Amore, il peso di ogni legame

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Ho scoperto questo libro per merito della fenomenologa Roberta de Monticelli. Le scrissi, improvvisamente, una delle mie mail di getto con il desiderio di argomentare, dibattere e domandare. Su tante cose. In uno di quei giorni in cui il famoso “Ovosodo” del film di Virzì non andava né su, né giù.  E allora, per digerire un giorno che pesava sullo stomaco, scrissi alla professoressa De Monticelli. Rimasi colpito non solo del fatto che trovò il tempo di rispondermi. Ma che la risposta fu, come lei stessa ebbe a definire la mia mail, di quelle che fanno bene e che danno speranza. Nel corso del nostro riflettere, mi propose la lettura di questo libro: Benedetta Tobagi, Una Stella incoronata di buio (Einaudi) e mi disse di scriverle di nuovo perché ci teneva a sapere cosa ne pensassi. Ebbene. Vi propongo un brano particolarmente bello di questo volume, un tentativo particolarmente riuscito di analisi di fatti di un passato recente. La figlia di Walter Tobagi, giornalista ucciso dall’estrema sinistra negli anni di piombo, parla delle stragi che hanno insanguinato il nostro paese. Attraverso gli occhi del dolore di Manlio che sopravvive alla sua Livia nella bomba che esplode in piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio del 1974, si chiede ancora per che cosa  valga la pena vivere. La risposta è nel brano che vi propongo, che dice tutto, oltre ogni retorica della celebrazione e della politica, per la speranza di un amore che continua. Dentro, anche quando la morte sembra apporvi il suo ultimo sigillo. Un brano che dice tutto. L’amore è cura, attenzione, presenza. Il resto è sentimentalismo. Questo brano è una dichiarazione di vita e di immortalità.

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“L’amore ha sempre un peso. Ogni legame è un vincolo. Costa molto, in termini di libertà. Si paga a caro prezzo, con la paura di perdere le persone amate, il terrore di vederle soffrire e ancora di più di soffrire noi stessi, di perderle, di essere abbandonati. Si paga con il rischio di un dolore così grande che qualcuno non riesce a sopravvivergli. Non sono poche le persone che rifuggono un rischio simile, specialmente se sono state già ferite. Ma sono i  legami con gli altri e con il mondo a dare continuità, a conferire un’ossatura solida alla vita. A costruire senso. Rifiutarne il peso non significa volare come uccelli, ma soltanto farsi trasportare dal vento, come una piuma. Rinunciare a esistere fino in fondo. Siamo tutti come l’angelo del Cielo sopra Berlino di Wim Wenders: per vivere, per amare, dobbiamo accettare il peso di essere uomini tra gli uomini, nel bene e nel male. Una valigia stracolma, da portare insieme”.

Un peso enorme, da portare insieme, la vita. Una vita autentica che dia valore alle cose reali per proiettarci ogni volta verso la speranza che il nostro fluttuare abbia un senso di eternità.

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