziadunnottarcastle15

Autunno in… tag

 

Buongiorno amiche e amici del blog . Augurandovi buona domenica, accolgo volentieri l’invito della mia cara amica Viola del blog Opinionista per Caso2 che mi ha invitato a partecipare al tag Autunno in … Tag ! ideato dal blog Il Mondo di Shioren che saluto. Il tag è questo: tre motivi per dire : ” É arrivato L’Autunno !” Le regole del Tag sono semplici :

  • Inserire l’immagine del tag che trovate qui . ( io non l’ho inserito perché pubblico solo foto realizzate da me )
  • Citare l’ideatrice del tag
  • Raccontare tre cose che ti fanno esclamare : ” É arrivato L’autunno !”
  • Invitare a partecipare 15 blog

Con l’occasione ho realizzato questi scatti.

Le mie risposte sono queste:

1) Adoro l’autunno perché la sua luce corrisponde alla mia sensibilità. Fortiter in re suaviter in modo. Morbida nei modi e forte nella sostanza

 

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2) Adoro l’autunno perché per un camminatore come me è la stagione ideale per fare chilometri a piedi in cerca di catturare l’essenza dei momenti più speciali del mio vivere e del mio attraversare il mondo

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3) Adoro l’autunno perché i suoi colori sono intensamente crepuscolari. Immettono gioia nel tuo corpo e nalla tua anima come un prezioso fluido. Senza il fulgore dei cromatismi estivi. Sono i miei colori.

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Ora invito a partecipare a questo simpatico tag 15 blog che amo particolarmente. Non siete obbligati a farlo ovviamente. Ma l’iniziativa mi ha convolto e divertito

Grazie a tutti e buona domenica… Vi abbraccio… con le meravigliose luci d’autunno…

I blog sono inseriti in ordine casuale: Il mio giornale di bordo, Rural Soup, With Love, agores_sblog, pallidoinfinito, Briciolanellatte Weblog, LIBRI NELLA MENTE, Soffio di respiri , writetowrite, ilmioblogpercaso,marcocorradiblog ,Giorgia Penzo,  È casa o mondo?

 

 

 

Veronica scrive

Veronica scrive. Veronica fa poesia. Anzi forse è lei stessa poesia. Perchè il poeta cerca di essere la sua visione del mondo. Veronica è giovane. Anzi giovanissima. Scrive quello che sente. Da autentica scrittrice. Diviene una cosa sola con quello che attraversa e che la attraversa. Il dolore e la bellezza. Palpita diversamente da molta gioventù. Non ha ambizioni cafonal-trivial-televisional. Non è da Grande Fratello, forse più da Grande Silenzio. Perché ha una saggezza che non ti aspetti di trovare in una giovanissima. Ha gli stessi sogni, le stesse speranze di chi ha davanti a sé tutta la vita. Ma i suoi sogni sono tramati di parole e di sentimenti, di fuoco interiore, di quei fuochi che a volte sono capaci di illuminare notti buie. Quei fuochi che sono come le stelle. Infiniti e struggenti. Nel suo sito veronica-rinero.com si trovano piccole gemme. Come quando leggi: “Camminare fra le viuzze dell’ancora assopita città. Il profumo del pane appena sfornato, della marmellata nel calore di un cornetto e quello del caffè nel sole che pian piano si accinge al cielo, accanto alle nuvole, e sgambettare con il pensiero degli impegni da svolgere nel corso della giornata. Irragionevolezza, che si spegne nella fretta di sentire il freddo fra il sole che cala. Non dobbiamo alzarci la mattina in attesa che scenda la luce, o che la pressione dell’idea che gli altri hanno su di noi ci spezzi, ci bruci le ossa, e nemmeno per rimpinzarci di complimenti o false modestie. Consapevoli di cosa ? Della terra che sembra volerci intrappolare in un sussulto di cemento, o dei tempi che le nostre parole consumano dinnanzi all’inspiegabile?”. E ancora: “Iniziamo a camminare. Oltrepassare la soglia della porta e camminare. Poco importa se viviamo in città o possediamo il privilegio di donarci al vento del mare o di un luogo nel quale sappiamo sentirci. Non dobbiamo lasciarci condizionare dalle circostanze in cui viviamo gettando la spugna prima ancora di imparare a gioire. Allontanarsi lentamente , lasciando ad ogni passo una paura, incertezza, disagio o negatività e permettere alla nostra anima di invaderci l’esistenza, così da poter sentire la leggerezza della quiete. Vivremo emozioni contrastanti, sensazioni nuove, ma a poco a poco… Sapremo abbracciare la consapevolezza”. Si, Veronica è consapevole di cosa sia la vita, di come sia necessario sottrarsi all’orrore ed essere capaci di bellezza. Mi racconta, dicendo di sé: “Ci sono i ricordi di quando ho fallito nel tentare di essere me. Della scuola che non ho saputo affrontare, dei disagi, del bullismo, della bulimia.L’uomo non vince mai le proprie debolezze, si vive al fine di tenerle a bada, ma nemmeno si osa sfidarle. Le mie debolezze suonano così fragili da poter essere udite solo dalle attività inconsce. A volte mi presento come l’Archè dello spirito, ma sono così terribilmente umana da viaggiare nell’ombra della fragilità. Mi affanno spesso perché voglio conoscere, voglio scoprire e non so apprezzare il tempo, lo percepisco avversario, nemico, senza presunzione di aver speranze di vincita. Mi arrendo subito potresti dedurre… Ma ecco, dimmi può una mezza donna minacciare il tempo ? E anche ne avessi di più, saprei gestirlo ? No, la risposta è sempre no. Non mi diverto ad inseguire le utopie, sono oggetti di studio, ma non vaghezze … Nonostante si lascino chiamare così, non c’è nulla di irreale in loro. Irreali siamo noi, il nostro sbattere i piedi a terra in cerca del nulla, il tacere nel profondo e le paure. Sono stanca, stanca di nascondere le timidezze”.

