Veronica scrive

Veronica scrive. Veronica fa poesia. Anzi forse è lei stessa poesia. Perchè il poeta cerca di essere la sua visione del mondo. Veronica è giovane. Anzi giovanissima. Scrive quello che sente. Da autentica scrittrice. Diviene una cosa sola con quello che attraversa e che la attraversa. Il dolore e la bellezza. Palpita diversamente da molta gioventù. Non ha ambizioni cafonal-trivial-televisional. Non è da Grande Fratello, forse più da Grande Silenzio. Perché ha una saggezza che non ti aspetti di trovare in una giovanissima. Ha gli stessi sogni, le stesse speranze di chi ha davanti a sé tutta la vita. Ma i suoi sogni sono tramati di parole e di sentimenti, di fuoco interiore, di quei fuochi che a volte sono capaci di illuminare notti buie. Quei fuochi che sono come le stelle. Infiniti e struggenti. Nel suo sito veronica-rinero.com si trovano piccole gemme. Come quando leggi: “Camminare fra le viuzze dell’ancora assopita città. Il profumo del pane appena sfornato, della marmellata nel calore di un cornetto e quello del caffè nel sole che pian piano si accinge al cielo, accanto alle nuvole, e sgambettare con il pensiero degli impegni da svolgere nel corso della giornata. Irragionevolezza, che si spegne nella fretta di sentire il freddo fra il sole che cala. Non dobbiamo alzarci la mattina in attesa che scenda la luce, o che la pressione dell’idea che gli altri hanno su di noi ci spezzi, ci bruci le ossa, e nemmeno per rimpinzarci di complimenti o false modestie. Consapevoli di cosa ? Della terra che sembra volerci intrappolare in un sussulto di cemento, o dei tempi che le nostre parole consumano dinnanzi all’inspiegabile?”. E ancora: “Iniziamo a camminare. Oltrepassare la soglia della porta e camminare. Poco importa se viviamo in città o possediamo il privilegio di donarci al vento del mare o di un luogo nel quale sappiamo sentirci. Non dobbiamo lasciarci condizionare dalle circostanze in cui viviamo gettando la spugna prima ancora di imparare a gioire. Allontanarsi lentamente , lasciando ad ogni passo una paura, incertezza, disagio o negatività e permettere alla nostra anima di invaderci l’esistenza, così da poter sentire la leggerezza della quiete. Vivremo emozioni contrastanti, sensazioni nuove, ma a poco a poco… Sapremo abbracciare la consapevolezza”. Si, Veronica è consapevole di cosa sia la vita, di come sia necessario sottrarsi all’orrore ed essere capaci di bellezza. Mi racconta, dicendo di sé: “Ci sono i ricordi di quando ho fallito nel tentare di essere me. Della scuola che non ho saputo affrontare, dei disagi, del bullismo, della bulimia.L’uomo non vince mai le proprie debolezze, si vive al fine di tenerle a bada, ma nemmeno si osa sfidarle. Le mie debolezze suonano così fragili da poter essere udite solo dalle attività inconsce. A volte mi presento come l’Archè dello spirito, ma sono così terribilmente umana da viaggiare nell’ombra della fragilità. Mi affanno spesso perché voglio conoscere, voglio scoprire e non so apprezzare il tempo, lo percepisco avversario, nemico, senza presunzione di aver speranze di vincita. Mi arrendo subito potresti dedurre… Ma ecco, dimmi può una mezza donna minacciare il tempo ? E anche ne avessi di più, saprei gestirlo ? No, la risposta è sempre no. Non mi diverto ad inseguire le utopie, sono oggetti di studio, ma non vaghezze … Nonostante si lascino chiamare così, non c’è nulla di irreale in loro. Irreali siamo noi, il nostro sbattere i piedi a terra in cerca del nulla, il tacere nel profondo e le paure. Sono stanca, stanca di nascondere le timidezze”.

