Una muta canzone

L’assoluta intensità di Andrea Chimenti per andare incontro alla sera

 

Tu non ricordi piccino

Il regno della spiga di grano

Eri piccino bambino

E i flauti di penombra cantavano.

Oggi la tua carne da frusta

Piange una muta canzone di serpente

Il sonno sgorga dai tuoi occhi

E raccoglie fiori grigi

Sulle rive del fango.

 Anche se con gli occhi seguo nuove rotte

I miei ricordi tornano come vecchie crepe

L’odore dei miei campi e di polvere da sparo

Sono vecchie crepe nella mia mente.

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Immortale sorriso

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Dedicata ad Asia Ramazan Antar, morta a 22 anni, combattendo nel nord della Siria con le milizie femminili curde Ypj, Yekîneyên Parastina Jin, Unità di protezione delle donne, in opposizione allo Stato Islamico

Stasera non ti abbraccerò,

né ti scriverò.

Sarai molto lontano ma non è vero che non sarai più.

Sarai semplicemente oltre,

a raccogliere con i tuoi gemmati occhi,

la spuma del cielo in uno sterminato spazio

che si inchinerà al tuo sorriso.

Nello zampillio d’ametista del tuo viso,

le ghirlande non troveranno fronti incoronate a morte

ma saranno vene di luce a irraggiare il tuo cammino,

finalmente libero.

Taglio l’aria stasera e cerco la tua ombra.

Vorrei detergere le tue labbra,

madide di polvere e sudore.

Ma non ci sei.

Il tuo destino non ha più furia però

ma pace, eroica, di orizzonti senza più matassa né dolore.

Senza il duro sguardo che la vita ha posto su di te.

Tu, intensa bellezza, consunta di rotti incantesimi e di sangue,

non segui più, finalmente, le tracce dell’orrore né cerchi sentieri disfatti

per sillabare ogni tanto speranza.

No. Ora afferri astri veloci che bevono della tua stessa luce.

E si faranno canti mentre io faccio senso di me e di te che non vedo.

In ogni tramonto d’estate, trapasserà la tua fulgida essenza.

Per fare di un lembo, verità, e dare misura

a questo stracciato cosmo

che rivive nel tuo bagliore.

Cercherò il tuo volto, per non perdermi,

nelle secche della notte

quando gorgoglia il malessere

di una trepidante nostalgia

© Daniele Del Moro 2016