veronica

Le sue parole, anche quando non sono in versi, emanano poesia perché sono incastonate nella dura roccia dell’esistenza. Sono le parole di chi autenticamente agogna la libertà di essere e non morire mai. Le parole di chi conosce il palpitare del sangue che ha nel cuore. Dice ancora di sé: “Posso trovarmi ovunque, dal freddo alle nuvole, con gli occhi chiusi o assopita sotto le lenzuola di un cielo scoperto, sento il calore degli altri. Riconosco un uomo senza vederlo, sarà solo istinto quest’umanità. Io sono un corpo, sono le trasparenze che raccolgono le gioie di chi ha preferito privarsene. Vago e accolgo ciò che le persone hanno lasciato, me ne prendo cura e la loro contentezza è il mio riso e le loro lacrime le mie verità. Per questo non posso avere amore, io sono le trasparenze che delimitano i sogni gettati. Nella mia voce, troverai il suono di chi non ha melodie e nelle mie parole, le paure nascoste e nel mio silenzio, i silenzi taciuti. Sono la fanciullezza di chi è cresciuto troppo in fretta, la ragionevolezza di chi si è tenuto stretto l’infanzia, la leggerezza di chi vive nel rimorso ed il malumore di chi conosce la vita. Non c’è motivo di cercarmi altrove, sii ciò che hai scelto di non essere e troverai me”. Si, il malumore che troppe volte alligna nei cuori sensibili che devono trovare la forza di non lasciarsi contaminare da questa sensazione di pungente fastidio. Per poter volare in alto e andare avanti, camminando nel sole e sorridendo anche al proprio abisso. Volare in alto, sapendo che il nulla è l’ombra di Dio, come afferma Gomez Davila.  Volare in alto. Senza peso. Consapevoli, come scrive nel suo articolo. E camminare sui fili del quotidiano. “Camminare. Si, perché il camminare mi permette di raggiungere i giorni spiccioli di ciò che mi abita. Succede anche su di una panchina dalla vernice scoscesa, con le gambe aggrovigliate sotto il profumo delle imbrunite foglie. E nel mattino che mi regala un sorriso, rubato a chissà quanti volti… Nel danzare del vento , affusolato , intriso di sogni e del pungente odore dei primi camini accesi”. L’ho detto: è poetica anche quando non scorre in versi il suo pensare. Leggiamola un suo componimento:

Date paure a quei folli
e fortezze grigie
di tristi realtà.

Che parole non san capire
e cibarsi amano
di nient’altro che odio
affinché possano spegnere
la bellezza del mondo.

Poiché non è terrore che temono
e sol lo stupore
che stentano a vivere.

Veronica la spiega così: “Esistono persone alla ricerca di un vivere, che sia borbottio. Non credo nell’imperfezione del mondo, ma in alcune follie, ho consumato la prontezza del desiderare comprendere. La bellezza del mondo, che cerca appiglio nelle voci tremanti di chi tenta ancora la gioia , nonostante gli sputi amari di coloro che gettano le mani avanti tessendo distrazioni ed incompletezze, è rimasta qualità accessibile a tutti. Il mio è un inno alla bellezza”.

 

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Si Veronica, continua così. Cerca sempre bellezza. Se con la bellezza non salverai il mondo, sicuramente salverà te dal mondo.

Ecco i suoi spazi

veronica-rinero.com

https://www.facebook.com/veronica.rinero.poesie/?fref=ts.

C’è tanta bellezza intorno. C’è speranza.

 

Il mio angelo

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Ho scritto questa poesia dopo la notte del terremoto di Amatrice. L’ho dedicata a chi non è più, a chi non ha più. Ho abbinato a questa poesia una foto scattata all’interno del Dunnotar Castle in Scozia. Cercando attraverso le rovine, uno squarcio di cielo azzurro. Ve la propongo

 

Il mio angelo

cammina di notte

tra case rotte, di babeliche onde.