veronica

Le sue parole, anche quando non sono in versi, emanano poesia perché sono incastonate nella dura roccia dell’esistenza. Sono le parole di chi autenticamente agogna la libertà di essere e non morire mai. Le parole di chi conosce il palpitare del sangue che ha nel cuore. Dice ancora di sé: “Posso trovarmi ovunque, dal freddo alle nuvole, con gli occhi chiusi o assopita sotto le lenzuola di un cielo scoperto, sento il calore degli altri. Riconosco un uomo senza vederlo, sarà solo istinto quest’umanità. Io sono un corpo, sono le trasparenze che raccolgono le gioie di chi ha preferito privarsene. Vago e accolgo ciò che le persone hanno lasciato, me ne prendo cura e la loro contentezza è il mio riso e le loro lacrime le mie verità. Per questo non posso avere amore, io sono le trasparenze che delimitano i sogni gettati. Nella mia voce, troverai il suono di chi non ha melodie e nelle mie parole, le paure nascoste e nel mio silenzio, i silenzi taciuti. Sono la fanciullezza di chi è cresciuto troppo in fretta, la ragionevolezza di chi si è tenuto stretto l’infanzia, la leggerezza di chi vive nel rimorso ed il malumore di chi conosce la vita. Non c’è motivo di cercarmi altrove, sii ciò che hai scelto di non essere e troverai me”. Si, il malumore che troppe volte alligna nei cuori sensibili che devono trovare la forza di non lasciarsi contaminare da questa sensazione di pungente fastidio. Per poter volare in alto e andare avanti, camminando nel sole e sorridendo anche al proprio abisso. Volare in alto, sapendo che il nulla è l’ombra di Dio, come afferma Gomez Davila.  Volare in alto. Senza peso. Consapevoli, come scrive nel suo articolo. E camminare sui fili del quotidiano. “Camminare. Si, perché il camminare mi permette di raggiungere i giorni spiccioli di ciò che mi abita. Succede anche su di una panchina dalla vernice scoscesa, con le gambe aggrovigliate sotto il profumo delle imbrunite foglie. E nel mattino che mi regala un sorriso, rubato a chissà quanti volti… Nel danzare del vento , affusolato , intriso di sogni e del pungente odore dei primi camini accesi”. L’ho detto: è poetica anche quando non scorre in versi il suo pensare. Leggiamola un suo componimento:

Date paure a quei folli
e fortezze grigie
di tristi realtà.

Che parole non san capire
e cibarsi amano
di nient’altro che odio
affinché possano spegnere
la bellezza del mondo.

Poiché non è terrore che temono
e sol lo stupore
che stentano a vivere.

Veronica la spiega così: “Esistono persone alla ricerca di un vivere, che sia borbottio. Non credo nell’imperfezione del mondo, ma in alcune follie, ho consumato la prontezza del desiderare comprendere. La bellezza del mondo, che cerca appiglio nelle voci tremanti di chi tenta ancora la gioia , nonostante gli sputi amari di coloro che gettano le mani avanti tessendo distrazioni ed incompletezze, è rimasta qualità accessibile a tutti. Il mio è un inno alla bellezza”.

 

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Si Veronica, continua così. Cerca sempre bellezza. Se con la bellezza non salverai il mondo, sicuramente salverà te dal mondo.

Ecco i suoi spazi

veronica-rinero.com

https://www.facebook.com/veronica.rinero.poesie/?fref=ts.

C’è tanta bellezza intorno. C’è speranza.

 

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4 pensieri su “Veronica scrive

    • Grazie davvero cara Caterina. Sono molto contento del tuo apprezzamento. Abbiamo bisogno di autentica dolcezza e profonda sensibilità per accorgerci del valore reale di ogni istante della vita. Nel caso di questa giovane poetessa, poi, c’è una devastante intensità. Complimenti anche a te per le tue splendide poesie e buonissima domenica cara…

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