L’ansia d’assoluto

wildscozia

“Le corse in moto e il fastidio della modernità, il gusto della solitudine e il perdersi nella massa, l’ansia d’assoluto e il minuto mantenimento del presente, uomo del suo tempo eppure nato fuori tempo, asceta ed esteta”. Mi piace da sempre questa citazione. Potrei averla scritta io, su di me. Identità molto calzante. L’ho tratta da un volume che mi ha fatto buona compagnia in diverse serate, sempre accompagnato da musica adeguata. Il titolo è Compagni di solitudine, una educazione intellettuale. (Ponte alle Grazie, 1999). Dice tutto il titolo. L’autore? Stenio Solinas. Il volume è un percorso che mescola politica e letteratura. Al di là delle idee di ciascuno, il libro mi piacque molto. I Compagni di solitudine del libro sono diversi scrittori tormentati da una visione del mondo “antimoderna” e aggiungo fuori tempo e in alcuni di questi scrittori non condivisibile pienamente. Ma ho sempre apprezzato coerenza e capacità di tradure se stessi in azione o comunque il tentativo di essere autentici e accordati con il proprio centro. Come dice Seneca, “l’uomo si rivela nell’azione”. Altrimenti è un ciarlatano. Gli scrittori che Solinas affronta nel libro sono diversi: Lawrence, Conrad, Thesiger, Malraux, La Rochelle, Morand,  Rimbaud, Hemingway, Chatwin, Céline, Saint-Exupery, Debray, Gerbault, sono solo alcuni di questi nomi. Al di là del libro, l’idea di filosofi, poeti e scrittori per amici e “compagni di solitudine” è sempre stata la mia idea. L’idea molto romantica di un percorso da “waldganger”, da “fuorilegge”, da colui che è passato al bosco, per ricordare il Trattato del Ribelle di Ernst Junger, altro scrittore che compare nel libro di Solinas. In cerca perenne di luce e grazia sono sempre stato. E anche del bosco. Per questo amo camminare e andare in moto. Ho trovato, grazie a Dio, voci che ancora oggi ascolto con profonda intensità. E che mi fanno compagnia. Di fronte a questa “percezione”, il tempo, il passato, la noia, la morte non sono che dettagli. Prevalgono le storie immortali, la bellezza di queste stelle che, come nel Somnium Scipionis di Cicerone, continuano a illuminare il cielo più oscuro di tanti punti luminosi, di uno straordinario sentire. Almeno così io vedo una delle tante forme del cielo. Aggiungo alcuni nomi che mi piacerà affrontare in seguito, riportandovi il senso di queste “chiacchierate”: Etty Hillesum, Maria Zambrano, Simone Weil, Cristina Campo, Arthur Schopenauer, Friedrich Nietzsche. E poi ancora il mio amato Eugenio Montale per arrivare ai contemporanei Christian Bobin, Mariangela Gualtieri, Milan Kundera e Chandra Livia Candiani. E tanti altri. Antidoti, scudi, protezioni, appigli quando le giornate possono mordere con mandibole d’acciaio. Per chi sa ascoltare queste voci, e percepirne il vento palpitante di mondi infiniti, magari quando la luce del tramonto accarezza le pagine di un volume, solitudine non esiste. Esistono giornate dure ma come scrive uno di questi meravigliosi fari, Etty Hillesum, morta a 29 anni nel campo di concentramenti di Auschwitz, “la vita è difficile ma non è grave”. Si cara Etty, per chi sa ascoltare la tua voce, per chi sa ancora parlarti, la vita può essere a volte complessa ma attraverso di te e tanti amici, il sole dell’intelletto torna a splendere sempre sulle tenebre dell’ignoranza. Come quando cammini, scrivi, ascolti, vai in moto, per fuggire dal caos ed immergerti “into the wild”. Il viaggio come liberazione. Fisica ed interiore. E il cammino prosegue. Grazie Etty, grazie compagni di viaggio.

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2 pensieri su “L’ansia d’assoluto

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