Ha piedi scalzi

per dare risposte

al dolore

di chi non trova pace

tra polvere

e silenziose grida

che non attutiscono le ombre vaganti

di ingiuste spelonche.

Ha poi le sbucciature

dei morti

che accoglie

con l’ala piumata ma sporca

nel gioco umano

di smarrimenti senza sosta

su sabbia e sangue a terra

mentre sotto la pelle delle unghie

rispondono solo fili d’erba strappati

al sole d’estate, quando ancora l’alba profuma.

Cammina e tocca

gli anni sbocciati e poi finiti

che però accarezza nei sogni che lui conosce ma noi no

in luoghi di api

abitate di luce.

Poi si avvicina, dolce,

e bacia le crepe,

sanando il triste singulto

di chi cerca i contorni, delle cose, delle carni, dei respiri.

Per fare del corpo,

un pianto d’universo

e un’incisione precisa

dove attende, di nuovo,

che sia primavera

© Daniele Del Moro 2016scoziadunnottarcastle13

Ho un prolifico granaio

Ho un prolifico granaio

di palpitanti avvampi

che s’accende

quando rabbuia

l’ora in gola di mutezza e di destini.

Non è che un’attenzione dolce e dura

che si screzia in prismi e gemme

quando olezza rimbombante

mediocrità, sciatta e vile.

C’è in me come un fraterno appiglio

che frappongo tra lordura e sponda,

abisso e luce

in una sillaba che ronza

tra un pensiero ed un frammento.

Non mi disgusta più quest’erba amara

dell’inganno e del furbesco scialo

che non è che un rigurgito di muffa e bave aggrovigliate

in facce stente, marroni e grevi.

Mi riprendo, sempre,

in qualche succhiato cielo o fioccosa meraviglia

che scioglie l’ombra e dà speranza

alla mia sensibilità

© Daniele Del Moro 2016

 

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October, un ottimo ascolto

October, un ottimo ascolto. Sarà che oggi più che ottobre sembra dicembre, sarà che fa freddo ma ascoltare uno dei più intensi brani degli U2 con una bella tazza di tè apre ad improvvisi squarci metafisici. Se poi avete un pò di tempo per ascoltare tutto il disco, si disco mi piace ancora chiamarlo, più che ottobre, sembra una invincibile estate. October è il secondo disco della band irlandese. Esce nel 1981. Anni di lotta e di aspirazioni rivoluzionarie. Il 3 ottobre del 1981 si conclude lo sciopero della fame dei guerriglieri dell’IRA iniziato il 1° marzo da Bobby Sands che morirà il 5 maggio assieme ad altri 9 detenuti tra il maggio e l’agosto dello stesso anno. Da una parte il vento di protesta, il fuoco delle manifestazioni di strada e dei concerti con il volume al massimo nei centri sociali. Dall’altra, il disco della band, particolarmente introspettivo, con Bono in crisi mistica. Assieme a The Edge fanno parte della setta religiosa Shalom e il gruppo è in crisi. I brano sono ugualmente fuoco che cova sotto la cenere. Tomorrow, dedicata alla madre di Bono morta a 14 anni, è struggente e tagliente al tempo stesso. Gloria, un vero e proprio inno religioso in latino, Stranger in a strange land, che dice tutto, Rejoice, gioisco, Fire, With a shout (Jerusalem), I fall down, Is that all, I threw a brick a through a window, Scarlet: sono brani che lasciano intuire tutta la forza propulsiva del gruppo, il detonatore del rock è pronto a esplodere. Ascoltare certi brani, vi propongo October anche in parole, riporta con la mente a certi giorni. Come accade sempre per chi sa percepire tutta l’intensità della musica. Da una parte le lotte per l’indipendenza irlandese e un popolo in movimento, dall’altra la musica che, come ogni forma d’arte, può rappresentare un valido (per me indispensabile) tentativo di trovare un senso e attraversare il ghiaccio sottile della lastre dell’esistenza. Intimista o no, questo disco riporta a molte riflessioni. Per non dimenticare, per sopravvivere, per combattere, per trovare sempre un motivo di cui godere della vita. E trovare la possibilità di un “Beautiful day” tanto per rimanere in tema. E chissenefrega di tutto quello che ci duole, chissenefrega di tutto quello che ci morde. Provo a stendermi su un tappeto di foglie, in autunno, di quelle che cadono a centinaia, e rivolgo gli occhi al cielo e penso: sono qui io con me, con chi voglio, con i miei affetti e tutto il resto è fuori. Non sento freddo. Non è il té, tra i miei momenti rituali. Sono al caldo di ciò che sono. Cucito nei miei affetti e nel valore che dò alle mie cose, a me stesso e a quello che faccio. Il resto è polvere. Buon ascolto e buon ottobre

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